Canto del Cuore del Lupo Mannaro

Canto del Cuore del Lupo Mannaro

DizzyIzzyN · Completato · 432.1k Parole

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Introduzione

Lo schermo LCD nell’arena mostrava le immagini dei sette combattenti della Classe Alpha. C’ero anch’io, con il mio nuovo nome.

Sembravo forte, e la mia lupa era assolutamente splendida.

Guardai verso dove era seduta mia sorella e vidi sul suo volto, e su quelli di tutto il suo gruppetto, una furia gelosa. Poi alzai lo sguardo verso i miei genitori: fissavano la mia immagine con un’ostilità tale che, se gli sguardi potessero incendiare qualcosa, avrebbero dato fuoco a tutto.

Sorrisi con un ghigno nella loro direzione, poi mi voltai ad affrontare il mio avversario. Tutto il resto svanì, tranne ciò che c’era su quella piattaforma. Mi tolsi la gonna e il cardigan. Rimasta solo con la canottiera e i pantaloni capri, assunsi una posizione di combattimento e attesi il segnale d’inizio: per lottare, per dimostrare chi ero, e per non nascondermi mai più.

Sarebbe stato divertente, pensai, con un sorriso sulle labbra.

Capitolo 1

Vi presento Alora

Bip, bip, bip, bip…

Lo stridio della mia sveglia è la prima cosa che sento appena mi desto. Odiavo quella sveglia. Dovrei proprio prenderne una con la radio. Qualsiasi cosa sarebbe meglio di un aggeggio che mi fa venire in mente le friggitrici al lavoro.

Dea, quanto odiavo lavorare nel fast food. Ma è l’unica cosa che riesco a trovare nel raggio di mezz’ora a piedi da casa. Di solito riesco a ridurre il tragitto a quindici minuti andando in bici. Non ho una macchina, come invece aveva mia sorella maggiore: ne ha già distrutte due e adesso è alla terza. I miei la viziano; detesto che ci trattino in modo così diverso.

Purtroppo per me, sono davvero figlia sia di mia madre sia di mio padre. Me lo sono persino fatto confermare con un test. L’avevo fatto perché non somigliavo affatto a nessuno dei due. Io sono nata con occhi viola, quasi color indaco. Ho i capelli neri così scuri che, quando ci batte la luce, vi affiora un riflesso blu. E poi c’è la mia pelle: un olivastro ramato.

Mi chiamo Alora. I lupi del mio Clan, da molte generazioni, nascono pallidi, con capelli biondi e occhi azzurri. I Clan di entrambi i miei genitori hanno deliberatamente fatto in modo di eliminare qualsiasi tratto scuro.

Eppure doveva esserci stato qualcuno, da una parte o dall’altra, che aveva trasmesso i geni del mio colore. Il test del DNA che ho fatto ha rilevato che sono imparentata con una delle sette linee di sangue originarie di licantropi del nostro branco.

Somiglio alla mia antenata Luna Heartsong, in tutto e per tutto: perfino nel colore. Si diceva che la Dea della Luna avesse benedetto la sua stirpe con il potere e con voci straordinarie. Il canto di un Heartsong nasce dal cuore, come suggerisce il cognome, e quando cantavano riuscivano a influenzare le emozioni di chiunque si trovasse a distanza d’ascolto.

L’anima gemella predestinata di un Heartsong poteva formare un legame dell’anima ancora più profondo quando i due compagni cantavano insieme, sprigionando potere. Secondo le antiche leggende si creava un vincolo magico potentissimo, capace di unire i compagni attraverso le reincarnazioni.

All’inizio avevo parlato della possibilità di fare il test del DNA solo con l’Alpha. Aveva pensato fosse una buona idea, ed era stato lui ad autorizzarlo. Quando sono arrivati i risultati, mi ha mostrato il dipinto che possedeva di Alpha Luna Heartsong. È così che ho scoperto di essere quasi identica a lei.

Chiesi al mio Alpha di tenere i risultati nascosti ai miei genitori. Il motivo per cui glielo chiesi, allora, era che avevo paura di ciò che la mia famiglia avrebbe potuto farmi se avesse saputo che io ero a conoscenza di quella verità. Sapevo che non avrebbero voluto che diventasse di dominio pubblico, perché il colore del Primo Alpha, Luna Heartsong, era “sbagliato”. La stupidità allo stato puro, se chiedete a me. Però quel test l’ho usato a mio vantaggio. Uno strumento necessario per fuggire.

Qualsiasi unione al di fuori delle linee di sangue dei Frost e dei Northmountain era “severamente proibita” da generazioni. Non dovevi sporcare il colore della pelle e dei capelli. Dovevi eliminarlo tramite la discendenza. Altrimenti eri praticamente cacciato dai Clan, ridotto a un lupo senza Clan. Oppure dovevi sperare che il compagno che avevi scelto al posto del Clan ne avesse uno suo, disposto a reclamarti.

Un tempo temevo il giorno in cui mi avrebbero ripudiata. Eppure, crescendo, ho smesso di aver paura di andarmene, fino a desiderarlo disperatamente dopo il diploma. Mi hanno impedito di iniziare la scuola fino ai sei anni. Poi mi hanno fatto ripetere il primo anno, su richiesta dei miei genitori.

Non volevano che fossi in una classe troppo vicina a quella di mia sorella; non volevano che il nostro legame fosse troppo evidente. Come se fosse servito a qualcosa, visto che anche lei era stata bocciata due anni. È il motivo per cui devo ancora sopportarla a scuola. Sarah e, stranamente, le sue tre migliori amiche erano ancora a scuola con me.

Così, anche se ho diciott’anni e sono ancora al liceo… avrei già potuto sostenere l’esame da privatista, diplomarmi e andare all’università, frequentare a tempo pieno senza dover seguire corsi anche al liceo. La scuola aveva spinto per accelerare il mio percorso. Ma i miei genitori non mi avrebbero mai permesso di arrivare così lontano. Quando il preside li aveva contattati per la prima volta, avevano detto che era perché erano preoccupati: temevo non avrei saputo cavarmela all’università a un’età così giovane. Non volevano che qualcuno approfittasse di me, o che si aspettassero troppo da me.

In realtà non volevano che mettessi in ombra mia sorella maggiore… né che avessi un modo per sfuggire a loro. Questo ha portato il preside, il sovrintendente e quasi tutti i miei insegnanti a rendersi conto che i miei genitori mi stavano trattenendo, e che avrebbero dovuto aggirarli per darmi l’istruzione che non solo desideravo, ma che meritavo.

Tutto questo significava che, anche se avrei potuto diplomarmi già al nono anno, i miei genitori hanno impedito che accadesse. Frequentavo comunque in anticipo corsi universitari; semplicemente li seguivo mentre andavo ancora al liceo. Si tenevano all’università locale del Branco. Mi ci portavano in autobus dopo le lezioni del liceo che seguivo, solo per far sembrare che avessi ancora bisogno delle superiori. All’università erano felici di avere una studentessa giovane così brillante. Una che era sulla buona strada per diplomarsi al liceo e ottenere anche un dottorato.

In pratica sarò diplomata due volte, ma non mi dispiaceva; ero grata di poter studiare. I miei genitori non sapevano nulla di tutto quello che la scuola e l’Alpha hanno fatto per aiutarmi a ottenere i miei diplomi. Pensavano che i miei spostamenti verso il campus del community college fossero per corsi di recupero, e che il tempo che passavo in laboratorio fosse richiesto dal liceo per essere promossa. A mia sorella non importava abbastanza da accorgersene; era completamente ignara, e questo era un bene.

I programmi di dottorato che stavo seguendo avrebbero dovuto richiedere otto anni ciascuno per essere completati. Io ero riuscita a finirli tutti e tre in appena quattro anni, mentre frequentavo il liceo e lavoravo. Facevo anche un tirocinio in laboratorio tre giorni a settimana, anche se ormai non ne avevo più bisogno per ottenere crediti. Avevo già accumulato tutte le ore richieste per la mia licenza e per i miei titoli. Ma il laboratorio era il mio rifugio. Il lavoro al fast food era solo di venti ore a settimana, appena il necessario per darmi un piccolo budget per fare acquisti e pagarmi il cellulare. Se avessi guadagnato più di così, avrei attirato l’attenzione dei miei genitori... e di Sarah... ed era l’ultima cosa che volevo in quel momento.

Sono alta un metro e settantacinque, ho un seno prosperoso, una vita lunga, snella, tonica e ben stretta. Fianchi ampi e armoniosi, un fondoschiena grande, ma sodo e rotondo. Le mie gambe sono lunghe e toniche, e anche le braccia sono muscolose e ben allenate. La mia pelle aveva ancora il tono olivastro con cui ero nata, liscia, senza imperfezioni. Non importava quante percosse subissi dalla mia famiglia, la mia pelle si rifiutava di cicatrizzarsi, come se nascondesse tutto dentro il mio cuore e la mia anima.

I miei capelli mi scendono fino ai fianchi in onde leggere. Li intrecciavo per tenerli lontani dal viso, di solito raccogliendo poi la treccia in uno chignon per evitare che finisse nelle apparecchiature del laboratorio o nelle friggitrici del fast food dove lavoro. Per il resto, di solito li lasciavo sciolti per nascondermi il viso. I miei occhi sono grandi, a mandorla, con gli angoli esterni leggermente rivolti all’insù. I miei occhi viola bordati d’argento sono incorniciati da ciglia nere, lunghe e folte. Ho un naso un po’ piccolo, con la punta leggermente all’insù. Le mie labbra sono piene, leggermente imbronciate, e naturalmente tinte di rosso.

Ero forte e allenata perché ogni licantropo del Branco deve addestrarsi. L’Alpha, per nascondere alla mia famiglia quanto fossi più brava di mia sorella nell’addestramento, temendo ciò che avrebbero potuto farmi, mi fece allenare con i Maestri Addestratori d’Élite del Branco. Fino a quest’anno mi sono allenata in un edificio diverso da quello di mia sorella e di tutti gli altri lupi del mio anno.

Il suo gruppo continuava ad allenarsi in un altro edificio, separato dai senior. Questo perché erano combattenti di riserva, quelli che sarebbero rimasti indietro con il branco e si sarebbero nascosti nei rifugi. Avrebbero dovuto proteggere coloro che si trovavano all’interno. Non avevano abbastanza potere per stare in prima linea, né in seconda o terza. Io adesso ero con i senior del livello Alpha, e ci allenavamo in un edificio tutto nostro. Mio padre era un ex candidato Beta, mia madre la figlia di un Alpha e di una Beta. Entrambi vivevano nell’illusione che la loro primogenita fosse in addestramento di livello Beta. Ah, quante bugie ha raccontato loro Sarah.

Stavo conservando tutta la mia eccezionalità per il dopo diploma. Le amiche di mia sorella, e la maggior parte dei nostri compagni del liceo, pensavano o che fossi solo una lupa secchiona che lavorava in un fast food sui pattini e portava loro da mangiare, oppure credevano alle voci che mia sorella e le sue amiche avevano messo in giro. Solo gli adulti che mi hanno aiutata mi hanno fatto capire quanto io sia speciale; be’, dicono che io lo sia. Ma come potrei esserlo? Quando il mio stesso sangue mi odia perché non sono pallida. Non avevo capelli quasi biondo-bianco, i miei occhi non erano di nessuna sfumatura di azzurro. Non avevo nemmeno la figura minuta, sottile e slanciata che hanno tutte le altre donne del mio Clan.

Accanto a loro mi sentivo grassa, troppo grande e troppo scura. Anche se so di non essere grassa, e che avere la pelle scura non è una cosa negativa. Mi allenavo troppo duramente per avere anche solo un grammo di grasso; il mio addestramento era un altro strumento che avrei usato per fuggire dalla mia famiglia. Era una fortuna che i licantropi avessero bisogno di sole quattro ore di sonno per notte. Altrimenti non sarei mai riuscita a portare avanti tutti gli studi e il lavoro. D’altronde, dormire era un lusso riservato a chi si sentiva al sicuro nella propria casa.

E io qui non mi sono mai sentita al sicuro.

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