Ceneri di una linea morente
Lui
«È morta?» Andras inclinò la testa, cercando di vederle il viso. Il collo era riverso all'indietro, inerte, troppo perché potesse vederle gli occhi.
«No. Ho bevuto troppo.»
Andras sbatté le palpebre. «Hai perso il controllo?»
«Sì.» La parola uscì come un ringhio.
«Mh,» commentò pensieroso. «Il suo sangue era così buono?»
Non risposi. Continuai a camminare, la mascella serrata.
«Ti dispiace se l'assaggio?»
Feci spallucce. Con noncuranza e distacco. Ma dentro, qualcosa si contorse, acuto e profondo. «Certo. Appena si riprende.»
Condividevamo sempre. Gli umani non erano proprietà, erano nutrimento. Con lei, però, l'idea che Andras la toccasse accese qualcosa di selvaggio.
La notte si stendeva silenziosa attorno a noi mentre attraversavamo Qemond, le torce che proiettavano lunghe ombre sulle strade acciottolate. Ogni tremolio di fiamma sembrava più pesante del solito.
Abbassai lo sguardo sulla fragile umana tra le mie braccia. La sua pelle bruciava contro la mia; febbricitante, arrossata per lo shock del mio morso. Il suo sangue pulsava ancora dentro di me come un secondo battito cardiaco. Lo sentivo nelle gengive, agli angoli degli occhi. Ne volevo ancora.
Il suo profumo si insinuava nei miei sensi come fumo.
«Hai sentito i tuoi esploratori?» chiesi, la voce bassa, i denti ancora doloranti. «Nessuna traccia di una Strega Sifone?»
Andras camminava al mio fianco, il passo sciolto, disinvolto come sempre, troppo disinvolto per il declino che stavamo affrontando. «Non ancora. L'ultimo rapporto arrivava da un villaggio di confine vicino alle Scogliere Durniane. Falsa pista. Solo una fattucchiera con un talento per le bugie.»
Ringhiai a mezza voce. «Sono passati mesi.»
«Prova a chiedere al Consiglio,» disse. «Hanno le loro ricerche in corso, finanziate dalla tesoreria. Può darsi che abbiano più fortuna di noi.»
Lo guardai, assottigliando gli occhi. «Se fosse così, se ne starebbero vantando ai quattro venti. Vogliono il merito per ogni dannata cosa che toccano.»
Annuì. «Senza un sifone, le nostre stirpi finiranno. Vorrebbero tutto il merito per aver salvato la specie.»
Non risposi. Guardai di nuovo la ragazza: il respiro corto, la pelle lucida di sudore. Fragile. Umana. Eppure il suo sangue bruciava; era forte, un muro.
Un pensiero mi balenò in mente, ma lo scartai come impossibile.
«Di' ai tuoi uomini di spingersi a sud,» dissi. «Se le streghe si nascondono, saranno più vicine ai vecchi templi.»
Andras annuì, anche se i suoi occhi scivolarono sulla ragazza tra le mie braccia. Camminammo in silenzio per il resto della strada.
Quando arrivammo al palazzo, Loxer, il mio attendente, stava aspettando all'ingresso. «Vostra Maestà.»
Il suo sguardo cadde sulla ragazza tra le mie braccia e le sue labbra si schiusero, confuse, quasi diffidenti. Guardò Andras, poi di nuovo me.
«Lei prenderà il posto di Sara,» dissi, porgendogliela.
Loxer la prese con cautela, le braccia rigide. «Cosa volete che faccia di Sara?»
«Uccidila. Bruciala. Non mi importa.»
La sua esitazione fu minima, ma la colsi.
Feci un sorrisetto. «Oppure usala per nutrirti. Per me non fa differenza.»
Il sollievo gli ammorbidì le spalle. «Sì, Vostra Maestà.»
Annuì e sparì lungo il corridoio con lei inerte tra le braccia. Andras e io rimanemmo in silenzio finché l'eco dei suoi passi non svanì. Espirai, facendomi scrocchiare il collo.
«E se l'avessi voluta io, Sara?» chiese mentre ci incamminavamo verso il mio ufficio.
«Puoi ancora farlo. Loxer dà retta anche a te.»
Ridacchiò, ma i suoi occhi rimasero fissi su di me mentre entravamo nella stanza. «Allora, alla fine cos'hai detto a Holmes?»
Mi lasciai cadere sulla sedia con uno sbuffo. «Gli ho detto che ci avrei pensato.»
«Però non lo farai. Giusto?»
Allungai la mano verso il whisky nella scrivania, svitai il tappo e bevvi direttamente dalla bottiglia. «Che cazzo credi?»
Andras rimase in attesa.
«Che arroganza,» mormorai. «Come se dovessi sentirmi lusingato all'idea che mi offra sua figlia come un trofeo. Mi ha detto che avrei potuto farne ciò che volevo, purché la sposassi.»
Andras si appoggiò allo schienale, braccia incrociate e una scintilla di divertimento negli occhi. «Sembra il genere di affare che di solito apprezzi. Una bella ragazza, un regno sottomesso. Cosa ti ferma?»
Lo fulminai con lo sguardo. «Attento.»
Alzò le mani, ma non si scusò. «Dicevo per dire. Holmes ha il secondo regno più forte dopo Qemond. L'unione ha senso.»
Presi un altro sorso di whisky; il bruciore era inesistente. Bevevo per abitudine ormai, non perché potessi sentirne gli effetti. «Non voglio una sposa. E di sicuro non ne voglio una consegnata come un pegno di pace. Non mi piace Holmes. Non mi piace affatto.»
«Allora perché non rifiutare subito?»
Posai la bottiglia con un tonfo. «Perché Holmes sta sanguinando ai confini. Gli umani stanno sfondando. E si sono alleati con le streghe. Voglio saperne di più, tenermi buono Holmes.»
Andras aggrottò la fronte. «Streghe? Schierate con i mortali?»
«Sta perdendo il controllo. Il regno gli sta crollando sotto i piedi e ora mi prega di rimetterlo insieme con un fottuto matrimonio.»
Andras inclinò la testa, socchiudendo leggermente gli occhi. «Resta un alleato strategico. Se non vuoi la ragazza, prenditi il regno. Un matrimonio ti dà entrambi.»
«Non mi serve una sposa per prendere il Jeshire.»
«No, ma faciliterebbe le cose,» disse. «Non c'è bisogno di una guerra se lei è già nel tuo letto.»
La mia mascella si contrasse. «Non mi piace che mi si dica cosa fare.»
Andras fece un sorrisetto, ma i suoi occhi mi osservavano attentamente. «Odi la politica, a meno che tu non stia tenendo una lama alla gola di qualcuno. Questo matrimonio potrebbe aprire delle porte. Senza spargimenti di sangue.»
Mi sporsi lentamente in avanti, unendo le punte delle dita. «È questo che vuoi, Andras? Trattati di pace e balli di corte? Devo mandare te al mio posto a corteggiare la principessa?»
Il suo sorriso svanì, ma non distolse lo sguardo. «Voglio ciò che è meglio per il regno.»
Sostenni il suo sguardo per un lungo momento carico di tensione. «Anch'io.»
Si alzò di scatto, spingendosi via dalla scrivania con un rapido movimento delle dita. «Allora dovresti prendere in considerazione il matrimonio.»
Non risposi.
Andras fece un mezzo cenno del capo, disinvolto ma secco. «Cerca di non uccidere nessun altro stanotte, Maestà.»
Non lo guardai mentre usciva. La porta si chiuse con uno scatto e il silenzio ritornò.
Fissai la scrivania a lungo, il profumo del suo sangue che ancora mi persisteva in fondo alla gola. Versai un altro drink, lasciandolo intatto.
Alla fine mi alzai e mi diressi verso le mie stanze. Sarei dovuto andare agli alloggi degli schiavi, ma non mi fidavo di me stesso.
Non ancora. Così mi stesi a letto da solo, il sapore di lei ancora vivo sulla lingua.
Domani mi sarei nutrito di nuovo.
Domani avrei preso di più.
