Capitolo 5: È tornata!

Il punto di vista di Valerie

Oggi indossavo un abito con una profonda scollatura a U, e lui continuava a guardarmi come se fossi una specie di manicaretto.

Mi mossi a disagio sulla sedia. «No», risposi, un po’ nervosa.

Il suo sguardo spudorato mi faceva disprezzare me stessa ancora di più.

Come avevo fatto a innamorarmi di un tipo del genere?

Adam parve notare l'imbarazzo. «Non devi essere timida con me. Sei la mia nuova segretaria», spiegò con un sorriso che mi fece rabbrividire.

«Credevo avesse già una segre…», provai a ricordargli, ma mi interruppe.

«Sciocchezze!»

Si alzò subito in piedi. «Mi segua».

Si diresse fuori dal suo ufficio, verso quello della segreteria, e io lo seguii a ruota.

«Prenda le sue cose e vada al reparto finanziario. D'ora in poi lavorerà lì», ordinò alla donna seduta alla scrivania della segretaria.

Sembrava avere quasi cinquant'anni.

«Ma, signore, era…», cominciò lei.

«Amelia, non voglio sentire storie», la interruppe con tono aspro. «Prenda le sue cose e se ne vada, punto e basta».

Amelia mi lanciò un'occhiataccia, serrando la mascella in modo visibile, prima di alzarsi e iniziare a raccogliere le sue cose.

Distolsi subito lo sguardo, sentendo una fitta di colpa pungermi.

Almeno non era stata licenziata, solo trasferita, mi consolai.

Proprio in quel momento, squillò il telefono di Adam.

Dopo aver risposto, si portò il cellulare all'orecchio, aggrottando quasi subito le sopracciglia. «Il fondo segreto?»

Seguì una pausa…

«Certo, capisco».

Sbuffai tra me e me. Poteva sognarselo…

Non riusciranno mai a trovarlo. L'unica cosa di cui vado fiera della mia vita passata è proprio questo fondo segreto.

Terminata la chiamata, si infilò il telefono in tasca.

«Amelia, metta al corrente Valerie sulle sue nuove mansioni. Ho delle faccende da sbrigare», ordinò, con parole affrettate.

«Sì, signore», rispose lei, e poi lui se ne andò di corsa.

Dopo che Adam se ne fu andato, Amelia si voltò verso di me. Con un'espressione accigliata stampata in faccia, mi spiegò tutto e poi mi lasciò con un avvertimento.

«Non sei speciale. Sarai solo un'altra della lunga lista di ragazze che ha usato e gettato via». Un sorrisetto le si allargò sul viso. «E io sarò qui quando succederà».

Detto questo, uscì dall'ufficio a passo di marcia.

Una delle tante ragazze, eh? Chissà se Karen lo sa.

Dopo aver passato una mezz'oretta a sistemarmi, cercai di concentrarmi sul lavoro, nonostante il brusio sullo scapolo più ricco della città.

I loro pettegolezzi, sebbene sussurrati, erano impossibili da non sentire. Ogni volta che uscivo, c'era un gran chiacchiericcio su un certo Lucas Stone.

Ero appena uscita di nuovo quando sentii per caso: «Oggi viene qui!»

«Oddio…» squittì un’altra collega. «Non posso credere che finalmente lo vedrò di persona. Ho sentito dire che è ricco sfondato, e pure uno schianto!»

Un tempo ero stata così infatuata di Adam, ma ovviamente non per i soldi, perché lui non ne aveva.

E guarda un po’ dove mi aveva portata…

Mi aveva resa così cieca e stupida da non notare i segnali.

La suoneria del telefono interruppe i miei pensieri.

«Pronto?» risposi.

«Val, il signor Stone sta per arrivare» tuonò la voce di Adam dal ricevitore.

Alzai gli occhi al cielo. “Val”? Mi aveva già affibbiato un soprannome?

«Per favore, intrattienilo finché non arrivo. È un ospite molto importante.»

«Sì, certo» replicai secca.

«Ottimo.»

Terminata la chiamata, feci spallucce e continuai a scorrere le schermate del telefono.

Ma poi, che cos’aveva di tanto speciale questo Lucas?

Beh, visto che mi toccava intrattenerlo, tanto valeva cercarlo su internet.

La prima foto sul suo profilo mi fece cadere la mascella.

Lucas Stone era…

Era l’uomo con cui ero andata a letto per una notte?!

Oh, mio Dio!

La mia mente ripercorse gli eventi di quella sera e poi l’imbarazzante mattinata seguente, e mi morsi le labbra piena di rimorso.

Forse non avrei dovuto rispondere alla sua chiamata.

Forse… forse io… Mi battei una mano sulla fronte e tirai un calcio all’aria per la frustrazione.

E adesso che faccio?

In fondo, non spettava affatto a me dire qualcosa a sua moglie.

Uff…

Un quarto d’ora dopo, mi ritrovai ancora a scorrere le sue foto e a leggere i commenti.

«O mio Diiiiio… è così figo!» scriveva l’utente 356434.

Sbuffai tra me e me. Non è nemmeno tutto ‘sto granché…

Ok, forse lo è, ma non è questo il punto.

«Come fa una persona sola ad avere tutto?! Lucas Stone è senza dubbio lo scapolo più desiderato di New York» commentava un altro utente.

Alzai gli occhi al cielo e mi appoggiai allo schienale della sedia, mentalmente sfinita da come venisse costantemente idolatrato. Poi mi raddrizzai di scatto.

Aspetta, cosa?!

Scapolo più desiderato?

Magari è solo un vecchio commento. Ormai sarà sicuramente sposato.

Le dita si mossero veloci sullo schermo, scorrendo fino alla data del commento: era di appena il giorno prima.

Oh, mio Dio, Ash! Hai fatto un casino colossale!

Ma allora con chi diavolo avevo parlato al telefono?

All’improvviso, sentii una voce dire: «Signor Stone, da questa parte, prego».

E quando alzai lo sguardo, sentii un nodo formarsi allo stomaco mentre guardavo Lucas avvicinarsi al mio ufficio. La sua presenza riempiva l’ambiente, attirando su di sé ogni sguardo.

Appena entrò, il cuore mi perse un battito. Sembrava ancora più affascinante di come lo ricordassi: sicuro di sé, autoritario e innegabilmente attraente.

Mi alzai, mi sistemai il vestito e mi sforzai di sorridere, pur sapendo benissimo che il mio sorriso appariva teso e innaturale.

«Buongiorno, signor Stone» lo salutai, con la voce ferma nonostante il cuore mi battesse all’impazzata.

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