Capitolo 1

Il futuro Beta Ashley

«ASHLEY!» Sento qualcuno urlare il mio nome, ma non ho la più pallida idea di chi cazzo sia.

«Questo posto è fantastico!» mi urla nell'orecchio il mio migliore amico Troy, raggiante. Sono contento che si stia divertendo, visto che siamo usciti per il suo diciottesimo compleanno, ma onestamente tutta questa scena da discoteca non fa proprio per me. Sono più il tipo da film, birra e cibo da asporto sul divano.

Sento qualcuno tirarmi la maglietta da dietro e mi giro all'istante trovandomi Coby che mi sorride. Cazzo, se è sexy! «Ti stavo chiamando!» Si china verso di me urlando per sovrastare la musica e giuro che, se non fosse per il mio udito da licantropo, non avrei la minima idea di cosa stia dicendo. Anche il fatto che io sia piuttosto basso per essere un licantropo non aiuta.

Sono sempre stato più minuto del dovuto nonostante la quantità di allenamento che faccio; sia la mia corporatura che la mia altezza sono sempre state inferiori alle aspettative, ma né i dottori né i miei genitori hanno mai capito il perché. Mi sono sottoposto a esami e ho seguito diete rigide e programmi di allenamento, ma rimango comunque più piccolo della media dei guerrieri, il che non è il massimo quando sei il futuro Beta.

«Ho sentito qualcuno chiamarmi ma non riuscivo a vedere chi fosse». Parliamo per un po' prima che lui sparisca verso il bar e Sophie mi trascini sulla pista da ballo. Adoro questa ragazza; lei, Troy e Coby sono gli unici membri del nostro branco a sapere che sono gay.

Troy e Sophie lo sanno perché sono i miei migliori amici, e Coby lo sa perché scopiamo da tre mesi; niente di serio, più una cosa da "amici di letto". Vogliamo entrambi trovare i nostri compagni, quindi non permetteremo che la cosa diventi seria.

Ho compiuto diciotto anni quasi sei mesi fa ma, finora, non ho avuto fortuna nel reparto "compagni" e, per quanto faccia finta di niente e mi comporti come se non mi importasse, dentro mi sta uccidendo. È tutto ciò che ho sempre desiderato fin da quando ero bambino: trovare il mio compagno e avere la mia piccola famiglia, ma immagino che non sia ancora il mio momento.

Dopo aver compiuto i diciotto anni senza trovare il mio compagno nel branco, mio padre ha iniziato a portarmi con sé nei viaggi d'affari del branco un po' prima del previsto per vedere se riuscissi a trovarlo, ma finora non ha funzionato neanche quello.

«Andiamo a muovere quello che ci ha dato la mamma!» La voce di Sophie mi strappa ai miei pensieri patetici mentre mi urla nell'orecchio, e mi ricordo quanto voglio bene a questa ragazza.

Tre ore dopo, è passata l'una di notte e per fortuna sono tutti pronti a tornare a casa. Tutti stanno aspettando

Siamo fuori, ma come al solito Troy non c'è. So esattamente dov'è, però, quindi vado dritto ai bagni.

Cavolo, questa deve essere la sua terza o quarta lupa stasera; quel ragazzo non sa proprio quando smetterla.

«Troy, togli il cazzo da lì dentro e porta il culo fuori, il taxi sta aspettando.»

La porta del box si apre di scatto e lui esce incedendo con la patta aperta e i bottoni allacciati male.

«Ti sei abbottonato la camicia a occhi chiusi?» Lui barcolla leggermente, aggrappandosi alle pareti del box, e io mi muovo verso di lui prima che quel coglione finisca a terra.

«Spero tu l'abbia protetto!»

«Non fare il pazzerello, incappuccia l'uccello!» urla lui sguaiatamente, facendomi un ghigno da ubriaco, e non riesco a trattenere una risata; glielo dico sempre prima di ogni uscita e sono contento che gli sia rimasto impresso.

«Vieni qui, stronzo!» La ragazza fa un cenno di saluto prima di svignarsela velocemente con le guance in fiamme, e io mi metto all'opera per sistemargli la camicia mentre lui inizia a cantare a squarciagola una canzone che non ho mai sentito. A dire il vero, non credo l'abbia mai sentita nemmeno lui; penso se la stia inventando sul momento.

«Commmpleanno fantasticooo!» urla, prima di impallidire leggermente.

«Portiamoti a casa, festeggiato.» Lui annuisce, poi va a sbattere dritto contro la maledetta porta del bagno e io scoppio a ridere prima ancora che il suo culo tocchi il pavimento.

«Perché vedo la stanza a macchie?» Oh, ma porca puttana! Lo tiro su di peso e praticamente lo trascino fino al taxi prima che si faccia altro male.

Per fortuna arriviamo a casa senza che vomiti e l'Alpha Roland mi viene incontro al suo piano. L'avevo contattato attraverso il legame per avvisarlo che stavamo rientrando e che avrei avuto bisogno del suo aiuto; non appena vede Troy, scoppia a ridere, me lo toglie dalle braccia e mi dice che baderà lui a Troy. Quel povero bastardo domani se ne pentirà amaramente, è sicuramente la sbronza peggiore che gli abbia mai visto prendere.

«Ehi Ash, sei riuscito a riportare Troy sano e salvo?» ridacchia Coby attraverso il legame mentale.

«Ahah, sì, l'Alpha l'ha preso in consegna. Domani la pagherà cara.»

«Puoi dirlo forte. Che fai adesso?»

«Sono appena entrato in camera, perché?» Ti prego, fa' che sia una chiamata per sesso; ce l'ho duro da quando l'ho visto con quei jeans stretti e quella camicia al club.

«Mi chiedevo se ti andasse di venire a tenermi compagnia. Ma se sei troppo stanco, capisco.» Riesco quasi a immaginare il sorrisetto che ha sulla faccia mentre lo dice.

«Scendo subito.» Vado sempre da lui, dato che vivo al piano dei Beta con i miei genitori e mia sorella, ma lui...

Ha la sua stanza al piano riservato al personale. È un Omega e di solito loro hanno case proprie, ma i suoi genitori sono rimasti uccisi l'anno scorso in un incidente d'auto, così l'Alpha gli ha offerto una stanza nella casa del branco per non lasciarlo solo.

Prima ancora che riesca a bussare, la porta si apre e lui mi tira dentro, mi sbatte contro l'uscio mentre si chiude e mi spinge la lingua in bocca, facendomi gocciolare come un cazzo di tredicenne! Cazzo, non vedo l'ora di affondarglielo dentro...

Mi sveglio con una sensazione incredibile e capisco subito cosa sta succedendo; guardo in basso e vedo gli occhi scuri di Coby che mi osservano mentre la sua testa va su e giù succhiandomi il cazzo. "Cazzo", sibilo quando mi striscia i denti lungo l'asta e mi prende le palle in mano.

Prima che possa finire, lo giro mettendolo a pancia in giù, gli afferro i fianchi e gli alzo il culo allineandolo col mio cazzo; per fortuna sono già abbastanza bagnato grazie alla sua bocca, così posso semplicemente seppellirmi in profondità dentro di lui e, cazzo, è una sensazione incredibile.

Sfortunatamente per me, il cazzo perde ogni durezza più velocemente di un ghiacciolo sotto il sole cocente quando sento la voce stridula di mia madre. Che cazzo ha in mente adesso?

Prima che riesca a togliermi dal suo culo, la porta della camera viene sfondata con un calcio ed entra mia madre, che sembra incazzata nera, con Troy dietro di lei che ha un aspetto di merda. Mia madre mi guarda e so che sta ribollendo di rabbia; mi ordina di vestirmi e di andare al nostro piano, e so già che non finirà bene.

"Ho provato a fermarla!" mi comunica Troy mentalmente, sembrando colpevole da morire anche se non ne ha motivo. "Non preoccuparti, doveva succedere. Assicurati che Coby stia bene, per favore, Troy." Lui acconsente prima di sparire di nuovo al piano di sotto, mentre lo stomaco mi si chiude al pensiero di ciò che mi aspetta.

Venti minuti dopo... "Mi fai schifo! Non accetterò che un figlio che si comporta così viva sotto il mio tetto!" Mia madre è una donna egoista nei giorni migliori e una stronza spietata tutto il resto del tempo. "Non c'è motivo di comportarsi così, non capisco come tu possa pensare che quel tipo di oscenità sia accettabile!" Mia madre continua a sbraitare, ma io le presto a malapena attenzione.

"Che diavolo sta succedendo qui? Vi sento da due piani più sotto!" Mio padre irrompe in cucina mentre mia madre continua a cercare di farmi sentire una nullità e, cavolo, sono felice che sia tornato.

È stato via per affari del branco per una settimana e, a dire il vero, mi è mancato. Partecipo sempre

...affari del branco con lui per prepararmi ad assumere il titolo di Beta tra cinque mesi, ma questa volta sono rimasto a casa per non perdermi il compleanno di Troy e devo ammettere che questo posto non è lo stesso quando mio padre non c'è.

«Oh, tesoro sei tornato, mi sei mancato!» Mamma si precipita ad accogliere papà con un abbraccio e un bacio a stampo sulle labbra, e una strana sensazione mi pervade. Non so se prima fossi cieco o se non prestassi abbastanza attenzione, ma proprio ora, in questo momento, giuro che la felicità di mia madre per il ritorno di papà è tutta una finta; e anche se prego di sbagliarmi e che sia solo perché sono incazzato con lei, in fondo riesco a vederlo e la cosa mi fa schifo, cazzo.

«Ehi papà, è bello riaverti qui.» Non credo si renda conto di quanto io sia sincero mentre viene verso di me, prima di darmi un abbraccio veloce e una pacca sulla spalla.

«È bello essere a casa, figliolo, mi siete mancati tutti. Allora, che ne dici di raccontarmi cosa succede qui?»

Prima ancora che io possa battere ciglio, mia madre dà di matto di nuovo, urlando e sbraitando mentre gli racconta cosa ha visto stamattina.

Mio padre si volta e mi guarda, ma non vedo odio o tristezza sul suo viso. «Figliolo, sei gay?»

All'inizio sono tentato di mentire, ma questo è mio padre ed è l'unica persona a cui non voglio mentire.

«Sì, papà.»

Mi rivolge un sorriso dolce e quel semplice gesto mi fa sentire subito molto meglio. «Sono fiero di te, figliolo. Ti voglio bene.»

Prima che io abbia la possibilità di rispondere, la mia cara mammina decide di ricominciare a urlare, ma mio padre è svelto a difendermi.

«Hailey, adesso basta! È nostro figlio e il fatto che sia gay non cambia nulla!» le urla contro mio padre, mentre il suo tono da Beta inizia lentamente ad affiorare. Mia madre è sempre stata così, ma mio padre... beh, lui è stato un padre incredibile e ha sempre dimostrato a me e a mia sorella Kelly l'amore che nostra madre ci ha negato; il fatto che mi stia sostenendo in questo momento significa tutto per me. Non che avessi dubbi al riguardo: tutto ciò che ha sempre voluto è che io e Kelly fossimo felici e sani.

«Certo che importa, Matthew, è uno scempio! Come puoi tollerare un comportamento così disgustoso? Mi fa schifo, è una vergogna e mi vergogno di chiamarlo mio figlio!»

Ahia! So com'è fatta mia madre e, a essere onesto con me stesso, non mi aspettavo che facesse i salti di gioia, ma Dio mio, nemmeno io mi aspettavo una reazione del genere da parte sua.

«Mi stai prendendo per il culo?» tuona mio padre, e so che sta per scoppiare il finimondo tra lui e mia madre, ma odio il fatto che sia colpa mia.

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