L'invasione

«Che significa tutto questo, Darius? Davanti a me?» domandò Father, cercando di non lasciar trasparire la rabbia. Ma era furioso. Ribolliva di collera, e a me la cosa fece piacere.

«Perdona le mie maniere, father, ma le cose stanno così.» rispose, con una riverenza sfrontata. Il solito Darius.

«Che cos’è questa insubordinazione, Darius? E davanti ai miei sudditi?!» incalzò Father e, stavolta, l’ira gli esplose addosso senza più freni.

Si sentiva umiliato dalle azioni di Darius. Darius si inchinò. «Di nuovo, perdona le mie maniere, father, ma devo intervenire in questa faccenda. Questo matrimonio non s’ha da fare.» disse, e i suoi occhi tennero quelli di Father con la stessa ostinata fermezza.

Darius si voltò verso gli invitati. «Sto per rivelare la verità su quest’uomo e sull’amore finto che finge di provare per mia sorella.» annunciò, e vidi Joshua far scorrere fuori il kinetograph. Anche lui era in mezzo a questa storia? mi chiesi. Eppure si era comportato come se non gliene importasse nulla che io sposassi Eli. Forse Darius lo aveva costretto.

Mother raggiunse Darius. «Che cosa stai facendo? Stai mettendo in imbarazzo tuo padre.» gli sibilò tra i denti, sfoggiando un sorriso finto verso gli invitati che ci fissavano con curiosità.

«Se salvare mia sorella dalle grinfie di questo folle significa imbarazzo, allora l’imbarazzo ce lo prenderemo tutti.» le rispose. E a lei non rimase che allontanarsi.

Il kinetograph mostrò il pranzo di oggi, io ed Eli. Mostrò il modo in cui mi aveva trattata, e la gente ansimò. Un’ondata di calore salì alle guance di Eli: capì di essere nei guai.

«Credete davvero che quest’uomo sia degno di mia sorella?» chiese Darius, rivolgendosi alla sala. Loro scossero la testa.

«Un uomo che non rispetta una donna merita di restare non sposato,» disse una delle donne presenti, e le altre annuirono.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Stavo per essere libera da quell’animale. Proprio allora, da fuori arrivò un fragore secco, assordante, e mi domandai che cosa stesse succedendo.

Credo che lo avessero sentito anche altri: si guardarono intorno. Father, invece, non se ne accorse nemmeno. Era troppo consumato dalla rabbia: suo figlio lo aveva sfidato. Suo figlio mi aveva difesa. E io non ero forse sua figlia? Perché mi odiava tanto da non vedere neppure me, neppure quello che provavo?

«Sono certo che ci sia una spiegazione ragionevole.» disse, difendendo Eli. Difendeva l’uomo che aveva fatto del male a sua figlia. Al suo sangue. Quanto può essere crudele?!

«Eli?» lo chiamò, voltandosi verso di lui.

Eli annuì. «Sì, c’è.» disse, un po’ scosso, mentre suo padre appariva insieme inorridito, terrorizzato e deluso.

«Non ci serve alcuna spiegazione. È finita. Mia sorella non sposerà e non sposerà mai un porco senza spina dorsale.» dichiarò Darius con una voce che era quella che Father usava spesso. E allora capii da dove gli veniva quell’autorità.

Father stava per parlare quando il crepitare degli spari rimbombò contro le mura del palazzo. Tutti sussultarono, mormorando tra loro in preda al panico.

Una guardia piombò dentro. «Che succede?» pretendeva di sapere Father.

«La città è sotto assedio. I lycanthropes stanno prendendo il controllo,» disse, con una voce tremante.

«Darius!» chiamò Father, anche se Darius era a un passo da lui. «Portami la spada.» ordinò. Joshua era già schizzato fuori di casa veloce come un fulmine.

Darius tornò con la spada di Father e, in un attimo, furono fuori.

«Muoviti,» disse Mother, afferrandomi e trascinandomi verso le scale, agitata.

La seguii in preda al panico, quando qualcosa sfondò la finestra e scoppiò tutt’intorno, liberando fumo ovunque. Una bomba fumogena.

Tutti urlavano e si precipitavano via, cercando un nascondiglio. Ma non c’era nessun posto dove nascondersi. Il fumo era dappertutto e io andai in panico. Avevo avvertito Father, e adesso i lycanthropes ci avevano colti di sorpresa. Che fine aveva fatto la barriera onnipotente che aveva eretto?

Vedevo a malapena, ma sentivo le grida. Volevo capire che cosa stesse succedendo. Mi liberai della mano di Mother e mi feci strada verso la porta.

«Ashlyn,» mi chiamò Mother con la voce spezzata dal panico, ma io la ignorai.

Inciampai su qualcuno lungo il tragitto, ma arrivai fuori e cominciai a tossire: la bomba fumogena mi stava devastando i polmoni.

Alzai la testa e vidi i lycans mutare forma e abbattersi con ferocia su chi tentava di reagire. Ma davanti ai Lycanthropes erano formiche.

Con il fuoco e l’argento che volavano nell’aria, capii che non avevamo alcuna possibilità contro quelle bestie.

Sussultai, ansimando, quando vidi Darius e Joshua scaraventati via da un licantropo che non si era neppure trasformato: bastò un gesto, un semplice colpo d’aria delle sue mani. Dalla schiena capii che era enorme, massiccio; eppure non riuscivo a vederlo bene.

Father stava respingendo alcuni licantropi con una fatica disperata. Quelli erano più rapidi, più veloci di noi.

Avrei dovuto essere lì. Avrei dovuto aiutare mio fratello… ma che cosa potevo fare? Ero una vampira debole, senza spina dorsale, ingenua. Come avrei potuto abbattere uomini così grandi? Guardai la città che avevo imparato ad amare ridursi in polvere.

I licantropi non avevano lanciato minacce vuote, come Father aveva creduto. Stavano facendo esattamente ciò che avevano in mente. Barbari volgari.

Distolsi lo sguardo, scossa dai singhiozzi. Poi guardai di nuovo e vidi Darius ancora avvinghiato in quella lotta contro quell’uomo potente, insieme a Father. Io non potevo fare nulla… ma non avevo intenzione di lasciare che mio fratello morisse.

«Ti bastava pagare i riti, e invece non hai voluto ascoltare!» alzò la voce contro Father. Quel timbro mi rimbombò nelle orecchie. Non stava parlando con me, eppure la sua voce era pericolosa e, in qualche modo, mi scivolava addosso come seta.

Pur sul punto di perdere tutto, Father restava egocentrico.

«Un vampiro non si inchina davanti a nessuno. Nemmeno ai suoi nemici.» rispose, tronfio.

«Allora guardami portarti via tutto ciò che possiedi, famiglia compresa. A partire da lui.» disse il licantropo, e scagliò Father lontano da sé, poi si voltò per attaccare Darius.

«No!» urlai correndo verso di loro, e lui si girò immediatamente nella mia direzione e io mi sentii cedere, le ginocchia molli. Uno dei suoi mi afferrò. Lui lasciò Darius e si avvicinò a me. Fece un segno con un dito, e il licantropo mi lasciò andare.

Era diverso da qualsiasi uomo avessi mai visto. Aveva la bellezza di un dio, con una mascella scolpita e dura. Mi sovrastava, e io deglutii per la paura. Il suo portamento era altezzoso, regale; la regalità la sentivo perfino nell’odore che emanava. I suoi occhi scuri guizzavano nelle orbite.

«Mate.» La sua voce uscì roca.

Lo fissai, sconvolta, e la paura mi invase. Vidi Joshua tentare di sorprenderlo, ma venne respinto da un licantropo già trasformato.

I licantropi si raccolsero alle sue spalle e l’intero branco con cui era arrivato ci circondò, me e la mia famiglia.

«Portatela via.» ordinò, e si voltò per andarsene.

Sussultai, incredula. «È impossibile. Io non vado da nessuna parte.» dissi, opponendomi. Lui si voltò; i suoi occhi sputavano fuoco e io rabbrividii. Non era abituato a sentirsi dire di no.

«Preferiresti morire?» chiese. E lo intendeva davvero.

«Preferirei morire piuttosto che venire via con te.» risposi, con un coraggio che non avrei mai creduto di avere, nonostante tremassi di terrore.

Mi sovrastò di nuovo. «Allora avrai la morte.» disse con un’espressione di ghiaccio. La sua presenza imponeva un’autorità a cui chiunque avrebbe dovuto cedere, e io lo fissai, inorridita. Il suo branco sollevò le armi, pistole caricate con argento, e mi prese il panico.

Lui afferrò la torcia accesa più vicina e avvicinò la fiamma. Con uno sguardo crudele, abbassò la torcia verso la mia pelle e io, terrorizzata, chiusi gli occhi, convinta che quella notte sarebbe stata l’ultima.

Vide l’orrore sul mio volto e un ghigno maligno gli tirò appena l’angolo delle labbra.

«Sarà più piacevole guardare la tua famiglia morire davanti ai tuoi occhi e questa città bruciare fino a diventare cenere, come se non fosse mai esistita. Poi verrà la tua morte.» disse, raddrizzandosi, e gettò via la torcia. Il suo branco si voltò subito verso la mia famiglia e strappò gli anelli del giorno dalle loro dita.

«Portatela via!» sentii la voce stridula di Father. «Se è lei che vuoi, per farla finita, portatela via. Fai quello che vuoi con lei.» disse, e io mi voltai verso di lui, sconvolta.

Non si sarebbe mai stancato di tentare di liberarsi di me? E davanti a un nemico così, era ancora disposto a scambiarmi? E per cosa? Per una città? Quanto poco valevo, ai suoi occhi.

«Vedi?» disse lui con un sorrisetto. «Tuo padre ti sta dando via senza pensarci troppo. Tipico dei vampiri.» sogghignò, e una smorfia gli segnò la fronte.

«Lasciali andare.» supplicai, cadendo in ginocchio. Lui fece cenno al branco di restituire gli anelli del giorno, poi si abbassò verso di me. Mi afferrò il viso con forza e un dolore lancinante mi attraversò. Le pistole d’argento restavano puntate contro tutti.

«Ascolta. Risparmierò questa città e la tua patetica famiglia solo a patto che tu torni con me come mia amante.» disse, e io rimasi senza fiato.

«Portatela via.» comandò, raddrizzandosi, e si allontanò.

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