CAPITOLO 6
Punto di vista di Leo
I miei occhi si spalancarono. Come mi aveva appena chiamato? Cagna? Come osava!
«Leo, perché hai parlato con il suo ragazzo?» disse Zoha, con la voce intrisa di disprezzo. «Lo so che nessun alpha ti vuole, ma non puoi andare dietro all’alpha di qualcun altro.»
Lo fulminai con lo sguardo.
«Non mi interessa nessun alpha brutto. E quel telefono squillava senza sosta, quindi ho risposto. Se eri così preoccupato per il tuo prezioso cellulare, perché te lo sei dimenticato qui, tanto per cominciare?»
Sia Zoha sia l’omega dai capelli neri si affrettarono a mettersi accanto a quello dai capelli castani.
Tre paia di occhi mi fissavano con astio, come se la colpa fosse mia.
«Che cazzo avete da guardarmi così? Volete morire o cosa?» gridai.
Adesso bastava davvero. Non potevo continuare a fingermi gentile mentre quella gente stava superando ogni limite.
«Ehi! Come osi parlarci così?» sbottò l’omega dai capelli castani.
«Cosa? Si vede lontano un miglio che ce l’hai con me, anche se non ci siamo mai incontrati. Ma è opera di Zoha, vero? Vi ha messo veleno in testa e voi idioti gli avete creduto. Bene. Neanch’io voglio stare con voi.»
Afferrai il mio cellulare e uscii infuriato, dirigendomi dritto al banco del preside al primo piano.
«Signore, voglio cambiare stanza. Al momento sono nella stanza 098 al quinto piano.»
Il preside era impegnato al computer, ma alzò lo sguardo verso di me e digitò qualcosa prima di parlare.
«Perché vuoi cambiare stanza? Se ricordo bene, anche tuo fratello è nella tua stessa camera.»
Quindi era stata opera sua: mi aveva messo con Zoha perché eravamo fratelli. Ma perché senza chiedermelo prima?
«È il mio fratellastro. E non andiamo d’accordo. Non posso vivere con lui, quindi per favore, voglio trasferirmi.»
«C’è un posto libero all’ottavo piano, stanza numero 000. Lo studente a cui era stata assegnata ha chiesto uno scambio. Se vuoi, la assegno a te e sposto lui nella tua stanza.»
Annuii in fretta. Senza la minima esitazione.
I dormitori erano divisi in due edifici: uno per gli omega e uno per gli alpha. E adesso io ero stato assegnato all’ottavo piano, stanza 000.
Tornai di corsa, rifeci i bagagli e stavo giusto finendo quando arrivò l’omega che voleva lo scambio. Lo salutai con la mano perché capisse che ero io. Si avvicinò con i suoi bagagli e, mentre piegavo i vestiti sul letto, si sedette e cominciò perfino ad aiutarmi.
«Ehi… non trasferirti in quella stanza,» disse all’improvviso.
Lo guardai, confuso. «Che vuoi dire? Ti è successo qualcosa quando eri lì? È per questo che hai voluto cambiare?»
Alle mie parole, le sue mani si immobilizzarono. I miei vestiti gli scivolarono via dalle dita. Fissò il muro accanto al letto con lo sguardo vuoto.
Mi chinai, raccolsi i vestiti caduti e li misi via da sola.
«In realtà... quel tizio era strano. Ha detto che sa evocare i fantasmi. No, no... non voglio ricordarlo. Ti prego, non chiedere. Ascolta il mio consiglio e non trasferirti in quella stanza.»
«Va tutto bene. Ho le mie ragioni per andarmene, quindi dovrò prenderla.»
Non mi disse i dettagli, e io non insistetti.
Quando ebbi finito, presi i bagagli e me ne andai. Ripresi l’ascensore per salire. Ma proprio mentre le porte stavano per chiudersi, qualcuno entrò: un alpha alto.
Che cosa ci faceva un alpha nel dormitorio degli omega?
Mi feci gli affari miei. Non valeva la pena chiedere.
Non premette nessun pulsante; si limitò ad appoggiarsi alla parete, digitando sul telefono.
Tirai fuori il mio cellulare e iniziai a scorrere Funtub per passare il tempo. Ma all’improvviso—
«Ehi, sei bellissima.»
Alzai lo sguardo verso di lui. «Come, scusa?»
«Non hai sentito? Sei bellissima. Vuoi uscire con me?»
«No, non mi interessa.»
L’attimo dopo mi sbatté contro la parete.
La schiena colpì il muro con una fitta di dolore. Mi aveva scaraventata con forza... solo perché avevo detto che non ero interessata?
«Ma che diavolo ti prende?!» gridai.
«Sei solo un’omega. Come osi rifiutarmi?» Le sue labbra si incurvarono in un sorriso arrogante. «Vedrai qual è il tuo posto quando ti costringerò ad andare in calore.»
La sua espressione trasudava superiorità, ma tutto quello che provocava in me era disgusto.
Lo spinsi con forza al petto, facendolo indietreggiare. Credeva davvero di poter usare la sua forza con me?
Quello che non sapeva era che i feromoni degli alpha non avevano alcun effetto su di me, e che per natura ero forte quanto lui.
«Che c’è, adesso hai paura?» sogghignò, guardandomi dall’alto in basso.
Sorrisi freddamente. Senza perdere un secondo, il mio pugno lo colpì in pieno sul mento. La forza dell’impatto lo scaraventò contro la parete laterale, e il sangue gli sgorgò dalla bocca.
«Contento adesso? Ecco cosa ti succede a metterti contro di me, idiota.»
Proprio in quell’istante, le porte dell’ascensore si aprirono sul mio piano. Mi sistemai i vestiti, afferrai i bagagli e uscii senza voltarmi.
Mentre mi allontanavo, il suono delle porte dell’ascensore che si richiudevano riecheggiò alle mie spalle. Mi girai a guardare: non c’era nessuno.
Il corridoio era inquietantemente silenzioso, fin troppo silenzioso. Sembrava che su quel piano non abitasse nessuno.
Trascinandomi dietro i bagagli, mi diressi verso la stanza 000. Quando finalmente la raggiunsi, alzai la mano e bussai.
Ma nel momento in cui le mie nocche sfiorarono il legno, la porta si aprì da sola con un cigolio.
Dentro era buio pesto. Non c’era neppure una luce accesa. Un brivido strano mi corse lungo la schiena. C’era qualcosa di... sbagliato in quella stanza.
