CAPITOLO 2

Quando arrivai a scuola quella mattina, trovai il mio armadietto e cominciai a tirare fuori i libri che mi sarebbero serviti per le prime lezioni, quando all'improvviso qualcuno mi diede una gomitata nella schiena e sbattei la testa contro l'anta.

«Oh, scusami tanto, Skylar. Chissà a cosa stavo pensando» disse Madison alle mie spalle, con tono beffardo. Non era stato affatto un incidente. Proprio come non lo erano stati tutti gli altri giorni.

Ma non mi presi nemmeno la briga di voltarmi. Afferrai i libri e richiusi l'armadietto. Provai ad andarmene, ma Grace mi si parò davanti.

«Guarda, Maddy. Secondo me la farai piangere» disse Grace. Così Madison si avvicinò a lei e abbassò lo sguardo sul mio viso, che tenevo rivolto a terra. Poi mi afferrò le guance con forza, costringendomi a guardarla.

Stavo facendo tutto il possibile per trattenere le lacrime. Non volevo che mi vedessero piangere. Non potevo far capire loro che avevano avuto la meglio su di me. Anche se, in fondo, lo sapevano già.

Perché non potevano semplicemente lasciarmi in pace? Stavo lottando con tutte le mie forze per non mostrare alcuna debolezza, quando Grace diede una gomitata a Madison per richiamare la sua attenzione.

Madison mi lasciò andare le guance e guardò qualcosa alle mie spalle. Spinta dalla curiosità, mi voltai anch'io.

Fu allora che vidi tre ragazzi sconosciuti e di bell'aspetto camminare lungo il corridoio verso di noi. E in mezzo a loro c'era proprio quello che stavo aspettando di rivedere. Quello che un tempo conoscevo. Era Jax.

Avrei tanto voluto chiamarlo, ma sentii il livido sulla guancia pulsarmi e, guardando il mio aspetto trasandato dopo la notte insonne, decisi di lasciar perdere.

Mi voltai dall'altra parte mentre ci passavano accanto. Sapevo di non poter permettere che mi vedesse così. Sapeva che alle medie avevo avuto una vita difficile, potevo solo immaginare cosa avrebbe pensato adesso. E poi, gli sarebbe importato qualcosa?

Appena ci superarono e fui sicura che non mi avesse vista, provai a passare oltre Madison e Grace, ma Madison allungò un piede senza che me ne accorgessi, finché non ci inciampai e caddi a terra.

A ridere non furono solo Madison e Grace, ma anche molti altri ragazzi nel corridoio che avevano assistito alla scena.

In silenzio, raccolsi tutti i libri e mi rialzai lentamente, ancora dolorante dalla sera prima, poi andai alla mia prima lezione.

Mi sedetti nell'angolo in fondo, come facevo sempre. Sapevo che mancava ancora un po' all'inizio della lezione, così appoggiai un attimo la testa sul banco, quando sentii un po' di trambusto provenire dall'ingresso dell'aula.

Alzai lo sguardo: stavano entrando alcuni studenti, ma insieme a loro c'erano anche Jax e gli altri due ragazzi.

Sembravano molto uniti. Rimasi seduta in silenzio, rendendomi conto che non mi aveva notata. O, se l'aveva fatto, non mi aveva riconosciuta.

Li osservai mentre parlavano con altri studenti, per lo più ragazze, che pendevano dalle loro labbra.

Notai la dinamica tra loro tre: uno sembrava decisamente freddo e non degnava di attenzione chiunque gli parlasse. Appariva annoiato, seduto al suo banco a fissare fuori dalla finestra. L'altro, invece, si accorse che lo stavo guardando. Per fortuna, i miei capelli lunghi coprivano il livido sul viso. Mi fece un sorrisetto e mi lanciò scherzosamente il tappo della sua bibita.

Non reagii. Distolsi semplicemente lo sguardo, fingendo di non averlo visto. Soprattutto per evitare che le altre ragazze con cui stavano parlando pensassero che fossi stata io a provocarlo. Non sarebbe finita bene. Non si sarebbero fatte alcun problema a prendermi in giro o a tormentarmi davanti a loro.

Avrei voluto parlare con Jax, ma era così diverso adesso. Non ero sicura che fosse una buona idea. Presto, però, non ebbi più scelta: quando iniziò la lezione, vennero a sedersi tutti nei banchi dietro di me.

«Allora, come ti chiami?» mi chiese uno di loro.

«Lasciala stare, Lucas. Non vedi che è fuori posto?» disse Jax, sfiorandomi la punta dei capelli lunghi. «Guarda come è vestita. Credevo che questa dovesse essere una scuola per ricchi. A quanto pare, ormai fanno entrare chiunque» aggiunse.

Abbassai lo sguardo sui miei vestiti e vidi i capi strappati, vecchi e brutti che indossavo. Non mi stavano bene e, per quanto ci provassi, non riuscivo a togliere certe macchie. Almeno, però, non sembravano più di sangue. Sembravano solo vecchie macchie.

«Il minimo che potesse fare era mettersi qualcosa di pulito» disse Lucas.

All'ora di pranzo andai in biblioteca, perché non avevo soldi per comprare da mangiare. Così, invece di pranzare, mi sedetti a fare i compiti. Ma non appena la pausa finì, tornai al mio armadietto per prendere i libri per il resto della giornata.

Guardai lungo il corridoio e vidi Madison che avanzava con Grace, le sue altre amiche e anche i tre ragazzi nuovi, ai quali si era evidentemente appiccicata.

«Ma perché ti prendi il disturbo di venire a scuola?» mi chiese Madison. Io però distolsi lo sguardo e continuai a frugare nell'armadietto. Mentre allungavo la mano per prendere qualcosa sulla mensola più alta, non mi accorsi che l'orlo della felpa mi si era sollevato.

Sentii uno dei ragazzi trattenere il respiro e vidi che era Jax. Quando guardai in basso, mi resi conto che stava fissando la cicatrice che avevo sulla pancia. Abbassai subito il braccio per coprirmi.

«Tranquillo, Jax. Sono sicura che, ovunque se la sia procurata quella cicatrice, se la sia meritata» disse Madison. Io però rimasi lì a fissarlo per un istante, e lui non mi toglieva gli occhi di dosso.

Sbattei l'anta dell'armadietto senza aver preso nemmeno un libro e corsi lungo il corridoio, lontano da tutti, e continuai a correre finché non arrivai alla porta laterale della scuola e uscii di corsa.

Attraversai il campo da football e mi nascosi dietro le gradinate, in un punto profondo dove nessuno potesse vedermi.

Pochi istanti dopo vidi Jax correre fuori sul campo, seguito dai suoi due amici, mentre si guardava intorno freneticamente.

«Che diavolo sta succedendo?» chiese quello silenzioso.

«Devo trovarla» disse Jax.

«Perché? Stamattina non te ne importava niente, quando la prendevi in giro in classe» rispose l'altro.

«Lo so. È perché stamattina non sapevo chi fosse» disse Jax.

«E chi è?» chiese Lucas.

«Skylar. La conoscevo alle medie. Eravamo amici. Migliori amici. Non l'avevo riconosciuta» disse Jax.

«Beh, non credo che siate più amici» commentò quello silenzioso.

Guardai di lato e vidi Madison e le sue amiche che osservavano i tre ragazzi cercarmi, senza però riuscire a trovarmi.

Alla fine si arresero e tornarono dentro, così tirai un sospiro di sollievo.

Rimasi sotto le gradinate ancora un po', finché non fui sicura che non ci fosse più nessuno in giro, prima di uscire di nuovo allo scoperto. Ma non appena lo feci, qualcuno mi spinse contro il muro di mattoni dell'edificio scolastico.

Fissai gli occhi rabbiosi di Madison. Grace era proprio dietro di lei. Le altre dovevano essere tornate in classe. Non che avessero bisogno di essere in tante per tormentarmi.

«Non so cosa credi di fare con quei ragazzi, ma vedi di stargli alla larga, cazzo» mi minacciò Madison.

«Non mi interessano» dissi, poco più che in un sussurro.

«Stronzate. Ho visto come ti sono corsi dietro. Dubito che sarebbero così interessati se sapessero che patetica piccola puttana sei in realtà. Non è così che fai i soldi da queste parti? Vendendoti?» mi schernì.

«Ti prego, Madison. Lasciami andare» chiesi. Ma quando glielo chiesi, vidi un'espressione divertita sul suo volto.

Alzò la mano dalla manicure perfetta e mi diede uno schiaffo in pieno viso. La guancia prese a bruciare e sentii che già cominciava a gonfiarsi.

«Stagli semplicemente alla larga, cazzo» mi avvertì, prima di girarsi e andarsene con Grace alle calcagna.

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