Capitolo 1: La notte in cui è morta
Terza persona
«Oggi è il giorno in cui morirai» ringhiò Adam, avvicinandosi alla moglie incinta, Ashley, con la voce carica di veleno.
Ashley, che gli dava le spalle, si voltò a guardarlo.
«Oh Adam, sei tu.» Gli rivolse un sorriso disinvolto, chiaramente ignara di ciò che il marito aveva pianificato per quella notte.
Poi chiuse brevemente gli occhi e fece un respiro rilassato, lasciando che la fredda brezza notturna le accarezzasse la pelle per qualche istante prima di riaprirli.
«La vista da qui è meravigliosa, non trovi?» osservò. «È davvero spaventoso quanto possa essere buio l'oceano.»
Quel giorno era il suo venticinquesimo compleanno e aveva deciso di festeggiarlo con gli amici sulla sua lussuosa nave.
L'illuminazione su quel lato dell'imbarcazione era fioca, e così non notò lo sguardo gelido sul volto di Adam.
Adam fece un passo verso di lei, con un ghigno stampato in faccia. «Sono davvero contento che ti piaccia la vista, sarebbe stato un peccato il contrario. Soprattutto perché questa è l'ultima vista di cui potrai mai godere.»
«Oh, non dire così. Visiteremo sicuramente altri posti bellissimi…»
Le parole le morirono in bocca quando vide due uomini emergere dall'oscurità. Le afferrarono subito le braccia per immobilizzarla.
«Che sta succedendo?» sbottò lei, con il viso stravolto dalla confusione.
I due avevano allentato la presa, ma lei era ormai intrappolata in un angolo della nave.
«Anche se urli, nessuno potrà salvarti. Su questa nave dormono tutti profondamente, grazie a qualche goccia nei loro drink» spiegò Adam, mentre un sorriso crudele gli deformava il viso.
«Eh? Di che stai parlando?» Il suo sguardo saettò dagli uomini di fronte a lei al suo adorato marito, Adam.
Adam serrò la mascella. «Non hai sentito quello che ho detto prima? Oggi è il tuo ultimo giorno» urlò, incapace di contenere la rabbia.
La sua ingenuità lo irritava fino al midollo.
Lei rimase in silenzio, cercando ancora di assimilare le sue parole.
Adam si avvicinò ancora un po', entrando nella luce, e l'espressione glaciale sul suo volto fece tremare leggermente Ashley.
Che fosse una specie di regalo di compleanno?
Doveva essere così.
«Il mio ultimo giorno?» ripeté lei, con un filo di paura che le incrinava la voce. «Cosa vuoi dire?»
«Guardami!» gridò Adam. «Pensi che io meriti una donna obesa come te?» sputò, con il viso contratto dal disgusto.
Le lacrime iniziarono a scorrere involontariamente sulle guance di Ashley, e le mani tremanti si aggrapparono alla fredda ringhiera della nave. Incinta di quattro mesi, non riusciva a capire cosa stesse dicendo suo marito.
Stava sognando?
«Io?» riuscì finalmente a sussurrare, con la voce che tremava.
Lui si passò le dita tra i capelli con frustrazione. «Oh, santo cielo, di chi altro potrei parlare? Non sei forse deforme e brutta?»
Ashley deglutì; le sue parole la ferirono nel profondo, come una coltellata.
«Ma… ma Adam» balbettò. «Avevi detto che non volevi che mi truccassi o andassi dall'estetista perché gli altri uomini avrebbero…»
«Sta' zitta, donna!» la interruppe il tono aspro di Adam.
Dove aveva sbagliato?
«S-scusa» mormorò a fatica. «Qualunque sia il problema, possiamo…»
«Non c'è bisogno di scusarsi» la interruppe Adam, con un lampo omicida negli occhi. «Gestirò bene l'azienda mentre non ci sarai.»
Ashley notò l'espressione sul suo viso e un brivido le percorse la schiena.
Adam non stava bluffando? Voleva davvero ucciderla?
I suoi occhi scrutarono l'ambiente circostante con ansia, ma non c'era via di fuga.
«Ma perché?» supplicò, il viso una maschera di confusione e terrore.
Negli ultimi tre anni di matrimonio, era stata la moglie perfetta, obbediente e comprensiva.
Se Adam aveva bisogno di qualcosa, bastava che chiedesse.
«Perché?» ripeté, questa volta un po' più forte. Se doveva morire, meritava almeno di saperlo.
Lo sguardo di lui si spostò verso le ombre, e da lì emerse una figura.
Mentre si avvicinava, Ashley riconobbe sua sorella, Karen.
«Karen!» la chiamò Ashley, sentendosi pervasa dal sollievo. «Ti prego, chiama aiuto!» gridò, con una supplica disperata nella voce. «È Adam… non so perché, ma sta cercando di…»
La risata agghiacciante di Karen interruppe Ashley. «Non hai ancora capito, vero?»
Karen era ora in piedi accanto ad Adam. Chinandosi in avanti, si baciarono appassionatamente sotto gli occhi inorriditi di Ashley.
La presa di Ashley sulla ringhiera si strinse finché non si sentì le mani intorpidite. Era forse una specie di incubo perverso?
Le lacrime lasciarono il posto a respiri affannosi e singhiozzi soffocati mentre assisteva al tradimento che si consumava davanti a lei.
«Da quando...?» balbettò, con una voce che era poco più di un sussurro.
«Oh, andiamo» sbuffò Karen, lanciandole uno sguardo di sufficienza. «Sei solo grassa e stupida. Pensavi davvero che Adam potesse amare una come te?»
Ashley si sentì sprofondare il cuore nello stomaco.
Come poteva Karen dirle cose tanto cattive? Karen era sua sorella e la sua migliore amica.
«Karen?» gracchiò Ashley, con il petto che le doleva per l'incredulità.
«Sai che mi ecciti con questa sfacciataggine» sussurrò Adam a Karen, gli occhi colmi d'affetto mentre le sistemava una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Adam si chinò e si baciarono di nuovo, mentre lui le allungava una mano verso il sedere.
«Ma non avete un po' di vergogna?» urlò Ashley, la voce che finalmente le si spezzava. «Cosa ho fatto per meritarmi questo? Io...» Ashley faticava a trovare le parole.
Aveva gli occhi rossi e gonfi, e non le importava nemmeno che il muco che le colava dal naso le arrivasse alla bocca.
Sentiva lo stomaco contrarsi. Niente aveva più senso. «Ci sono sempre stata per entrambi! Ho...»
Prima che Ashley potesse finire, Karen le si era precipitata addosso, assestandole un violento schiaffo sulla guancia. La forza del colpo la fece barcollare all'indietro, quasi facendola cadere oltre il bordo.
«Butta questa stronza fuori bordo e basta» ringhiò Karen, il petto che si alzava e si abbassava per la rabbia. «Non la sopporto più.»
«L'avete sentita» disse Adam freddamente alle guardie. «Sbarazzatevi di lei.»
«Vi prego, vi prego» implorò Ashley, mentre la terribile realtà si faceva strada in lei.
«E il nostro bambino? Ti prego, non farlo, ti scongiuro! Su tutto ciò che hai di più caro!» urlò, ogni parola carica di disperazione.
Ma Adam rimase impassibile, con gli occhi pieni di disgusto. Aveva recitato per tutti quegli anni, o era stata lei troppo cieca per vedere?
Le guardie la presero con la forza mentre lei si divincolava graffiando, calciando e urlando. «Non fatelo, vi prego, non voglio che il mio bambino muoia! Ti prego, Adam! Ti darò tutto quello che ho!»
La risposta di Adam fu una risata crudele. «Sei ancora più stupida di quanto pensassi» mormorò, stringendo i pugni. «Tutto quello che possiedi è già mio!»
«Ti prego! Ti pregooo!» gridò. «È il nostro bambino, Adam!»
I suoi sforzi si rivelarono inutili e gli uomini la spinsero fuori dalla nave. Si sentì un rumore sordo quando il suo viso sbatté contro lo spigolo metallico della nave.
«Argh!» gemette Ashley per il dolore. Il profondo taglio che le attraversava il viso sanguinava copiosamente, offuscandole la vista e gocciolando nell'acqua.
Ashley chiuse gli occhi per evitare che altro sangue le entrasse, mentre le mani si aggrappavano disperatamente alla ringhiera della nave, sospesa nel vuoto.
«Che pena» sogghignò Karen da dove si trovava. «Non pensi che dovresti semplicemente arrenderti?»
«Ti prego, Karen, abbi pietà» la supplicò Ashley, ma Karen si limitò ad alzare gli occhi al cielo, disgustata.
Mentre si teneva aggrappata con tutte le sue forze, sentì la presa sulla ringhiera allentarsi un po' e un gelido terrore la percorse.
Era davvero così che sarebbe morta? Doveva proteggere suo figlio, a qualunque costo.
«I miei genitori lo scopriranno.» La voce di Ashley era più feroce che poteva, nella speranza di intimidirli. «E voi la pagherete... a meno che non mi lasciate andare. Non dirò...»
Adam e Karen si scambiarono un'occhiata d'intesa e poi scoppiarono in una risata beffarda.
«Notizia dell'ultima ora: la telecamera a circuito chiuso di questo lato è stata disattivata. Domani, tutti crederanno che tu sia semplicemente scivolata e caduta in mare» disse infine Karen, con la voce venata d'orgoglio. Il loro piano era geniale.
Ashley ansimò per la paura e, prima che potesse pronunciare un'altra parola, Adam le diede un ultimo, brutale calcio che le fece staccare la mano dalla ringhiera.
Karen e Adam osservarono per un istante la sagoma che si dibatteva nell'acqua. Poi, mano nella mano, rientrarono, lasciando Ashley alla sua tomba d'acqua.
