Un esame andato terribilmente male

Rose

Sono nuda, su un lettino, con le gambe spalancate. È così che aspetto il dottore. Che visione attraente…

L’adorabile infermiera di prima se n’è appena andata. Era entrata nell'ambulatorio per controllarmi, dicendo che non era sicura che potessi cavarmela da sola, dato che, a quanto pare, ho la segatura al posto del cervello. Appena entrata, mi ha detto che il dottore sarebbe arrivato a momenti, quindi tanto valeva che andassi avanti e mettessi i piedi nelle staffe.

Questo è successo almeno cinque minuti fa.

Per fortuna ho un lenzuolo che mi copre le gambe e il camice che indosso mi copre il busto.

Fisso una luce intensa sopra di me, chiedendomi se potrebbe bruciarmi le cornee se dovessi rimanere qui ancora a lungo. Sarebbe un’ottima scusa da usare per farmi mandare via. Forse, a quel punto, avrei l'opportunità di scappare e cavarmela da sola.

Immagino che il dottore sarà un uomo di ottant'anni con le mani gelide e lo stesso atteggiamento dell'infermiera. Sarebbe la mia solita fortuna.

Ma perché nessuno di quelli che lavorano al castello è gentile?

Tristan e Mark sono gentili… Mark era silenzioso, ma non in modo sgarbato. E Tristan era fin troppo amichevole. Mi piacciono entrambi, ma non sembra che lavorino qui. Forse in un'altra vita potremmo essere amici, o qualcosa di più.

Non posso fare a meno della reazione fisica che scatta dentro di me quando penso a uno di loro. Comincio a sentirmi sempre più umida tra le cosce divaricate, e un leggero dolore inizia a farsi sentire in basso, sotto la pancia.

Rendendomi conto che non voglio che il dottore mi sorprenda in un simile stato, decido di pensare a qualcos'altro, qualsiasi altra cosa. L'ultima cosa di cui ho bisogno è che il dottore si accorga che qualcosa mi sta eccitando.

Mi rivedo all'impianto di trattamento delle acque reflue e ripenso a quanto sia stato imbarazzante il giorno in cui ho vomitato.

Ecco, questo funziona. Qualunque cosa accada, devo tenere la mente lontana da quei due ragazzi in cui mi sono imbattuta finché questa visita non sarà finita, così il dottore non vedrà la prova dei miei veri sentimenti.

Pochi istanti dopo aver rafforzato la mia determinazione, sento la tenda aprirsi di scatto. «Salve!» dice una voce femminile amichevole, e alzando lo sguardo vedo una donna minuta, alta forse un metro e mezzo, con i capelli scuri raccolti in uno chignon e dei piccoli occhiali in equilibrio sulla punta del naso. Indossa un camice da laboratorio e ha in mano una cartellina.

«Salve» riesco a dire con la bocca secca. Parlare non è il mio forte oggi.

«Scusa se ti ho fatta aspettare, cara. Sono la dottoressa Penderghan. Come stai, tesoro?» mi sorride dall’alto, stando in piedi vicino alla mia testa.

Non so come rispondere, così alla fine le dico la verità. «Terrorizzata».

«Oh, tesoro!» dice, dandomi una pacca sulla spalla. «Mi dispiace tanto. So che non è facile. Ma cercherò di farti uscire di qui il più in fretta possibile, va bene?»

Comincio a pensare di essere entrata nell'ambulatorio sbagliato, perché è terribilmente gentile e, finora, non ho avuto la fortuna di incontrare persone gentili. Be', a parte quei due marcantoni.

«Okay» dico, sperando che dica la verità così posso andarmene.

«Adesso devo solo controllare un paio di cose, cara, per assicurarmi che tu sia in perfetta forma, nel caso il re decidesse di fare di te la nostra fortunata vincitrice.» Mi sorride come se fossi qui per una specie di concorso e non per fare un favore a tutto il mio branco. Ma poi... suppongo che la maggior parte delle altre ragazze si considererebbe una vincitrice, se venisse scelta.

Non io. Per me, significherebbe essere la più grande perdente di tutte.

«Bene. Prima farò un esame fisico, poi userò l'ecografo. Chiederò all'infermiera Maria di entrare per assistere, così potrai sentirti a tuo agio e tranquilla che vada tutto bene, d'accordo, cara?»

Annuisco, ma se l'infermiera Maria è la signora sgarbata che ho incontrato prima, non la voglio qui dentro.

La dottoressa Penderghan sporge la testa dalla tenda e chiama l'infermiera Maria. Un attimo dopo, entra un'altra donna anziana. Non è la stessa infermiera di prima, sia ringraziata la Dea della Luna.

«Bene» dice la dottoressa, e io fisso lo sguardo sul soffitto, cercando di immaginarmi altrove mentre lei procede con la visita.

Non è così terribile come pensavo. In pratica, controlla solo se sono vergine o meno. Soddisfatta del risultato, va avanti.

«Ora, questo ecografo ci darà modo di osservare bene i tuoi organi riproduttivi» dice. «Scusa se il gel è freddo.»

Mi ha sollevato il camice, ma il lenzuolo copre ancora la parte inferiore del corpo e mi ha detto che posso togliere i piedi dalle staffe, per fortuna.

Ha ragione: il gel è freddo. Lo spalma su tutta la pancia con una sonda, poi il macchinario si accende e i suoi occhi rimangono incollati allo schermo mentre la muove.

Dopo qualche istante, la dottoressa Penderghan emette un suono, come se stesse cercando di risucchiare tutto l'ossigeno dalla stanza.

Allarmata, sposto lo sguardo sullo schermo. Prima non stavo guardando perché non ho idea di cosa dovrei vedere. E non ne ho idea neanche adesso.

«Infermiera Maria, vede quello che vedo io?» chiede la dottoressa Penderghan, con la voce ridotta a un sussurro tagliente.

L'infermiera Maria si avvicina e fissa il piccolo schermo. Anche lei inspira rumorosamente.

«È... incredibile!» esclama.

«Lo so!» concorda la dottoressa Penderghan. «Un caso su un milione!»

Deglutisco a fatica. Non ho idea di cosa stiano parlando, ma sembra che la cosa le renda felici. Tutto ciò a cui riesco a pensare è che qualunque cosa ci sia su quello schermo probabilmente non mi sta aiutando a guadagnarmi un biglietto d’uscita da questo posto orribile.

La dottoressa Penderghan posa la sonda, spegne il macchinario, estrae alcune fotografie che a quanto pare ha stampato e si volta verso di me, mentre l'infermiera Maria mi pulisce il gel dalla pelle. «Hai mai fatto un esame del genere, cara?»

Scuoto la testa. Dalla mia bocca non esce nessuna parola.

«Beh, hai un tratto anatomico molto insolito, che la maggior parte delle donne non possiede. Hai due corni uterini, cara. Come una lupa. La maggior parte delle mutaforma ha un solo utero, come le umane.»

«Oo-kay» borbotto. «E quindi… che significa?»

«Significa che le tue probabilità di concepire sono molto, molto alte» dice con un ampio sorriso.

Posso solo fissarla.

Egoisticamente, per me è una notizia terribile.

Intorno a me c'è un gran trambusto mentre discutono sul da farsi. Io sono in trance, chiedendomi cosa significhi esattamente tutto questo per me.

«Rivestiti, cara» mi dice la dottoressa Penderghan, e poi se ne vanno entrambe. E io resto sola.

Con i miei due corni uterini…

Mi tiro su dal lettino e mi rivesto, poi mi siedo di nuovo per allacciarmi le scarpe. Qualche istante dopo, la dottoressa Penderghan chiama: «Sei vestita, cara?»

«Sì» le rispondo, e lei apre la tenda.

«Il re desidera vederti immediatamente, tesoro. Ti accompagno io.»

La testa mi oscilla avanti e indietro, e spingo i piedi a muoversi come se fossi una specie di automa o di zombi.

La dottoressa Penderghan è al settimo cielo mentre percorre il corridoio con me. Praticamente canticchia per l'entusiasmo. Io non so cosa pensare di tutta questa faccenda. Forse re Gene penserà che sono una specie di abominio, a giudicare da come cammino, e mi manderà dritta a casa.

Non entriamo nell'ufficio del re, come mi aspettavo. Ci dirigiamo invece verso un grande auditorium, e la dottoressa Penderghan mi fa salire sul palco.

Luci accecanti mi colpiscono gli occhi, ma mentre guardo verso la folla, capisco che ci sono decine, forse centinaia di persone là fuori. Non riesco a distinguere molti volti, ma vedo la prima fila. Riconosco la ragazza dai capelli rossi con cui ho parlato prima e quella bionda così piena di sé.

Perché sono tutti qui?

Perché sono io qui?

«È lei?» chiede re Gene alla dottoressa mentre ci avviciniamo a lui. Sembra scioccato di rivedermi così presto.

«Sì, Vostra Maestà» risponde lei, porgendogli le foto.

Lui le guarda ed emette lo stesso fastidioso “ahh” che avevano fatto la dottoressa e l'infermiera. «Molto bene» dice. «Grazie, dottoressa.»

La dottoressa Penderghan annuisce, poi si fa da parte e torna al mio fianco mentre Re Gene zittisce la folla.

«Signore, signori e cittadini tutti del regno», esordisce lui mentre il brusio della folla si smorza fino a diventare un mormorio. Anch’io mi ritrovo a scrutare il pubblico. «È con immenso piacere che vi annuncio che la nostra Riproduttrice è stata trovata!»

Mi guardo intorno. C’è un’altra donna sul palco? Chi è?

Poi… è lui a rispondere alla mia domanda. «Rose Forrest del branco di Elm!» Sta indicando me!

Sono io la Riproduttrice? Per via del mio stupido utero anomalo? Basta solo questo? Davvero?!

Non so nemmeno come reagire. Le ginocchia minacciano di cedermi. Vorrei solo scendere di corsa dal palco e nascondermi da qualche parte, ovunque.

Ma sono qui, e non posso. Tanto per cominciare, ci sono le guardie. E poi, i miei genitori mi ucciderebbero se tornassi a casa adesso. Le notizie viaggiano in fretta da queste parti e, quando scoprissero che sono stata scelta e che sono riuscita a sfuggire alla guardia reale, non mi riaccetterebbero in casa loro. Mi caccerebbero in strada a bastonate, come un cane randagio sorpreso a rubare del cibo.

Cerco di riportare l’attenzione sulla sala. Molti tra la folla applaudono ed esultano, ma sui volti di alcune ragazze leggo l’indignazione.

«Cosa?» sento strillare una voce. Guardo verso il pubblico e vedo che è la bionda di prima. «Col cazzo che è vero!» urla.

«Calmati, Kerry», le dice una ragazza mora al suo fianco, guardandosi intorno per vedere se le guardie si stanno avvicinando a lei. La mora deve strofinarle la schiena per impedirle di andare in iperventilazione.

Adesso so chi è. Kerry Hill. Del branco di Brush. Suo padre, l’Alfa Robert, è uno degli Alfa più potenti del regno.

Non c’è da stupirsi che sia furiosa. Probabilmente sente di meritarsi di essere lei a portare in grembo il futuro erede, e magari anche a sposare il prossimo re.

Non si aspetteranno che lo faccia io, vero?

Non riesco nemmeno a pensare a cosa significhi tutto questo!

Kerry viene scortata fuori dall’auditorium, insieme a qualche altra ragazza infuriata che sta interrompendo il re. Mi chiedo se verranno punite per aver passato il segno, ma ne dubito. Dovrebbero concedere loro un po’ di clemenza, visto che sono venute fin qui per niente. Una specie di premio di partecipazione con su scritto: “Torneo della Riproduttrice: Seconda Classificata”.

Ecco, quello sì che sarebbe qualcosa di concreto di cui vantarmi. Non due corni uterini…

«Grazie a tutti per essere venuti», continua Re Gene. «Ora… potete andare!»

Per un attimo, spero che quell’invito includa anche me.

Ma la speranza dura poco. Lui si volta verso di me e dice: «Tranne te, ovviamente». Un sorriso malvagio gli increspa le labbra socchiuse e il panico mi travolge.

In che guaio mi sono cacciata?

Capitolo precedente
Capitolo successivo