Capitolo 2 Due
Seraphina sedeva quasi al centro dell’aula, circondata da ragazze che parevano adorare la terra su cui camminava.
Era impeccabile, come sempre: i capelli color cremisi acconciati alla perfezione, gli occhi ambrati affilati di superiorità, la postura elegante e autoritaria. Era bellissima, intoccabile, crudele, e si diceva fosse promessa in sposa all’erede dal sangue d’oro, Kael Draven.
Seraphina aveva reso la vita di Lyra un inferno per anni. Non si sporcava mai le mani in prima persona, ma non ne aveva bisogno quando odiava qualcosa.
Bastava una parola di Seraphina per rivoltare l’intera classe contro Lyra. E l’insegnante non aveva mai, nemmeno una volta, visto qualcosa di sbagliato in ciò che Sera faceva. Come avrebbero potuto avere un sangue più basso del suo?
Le ragazze che controllava avevano spinto Lyra giù per le scale, l’avevano chiusa nei ripostigli, le avevano rovinato i vestiti, l’avevano mandata in ospedale e, ogni volta che Lyra pensava di denunciarle, le tornava in mente un’unica verità: nessuno le avrebbe creduto, contro Seraphina.
A nessuno sarebbe importato. Aveva pregato per una classe diversa, in questa stagione, compagni diversi, un nuovo inizio, ma il destino l’aveva ignorata di nuovo, semplicemente perché era una figlia maledetta. Come poteva sopravvivere a quella sessione senza mai far innervosire Sera? C’era stato un giorno in cui non l’avesse fatta innervosire?
Sera la tormentava anche per i motivi più insignificanti: «Non mi piace il modo in cui indossi la mia stessa uniforme a scuola… non mi piace quando i miei occhi incrociano i tuoi o quando mi giro e sei la prima persona che vedo. Mi porta sfortuna.»
Nel punto più profondo dei suoi segreti, qualcosa che non aveva mai detto a Selena: era salita sul tetto per buttarsi e morire; così tutti sarebbero stati al sicuro da lei. Si era buttata… solo che non sapeva come fosse possibile che fosse ancora viva, miracolosamente.
Si spostò in silenzio verso il fondo insieme a Selene, cercando di sparire. Fu allora che l’aula cambiò: le voci si alzarono, le teste si voltarono, ed entrarono due ragazzi. Erano Kael Draven e Damon Thorne.
A Lyra si mozzò il respiro; a Sangravia li conoscevano tutti.
Kael Draven, il temuto erede dal sangue d’oro: arrogante, intoccabile, pericoloso. Lo stesso che tutti accoppiavano a Seraphina.
E Damon Thorne, il suo migliore amico, più calmo ma altrettanto ammirato.
Nessuno dei due era mai stato nella sua classe prima, e adesso sì? Che diavolo era successo?
Kael quasi non degnò nessuno di uno sguardo mentre entrava, alto e capace di imporsi senza sforzo, mentre Damon salutava la gente con una sicurezza naturale che costringeva tutti a seguirlo con gli occhi.
Lo sguardo di Lyra indugiò su Damon. Lei lo conosceva; non intimamente, ma abbastanza. Una volta, in mensa, le aveva sorriso.
Si era seduto al suo tavolo una volta e le aveva rubato le patatine dal vassoio come se fosse la cosa più normale del mondo.
Aveva impedito ad alcune ragazze di metterla alle strette, l’aveva accompagnata a casa due volte, una volta l’aveva fatta salire sulla sua moto con le mani strette intorno alla sua vita, le aveva fatto l’occhiolino in corridoio finché lei non era più riuscita a respirare normalmente.
Era stato un modo per permetterle di respirare un po’, nella sessione precedente, e quelle piccole gentilezze avevano significato tutto per lei. E, da qualche parte lungo la strada, si era innamorata di lui.
Anche sapendo che ragazzi come Damon non finivano con ragazze come Lyra. Lui usciva con ragazze belle e potenti. Ragazze con status, ragazze che comandavano potere dalle loro famiglie.
Eppure non riusciva a smettere di sognare.
Selene le diede una gomitata. «Stai fissando.»
Lyra distolse subito lo sguardo. «Non è vero.» Mentì, e lo fece apposta per costringere Selene a smettere di fissarla.
Selene sogghignò. «Invece sì. Eccome.»
Prima che Lyra potesse rispondere, iniziò la lezione. L’insegnante cominciò a parlare, ma Selene si chinò verso di lei e le sussurrò: «Stasera c’è una festa dei Night Riders.»
Lyra si irrigidì. «No.»
«Dai.»
«No.»
«Ti prego?»
Lyra scosse la testa. «Non voglio guai.»
Selene alzò gli occhi al cielo. «Lyra, una festa non ti ucciderà.»
Lyra la fissò. Una festa poteva eccome ucciderla. Lei era il tipo di persona che poteva morire da un momento all’altro e nessuno avrebbe battuto ciglio, chiedendosi se fosse viva o morta. Persino la polizia lo avrebbe voluto, e avrebbe seppellito la sua morte in fretta, come se non fosse mai accaduta.
«Lo dici come se i guai non mi seguissero ovunque.»
Selene sorrise, mostrando i denti. «È per questo che ci sarò io con te.»
Lyra esitò: stare con lei non bastava mai. «No.»
Selene continuò a sussurrarle durante la lezione finché Lyra, alla fine, sospirò.
«Va bene. Ma solo per un po’.» Selene si illuminò, vittoriosa. Anche se Lyra sapeva che forse se ne sarebbe pentita davvero.
L’ultima campanella suonò nel tardo pomeriggio e gli studenti si riversarono fuori in gruppi rumorosi. Lyra e Selene attraversavano il corridoio affollato quando qualcuno sbatté contro la spalla di Lyra con tanta forza che i libri le caddero.
Si chinò in fretta per raccoglierli e un’altra mano afferrò lo stesso quaderno. Alzò lo sguardo e Kael Draven le stava sopra.
Per uno strano secondo, i suoi occhi dorati si agganciarono ai suoi, freddi; poi lo sguardo gli scese sul quaderno che aveva in mano, prima di porgerglielo.
«Guarda dove vai,» disse con calma, ma c’era qualcosa in quelle parole che le fece correre un brivido lungo la schiena.
Lyra riprese il quaderno di scatto. «Scusa.»
Kael la fissò per un istante in più, come se le stesse memorizzando il volto.
Poi Damon comparve al suo fianco. «Kael,» disse Damon, lanciando un’occhiata a Lyra prima di rivolgerle un sorriso lieve. «Tutto bene?»
Lyra annuì troppo in fretta. «Sì.» Il cuore prese a martellarle nel petto.
Damon le sostenne lo sguardo per un secondo, poi Kael si voltò e se ne andò, e Damon lo seguì a ruota.
Lyra non si rese conto di aver trattenuto il respiro finché Selene non le posò una mano sulla spalla da dietro.
«Che diavolo gli prende?» sibilò Selene, fulminando con lo sguardo la direzione in cui Kael era sparito.
Lyra batté le palpebre e distolse subito lo sguardo, stringendo il quaderno più forte contro il petto. «Io… io non lo so.»
Selene incrociò le braccia. «Oh, andiamo. Solo perché è… qualunque cosa lui creda di essere, non gli dà il diritto di comportarsi così.»
Lyra lasciò uscire un piccolo respiro, cercando ancora di calmare quello strano fremito nel petto. «È bello ed è un Gold Blood,» disse piano.
Selene la fissò, incredula. «E quindi?»
Lyra fece una scrollata debole. Alla Nocturne Academy, quella era una ragione sufficiente per quasi qualsiasi cosa.
I Gold Blood potevano essere crudeli ed essere comunque ammirati. Potevano essere arroganti ed essere comunque venerati. Potevano rovinare la vita di qualcuno e la gente li avrebbe comunque chiamati reali.
Prima che Selene potesse aggiungere altro, un forte rintocco risuonò dagli altoparlanti del corridoio. Poi arrivò l’annuncio.
«Attenzione, studenti! Per celebrare l’inizio della nuova sessione, i Night Riders terranno una gara dimostrativa e un match della Blood Arena nello stadio principale tra trenta minuti. La partecipazione è aperta a tutti gli studenti.»
Il corridoio esplose all’istante. Voci eccitate si levarono tutt’intorno a loro.
«I Night Riders!»
