Capitolo 4: L'uomo nobile
Terminata la telefonata, Olivia rimase a giocare con Bianca, dimenticandosi del tutto di Harper. Eppure, quel pomeriggio, Bianca sembrava insolitamente abbattuta.
Era di cattivo umore, forse a causa di Harper o per qualche altra ragione. Il mattino seguente, Olivia cercò di risollevarle il morale con degli esercizi, ma non servì a nulla.
Capendo che restare in quella stanza buia non le faceva bene, Olivia decise di portarla in un parco giochi all'aperto.
Anche se Bianca era autistica, Olivia la trattava come qualsiasi altra bambina. Un ambiente vivace, pieno di divertimenti e di coetanei, poteva essere proprio ciò di cui aveva bisogno.
E, in effetti, a Bianca quel posto piacque moltissimo.
Soprattutto dopo aver avvistato la volpe rosa e il coniglietto viola nel parco a tema, non voleva più andarsene.
Olivia comprò i biglietti e la accompagnò alla caccia al tesoro nella foresta.
Il parco ricreava una foresta incantata in cui si potevano scovare dei tesori seguendo musica e indizi. Olivia aveva scelto quell'attività per stimolare le capacità motorie e cognitive di Bianca.
Poco dopo, Olivia e Bianca entrarono.
Olivia giocò con lei per un po'.
All'inizio Bianca era spaventata da quell'ambiente a lei sconosciuto.
Grazie alla presenza paziente di Olivia, però, si rilassò gradualmente e iniziò a partecipare con entusiasmo.
Olivia fece pian piano un passo indietro, lasciando che Bianca cercasse gli indizi in autonomia, pur tenendola d'occhio da lontano.
Nel castello c'erano anche altri bambini.
Due bambine più o meno dell'età di Bianca la videro e, pensando che fosse bella come una bambola, la presero subito in simpatia. Corsero a salutarla e le proposero persino di fare squadra per cercare gli indizi.
«Ehi, ti aiuto io a trovare gli indizi, e tu potrai tenerli tutti quanti, va bene?»
«Sei bellissima! Come ti chiami? Possiamo essere amiche?»
All'inizio Bianca si spaventò, ma col passare dei minuti, rendendosi conto che le bambine non avevano cattive intenzioni, iniziò ad accettarle.
Olivia osservava la scena senza intervenire.
Quelle due bambine sembravano dei piccoli angeli, completamente diverse dal figlio dispettoso di Sophia.
Con il loro aiuto, Bianca iniziò a trovare gli indizi molto più in fretta.
Proprio in quel momento, apparve l'indizio per il livello successivo.
Era posizionato in un punto raggiungibile solo arrampicandosi su una struttura di corde.
Le altre due bambine si arrampicarono rapidamente e con agilità.
Quando fu il turno di Bianca, Olivia non poté fare a meno di sentirsi in ansia.
Il punto non era troppo alto e sotto c'erano dei cuscini, ma temeva comunque che potesse cadere.
Non lontano da lì, un'alta e distinta figura maschile se ne stava in piedi, osservando nella loro direzione.
L'uomo aveva un naso affilato e indossava occhiali dalla montatura dorata, con una catenella che pendeva da entrambe le stanghette. Dietro le lenti, i suoi occhi erano sottili, profondi e calmi.
Indossava una camicia bianca immacolata, pantaloni neri e un lungo cappotto scuro. Un bracciale delicato gli adornava il polso, esaltando quella sua presenza raffinata, quasi eterea, simile a una vetta innevata.
Restava immobile, emanando un'aura che teneva tutti a debita distanza.
Accanto a lui c'era il suo assistente, David Jones, ormai abituato a simili scene.
Ogni volta che concludeva un consulto psicologico, si recava in posti del genere.
Le esperienze dei pazienti erano spesso cupe.
Un luogo intriso di allegria infantile lo aiutava a dissipare quell'oscurità.
Veniva lì da tre giorni di fila... e il fermento attorno a lui cresceva di giorno in giorno.
Sempre più ragazze si radunavano nei paraggi, lanciandogli sguardi furtivi.
«È bellissimo! Vorrei tanto chiedergli il numero, ma non ho il coraggio! Viene qui da tre giorni di fila!»
«Il mese scorso l'ho aspettato per due settimane e non si è fatto vivo. Finalmente riesco a vederlo. Sarà un pezzo grosso o un ricco erede?»
«Ha l'aria di uno importante. Nessuno osa avvicinarsi. Vorrei tanto fargli una foto per farla vedere alle mie amiche. Devono capire cosa significa essere "bello da togliere il fiato".»
«Secondo me non dovremmo nemmeno provarci. Uno così è fuori dalla nostra portata! Non avete notato le guardie del corpo che lo circondano?»
David ascoltava in silenzio, pensando che quelle ragazze fossero piuttosto assennate e consapevoli dei propri limiti.
Il suo capo, in effetti, non era certo un uomo a cui le persone comuni potessero ambire.
Visto che non stavano facendo nulla di inopportuno, David non intervenne; si limitò ad aspettare in silenzio, senza disturbarle.
In quel momento, l'attenzione del suo capo era tutta concentrata su una bambina poco distante.
David ne seguì lo sguardo, leggermente perplesso.
Il suo capo aveva osservato quella bambina per tutto il giorno.
Aveva forse qualcosa di speciale?
Proprio in quell'istante Bianca, incoraggiata dalle altre bambine, iniziò ad arrampicarsi sulla corda.
I suoi movimenti non erano molto agili, ma saliva con passo costante.
Olivia cominciò a rilassarsi.
All'improvviso, un bambino lì vicino cadde accidentalmente, facendosi male.
Trovandosi a pochi passi, Olivia si chinò subito per aiutarlo.
Inaspettatamente, in quella frazione di secondo, Bianca scivolò e precipitò dalla struttura di corde.
«Attenzione!» gridò d'istinto David.
L'uomo accanto a lui, però, si era già mosso con estrema rapidità, afferrando saldamente il corpicino di Bianca.
Bianca era terrorizzata.
«Non aver paura, va tutto bene.» L'uomo le accarezzò dolcemente la schiena per tranquillizzarla.
La sua voce era fredda, come ammantata di gelo, distante.
Eppure, in qualche modo, trasmetteva un calore rassicurante.
Bianca si sentì subito rinfrancata e fissò l'uomo con occhi timidi ma docili.
L'uomo, impassibile, la rimise a terra e le porse la carta degli indizi.
Poi, con un tono di voce pacato, aggiunse: «Fai più attenzione la prossima volta.»
Solo in quel momento Olivia si rese conto dell'accaduto; con il cuore in gola per lo spavento, si precipitò verso di loro.
