Capitolo quattro
«Non sei solo uno stronzo, sei anche una testa di cazzo... l'ho sempre pensato» biascicò Blair, sentendosi la lingua troppo pesante in bocca. Sapeva che non avrebbe dovuto dirlo, ma non riusciva a fermarsi.
Roman ridacchiò, appoggiandosi allo schienale. «Credo sia meglio che ti prenda del caffè.»
«Nu' lo voglio.» Blair agitò una mano con noncuranza, mancandosi la faccia per un soffio. «Voglio... un uomo che non sia un verme traditore.» Gli occhi le scivolarono addosso e, nonostante i suoi sforzi, notò – notò davvero – quanto fosse attraente. «Tu... tu hai mai tradito la tua ex moglie?»
Aveva incontrato Jessica una volta. Non era stata un’esperienza piacevole.
L’espressione di Roman non mutò, ma la voce si addolcì. «Non tutti gli uomini tradiscono, Blair.»
«E a-allora perché ti ha lasciato?» Inclinò la testa come se stesse cercando di mettere insieme i pezzi di un puzzle.
«Ci sono molte ragioni per cui i matrimoni finiscono» disse Roman, passandosi una mano sul viso. «Non tutte hanno a che fare con il tradimento da parte dell'uomo.»
Blair impiegò un attimo a elaborare il concetto. Poi sgranò gli occhi. «Ti ha tradito lei?» sussurrò, come se fosse un segreto enorme. «Era un’idiota?»
Il suo capo era stupendo: folti capelli scuri, intensi occhi grigi, zigomi scolpiti. E il fisico... beh, da quello che poteva vedere, era niente male. Non che le fosse mai interessato prima. Era sempre stata con Dan. Era stata con Dan.
Roman si sporse in avanti, sollevandole delicatamente il mento con due dita quando la bocca le si aprì per lo stupore. «Lavoravo molto. Qualcuno direbbe che l’ho spinta io a farlo.»
Blair sbatté le palpebre verso di lui, poi scosse la testa, facendosi venire le vertigini. «Queshta non è una scusa... no... no, no, no.» Lasciò ricadere la testa sul divano, espirando rumorosamente. «Bisognerebbe divorziare prima... traditori... tutti quanti...»
Roman la studiò con espressione divertita. «Sai, è la volta in cui ti vedo più rilassata in mia presenza.»
Blair sollevò pigramente una mano. «È pecché sei... sei sempre cooosì difficile da sopportare» borbottò, riuscendo a malapena a scandire le parole.
«Non mi scuserò per questo.» Le labbra di lui ebbero un fremito. «Pretendo il meglio. Ecco perché questa azienda è arrivata dov'è oggi.»
Blair emise un verso a metà tra un grugnito e una risata. «Immagino di sì...» Sentiva la testa pesante, i pensieri annebbiati.
Roman la lasciò seduta in silenzio per un momento prima di chiedere: «Che è successo, Blair?»
Lei girò la testa per guardarlo, con la vista leggermente sfocata. «Sono stata un’idiota.»
«Perché? Perché ti sei fidata della persona sbagliata?»
Blair emise un respiro tremulo. «Io e Dan siamo cresciuti insieme, sai?»
«No, non lo sapevo.»
Lei annuì. «Io... tornavo sempre a casa... giù a casa, continuamente, quando mi sono trasferita in città per questo lavoro. Lui... lui aveva trovato un posto alla Kingston, ed ero felice per questo. Ora vorrei che non fosse qui.» La voce le tremò, ma si rifiutò di piangere. Non di nuovo. Non per Dan.
«Quindi, niente matrimonio?» Roman indicò il suo dito nudo.
Blair sollevò la mano, fissandola per un secondo prima di lasciarla ricadere in grembo senza forze. «Già. Non avevamo nemmeno fissato una data.»
«Chi è che frenava?»
Lei sbatté le palpebre verso di lui. Perché faceva tutte quelle domande? Perché era così... gentile? «Io. Lui voleva sposarsi l'anno scorso. Io non ero pronta.»
Roman socchiuse leggermente gli occhi. «Perché? Se lo amavi, perché volevi aspettare?»
Blair fece spallucce, con un movimento un po' scomposto. «Se quello che ho visto oggi conta qualcosa...» Lasciò la frase in sospeso, accigliandosi. Forse... forse aveva sempre saputo che c'era qualcosa che non andava. Non c'era passione. Niente fuoco. Aveva amato Dan, ma forse non nel modo in cui si dovrebbe amare l'uomo che stai per sposare.
In quel momento, non era nemmeno triste. Solo... arrabbiata.
«Cos'è successo?» incalzò Roman, con voce ora più gentile.
Il viso di Blair si contorse al ricordo. «L'ho visto,» biascicò. «F-fare sesso con... ugh.» Agitò una mano, incapace di finire la frase.
Roman irrigidì la mascella. «Capisco.»
Blair lo fissò per un lungo istante, la testa che le girava per pensieri che non riusciva ad afferrare del tutto. Poi, all'improvviso, allungò la mano, afferrandogli la cravatta tra le dita.
Roman si immobilizzò.
Blair fissò il tessuto, tracciando il motivo con occhi sfocati. Non sapeva perché lo avesse fatto. Forse perché aveva bisogno di sapere. Bisogno di sentire qualcosa di diverso.
Senza pensarci due volte, tirò la cravatta, annullando la distanza tra loro, e premette le labbra sulle sue.
Per un attimo, lui non si mosse. Ma poi... Calore. Un calore crudo, divorante.
Blair ansimò nella sua bocca, lo shock di quel contatto che la bruciava dentro. Le sue mani volarono alle spalle di lui, stringendo la stoffa della camicia, nel disperato tentativo di aggrapparsi a qualcosa di solido.
Era diverso. Così diverso.
Roman si ritrasse, respirando affannosamente, gli occhi grigi scuri di qualcosa di indecifrabile. «Blair,» mormorò, con voce roca. «Non dovremmo...»
Lei lo interruppe con un altro bacio, avvicinandosi, premendosi contro di lui.
«Ti prego,» sussurrò, con voce tremante.
Aveva bisogno di dimenticare.
E voleva... sentire.
