Capitolo 4
Scostai la mano tesa di William e sollevai il mento, fissandolo con freddezza.
«William, la fai sembrare una cosa semplicissima.»
Le mie labbra si incurvarono appena.
«Perché non ci vai tu a farti qualche anno di prigione?»
Quelle parole erano affilate come una zanna di lupo.
Non concessi loro neppure un’altra occhiata: mi voltai e lasciai l’ospedale.
Appena misi piede fuori, mi strofinai il punto del polso dove William mi aveva toccata.
Quella sensazione mi dava la nausea.
Nella mente mi rimase un solo pensiero.
Divorzio.
Prima possibile.
Perfino condividere lo stesso territorio con William mi sembrava una tortura.
Quella notte, dopo aver preso le medicine, sprofondai in un sonno pesante.
A metà tra veglia e sogno, mi ritrovai di nuovo nella Prigione della Luna: artigli d’argento, catene di ferro, le macchie di sangue spalmate sui muri durante i miei episodi di mania e, infine… il cucciolo svanito dentro il mio corpo.
Mi ridestai di colpo.
Il rumore veniva dalla porta del soggiorno.
Celine irruppe dentro, provata dal viaggio e fuori di sé.
«Sei appena uscita e stai già bruciando così? Quando sono tornata avevi quasi quaranta di febbre… Grazie al cielo adesso è scesa.»
Mi porse dell’acqua e le medicine.
Solo in quel momento sentii un filo di calore.
Di mio marito non ci si poteva fidare.
Mio figlio… era già stato guidato verso un’altra “madre”.
In questo mondo, l’unica persona che riusciva ancora a farmi sentire al sicuro era la mia amica.
Ingoiai le medicine; la mia voce era bassa, ma ferma.
«Non cederò.»
Di prima mattina, il giorno dopo, ricevetti un messaggio da nonna Tina.
Tra due giorni, i membri principali sarebbero tornati nella foresta.
Era un raduno annuale. Tutti rientravano nella foresta e gli anziani esaminavano i loro lupi, per verificare se la vita prolungata in città li avesse resi instabili o indeboliti.
[Ho saputo da William che sei uscita dalla Prigione della Luna. Arrivi proprio al momento giusto. Fai controllare il tuo lupo mentre sei qui.]
Tina era sempre stata abbastanza gentile con me.
Non avevo motivo di rifiutare.
E poi le dovevo almeno un messaggio per dirle che stavo bene.
Da quando mi avevano rinchiusa, si era preoccupata per me.
Dopo due giorni di riposo appena accennato, il mio corpo si era ripreso un po’, ma il giorno della partenza avevo ancora la testa pesante e annebbiata.
L’odore dei medicinali non riusciva a soffocare la natura di lupo, irrequieta, che si agitava dentro di me.
A mezzogiorno presi in prestito l’auto di Celine.
La mia macchina era stata costretta alla vendita da William dopo il matrimonio, perché riteneva che la marca fosse troppo economica.
Da allora avevo sempre guidato una delle auto del garage di William.
Ma ora che stavo divorziando da lui, mi rifiutavo, com’era naturale, di restare invischiata con lui anche per cose del genere.
L’auto entrò nella foresta appartenente al branco Ember Hide.
Gli edifici cittadini svanirono oltre il finestrino. Portavo ancora il marchio di Ember Hide, quindi entrare nella foresta fu semplice.
Nel parcheggio all’aperto, c’era quella Cullinan familiare con la targa in sequenza, parcheggiata lì.
Dunque era tornato, alla fine.
«Mamma, perché fai così tardi? Il test sta per cominciare. Cammini lenta come una tartaruga.»
Rocco sporse la testa da dietro William, con un tono impaziente.
Alzai lo sguardo.
Accanto a William c’era Ann.
L’aveva davvero portata qui per l’esame dello spirito del lupo riservato ai membri principali?
Era così impaziente di annunciare la sua nuova Luna prima ancora che fossimo divorziati?
Era questo il suo modo di umiliarmi in pubblico?
Ann mi sorrise.
«Julie, sei arrivata proprio al momento giusto. Alla cerimonia d’esame degli anziani mancano ancora un paio di cose. Andiamo ad aiutare insieme.»
Sorrisi.
Da quando un lavoro del genere richiedeva che la Luna se ne occupasse di persona?
Ripensandoci, se un tempo cucinavo con le mie mani era solo perché volevo che mio marito e mio figlio mangiassero bene.
Ma tutti quegli sforzi non avevano mai cambiato il modo in cui mi vedevano.
«Pigra.»
«Inutile.»
Non mi mossi.
Rocco allungò una mano e mi spinse.
«Mamma, sbrigati e vai ad aiutare Ann! Non farla stancare.»
William e sua madre, Becky, erano impegnati a scambiarsi convenevoli con gli altri nobili.
Nessuno dei due mi degnò di uno sguardo.
Mi voltai e mi avviai verso la stanzetta dove gli anziani si stavano preparando per l’esame di trasformazione.
La baita era in un angolo più appartato.
Serviva anche a lasciare più spazio al resto dei membri del branco.
Dopo l’urbanizzazione, molti membri del branco si erano sparpagliati in città diverse e si riunivano di rado, tranne poche famiglie centrali che mantenevano una collaborazione stretta.
Appena entrai, Ann mi ficcò subito in mano un foglio con dei dati.
«Questo è per l’Anziana Grace. Sono i dati originali di Rocco. Io non ho tempo. Portaglieli tu.»
Strinsi il foglio lungo il fianco.
Neanche un secondo dopo essere entrata, ero già di nuovo fuori.
Trovai in fretta l’Anziana Grace e le consegnai il foglio.
«Julie, sei tornata?»
La voce di Tina risuonò, limpida e forte.
Era nonna Tina, quella che si era sempre presa cura di me.
Mi voltai e, a colpo d’occhio, vidi due figure familiari avanzare lentamente verso di me.
Mi avvicinai in fretta.
Accanto a lei c’era Adrian. Il cugino di William.
Indossava un abito nero perfettamente su misura. L’anello nero sull’indice della mano destra aveva un’aria fredda e tagliente, come il gelo del chiaro di luna nel cuore della notte.
La punta delle dita mi si contrasse per un istante.
Non mi aspettavo che fosse tornato anche Adrian.
Non in circostanze come queste.
Non avrebbe dovuto restare per tutto questo tempo nel suo territorio?
Lo salutai con educazione.
«È passato tanto tempo.»
Tina mi tirò accanto a sé e mi chiese con dolcezza come stessi ultimamente.
Non lontano, l’esame era già cominciato.
Rocco stava tra Ann e William.
Chiunque non conoscesse la verità li avrebbe scambiati per una felice famiglia di tre persone.
Il rituale era appena iniziato.
All’improvviso—
«Papà… fa male… Sento le ossa che si spezzano…»
La voce di Rocco tremò.
Un attimo dopo si afferrò la testa e crollò a terra con un tonfo pesante.
