Capitolo 11
Il punto di vista di Lily
Il sorriso disinvolto di Thomas si gelò all'istante di fronte alla mia domanda diretta. Strinse la presa sul volante e lo vidi cercare disperatamente la risposta giusta.
«Io... non intendevo questo,» balbettò, chiaramente preso alla sprovvista dalla mia schiettezza. «Cercavo solo di metterti in guardia sul carattere di William. Sai, per darti modo di fare una scelta consapevole.»
Bel tentativo di recupero, pensai, divertita dal suo evidente disagio. Anche se non del tutto convincente.
«Certo,» risposi con dolcezza, decidendo di graziarlo, per il momento. «Che pensiero gentile, da parte tua, preoccuparti per me.»
Quando arrivammo alla sede della Sterling Group, Thomas passò immediatamente in modalità lavoro.
«Oggi ho diverse riunioni urgenti,» spiegò, già distratto dal telefono che vibrava per le notifiche. «Sentiti libera di... fare un giro dell'edificio, o quello che ti pare.»
E, così dicendo, sparì in ascensore, lasciandomi da sola nell'atrio.
Beh, è stata una cosa rapida, pensai, senza particolare sorpresa. A quanto pare, i fratelli Sterling non fanno esattamente a gara per passare del tempo con me.
Mi diressi verso l'ufficio della sicurezza, dove Leonard mi accolse con il suo solito sorriso caloroso.
«Di nuovo qui?» ridacchiò, facendomi cenno di sedermi. «Fammi indovinare: un altro fratello Sterling troppo occupato per provare a conoscerti sul serio?»
«Qualcosa del genere,» risposi, accomodandomi nella poltroncina accanto alla sua scrivania. «Thomas ha resistito circa cinque minuti prima che il dovere lo chiamasse.»
Leonard scosse la testa, divertito.
«Questi ragazzi non sanno cosa si perdono. Allora, di cosa parliamo oggi?»
Trascorremmo l'intera giornata a chiacchierare di tutto, dai suoi ultimi investimenti nel settore tecnologico ai miei ricordi d'infanzia nelle Blue Mountains, in Vermont. Leonard aveva il dono di rendere la conversazione incredibilmente naturale e, prima che me ne rendessi conto, oltre le vetrate il sole stava già tramontando.
Almeno qualcuno, in questa città, sa come si fa una vera conversazione, riflettei mentre concludevamo la nostra chiacchierata.
L'indomani era il turno della mia giornata in programma con Henry, il ragazzo d'oro di Broadway. Avevo a malapena finito di fare colazione quando Tyler mi informò che Henry era uscito presto per le prove.
«Il signorino Henry mi ha pregato di riferirle che oggi è una giornata piuttosto speciale,» spiegò Tyler con la sua consueta e formale cortesia. «È il suo compleanno, nonché il decimo anniversario del suo debutto. Stasera si esibirà in un teatro di Broadway, perciò non sarà disponibile fino a tardi.»
Un altro fratello, un'altra scusa, pensai, anche se non potevo fargliene una colpa se metteva la carriera al primo posto.
Non avendo nient'altro da fare, mi ritirai in camera mia e mi concessi un lungo sonnellino. Il letto king-size era incredibilmente comodo; dormii di un sonno profondo finché il sole del pomeriggio, filtrando dalle finestre, non mi svegliò.
Quando scesi al piano di sotto, verso l'ora di pranzo, trovai Fiona che chiacchierava animatamente con Thomas, Samuel e Michael in salotto. William era il grande assente: probabilmente sommerso di lavoro, come al solito.
«Lily!» esclamò Fiona non appena mi vide, con la voce squillante di falso entusiasmo. «Arrivi al momento giusto! Stavo proprio proponendo di andare a fare shopping. Ai ragazzi farebbe comodo qualche vestito nuovo, e dobbiamo assolutamente prendere un regalo di compleanno per Henry.»
Sorrise con dolcezza, ma non mi sfuggì lo sguardo calcolatore nei suoi occhi.
«Che ne dici? Ti va di unirti a noi per un po' di sano shopping terapeutico?»
Interessante. Che cosa hai in mente, Fiona? mi domandai, ma la curiosità ebbe la meglio.
«Certo,» accettai. «Sembra divertente.»
Il quartiere dello shopping di lusso era esattamente come me lo aspettavo: vetrine scintillanti, passanti vestiti in modo impeccabile e prezzi da far lacrimare gli occhi ai comuni mortali. Fiona guidò il nostro gruppetto all'interno di una boutique d'alta moda che trasudava esclusività da tutti i pori.
«Oh, Lily,» disse Fiona, aggrappandosi subito al mio braccio. «Lascia che ti aiuti a scegliere qualche completo! Ho un gusto impeccabile, lo dicono tutti.»
Iniziò a tirare fuori vestiti dagli stand con entusiasmo teatrale. La prima opzione era un abito marrone, informe e oversize, che avrebbe fatto sembrare chiunque un sacco di patate. La seconda era un minabito succinto, con una scollatura esageratamente profonda che strillava: "cerco disperatamente attenzioni".
«Questi ti starebbero d'incanto!» squittì Fiona, sollevando quei capi a dir poco mortificanti. «Questo stile è molto... rustic chic. Molto da te.»
"Sul serio? Non cerca neanche di essere discreta," pensai, alzando mentalmente gli occhi al cielo. "Pensa davvero che io sia così ingenua?"
Rivolsi a Fiona un sorriso cortese, con voce dolce come il miele.
"Fiona, se non ti vado a genio, non c'è davvero bisogno che tu metta in piedi questa farsa. E di sicuro non ti serve ricorrere a questi trucchetti patetici."
Il suo viso si raggelò e quel sorriso artificiale vacillò.
"Verrò anche dalla campagna, ma non ho certo meno gusto di te."
Le guance di Fiona si tinsero di rosa e lei passò all'istante alla parte della vittima innocente.
"Oh no, Lily! Hai frainteso tutto. Cercavo solo di darti una mano! Pensavo che questi modelli si addicessero alla tua... bellezza naturale."
Si morse il labbro inferiore, con gli occhi lucidi di finte lacrime.
"Non cercherei mai di farti sfigurare. Saremo una famiglia!"
"Un'interpretazione da Oscar," pensai con sarcasmo. "Peccato che non me la beva."
Invece di dare corda alle sue scenate, spostai l'attenzione su ciò che la boutique aveva davvero da offrire.
Scelsi diversi capi eleganti: un sofisticato abito da cocktail nero, un blazer sartoriale blu navy e una morbida camicetta di seta che in foto avrebbe fatto un figurone. Ogni articolo che scelsi era sobrio ma costoso, il genere di abbigliamento che la ricchezza la sussurra, invece di urlarla.
"Prendo questi," dissi alla commessa, indicando le mie scelte. "Me li incarti, per favore."
Arrivate alla cassa, stavo per tirare fuori la carta di credito, quando spuntò una mano familiare che porse un'elegante carta nera al posto della mia.
Alzai lo sguardo e mi ritrovai William accanto, con la sua tipica espressione indecifrabile.
"William?" dissi, sinceramente sorpresa. "Da quanto sei qui?"
"Non fraintendere," replicò freddamente, con un tono che chiariva come non si trattasse affatto di un gesto romantico. "Mio padre mi ha espressamente incaricato di assicurarmi che non ti manchi nulla."
Prima che potessi rispondere, si voltò e se ne andò.
"Beh, che situazione imbarazzante," pensai, guardando la cassiera che ora stringeva tra le dita la sua carta nera.
"Grazie per questo momento di grande tenerezza, William," mormorai.
Il totale superava di poco i trecentomila dollari, cifra che fece sgranare leggermente gli occhi alla commessa.
Dall'altra parte del negozio, sentii lo sbuffo di scherno di Michael.
"Certa gente non ha proprio il senso del pudore," disse a voce abbastanza alta da farsi sentire da tutti. "Spendere tutti quei soldi come se niente fosse. Immagino che, quando si viene da un paesino, non si conoscano le basi della buona educazione o della moderazione."
Prima che potessi ribattere, Fiona si intromise con il suo finto tono da diplomatica.
"Michael, non dovresti dire certe cose! Miss Reed stava solo comprando qualche capo essenziale."
Il suo tono era calibrato alla perfezione per dare l'impressione di difendermi, mentre in realtà non faceva che peggiorare la situazione.
Michael alzò platealmente gli occhi al cielo.
"Qualche capo essenziale? Se questa è 'solo qualche' cosa, non oso immaginare cosa significhi per lei fare shopping sul serio."
"Ci sa fare," ammisi a malincuore. "Fa finta di difendermi e intanto getta benzina sul fuoco."
Mi voltai verso Michael con un sorriso amabile.
"Sei stato tu a pagare, per caso?" chiesi con aria innocente.
Il viso di Michael si irrigidì. "Quelli sono i soldi di mio fratello!"
"Esatto," replicai, con voce sempre dolcissima. "Sono i soldi di tuo fratello. Lui non se n'è lamentato, quindi tu di cosa ti lamenti, esattamente?"
Recuperai le mie buste e mi avviai verso l'uscita.
"Se hai problemi con il modo in cui William spende i suoi soldi, veditela con lui."
Alle mie spalle, sentii Thomas che cercava di trattenere le risate, mentre Samuel emise un mormorio di apprezzamento. Persino Henry, che a un certo punto della spedizione si era unito a noi, sembrava divertito.
Michael rimase lì a bocca aperta, nel palese, faticoso tentativo di trovare una battuta di rimando.
"Punto per me," pensai con soddisfazione. "Forse i fratelli Sterling ci penseranno due volte, prima di dare per scontato che io sia un bersaglio facile."
Mentre mi accomodavo in auto, catturai l'espressione di Fiona riflessa nel finestrino.
Sembrava frustrata per il fatto che il suo piccolo piano le si fosse ritorto contro, ma la vedevo già intenta a calcolare la sua prossima mossa.
"Questo è solo l'inizio," realizzai. "Fiona non si arrenderà tanto facilmente."
Ma non mi importava.
Avevo avuto a che fare con avversari ben più pericolosi di una viziata ragazza dell'alta società con una cotta per William.
