Finalmente assassinato

IL PUNTO DI VISTA DI ALESSANDRO

"Capo, Nikolai è stato assassinato. Sono qui alla cerimonia funebre, lo stanno seppellendo," mi informò al telefono il mio uomo, Dimitri.

Mi appoggiai allo schienale e sospirai. "Ottimo che sia stato fatto fuori. Avete trovato qualcun altro in casa?"

"No, capo, a parte una delle guardie. È scappato e non si trova da nessuna parte."

"Cercate anche lui e fatelo fuori," ordinai, mentre infilavo la giacca dell'abito.

"Subito, capo, ma forse è meglio che tu venga qui. C'è un problema al cimitero..."

Lo interruppi. "Arrivo."

Riagganciai e mi diressi in sala da pranzo. I problemi del funerale di Nikolai potevano aspettare. Mi accomodai al mio posto e lessi il quotidiano, sorseggiando il caffè in silenzio.

Ero felice che anche quel bastardo fosse stato sistemato.

Feci colazione in pace e alla fine mi alzai quando vidi che Dimitri mi stava chiamando di nuovo. Sospirai, abbottonandomi la giacca; dovevo farmi vedere a quel cazzo di funerale di Nikolai.

Anche se avevo ordinato io il suo omicidio, dovevo comunque partecipare.

Nikolai Martinez era il migliore amico di mio padre, era uno dei miei caporegime e mio padre lo considerava un fratello. Nel nostro mondo, quando consideri qualcuno un fratello significa che daresti la vita per lui.

Dopo il ritiro di mio padre, Nikolai si era allontanato volontariamente dalla nostra famiglia. L'avevo sistemato non appena mi avevano informato che stava pianificando di scappare in un altro paese. Un sorriso contorto mi affiorò sulle labbra: a quanto pareva, i suoi progetti per un nuovo inizio erano finiti nello scarico.

Mio cugino Antonio gettò la sigaretta a terra non appena mi vide e mi aprì la portiera dell'auto. Mi accomodai sul sedile posteriore e gli dissi di guidare fino al cimitero in cui avrebbero sepolto Nikolai.

Quando arrivammo, il posto era già gremito di persone vestite di nero. Era piuttosto conosciuto, per questo c'era così tanta gente.

Nell'istante in cui scesi dall'auto, la maggior parte dei presenti, compreso il prete, si accorse del mio arrivo.

Dimitri mi si avvicinò. "Capo, credo che tu debba vedere una cosa."

"Di che si tratta?" chiesi.

"Sono stato qui alla cerimonia a osservare tutti, ma c'è una persona che ha un'aria strana," disse in un sussurro.

"È rimasta seduta lì in disparte, come vedi, con quegli occhiali scuri, senza parlare con nessuno," mi spiegò Dimitri. "E non ho la più fottuta idea di chi cazzo sia," aggiunse.

"Una delle cameriere?" domandai.

"Probabilmente no, è ancora giovane e, a giudicare dall'aspetto... credo sia una parente di Nikolai o qualcosa del genere," disse, continuando a osservare la ragazza.

Grottai la fronte. "Non mi risulta che Nikolai avesse figli, e tutti i suoi parenti sono stati uccisi. Perché gli somiglia?"

"Non ne aveva. Qui lo sanno tutti," mormorò Dimitri.

Annuii. "D'accordo. Novità sulla guardia che è scappata?" chiesi, cambiando argomento.

"Ancora niente, i nostri la stanno cercando." Dopo un istante di pausa, chiese: "Che facciamo con la ragazza?" tornando alla questione di prima.

"Dì a Thomas di scoprire chi è."

"Fatto. Ha detto che mi chiamerà non appena scoprirà qualcosa."

Mi accigliai. "Non si è accorta che avete tutti gli occhi puntati su di lei?" chiesi, mentre la guardavo mantenere un atteggiamento del tutto indifferente verso chiunque le stesse intorno.

«Sabrina le si è avvicinata, ha provato a parlarle ma lei l'ha ignorata. Sembra essere sotto shock.»

Prima che potessi rispondergli, il suo telefono squillò e sullo schermo apparve il nome di Thomas. Rispose e gli parlò per più di un minuto, poi riattaccò con un'espressione confusa sul volto. Sollevai un sopracciglio, interrogativo.

«Non ci sono documenti pubblici che attestino che Nikolai Martinez abbia mai avuto figli, ma diciotto anni fa sua moglie, incinta e ormai a termine, fu ricoverata nel nostro ospedale per partorire. Il bambino, però, morì durante il parto, ed era un maschio.»

«Suo figlio è morto, lo so, e allora chi cazzo è quella?» Indicai la ragazza, seduta a debita distanza dalla folla. Era evidente che avesse il terrore delle persone.

«Questa è una domanda a cui solo lei può rispondere.»

«Chiama Sabrina e le dille di provare a parlarle di nuovo, dobbiamo...» Prima che potessi finire la frase, il prete disse qualcosa e la folla rispose in coro. Probabilmente stavano pregando affinché l'anima di Nikolai riposasse in pace.

«Andiamo a occuparci di un'altra questione.» Non aspettai la fine della cerimonia; mi alzai e salii in macchina. Dimitri mi seguì a ruota.

«Capo, con i recenti attacchi ai nostri uomini e ora il sequestro della droga, credo che sia tutto collegato a lui» mormorò Thomas.

«Prima andiamo a fare una visitina al nostro amico Lucas» dissi a denti stretti.

Arrivammo al nostro magazzino, letteralmente in mezzo al nulla. Ero seguito da Thomas e Dimitri. Altri quattro dei miei uomini ci tallonavano mentre ci avvicinavamo alla cella di Lucas.

Anche Lucas era un nemico. Era solo un tirapiedi di uno dei nostri rivali mafiosi, Bercado Stones. Lo tenevamo in ostaggio unicamente perché si rifiutava di dirci dove si nascondesse il suo capo.

Bercado stava impazzendo per la scomparsa di Lucas; sapeva che lo avevo preso io, ma non aveva il fegato di venire a riprenderselo. Invece si era nascosto e aveva sabotato le mie navi. Era un codardo.

I nostri passi riecheggiavano sulle pareti del magazzino. Mi fermai fuori dalla cella di Lucas mentre Dimitri apriva la porta. La stanza era illuminata da un'unica lampadina e, proprio lì sotto, Lucas era legato a una sedia, gonfio di botte e incazzato nero.

Infilai le mani in tasca, torreggiando su di lui.

Lucas rise e mi sputò ai piedi. Non mi colpì, ma ci provò. «Qualche motivo speciale per questa meravigliosa visita, Alessandro? Immagino che il tuo carico di droga non sia arrivato a destinazione, vero?» ghignò.

Appoggiai i palmi sul tavolo davanti a lui. «Come fai a saperlo?» Rise, quel bastardo rise di me. «Siamo molto più avanti di te, Alessandro. Conosciamo ogni tua mossa.»

«Ti piace proprio ridere, eh, Lucas?»

«Non molto, ma ridere di te...» fece un respiro profondo, assaporando il momento della sua insignificante vittoria. «È tutta un'altra cosa, non trovi?»

«Dimitri?»

«Sì, capo?»

«Aiuta Lucas a migliorare la sua risata» ordinai.

«Andiamo, Thomas» mormorai, uscendo dalla cella a passo deciso. Mi fidavo di Dimitri, perché prima ancora che potessi salire in macchina, sentii un urlo agghiacciante.

Dimitri aveva i metodi più creativi per estorcere informazioni alla gente con la tortura. Prima o poi, sapevo che Lucas avrebbe parlato.

Il mio prossimo obiettivo era la ragazza che avevo visto alla cerimonia di sepoltura.

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