Capitolo 5
Al calare della notte, la luna spiccava luminosa nel cielo punteggiato da rare stelle.
Il ristorante, nel cuore del centro città, trasudava lusso in ogni singolo dettaglio dell'arredamento.
Flora camminava a un passo da Katniss, il volto adombrato dalla preoccupazione. «Signorina Astor, dobbiamo proprio farlo?»
Solo la notte precedente, intorno a mezzanotte, aveva ricevuto un messaggio da Katniss per organizzare una cena con i partner del progetto del resort.
Le cene d'affari non erano altro che trattative con un semplice cambio di scenario.
«È solo la normale prassi: discutere di affari a tavola» rispose Katniss.
Con indosso un tailleur su misura e i capelli elegantemente raccolti, incarnava l'efficienza in persona e rivolse a Flora uno sguardo rassicurante.
Flora non era preoccupata per la chiusura dell'accordo. Le voci sul matrimonio in crisi tra Katniss e Cedric erano riemerse con un'intensità ancora maggiore rispetto a prima.
Nei matrimoni dell'alta società, le apparenze erano tutto. Il fatto che Katniss intrattenesse dei clienti in un momento così delicato era come gettare benzina sul fuoco.
Ma dal momento che la questione riguardava la vita privata del suo capo, non osò intromettersi e si limitò ad annuire con ubbidienza.
«La nostra saletta privata è al quinto piano, la 306. I clienti dovrebbero arrivare tra una decina di minuti.»
Flora controllò l'ora, senza accorgersi che Katniss si era fermata di colpo, e quasi le finì addosso.
«Cosa succede?»
Seguendo lo sguardo di Katniss, si rese conto che si erano imbattute proprio in Cedric.
«Katniss? Che ci fai qui?»
Lillian, fasciata in un abito rosso fuoco che le accentuava le curve, si aggrappò ostentatamente al braccio di Cedric davanti a loro. Con un leggero movimento delle spalle, fece fremere appena la generosa scollatura.
Nel vedere Katniss, finse prima sorpresa, poi si portò una mano alla bocca come se avesse appena capito qualcosa, lanciando a Cedric un'occhiata eloquente.
«Non ci avrai mica seguiti, vero?»
«Sei venuta a cercarmi?» Cedric sollevò un sopracciglio, senza mostrare, stranamente, il suo solito fastidio; come se fosse convinto che lei avesse finalmente riconosciuto i propri errori.
Katniss aggrottò appena la fronte. Aveva sopportato fin troppo le sceneggiate ipocrite di Lillian in presenza di Cedric e non aveva alcuna intenzione di perdere tempo con loro. «Ho un impegno di lavoro. Vi prego di scusarmi.»
«Lavoro? E che impegni di lavoro potresti mai avere, Katniss? Cedric è proprio qui.» Era evidente che Lillian non l'avrebbe lasciata andare tanto facilmente, e le afferrò un braccio.
Consapevole che un congedo pacifico era ormai fuori discussione, Katniss fece cenno a Flora con lo sguardo di precederla nella saletta per prendere tempo.
«Non dirmi che... stai ancora tenendo il broncio?» Lillian lanciò un'occhiata all'espressione contrariata di Cedric, con un lampo di maligno compiacimento negli occhi.
«Ti fai troppi film. L'altra sera ho chiamato Cedric perché avevo bevuto troppo e non mi sentivo bene. È venuto da me solo per assicurarsi che stessi bene» spiegò Lillian, sbattendo le palpebre con finta innocenza, ma con un tono che era pura provocazione.
Guarda un po': è bastata una mia telefonata e tuo marito è corso da me nel cuore della notte.
«A quanto pare la signorina Watson non ha molti amici» osservò freddamente Katniss, con un tono velato di finta compassione.
Un affronto ben peggiore del sarcasmo.
«Cosa?» Lillian, chiaramente, non aveva colto il senso.
«Altrimenti, come si spiega che lei non avesse nessun altro da chiamare, non fosse in grado di comprarsi delle medicine e non sapesse nemmeno dove fosse l'ospedale... tanto da doversi affidare a un uomo sposato perché venisse ad assisterla?»
Le parole di Katniss erano state pronunciate con noncuranza, ma i suoi occhi limpidi, gelidi di disprezzo, incrociarono lo sguardo carico d'odio di Lillian. A quest'ultima non restò che sbuffare con disprezzo.
«Katniss, quindi vuoi solo che Cedric ti dia più attenzioni.» Il livore nell'espressione di Lillian svanì rapidamente, lasciando il posto a un pallore improvviso. Si voltò verso Cedric con aria afflitta, forzando un sorriso visibilmente teso.
«Allora è meglio che tu dia questo a Katniss.»
Si sfilò dal dito un enorme anello con zaffiro e, notando l'espressione confusa di Katniss, si affrettò a spiegare.
«Cedric lo ha realizzato con le sue mani. Dovrebbe piacerti.»
La gemma da cinque carati, incastonata in una montatura finemente intagliata, scintillava sotto la luce ambrata del corridoio, emettendo bagliori accecanti.
Quel luccichio ferì profondamente lo sguardo di Katniss. Ricordò quante volte aveva ripetuto a Cedric di desiderare un anello fatto a mano per il loro anniversario.
Aveva sempre pensato che indossare un anello realizzato dalla persona amata fosse come sfiorarle il viso accarezzandolo distrattamente: anche a distanza, si poteva percepire il calore persistente di quell'affetto.
Katniss non avrebbe mai immaginato che il calore di quell'affetto, sognato giorno e notte, si trovasse invece sulla mano di Lillian!
Un dolore acuto le esplose nel petto, diffondendosi rapidamente. Prima che Cedric potesse reagire, Katniss aveva già scostato Lillian e si era allontanata.
Lillian lanciò un gridolino, cadendo provvidenzialmente tra le braccia di Cedric.
«Attenta!»
«Non prendertela con Katniss... ho solo perso l'equilibrio» mormorò Lillian. Abbassò le ciglia per nascondere il disappunto nello sguardo, quasi temesse che Cedric non traesse le conclusioni sbagliate.
Ignorando i richiami di Cedric alle sue spalle, Katniss raggiunse la porta del privè, fece un respiro profondo per ricomporsi e la aprì sfoggiando un sorriso.
Le trattative d'affari andavano di pari passo con l'alcol.
Ignorando le chiamate in arrivo sul cellulare, dopo svariati giri di drink, Katniss si congedò per andare in bagno a schiarirsi le idee.
L'acqua fredda le lavò via il rossore dal viso. Avendo in parte smaltito l'alcol, tirò fuori i trucchi per darsi una ritoccata.
Uscita dal bagno, si fermò accanto a una finestra in fondo al corridoio per prendere una boccata d'aria. Pur sapendosi muovere in quelle situazioni con estrema disinvoltura, detestava le macchinazioni tipiche delle cene di lavoro. Era estenuante.
«Sapevo che non te ne saresti andata.»
A quanto pareva, Lillian l'aveva seguita ed era rimasta in agguato. Senza Cedric nei paraggi, non si curava più di nascondere la propria cattiveria verso Katniss; il disprezzo le traspariva da ogni lineamento.
Da donna, Lillian era convinta di leggere perfettamente attraverso le goffe tattiche di Katniss. Con voce carica di veleno, sibilò: «Ti stai aggrappando a Cedric di proposito? È l'unica cosa che sai fare.»
Katniss inarcò appena un sopracciglio. Di fronte a quella provocazione, ribatté con calma: «Forse voglio divorziare da lui. Altrimenti tu non potresti prendere il mio posto, non credi?»
«A chi stai dando della sfasciafamiglie?»
Niente mandava Lillian su tutte le furie quanto l'essere considerata "l'altra". Senza la famiglia Astor alle spalle, come poteva Katniss anche solo reggere il confronto con lei?
Chi si credeva di essere per farle la morale?
«Non è forse quello che sei? Altrimenti, perché non dici semplicemente a Cedric che vuoi sposarlo? Perché continui a sbandierarti davanti a me?»
«Brutta stronza!»
Le aveva palesemente toccato un nervo scoperto. Lillian si scagliò in avanti per schiaffeggiarla, ma Katniss le bloccò il polso con prontezza di riflessi.
Solo perché fino a quel momento non si era degnata di affrontarla, non significava che si sarebbe lasciata mettere i piedi in testa.
«Che state facendo voi due?» Prima che Katniss potesse aprire bocca, una voce familiare risuonò alle sue spalle.
Lo sguardo di Cedric si posò sulla presa ferrea di Katniss attorno al polso di Lillian, e la sua fronte si aggrottò involontariamente.
«Cedric!» Gli occhi di Lillian si velarono e, nel voltare il capo, aveva già assunto l'aria di una vittima indifesa e pietosa.
