Capitolo 1 L'ultima forma di tradimento

Qual era la forma più estrema di tradimento?

Semplice. Era quando la persona che amavi e di cui ti fidavi di più… era la stessa che ti stava facendo del male.

In quel momento, lo stavo vivendo sulla mia pelle, e quel tradimento veniva dall'uomo che amavo.

Il mio ragazzo da quattro anni voleva rifiutarmi... per una donna che aveva appena conosciuto. Ieri.

Rimasi lì, immobile, come in trance, ad ascoltarlo parlare. Sentivo le parole, ma non sembrava che riuscissero a farsi strada nella mia mente.

Perché nulla di tutto ciò aveva senso. Non riuscivo a capire cosa stesse dicendo... o forse, semplicemente, non volevo.

«Lilith, devi capire» disse lui con voce ferma, come se quello che stava facendo non mi stesse mandando in frantumi. «So di aver promesso di marchiarti come mia compagna quando ci saremmo sposati, ma questo era prima di incontrare Seraphina, ieri. Lei è la mia vera compagna, e non posso ignorare il legame che c'è tra noi. Non posso rifiutarla. Quindi... mi dispiace davvero, ma devo lasciarti.»

Prima che potessi fermarla, una lacrima solitaria mi scivolò lungo la guancia. Trassi un respiro acuto e affannoso, sentendo il petto stringersi come se stessi soffocando. Non riuscivo a respirare.

Kael aveva trovato la sua compagna.

E lei era proprio lì, tra le sue braccia, mentre lui mi lasciava.

Il giorno che avevo sempre temuto era finalmente arrivato: il giorno in cui sarei stata messa da parte e abbandonata dall'uomo che amavo.

Ma la parte più triste? Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, prima o poi.

Eppure, mi ero illusa. Mi ero detta di fidarmi di lui, di fidarmi delle sue parole e di credergli, pur sapendo quanto fosse potente il legame tra compagni.

Tuttavia, mi aveva promesso che anche se avesse trovato la sua compagna, avrebbe continuato ad amarmi. Che non mi avrebbe lasciata.

Ma non gli era bastato neanche un giorno per infrangere quella promessa, per distruggere tutto ciò che avevamo costruito in quattro anni.

Era quasi comico.

Le unghie mi si conficcarono nella pelle mentre mi sforzavo di non piangere. Sollevai la testa, e i miei occhi si posarono sulla bellissima donna dai capelli rossi tra le sue braccia. Il suo sguardo era fisso su di me, con un'espressione compassionevole, come se stesse guardando un cane ferito dall'alto in basso.

Ma la leggera piega delle sue labbra mi disse tutto. Si stava godendo la scena, guardandomi andare in pezzi.

Senza potermi controllare, abbassai lo sguardo sul suo collo, dove spiccava il marchio del suo morso.

E in quell'istante, sentii il cuore frantumarsi in un milione di pezzi.

Aveva già passato la notte con lei e l'aveva marchiata come sua compagna.

«Lilith…» mi chiamò Kael, facendo un passo verso di me. Le sue mani si tesero verso le mie, gli occhi colmi di senso di colpa ma anche di risolutezza.

«So che stai soffrendo, ma sai che rifiutare la mia compagna avrebbe delle conseguenze sul mio lupo, e non posso…»

«Non mi importa del legame tra compagni, amore mio» lo interruppi con una risata amara, ripetendo le parole che mi aveva sempre detto lui. Altre lacrime presero a scendere, per quanto cercassi di trattenerle.

«Non mi importa se il legame tra compagni mi condiziona. L'amore che abbiamo è più forte di un qualche legame mistico. Non ti lascerei mai. Voglio che stiamo insieme... che invecchiamo insieme e che abbiamo dei cuccioli che ci somiglino!»

La mia voce si alzò a ogni parola, ogni ricordo mi straziava il petto, e vidi i suoi occhi sgranarsi.

«Quindi non preoccuparti. Non pensarci» sussurrai a quel punto, con la voce tremante mentre i singhiozzi cominciavano a farsi strada. «Non ti tradirei mai…»

«Lilith…» mormorò lui, ma io mi divincolai dalla sua presa.

Quelle mani che un tempo avevo amato ora mi bruciavano. Ora mi disgustavano.

«Eppure è bastata una notte per buttare via tutto quello che mi hai detto per quattro anni, Kael!» urlai, alzando un pugno e colpendolo al petto.

«Quattro fottuti anni, e hai dimenticato ogni singola parola che mi hai detto solo per andare a letto con un'altra e marchiarla?!»

A ogni parola che sputavo, i miei pugni continuavano a sbattere contro il suo petto, ma lui non parlava, non si difendeva.

Abbassò solo lo sguardo, colpevole, lasciando che lo colpissi, ancora e ancora.

«Perché, Kael… Perché dovevi rassicurarmi ogni volta? Perché mi hai fatto fidare di te quando sapevi che mi avresti tradita comunque? Perché? Perché?!»

Lo spinsi indietro, cadendo a terra mentre scoppiavo in singhiozzi più forti, con le lacrime che mi offuscavano la vista.

Perché mi aveva fatto questo?

Dopo la morte di mio padre... dopo quello che era successo a mia madre...

Lui era stata l'unica persona a esserci veramente per me.

E ora?

Ora non riuscivo nemmeno a odiarlo.

Era questa la parte peggiore.

Non ero nemmeno arrabbiata con lui.

Ero solo… ferita.

«Ti prego, non essere triste, Lilith» intervenne una voce femminile e acuta, seguita dal ticchettio di tacchi che si avvicinavano.

«So che ne hai tutto il diritto, ma non è davvero colpa di Kael, sai? Capisci quanto è forte il legame tra compagni, no? Quando io e Kael ci siamo incontrati, non siamo riusciti a controllarci, dovevamo semplicemente accoppiarci. Non era qualcosa che potevamo fermare.»

Fece una pausa, poi aggiunse con dolcezza:

«Ma immagino sia qualcosa che non potresti capire... dato che sei senza lupo.»

Alzai la testa e la fulminai con lo sguardo attraverso le lacrime, stringendo le mani a pugno.

Sapevo chi era. Si chiamava Seraphina. Un tempo era mia amica, prima che la mia vita andasse in pezzi quel giorno. Prima che mio padre, l'ex Beta del defunto Alfa, morisse.

Mio padre era il Beta del branco di Fangspire ma, dopo che lui e l'Alfa erano andati in guerra contro i randagi tre anni prima, non erano più tornati gli stessi.

No, non erano tornati vivi.

Erano tornati come cadaveri.

E come se quella perdita non fosse bastata, mia madre aveva tentato di togliersi la vita quello stesso giorno con il licio, un veleno letale per i lupi mannari.

Non era morta, ma da allora era in coma, con la vita appesa a un filo, e nessun ospedale era in grado di aiutarla. Da quel momento, avevo speso tutta la fortuna di famiglia in stregoni, sperando che uno di loro potesse curarla.

Senza più un soldo e con nessuno disposto ad aiutarmi, era intervenuto Kael. Ci aveva aiutato perché le nostre famiglie erano sempre state unite quando mio padre era vivo, e perché io e lui stavamo insieme.

Tutto ciò che era successo quel giorno — le morti, il coma, il cuore spezzato — è il motivo per cui sono diventata senza lupo.

Perché quel giorno era il mio diciottesimo compleanno.

Il giorno in cui la mia lupa avrebbe dovuto risvegliarsi.

E secondo uno degli stregoni da cui ero andata… il dolore aveva spezzato la mia connessione con lei.

Non ho mai sentito la sua voce. Non mi sono mai trasformata. Lei non è mai arrivata.

«Sai, a pensarci bene è ridicolo che tu abbia creduto di poter stare con il mio compagno», sogghignò Seraphina, con un tono carico di scherno. «Anche se lui è il Beta del branco più potente… e tu sei senza lupo. Immagino sia colpa tua, dopotutto, se ti sei illusa».

Vidi Kael allungare una mano verso la sua, scuotendo leggermente la testa, come per cercare di fermarla.

Sì. Kael era l'attuale Beta dei tre gemelli Alfa del branco di Fangspire.

Dopo la morte dei precedenti Alfa e Beta, i tre figli dell'Alfa avevano preso il comando e, dato che mio padre non aveva figli maschi, la posizione di Beta era passata alla famiglia di Kael.

«Cosa? Perché cerchi ancora di essere gentile con lei, Kael?» sbottò Seraphina, guardandolo storto. «Non avevi detto di non averla mai amata? Che ti faceva solo pena? Non mi piace sentirmi l'altra donna, quando è ovvio che sono la tua compagna».

Kael parve agitato; mi lanciò un'occhiata per poi distogliere subito lo sguardo, come se non riuscisse a reggere il mio.

Un risolino amaro mi sfuggì dalle labbra, e mi morsi quello inferiore così forte da sentire il sapore del sangue.

«Seraphina, smettila…» Kael la chiamò per nome, ma lei sbuffò e incrociò le braccia.

«Non mi interessa più. Non ti ascolto. Hai promesso di tagliare i ponti con lei, e comincerai smettendo di pagare le spese mediche di sua madre».

Il mondo intorno a me sembrò fermarsi, mentre i miei occhi scattarono su Kael, scioccati.

Nonostante tutto quello che stava succedendo… non poteva farlo.

Kael poteva lasciarmi.

Poteva tradirmi.

Ma non poteva, non voleva smettere di pagare le spese mediche di mia madre.

Perché anche se l'ospedale non poteva curarla, era l'unica ragione per cui respirava ancora.

E se lui avesse smesso… allora mia madre sarebbe morta per davvero.

Kael fissò Seraphina incredulo, poi aggrottò la fronte.

«Seraphina, non posso fare questo alla zia. Se lo faccio, Lilith non potrà pagare e lei non sopravviverà», disse, e per la prima volta quel giorno, tirai un sospiro di sollievo.

Per un istante, rividi l'uomo di cui mi ero innamorata.

L'uomo che aveva giurato di proteggermi.

Ma quel sollievo fu di breve durata.

Seraphina fulminò Kael con lo sguardo e sbuffò.

«E va bene, come vuoi. Se non lo fai tu, allora rifiutiamoci a vicenda. E il rifiuto ucciderà il bambino che porto in grembo!»

Mi bloccai.

Le sue parole mi colpirono come uno schiaffo e, a quanto pare, non ero l'unica a essere sbalordita, perché gli occhi di Kael si spalancarono e lui fece un passo indietro.

«H-Hai appena detto… bambino?» balbettò.

Mi voltai verso il viso compiaciuto di Seraphina, le parole che mi uscivano di bocca come in trance.

«S-Se sei incinta, allora…»

Ma come se sapesse già cosa stavo per dire, lei sollevò il mento e fece un sorrisetto.

«Sì, Lilith. Ieri non è stata la prima volta che ci siamo incontrati e abbiamo capito di essere compagni. Ci conosciamo da un mese, ma Kael non voleva dirtelo per non ferirti. Ma sono incinta di suo figlio. Quindi… che si fa?»

Scossi la testa, chiudendo forte gli occhi, rifiutandomi di crederci.

«Stai mentendo… Stai mentendo…» sussurrai, senza fiato.

Poi mi voltai verso Kael, pregando che negasse. Che mi dicesse che non era vero.

Ma Kael non incrociò il mio sguardo.

Abbassò la testa, con il viso segnato dalla colpa e dalla vergogna.

Un flebile gemito mi sfuggì mentre lo fissavo, incredula.

Non era una bugia.

Kael mi aveva davvero tradita nel peggiore dei modi.

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