Capitolo 6
Il punto di vista di Augustus
Mi sedetti nel regno delle ombre, cercando di calmare la mia rabbia. Non riesco a credere che mi abbia umiliato così davanti a tutti durante la prima settimana, solo perché sono andato a letto con la sua compagna di stanza. La sta facendo molto più grossa del dovuto. Quella ragazza, per quanto fosse uno schianto, non valeva tutto questo casino.
«Ragiona meno con l'uccello,» rise Sombra.
«E tu comportati meno da stronzo,» ribattei.
«Andrà tutto bene, fai l'uomo e vai a parlarle.» Sombra aveva ragione, come al solito.
Tirai verso di me la porta della sua ombra, osservandola mentre si infilava una maglietta dalla testa. È troppo dannatamente bella per trasformarsi nella sua forma di sirena, cosa che le fa perdere i vestiti. Qualche stronzo finirà per guardarla come un viscido pervertito.
«Scusa, avevi detto che avevi finito.» A quanto pare oggi quel viscido pervertito è Ares. Sentii il sangue ribollire con il fuoco di fenice di Bane dentro di me.
«Va tutto bene. Avevo finito. È solo un reggiseno, Arie, non andare fuori di testa.» Gli diede una leggera spinta sulla spalla. Ci sta provando con lui?
«Non sto andando fuori di testa. È solo che non voglio mancarti di rispetto, Nova.»
Sì, certo, e il cielo è viola.
«Tu non mi manchi mai di rispetto, Arie.» Gli rivolse un piccolo sorriso. I suoi occhi celavano una sorta di adorazione per lui e la cosa mi fece solo incazzare di più. Ma che diavolo?
«Nova…» Ares fece una pausa senza alcun dannato motivo. «Tu lo ami, vero?»
Lo ama? Ama chi?
«Credo di sì, ma non penso di averlo capito davvero fino a oggi.» Sembrava triste mentre pronunciava quelle parole.
Di chi stanno parlando?
In quel momento l'ombra si chiuse davanti a me. Ares aveva bloccato le ombre intorno a loro. Aveva chiaramente sentito che li stavo osservando. Di chi stavano parlando? Chi è che Nova ama?! La rabbia montò ancora di più dentro di me e non sono nemmeno più sicuro del perché io sia furioso.
Lasciai che le ombre scaturissero fuori di me. Quello era il posto migliore per rilasciarle senza ferire niente e nessuno. Sentirle abbandonarmi aiutò a placare l'improvvisa ondata di furia che avevo provato. Bane finì di calmarmi con il suo fuoco nel mio petto. Feci dei respiri profondi prima di riemergere nel campus.
Vidi Jesse in lontananza con un tizio alto. L'ho già visto in giro. Credo sia della colonia del nord. Dallas o qualcosa del genere. Che stanno facendo? Iniziai a camminare verso di loro, seguendoli lungo il sentiero. Un gruppo di ragazze mi bloccò la visuale per un istante e, quando si spostarono, erano spariti. Dove sono andati?
Raggiunsi il punto in cui li avevo persi, girandomi tutt'intorno per vedere se riuscivo a individuarli di nuovo. Notai qualcosa nelle ombre e capii che erano loro. Si stavano nascondendo nell'oscurità. Ordinai a Sombra di rimuovere la copertura, trovando una delle mani di Derrick sotto la maglietta di lei e l'altra intorno al suo collo.
Le mie braccia presero istantaneamente fuoco, e dovetti ricordare a me stesso che non potevo combattere qui. Devo portarlo nell'arena e massacrarlo di botte.
«Forse ti conviene coprirli di nuovo, prima che li veda qualcun altro.» La voce di Gabriel giunse dal mio fianco.
Li ricoprii velocemente, non volendo che nessuno assistesse alla scena. Quello che volevo fare davvero era separarli a forza. Feci un passo avanti proprio per farlo, ma Gabriel mi afferrò il braccio.
«Non è una buona idea, Auggie. Ti odierà per sempre. La spingerai in una spirale di ribellione e sceglierà qualcuno di ancora peggiore con cui stare. Devi restare al suo fianco perché presto avrà bisogno di qualcuno e, di questo passo, non sarai in grado di esserci per lei,» mi avvertì.
Schioccai la lingua sui denti, sapendo che non era il caso di discutere contro ciò che vede Gabriel. A cosa sta pensando Jesse? Quel Darius sembra un coglione. Come osa tenerle la mano intorno al collo in quel modo, e per di più tra un edificio e l'altro? Lei merita almeno di stare in una stanza. Voglio spezzare in due quello stronzo.
«Vieni con me. Puoi aiutarmi a prepararmi per la mia prossima lezione, così ti tieni occupato,» mi disse Gabriel, facendomi strada prima che potessi rifiutare.
Fissai un'ultima volta il punto in cui sapevo che si trovava Jesse, prima di seguire Gabriel verso l'edificio dei veggenti. Era di dimensioni discrete, ma non vasto quanto gli altri padiglioni, dato che ospitava il minor numero di studenti. L'edificio era interamente in vetro, avvolto da un intricato merletto di metallo dorato. Le stelle vi rimanevano perennemente riflesse, che fossero visibili in cielo o meno.
A dire il vero, era la prima volta che entravo in quell'edificio. Ares ci veniva sempre da solo. Non mi ero mai preso la briga di entrare, anche se l'anno prima Ares mi aveva accompagnato al padiglione del fuoco prima di assistere alla mia lezione. Sospirai, rendendomi conto di non aver prestato abbastanza attenzione a Jesse e ad Ares, troppo preso dalla mia smania di scopare a destra e a manca.
Devo darci un taglio. Mi sto perdendo troppe cose.
«Tieni, mettine uno su ogni banco.»
Mi porse una pila di fogli mentre si dirigeva verso la lavagna. Scrisse un messaggio col gesso mentre io distribuivo i fogli sui banchi.
«Allora, cosa insegni esattamente in questo corso?» chiesi incuriosito, rigirandomi il foglio tra le mani.
«Per farla breve, e in parole povere, insegno loro a dare un senso a ciò che vedono. In pratica, come interpretare le loro visioni, perché non sono sempre chiare. A dire il vero è stato il padre di Ares a insegnarmi come si fa. Percy era una gran brava persona.»
A volte dimentico che Gabriel è abbastanza vecchio da ricordarsi di aver conosciuto Percy. Tutti dicono sempre che persona fantastica fosse. Inizia a diventare fastidioso sentirlo ripetere. Anche mio padre è eccezionale. Anche lui è morto quel giorno. Possiede una fenice, quindi è potuto tornare in vita, ma si è comunque sacrificato esattamente come Percy. Di questo però non parla mai nessuno.
«Così dicono» commentai, dimenticando di smorzare il tono amaro.
«Sai, ti voleva bene come se fossi figlio suo. Giocava con te e con Ares allo stesso modo. Anzi, un paio di volte ho persino confuso chi dei due avesse in braccio, per quanto vi trattava in modo simile. Non voleva mai che uno di voi si sentisse escluso o meno amato dell'altro» mi spiegò, colmando lacune di cui non ero a conoscenza.
Mamma ne parla ogni tanto, ma si commuove talmente tanto che cambia subito argomento, per non cedere alle emozioni. Papà dice qualcosa a volte, ma tanto per cominciare Percy non gli è mai stato troppo simpatico. Nemmeno Topher lo conosceva bene, quindi non ha molto da dire. Zio Emerson e zia Tally sono quelli che ne parlano più spesso. Non vengono a trovarci molto, con dieci figli sono piuttosto impegnati. Il loro primogenito frequenta lo stesso anno di Jesse, ma prima che ne arrivi un altro qui passerà ancora qualche anno.
So che abbiamo uno zio Kellan, ma è praticamente inesistente, a giudicare da quante volte lo vediamo. So che la mamma soffre perché non vede spesso la sua famiglia, anche se non lo ammetterebbe mai. Odia apparire debole e, per lei, essere tristi significa essere in balia delle proprie emozioni. Nessuno di noi è molto bravo a esternare ciò che prova. Papà ha cercato di aiutarci a essere normali, ma può fare ben poco, essendo solo uno di tre genitori. Almeno noi sappiamo come gestire i sentimenti, invece di reprimerli come fa la mamma.
«Non sapevo nulla di tutto ciò, quindi grazie… credo. Percy è come una specie di divinità, tutti lo amano e lo venerano per il suo sacrificio, ma io non so chi fosse. Nessuno parla mai davvero di lui, di com'era fatto o di cosa gli piaceva» ammisi; d'altronde, se non potevo essere onesto con Gabriel, con chi avrei potuto esserlo?
«È comprensibile. So che è stata molto dura per tua madre. Cercherò di raccontarvi più storie su Percy, promesso. Anche se non ne ho moltissime.» La sua promessa mi rese stranamente entusiasta all'idea di scoprire qualcosa su Percy, che a quel punto mi sembrava più un mito che una persona in carne ed ossa.
Chi sei veramente, Percy?
