Capitolo 6 Fili fragili
Prima ancora che Keira riuscisse a riprendersi dallo shock per la gravidanza di Zoey, una voce intrisa di cattiveria risuonò sopra di lei.
«Che ci fai lì impalata a fissare il vuoto? Brucia essere scaricati, eh?»
Attraverso la vista annebbiata, riuscì a malapena a distinguere Joshua Wilson, uno degli amici di Aiden.
Le sbarrava il passaggio, guardandola come se fosse spazzatura abbandonata sul ciglio della strada. «Gran bello spettacolo, poco fa. Pensavo ti saresti buttata in ginocchio a supplicare Aiden di non lasciarti. E adesso che fai? Raccatti roba dalla spazzatura per impietosire la gente?»
Keira non aveva più le forze per sopportare quelle cattiverie e quelle prese in giro. Abbassò lo sguardo, cercando di oltrepassarlo.
«A chi credi di darla a bere con questa sceneggiata?» Joshua allungò una mano per spingerla. «Tu—!»
All'improvviso, una mano vigorosa bloccò a mezz'aria il polso di Joshua.
«Joshua, siamo in un ospedale. Adesso basta.»
S'intromise una voce maschile, fredda e profonda. Keira alzò lo sguardo, sorpresa, e vide una figura imponente pararsi tra lei e Joshua.
Era Sean O'Neill.
Joshua fece una smorfia di dolore. Quando si accorse che si trattava di Sean, la sua arroganza si smorzò all'istante. Sebbene Sean non frequentasse la cerchia della famiglia Coleman, nessuno osava mettersi contro il potere della famiglia O'Neill.
«Sean? Che ci fai qui? Sto solo dando una lezione a Keira.»
«Sparisci.» Sean pronunciò una sola parola; la sua voce non era alta, ma trasudava un'autorità innegabile.
Joshua ritirò la mano a malincuore, lanciò un'occhiataccia a Keira e se ne andò imprecando a mezza voce.
Sean si voltò. Il suo sguardo si posò sul viso esangue della ragazza e lui aggrottò leggermente la fronte.
Un'emozione complessa, quasi impercettibile, gli balenò negli occhi.
«Keira, tutto bene?» La sua voce si addolcì notevolmente, trasmettendo una forza rassicurante.
Keira fissò Sean, per un attimo interdetta.
Sean faceva parte della cerchia di amicizie di Aiden.
A differenza di chi la guardava dall'alto in basso e si divertiva a umiliarla, lui, per lo meno, non le aveva mai fatto del male. Nemmeno una volta.
Non avevano mai interagito molto. In seguito, sembrava essersi trasferito all'estero, scomparendo dal giro per un lungo periodo.
Non si sarebbe mai aspettata di imbattersi in lui proprio lì.
«Sto bene, grazie, signor O'Neill» rispose a bassa voce, cercando d'istinto di nascondere il referto medico che teneva in mano.
Lo sguardo acuto di Sean scivolò sul documento e poi sul viso pallido di lei.
Ma non fece domande.
Si limitò a dirle con gentilezza: «Di nulla. Se hai bisogno di aiuto, puoi rivolgerti a me.»
Il telefono di Keira squillò, interrompendoli nel momento peggiore possibile.
Era Martha.
Le dita di Keira tremarono nel prendere in mano l'apparecchio.
Non voleva rispondere, ma la suoneria continuava a squillare impietosa, come una sorta di coercizione.
Sean la osservava in silenzio, senza mostrare la minima intenzione di andarsene.
Alla fine, rispose.
«Keira! Dove diavolo ti sei cacciata?!» L'urlo stridulo di Martha rimbombò attraverso il ricevitore, tanto forte che perfino Sean, a pochi passi da lei, riuscì a sentirlo. «Quel pazzo di Brandon si è presentato alla nostra porta! Dice che gli hai fatto perdere la faccia e pretende che lo risarciamo per i danni morali! Cinque milioni di dollari! Ben cinque milioni di dollari!»
Keira fu colta da un capogiro. «Non ce li ho, cinque milioni di dollari.»
«Non mi interessa! Questo è un casino che hai combinato tu!» strillò Martha, isterica. «Brandon dice che se non vede i soldi stasera, darà fuoco alla casa! Vai a chiederli ad Aiden! Ci sei andata a letto per tre anni... non li vali cinque milioni di dollari? Vai subito a prendere quei soldi! Altrimenti siamo finiti!»
La chiamata si chiuse.
La mano con cui Keira teneva il telefono tremava violentemente, mentre una disperazione opprimente la sommergeva come una marea. Non c'era alcuna possibilità che potesse chiedere dei soldi ad Aiden.
«Problemi?» mormorò la voce gentile di Sean a un passo dal suo orecchio. «Keira, non ascoltarli. Passerà tutto.»
Keira fece un brusco passo indietro. Non voleva che Sean, che l'aveva appena aiutata, la vedesse in uno stato così pietoso.
«Sto bene. Grazie, signor O'Neill.»
Chinò il capo in preda al panico e fuggì dall'ospedale come una lepre spaventata.
Sean osservò la sua figura esile, che sembrava potesse spezzarsi da un momento all'altro, assottigliando lo sguardo pensieroso.
Nel frattempo, non appena uscito dall'ospedale, Joshua tirò fuori il telefono e chiamò Aiden con l'aria di chi si appresta a godersi un bello spettacolo.
«Aiden. Indovina un po' cos'ho appena visto?»
«Arriva al sodo,» rispose Aiden con voce irritata.
Il tono di Joshua si fece canzonatorio. «Keira sembrerà anche fragile, ma a quanto pare non è a corto di cavalieri dall'armatura scintillante. Hai presente Sean, no? Mi si è quasi scagliato contro pur di proteggerla. Mi sa che hai fatto bene a divorziare: Keira è davvero un fenomeno, una maestra nel fare la vittima per impietosire la gente.»
Dall'altro capo del telefono calò un silenzio di tomba.
Dopo una lunga pausa, giunse la voce gelida di Aiden. «Stai dicendo che Sean la proteggeva?»
«Assolutamente. Quei due devono avere una tresca già da un pezzo.»
Nel suo ufficio, Aiden spezzò di netto la penna che teneva in mano. L'inchiostro gli macchiò i polpastrelli, ma lui non se ne accorse nemmeno.
Una rabbia indescrivibile gli divampò nel petto.
Quel Sean che ultimamente stava creando scompiglio nel mondo degli affari, ostacolandolo a ogni passo?
Quella Keira che in sua presenza non osava nemmeno alzare la voce, aveva davvero il coraggio di spassarsela con Sean? Faceva tanto l'innocente con lui, e poi, alle sue spalle, si gettava tra le braccia del suo rivale?
Senza rifletterci troppo, compose il numero di Keira.
Il telefono squillò a lungo prima che lei rispondesse.
La sua voce era debole e rauca, carica di uno sfinimento malaticcio.
Quel suono, inspiegabilmente, acuì la rabbia nel cuore di Aiden. Il suo tono si fece tagliente.
«Hai lasciato qui dei quadri. Passa a prenderli domani.»
«Non li voglio più,» rispose lei, con un filo di voce. «Buttali via.»
«Se c'è da buttarli, vieni a farlo tu!» sibilò Aiden con disprezzo. «Non ho intenzione di sporcarmi le mani.»
Dall'altro capo seguì un breve silenzio; si sentiva soltanto il suo respiro affannoso.
Aiden riusciva quasi a immaginarsela: intenta a mordersi il labbro, con gli occhi arrossati, senza il coraggio di ribattere.
«D'accordo.» Dopo una lunga pausa, riuscì finalmente a pronunciare quell'unica parola, poi riattaccò.
Si era aspettato che lo supplicasse, che piangesse, che cogliesse l'occasione per aggrapparsi di nuovo a lui.
Invece aveva detto solo "d'accordo", e la cosa lo irritò ancora di più.
