Capitolo 8 8.Scappa

Il punto di vista di Tabitha

All'improvviso, i loro volti si trasformano in quelli familiari dei bulli del mio liceo. Sento le risate. Sento il calore che mi sale sul viso. Proprio come allora. Mi guardano tutti. Tutti a giudicarmi e a scagliarmi addosso parole dolorose.

All'improvviso, sono di nuovo nello stesso inferno da cui ho lottato così tanto per fuggire cinque anni fa.

Non riesco a respirare.

Devo andarmene da qui.

«Tabitha...»

Ignoro la voce di Evren e faccio l'unica cosa che mi riesce bene... scappare.

«Tabitha!»

Mi libero con uno strattone dalla presa di Evren quando cerca di afferrarmi. Sento altre persone che chiamano il mio nome, forse Jace, forse mia madre, ma non mi volto. Non posso voltarmi. Devo andarmene da qui!

Non mi fermo. Corro e basta, lasciandomi alle spalle il sentiero di pietra. I talloni doloranti sfregano contro il bordo della ghiaia mentre mi lancio dritta verso gli alberi oltre la tenuta. Lontano dalle luci. Lontano da tutti loro. La distesa familiare del bosco mi accoglie mentre scatto verso i tronchi imponenti. Mi ricorda l'ultima volta che ci sono stata, quando anche allora cercavo di fuggire dai bulli che mi davano la caccia.

Non è cambiato nulla. Non riesco nemmeno a mantenere la promessa che mi ero fatta di non scappare più.

Alla fine, proprio non ce la faccio... Dopotutto, non ne sono ancora uscita.

I rami aguzzi mi lacerano le braccia mentre mi addentro sempre più nel bosco, i rovi mi graffiano le gambe mentre mi faccio strada a fatica nel sottobosco. Ho solo bisogno di respirare. Ho solo bisogno di stare da sola. Ma qualcosa alle mie spalle scricchiola, come se qualcuno avesse appena calpestato un ramo secco.

Cos'è stato?

Do un'occhiata da sopra la spalla, solo un'occhiata fugace, ma è sufficiente a farmi perdere l'equilibrio. Il piede inciampa in una radice e cado in avanti, schiantandomi pesantemente sul terreno accidentato. I sassolini mi si conficcano nei palmi delle mani.

«Ahi...» mormoro, stringendomi il ginocchio sbucciato.

Il cuore mi batte all'impazzata nel petto mentre lo sguardo scivola sulle tre sagome massicce che emergono dalla boscaglia.

Lupi mannari.

Oh, merda.

Il pelo infangato è incollato ai loro corpi imponenti e gli occhi brillano di un rosso malaticcio. Sembrano più grandi di tutti quelli che ho visto al liceo. E c'è qualcosa di minaccioso nel modo in cui mi guardano... sembrano assetati di sangue.

Emettono un ringhio terrificante. I denti luccicano umidi mentre le lingue scivolano sulle fauci, come se si stessero già immaginando di avermi per pranzo.

«V-via!» Indietreggio a carponi e tasto ciecamente il terreno finché non trovo un sasso e un grosso ramo caduto. Le dita mi tremano, ma scaglio la pietra contro quello che fa un passo avanti. «Statemi lontano!» urlo.

Il sasso rimbalza inutilmente sul suo fianco. Non fa altro che far infuriare il lupo mannaro più vicino a me. Ringhia, scoprendo i denti, e poi mi si avventa contro. Spingo il bastone in avanti con entrambe le mani, bloccandogli le fauci a metà del morso. Se non fosse stato per questo, i grossi canini di questa bestia mi avrebbero staccato di netto la testa. Il lupo mannaro stringe la presa sul ramo, e il legno che si scheggia geme mentre la bestia si agita, schiumando come se avesse la rabbia.

«Tabi!» La voce di Jace squarcia la quiete degli alberi.

Scatto con la testa verso il suono. Attraverso il groviglio dei rami, quattro figure irrompono nel bosco: Jace, Luca, River ed Evren. Le loro espressioni si induriscono quando mi vedono, bloccata sotto un lupo ringhiante.

Senza esitazione, si trasformano in piena corsa. Diventano quattro enormi lupi mannari, ancora più grandi di questi tre che mi stanno attaccando. I loro occhi brillano di un oro intenso, in contrasto con gli occhi di un argento spento dei lupi rinnegati intorno a me.

La forma di lupo di Luca, una scia grigio tempesta con striature carbone lungo la spina dorsale, è la prima a colpire. Si scaglia contro il rinnegato più vicino a me, serrando le fauci attorno alla sua zampa posteriore mentre lo trascina via dal mio corpo e lo sbatte contro il tronco di un albero.

Jace lo segue un istante dopo, la sua pelliccia nera come la pece che ondeggia come fumo sulla sua corporatura possente. Si scontra con il secondo rinnegato a metà del salto, schiantandolo a terra prima di immobilizzarlo per la gola, con gli occhi dorati che bruciano di furia.

Schiaccio la schiena contro un albero, stringendo il ramo spezzato come se potesse ancora salvarmi. Guardo inorridita il sangue che schizza sul terreno.

Subito dopo, la figura massiccia di Reed irrompe tra le frasche del sottobosco. Il suo mantello è di un intenso color bronzo brunito, con sfumature ramate che brillano al chiaro di luna. Salta di netto un tronco abbattuto e affonda i denti nella spalla del terzo rinnegato, prima che questo possa avventarsi su Luca di lato. Il rinnegato ringhia e si contorce, ma Reed non molla la presa: con i muscoli tesi per lo sforzo lo sbatte a terra, schiacciandogli il muso con una zampa pesante.

Lo scontro è così violento che la terra trema sotto il loro peso. Ringhi e tonfi di corpi riecheggiano tra gli alberi finché, con uno schiocco improvviso, la mole di un rinnegato va a schiantarsi contro un tronco, scagliando un grosso frammento di roccia frastagliata proprio nella mia direzione.

Non ho nemmeno il tempo di urlare. Spalanco gli occhi mentre il sasso sfreccia dritto verso di me. Ma un lampo azzurro e argento attraversa il mio campo visivo.

Evren.

Si frappone tra me e la roccia, e la sua imponente forma di lupo assorbe in pieno l'urto. Il masso gli rimbalza sul fianco e cade a terra con un tonfo sordo, innocuo. Lui barcolla appena, graffiando il terriccio con gli artigli, ma non cade. I suoi luminosi occhi dorati saettano verso di me, poi si socchiudono, come per chiedermi silenziosamente se sto bene.

Stringo forte il ramo, senza sapere come reagire.

Sposto di nuovo lo sguardo sulla furia dello scontro e mi rendo conto che i rinnegati non si muovono più. Tornano alla loro forma umana, mentre i loro corpi senza vita giacciono contorti e seminascosti tra le frasche. È finita.

Uno dopo l'altro, i fratelli riassumono sembianze umane. Avvampo quando mi rendo conto che sono tutti nudi. Distolgo subito lo sguardo, ma a loro non sembra importare. Nessuno cerca dei vestiti o fa il minimo gesto per coprirsi mentre si avvicinano a me.

Jace si fa avanti, invadendo il mio spazio. Mi squadra dalla testa ai piedi. Solleva una mano, quasi esitante, e la allunga verso il mio viso.

«Tabi… ti sei fatta male?» Le sue dita mi sfiorano la guancia.

Una scossa improvvisa mi attraversa la pelle nel punto in cui mi tocca, come se avessi sfiorato un cavo scoperto. Trattenendo il fiato, indietreggio di un passo.

Cos'è stato?

Non è dolore. È calore… quasi come se il suo dito avesse impresso un marchio rovente sulla mia guancia. Brucia in un modo che non riesco a comprendere.

Mi fissa, confuso. «L'hai sentito anche tu?»

Prima che io possa rispondere, interviene Luca. La sua mano sfiora la mia, come per mettere alla prova una teoria. Un'altra scintilla mi trapassa il polso. Sussulto di nuovo.

«Ma che diavolo…?» mormora Luca, assottigliando lo sguardo mentre osserva prima me e poi suo fratello.

Reed non aspetta. Mi preme le dita sulla clavicola, e la reazione è istantanea. Il respiro mi si mozza in gola quando un'altra scossa mi attraversa i nervi. È come fuoco ed elettricità statica allo stesso tempo. Tremo da capo a piedi.

Evren socchiude gli occhi; allunga una mano e mi afferra il mento, costringendomi a incontrare il suo sguardo. Nell'istante in cui la sua pelle tocca la mia, quello stesso calore mi divampa nello stomaco. Le sensazioni si fanno travolgenti, come una nube di calore che avvolge lentamente tutto il mio corpo. Non capisco cosa stia succedendo.

Qualcosa si smuove dentro di me. È come se un groviglio di fili invisibili si fosse agganciato alla mia anima per trascinarmi verso di loro. Qualcosa mi attira inesorabilmente. È come se mi mancassero dei pezzi, e l'unico modo per tornare intera fosse stare con loro. Non capisco cosa io stia provando.

«Impossibile» mormora Luca a mezza voce, come se avesse appena compreso qualcosa che a me sfugge. Mi fissa come se mi vedesse per la prima volta.

Reed fa mezzo passo indietro, il petto che si solleva a fatica, come se non riuscisse a mantenere la voce ferma. «Cazzo. È lei.»

La presa di Evren sul mio mento si fa appena più salda; i suoi intensi occhi dorati mi trapassano la pelle mentre si china su di me e sussurra…

«Mia.»

Cosa? No… Non è possibile.

«Sei la nostra compagna» ringhia Jace a fior di labbra.

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