Capitolo 1 Uno
Era l’inizio di una nuova sessione alla Nocturne Academy, e tutti erano in fermento.
Il campus pullulava di vita mentre gli studenti arrivavano su auto costose, in uniformi firmate confezionate su misura alla perfezione, ridendo mentre si ritrovavano con gli amici dopo la pausa. Una nuova sessione significava una nuova classe, un passo più vicino al diploma, un passo più vicino al college e, per gli eredi nobili di Sangravia, un passo più vicino a ereditare il potere.
C’erano festeggiamenti dappertutto.
La musica esplodeva dal cortile dell’accademia. Gli studenti confrontavano i regali delle famiglie, auto nuove, gioielli rari e giacche di pelle su misura di stilisti d’élite. L’aria vibrava di eccitazione e orgoglio.
Ma non per Lyra Vale.
Lyra era distesa nel letto a fissare il soffitto, mentre la sveglia trillava acuta nella sua stanza.
Odiava che fosse arrivato il mattino.
I lividi della sessione precedente erano spariti, ma i ricordi no: l’umiliazione, le risate, gli insulti sussurrati.
Le mani che la spingevano giù per le scale e la sbattevano contro gli armadietti.
Anche dopo due mesi lontana da scuola, ogni momento crudele le bruciava ancora fresco nel petto.
Se ci fosse stato un modo per evitare di tornare alla Nocturne Academy, lo avrebbe fatto.
Ma a nessuno importava se andasse a scuola o no, a nessuno importava di Lyra. Espirò lentamente e spense la sveglia, costringendosi a mettersi seduta.
La sua stanza era fredda e spoglia, rintanata nell’angolo più remoto della tenuta dei Vale come qualcosa di dimenticato. Mentre il resto della casa scintillava di lusso lucidato, la stanza di Lyra sembrava un ripostiglio che qualcuno le aveva concesso di usare controvoglia.
Era esattamente così che le era sempre sembrata la sua vita, da quando era diventata la vergogna della famiglia Vale. Era nata dalla relazione di sua madre con un estraneo sconosciuto, portava la macchia del sangue misto in un mondo in cui la purezza del sangue significava tutto.
A Sangravia, il sangue determinava il tuo valore: i Sangue d’Oro governavano, i Sangue Rossi incutevano timore, i Sangue Blu erano rispettati, i Sangue Verdi vivevano agiatamente, e i Sangue Rosa?
I Sangue Rosa erano disprezzati, un promemoria di linee di sangue spezzate, di vergogna e impurità. Erano il simbolo dell’infedeltà, se andavi a letto con qualcuno fuori da Sangravia, e Lyra era una di loro.
Sua madre era morta quando lei era piccola, lasciandola alle cure di un padre che odiava ciò che rappresentava. I suoi fratelli avevano ereditato il puro Sangue Blu della famiglia Vale.
Solo Lyra portava il marchio del tradimento, ed era cresciuta indesiderata nella sua stessa casa, invisibile a meno che qualcuno non avesse bisogno di un capro espiatorio.
E a scuola non era diverso.
Alla Nocturne Academy, il rango del sangue contava più della gentilezza, e Lyra aveva passato ogni sessione a imparare quanto potessero essere crudeli le persone quando credevano che qualcuno fosse al di sotto di loro.
Scese dal letto lentamente, ripetendo i gesti che conosceva fin troppo bene: si lavò i denti, si sciacquò il viso, fece un bagno, uscì, si spalmò la crema sul corpo, indossò l’uniforme dell’accademia, abbottonò il colletto, annodò il nastro.
Quando fu vestita, si fissò allo specchio.
I capelli biondo-argento le cadevano sulle spalle in onde morbide, e i suoi occhi color lavanda pallida sembravano spenti nonostante la loro naturale luminosità.
Dicevano che fosse carina, ma quello non l’aveva mai salvata dall’essere il bersaglio di tutti, se non stava attenta.
Alla Nocturne, la bellezza senza status la rendeva solo un bersaglio ancora più facile. Afferrò la borsa e scese al piano di sotto.
Come previsto, la famiglia era già riunita attorno al tavolo da pranzo. Suo padre sedeva a capotavola, intento a leggere i rapporti del mattino.
Cain, suo fratello maggiore, rideva per qualcosa sul telefono.
Elara, la sorella minore, sedeva composta accanto a lui, sorseggiando tè.
Nessuno riconobbe l’arrivo di Lyra.
Si mosse in silenzio verso il bancone della cucina, decidendo di prepararsi un caffè invece di unirsi a loro.
Stava allungando la mano verso una tazza quando Elara parlò all’improvviso.
«Allora», disse la sorella con leggerezza, «secondo te quanto ci vorrà, in questa sessione, prima che qualcuno ti rimandi in ospedale?»
La stanza si riempì di risatine soffocate e Lyra si immobilizzò; quelle parole colpirono duro, ma lei tenne il viso impassibile, incapace di dire una sola sillaba. Aveva imparato da tempo che il silenzio era più sicuro e che qualsiasi reazione li avrebbe soltanto divertiti.
Così si versò il caffè con mani ferme, anche se il petto le bruciava.
«Assicurati di non farci venire a scuola perché sei riuscita a denunciare dei bulli», disse Cain. «Non ho voglia di seccature del genere, da fratello maggiore.» E risero ancora più forte.
«Davvero ti metti la tua vecchia uniforme per una nuova sessione? Quando tutti si fanno vestiti nuovi, tu vai in GIRO così!» incalzò Elara.
Lyra guardò i suoi vestiti e poi suo padre.
Suo padre non alzò nemmeno lo sguardo e, quando finalmente lo fece: «Buone maniere a tavola!» tuonò. Loro tacquero e ripresero a mangiare.
Lyra fu salvata dal ronzio del telefono nella tasca.
Lo tirò fuori in fretta: Selene la stava chiamando. Rispose subito.
«Dove sei?» La voce allegra di Selene esplose dall’altro capo. «Sono giù che ti aspetto con la mia macchina nuova e, se non esci entro un minuto, ti lascio qui.»
Per la prima volta quella mattina un piccolo sorriso le tirò le labbra. «Arrivo.» Afferrò la borsa e lasciò la cucina senza aggiungere altro.
Fuori, nel vialetto, era parcheggiata un’auto color smeraldo, lucida e slanciata. Selene ci si appoggiava contro, con un sorriso largo.
«Finalmente.» Selene Ardent era l’unica persona che trattasse Lyra come se contasse qualcosa.
Era Sangue Verde, a suo agio, socialmente accettata, ma non ossessionata dal rango come tutti gli altri a Nocturne. Chiassosa, impavida e impossibile da mettere in imbarazzo, Selene aveva scelto Lyra come amica anni prima e non le era mai importato di ciò che pensavano gli altri.
Nell’ultima sessione, però, non erano nella stessa classe, ed era stato per questo che Lyra aveva vissuto la sessione peggiore della sua vita: Selene non era sempre lì a proteggerla. Ma, si augurò, questa volta sarebbero finite di nuovo insieme.
I ricci scuri di Selene saltellarono mentre apriva le braccia con teatralità. «Allora?» disse. «Che ne pensi della mia piccola?»
Lyra rise piano. «È bellissima», ammise, ammirandola.
«Lo so», disse Selene con orgoglio. «Indovina un po’?» Si inginocchiò come in una riverenza, senza darle neanche un istante per pensarci prima di far scoppiare la notizia. «Sono nella tua stessa classe!»
Lyra fece un salto di gioia e le si buttò tra le braccia. Girarono su se stesse, ridendo, finché Selene la spinse via, impegnandosi con tutte le forze a mantenere un’espressione seria.
«Saliamo prima di fare tardi», disse, e si affrettarono a entrare in macchina.
Il tragitto verso la scuola fu la parte più calma della giornata di Lyra.
Selene riempì l’aria di chiacchiere sulla pausa, sull’auto, sui pettegolezzi dell’accademia e, per un po’, Lyra si ritrovò perfino a ridere.
Ma nel momento in cui i cancelli della Nocturne Academy comparvero davanti a loro, la leggerezza dentro di lei svanì. Gli imponenti cancelli neri si aprirono e gli studenti invasero i viali.
L’accademia si ergeva in tutta la sua grandiosità: bella, fredda e spietata. Selene parcheggiò e insieme si incamminarono verso l’aula.
Il cuore di Lyra martellava quando entrarono; poi lo stomaco le sprofondò vedendo Seraphina Valeth.
Era di nuovo nella sua stessa classe.
