Capitolo 5 Cinque

Selene sussultò. «Cosa?»

Lyra annuì lentamente, incapace di incrociare il suo sguardo. «Credo che fosse Damon.»

Per un secondo Selene non disse nulla, poi il suo viso si illuminò di shock. «Damon?»

Lyra si strinse le braccia attorno al corpo. «Non ne sono sicura... Non ho visto bene, ma... credo fosse lui.»

Selene la fissò, poi all’improvviso strillò: «Oh mio Dio, Lyra!» Lyra trasalì e Selene le afferrò le spalle. «È incredibile!»

«No, non lo è», sussurrò Lyra.

«Come sarebbe a dire che non lo è? Ti piace da sempre!»

Gli occhi di Lyra si riempirono di panico. «Se n’è andato.»

L’entusiasmo di Selene si spense di colpo. «Se n’è andato?»

Lyra annuì. «Non c’era nessun biglietto. Niente. Era semplicemente... sparito.»

L’espressione di Selene si addolcì. «Be’... magari si è agitato.»

Lyra distolse lo sguardo. Forse... voleva crederci, ma dentro di sé la paura stava cominciando a insinuarsi. E se non fosse stato Damon, ma qualcun altro?

E per questo, il giorno dopo Lyra non andò a scuola. Non ci riusciva, e nel momento in cui si svegliò nella stanza di Selene, il ricordo della notte precedente le piombò addosso con una forza tale da toglierle il respiro.

La festa, la stanza, il calore del tocco di qualcuno, e quella dolente tenerezza nel suo corpo.

E il nome che aveva sussurrato nel buio: Damon.

Bastava pensarci perché le bruciasse la faccia per l’umiliazione.

Si tirò la coperta sopra la testa, come se nascondersi lì sotto potesse cancellare ciò che era successo.

«Lyra», disse Selene dall’altra parte della stanza, già vestita per la scuola. «Devi alzarti.»

«No.»

Selene sospirò. «Non puoi restare qui per sempre.»

Lyra si mise lentamente seduta, stringendosi la coperta addosso. «Sì che posso.»

«No, non puoi», ribatté Selene, avvicinandosi. «Se ti nascondi adesso, peggiorerai soltanto le cose.»

Lyra distolse lo sguardo. «Come dovrei andare a scuola dopo... dopo quello che è successo?»

L’espressione di Selene si fece più dolce. «Non sai nemmeno che cosa sia successo.»

«So abbastanza», disse Lyra. Sapeva di essere andata a letto con qualcuno. Con qualcuno che nemmeno conosceva, eppure continuava a ripetersi che fosse Damon. E se alla fine si fosse scoperto che non era lui? Non c’era un motivo evidente perché Damon le facesse una cosa del genere. Non avevano mai avuto quel tipo di rapporto, quindi perché Damon avrebbe dovuto farlo?

E, peggio di tutto, lei voleva davvero credere che fosse Damon, e voleva che significasse qualcosa.

Era quella la parte che la faceva sentire stupida.

Lyra deglutì. «O forse non era lui.»

Selene aggrottò la fronte. «Hai detto che pensavi fosse lui.»

«Lo pensavo», sussurrò Lyra. «Ma non lo so. Era tutto confuso.»

Selene le posò una mano sulla sua. «Allora non tormentarti prima di sapere la verità.»

Lyra fissò il muro, lo stomaco che si contorceva. «Non posso andarci», ripeté.

Selene lasciò uscire un sospiro esasperato. «Lo stai facendo davvero?»

Lyra annuì; tanto, a chi importava se andava a scuola oppure no. La sua famiglia non si era nemmeno degnata di chiamare per controllare dov’era, anche se non era tornata a casa da ieri.

Preferiva restare lì piuttosto che andare a scuola. Selene la guardò per un momento, poi alzò le mani in un gesto teatrale.

«Va bene. Ma domani vieni. Niente scuse.»

Lyra annuì debolmente.

Selene andò a scuola e Lyra rimase indietro, a annegare nei propri pensieri. L’intera giornata parve interminabile, e ogni ora che passava rendeva l’incertezza ancora più insopportabile.

Continuava a rivedere frammenti nella mente, cercando di rimetterli insieme. Una mano sulla sua pelle, un profumo familiare, un corpo sopra il suo. Questo spiegava Damon, eppure ogni volta che provava a ricordare un volto, il ricordo si dissolveva.

Quando arrivò la sera, era ancora più miserabile di quanto non fosse stata all’inizio della giornata. Selene tornò più tardi del solito, irrompendo in camera con fin troppa energia.

«Domani vieni di sicuro» dichiarò.

Lyra gemette contro il cuscino. «No.»

«Sì.»

«No.»

Selene le strappò via il cuscino. «Lyra, ascoltami. Nasconderti peggiora solo le cose. Chiediglielo e basta… se è finito a… insomma, chiediglielo.»

Sentire “chiediglielo” sembrava fattibile, ma solo nella sua immaginazione. Come poteva avvicinarsi a lui e chiedergli davvero una cosa del genere? Oh no, non ci avrebbe nemmeno pensato.

«E allora che vuoi fare?» chiese Selene, incrociando le braccia sul petto. «Invece di rimuginarci sopra, è meglio chiederglielo.»

Lyra si mise seduta con riluttanza. «Non riesco ad affrontare Damon.»

Selene incrociò le braccia. «Allora affrontalo anche se hai paura.»

Lyra la fissò, e l’espressione di Selene si addolcì. «Ti meriti delle risposte.»

Quella frase rimase con Lyra per tutta la notte. Al mattino si sentiva ancora lo stomaco chiuso dall’ansia, ma si costrinse a vestirsi. Fece colazione con Selene e i suoi genitori, poi uscirono per andare a scuola.

Avrebbe trovato un modo per chiederglielo e magari lui avrebbe spiegato. Magari le avrebbe sorriso e le avrebbe detto che era stato lui.

E se avesse detto di no? Non avrebbe fatto la figura dell’idiota? E magari tutta la classe si sarebbe messa a ridere se Damon avesse provato a farci una battuta sopra.

Damon era davvero il tipo? Forse sì; non c’era modo di prevedere che cosa sarebbe successo con i ragazzi popolari. Lei sarebbe riuscita a sopravvivere a una cosa del genere?

Appena varcarono i cancelli dell’accademia, Lyra notò qualcosa di strano. La gente la stava fissando: non le solite occhiate, non i soliti sguardi di scherno. Era diverso.

Le teste si voltavano al suo passaggio, i sussurri la seguivano; gli studenti la fissavano apertamente come se le fosse spuntata un’altra testa, e i suoi passi rallentarono.

«Selene…» sussurrò.

Selene si guardò intorno, confusa. «Che c’è?»

«Perché mi stanno fissando tutti?»

Selene aggrottò la fronte. «Non lo so.» Anche lei stava cercando di capirlo.

Ma Lyra sapeva che non era normale. Gli sguardi peggiorarono man mano che si addentravano nell’accademia.

Gruppi di studenti smettevano di parlare quando lei passava. Altri bisbigliavano dietro mani alzate.

Alcuni sembravano scioccati, altri furiosi. Il battito di Lyra accelerò. «Che sta succedendo?» chiese.

Selene sembrava altrettanto turbata. «Non ne ho idea.»

Avevano appena messo piede nel corridoio principale quando il telefono di Selene vibrò. Lei guardò lo schermo… e si immobilizzò, gli occhi spalancati.

«Aspetta.»

«Cosa?» chiese Lyra, con il panico che le saliva.

Selene fissò il messaggio, incredula. Poi alzò lo sguardo verso Lyra, con il viso pallido.

«Sai cos’è appena successo?»

Il cuore di Lyra martellava. «Cosa?»

Selene le afferrò il braccio.

«Kael ti ha scelta come sua ragazza ieri, a casa sua!»

Lyra sbatté le palpebre.

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