Capitolo 6 Poi le ruote sono cadute
Drago:
Riattaccai il telefono dopo le conversazioni con Victor, Constantine e Dragori.
Avevamo una crisi tra le mani, una crisi maledetta e completamente sballata. Ripresi il telefono: mi ero appena seduto. Mi passai una mano tra i capelli, nervoso, aspettando che Ash rispondesse.
«Drago?»
«Ash, ho bisogno che tu, Cinder e Cole mi raggiungiate subito in salotto.» Non aspettai nemmeno che confermasse di aver capito: riattaccai.
Appoggiai la testa allo schienale del divano e fissai il soffitto. Mi strofinai la faccia con forza, in un’esasperazione totale.
Le cose stavano andando così bene. C’erano state diverse volte in cui avevamo portato Ria qui, in casa. Avevamo provato a passare più tempo con lei, uno per volta, continuando però a garantirle la sicurezza della dinamica di gruppo. Era un equilibrio difficile da mantenere.
Ogni volta che le stavo vicino, il mio drago voleva starle addosso. Accanto a lei provava appagamento, ma stava diventando sempre più possessivo. Anche gli altri avevano detto di sentire cose simili dai loro Draghi.
Natalia si era avvicinata a lei ed era diventata davvero un’amica. Ne ero felice per più di un motivo. Sì, aiutava nella nostra missione di conquistarla. Però, sinceramente, mi faceva piacere che avrebbero avuto quell’amicizia quando saremmo tornati a casa, in Romania.
Natalia ci aveva detto che di recente Ria le stava facendo domande su quello che provava per noi. Stava cercando di favorire un cambiamento nella direzione del nostro rapporto: da amici a qualcosa di romantico. Finora, però, non si era mostrata particolarmente ricettiva né al nostro flirt discreto né alle allusioni di Natalia.
Questa cosa manderà tutto a puttane.
Sentii dei passi e vidi i miei fratelli entrare nella stanza, tutti con la stessa espressione preoccupata. Peggiorò quando notarono quanto ero teso.
«Che succede?» Ash, ovviamente, andò dritto al punto.
Si sedettero tutti e io cominciai: «Ho passato più di due ore al telefono con Dragori, Victor e Constantine. Sta montando una situazione grossa, e riguarda Ria.»
Alzai una mano quando li vidi pronti a sommergermi di domande.
«Victor ha ricevuto una lettera ufficiale da Anthony Escarra. In quella lettera dichiarava di essere a conoscenza del ritrovamento di una Femmina Drago Reale. E sapeva anche che al momento non era legata a nessuno. Ha presentato una richiesta formale: che la presentassimo alle altre famiglie Reali per un possibile accoppiamento.»
Inspirai e proseguii: «Poi ho parlato con Dragori. Victor lo aveva informato della lettera, e Dragori ha contattato sia Anthony sia Santoro, il capo della sicurezza di Anthony. Entrambi hanno confermato l’autenticità della lettera. E, in modo non proprio esplicito, hanno lasciato intendere che potrebbe esserci un attacco se non obbediamo.»
«Ma mi stai prendendo per il culo!» Cinder non riuscì più a trattenersi.
«Pazienza, fratello, c’è dell’altro. Dragori, poi, si è preso la briga di salvarci il culo dicendo a entrambi che l’avevamo già presa come compagna e marchiata come nostra, e che saremmo rientrati immediatamente. Poi, pretendendo una seconda conferma, Victor ha attestato a entrambi che era vero. Constantine ha fatto la sua magia e ha falsificato la notifica ufficiale di rivendicazione che invieremo alle altre famiglie, ai nostri alleati e ai nostri contatti.»
«Merda.» Fu tutto quello che Ash riuscì a dire.
Cinder e Cole rimasero a guardare, impietriti.
Ash si passò le mani sul viso e lasciò uscire un respiro enorme. «Non abbiamo scelta. Se non rendiamo vere quelle rivendicazioni, e subito, scoppierà una guerra. Il nostro popolo non può reggere una guerra. Dobbiamo prenderla come compagna e portarla via stanotte.»
«Ci odierà,» sussurrò Cole.
«Magari se glielo spieghiamo, accetterebbe?» suggerì Cinder.
«No, cercherebbe di scappare. È ancora troppo diffidente con noi. Per quanto mi ripugni farlo, siamo responsabili della sicurezza e del benessere della nostra gente. Non solo abbiamo bisogno di lei per evitare una guerra, ma ci serve anche perché aiuti a far rinascere il nostro popolo. Dovremo pregare di riuscire a farle capire quanto sia disperata la situazione in cui ci siamo trovati.»
Mi alzai e cominciai a camminare avanti e indietro per la stanza. «Credo che, in questa faccenda, dovrò davvero fare la parte del cattivo. Dobbiamo essere assolutamente certi che lei non possa lasciarci. Questo significa impedirle di tornare negli Stati Uniti, a qualunque costo. Dovrò contattare il senatore Keeting.»
Si voltarono tutti a guardarmi, inorriditi da ciò che stavo lasciando intendere. Dovevo soppesare la vita della mia famiglia e quella di altri contro la possibilità che la mia compagna mi odiasse e non mi perdonasse mai per quello che stavo per fare.
Ria:
Me ne stavo nella zona giorno del nostro dormitorio, a fare serata film con Natalia. Era bello. Mi mancavano notti così con Cin, e in un certo senso era terapeutico.
All’inizio ero un po’ diffidente. Avevo paura che ricominciasse a parlare dei suoi fratelli.
Di recente avevo notato un cambiamento sottile nelle dinamiche. Sembrava che i fratelli cercassero tutti più spesso di ritagliarsi momenti in cui potessero parlarmi da soli. Non provavano a isolarmi del tutto, altrimenti sarei andata nel panico sul serio. No: era più che altro un modo di allontanare me e uno dei fratelli dagli altri, quel tanto che bastava a dare un po’ più di privacy alle conversazioni. Non sapevo bene cosa provassi al riguardo. Inoltre c’era stato più flirt. Niente di eclatante: sottile, ma decisamente flirt. E, come se non bastasse, Natalia aveva cominciato a farmi domande sul fatto che mi piacessero o no.
Stava iniziando a rendermi nervosa da morire. Per non parlare del fatto che non avevo la minima idea del perché diavolo lo stessero facendo tutti quanti insieme. Voglio dire: sul serio, stava per scoppiare una rissa o una litigata tra fratelli perché stavano tutti flirtando con me?
Onestamente non sapevo come gestirla, né cosa fare. Speravo di parlarne con Cin l’indomani. Dovevamo videochiamarci il pomeriggio, visto che sarebbe stato sabato.
Poco prima ero in camera mia a finire una relazione quando Natalia bussò alla porta. Mi chiese se mi andasse una serata film. Solo noi, qualche film e un sacco di schifezze, come l’aveva messa lei.
Mi riportò alle serate a casa con Cin e, in realtà, suonava davvero bene. Così accettai, e andammo a sistemarci in soggiorno.
Aveva preso popcorn, diversi cioccolatini, orsetti gommosi e patatine. Vidi profilarsi un mal di pancia nel mio futuro, ma era divertente. Decidemmo per un film d’azione, un dramma o un horror. Volevo evitare le commedie romantiche. Fin lì non aveva tirato fuori i fratelli, e cominciavo a rilassarmi.
Avevamo messo su un film della Marvel e io ero sprofondata sul divano con un paio di shorts del pigiama e una canottiera coordinata. Ero scalza, e Natalia aveva accennato al fatto che avremmo potuto dipingerci le unghie a vicenda. Avevo già sgranocchiato un po’ di orsetti gommosi e adesso stavo mangiando popcorn.
All’improvviso Natalia balzò in piedi. «Cavolo, mi sono dimenticata le bibite. Ne vuoi una?»
«Sì, certo. Credo che lì dentro ci sia ancora della Dr. Pepper.»
«Sì, trovata.» La sentii rovistare, poi il suono frizzante dell’aria che incontrava la carbonazione.
Tornò nella stanza e mi porse una bottiglia già aperta e un bicchiere pieno di ghiaccio. Lei ne aveva una per sé.
Versai la bibita nel bicchiere e ne bevvi un sorso enorme, visto che stavo sgranocchiando popcorn salati.
Eravamo entrate nel vivo del film e cominciai ad accorgermi che la mente mi vagava altrove. Bevvi altra bibita, cercando di restare ancorata al momento. Poi iniziai ad avere sonno. Non mi sentivo bene. C’era qualcosa di strano.
«Natalia, non mi sento tanto bene.» Mi sentii impastare le parole, e le braccia e le gambe mi formicolavano. Che cazzo.
Provai ad alzarmi, ma le gambe non mi reggevano. Il panico cominciò a montare. Natalia si alzò e si piegò su di me. Mi spinse giù perché mi sdraiassi sul divano. Cercai di scostarla e di tirarmi su, ma avevo perso la capacità di farlo. Le incrociai lo sguardo e ci vidi dentro colpa.
Oh mio cazzo, che cosa ha fatto? Girai la testa quanto più potevo e vidi il mio bicchiere di bibita.
«Che cazzo hai fatto?» Non ero nemmeno sicura che capisse, con le parole che mi uscivano trascinate. Poi mi si chiusero gli occhi, e il sonno mi inghiottì per intero.
