La Suite Luna
Rose
Re Gene congeda tutti dall'auditorium, tranne me.
La dottoressa Penderghan resta al mio fianco, e noto una coppia in piedi ai piedi del palco. Nonostante ciò, il cuore mi martella nel petto. Chissà che diavolo mi succederà adesso.
«Beh, devo dire», esordisce il Re Alfa non appena rimaniamo quasi soli, «che quando ti ho incontrata prima, non mi aspettavo saresti stata tu la vincitrice».
Posso solo fissarlo. Credetemi, nemmeno io!
«Ma quando la dottoressa Penderghan mi ha parlato della tua situazione particolare, beh, come avrei potuto scegliere qualcun altra?» Mi sorride di nuovo e, come prima, sento lo stomaco contrarsi. Quel sorriso non mi piace.
È… inquietante, e mi fa dubitare della sua sincerità.
«Credo sia un po' sopraffatta», dice la dottoressa Penderghan, posandomi una mano sulla spalla. «Forse dovremmo lasciarla riposare un po' prima che tu la presenti agli Alfa?»
Re Gene continua a fissarmi, e mentre la dottoressa parla sento i suoi occhi scorrere sulla mia figura. Quando quel bell'uomo nel corridoio l'ha fatto, prima, mi sono sentita attraente e bella. Ma questo mi fa sentire a disagio quasi quanto il suo sorriso.
«Sì, sì, certo», dice infine il re. «Beta Sam! Potete tu e Shelby accompagnare la signorina Rose nella sua stanza?»
«Sì, Alfa», risponde l'uomo ancora in piedi ai margini del palco. Lo guardo attentamente per la prima volta e vedo che non è molto più grande di me. Non avevo idea che il Beta fosse così giovane.
Forse non lo è da molto? Nessuno parla mai del Beta del Re Alfa.
Mi fa cenno di raggiungerlo alla scalinata e mi rendo conto che, con il re nella stanza, dovrò scendere le scale all'indietro.
Con queste scarpe, mi sembra pericoloso.
Però non dovrei voltare le spalle al re.
Per fortuna, prima che arrivi in cima alle scale, il re si gira e si allontana nella direzione opposta.
Grazie alla Dea Luna!
Il Beta Sam mi offre la mano e io l'accetto. Mi aiuta a scendere i gradini mentre con l'altra mano reggo il vestito.
«Salve, signorina Rose», mi dice con voce gentile. È un uomo piuttosto attraente, anche se non quanto quelli che ho incontrato nel corridoio. È alto e forte, con capelli biondo-rossicci e gentili occhi verdi. Il mio corpo non sente alcuna scintilla in sua presenza, ma sono felice di avere almeno un altro volto amico da aggiungere alla mia cerchia, visto che potrei rimanere bloccata qui per un po'.
«Salve», gli rispondo, accorgendomi di tremare leggermente. Sono così nervosa per tutta questa situazione. Faccio fatica persino a rendermi conto di cosa stia succedendo.
Diventerò davvero la Riproduttrice di quattro uomini?
«Questa è mia moglie, Shelby» dice, e la donna che prima era in piedi vicino a lui si avvicina. È adorabile, con un naso a patatina e guance tonde. I suoi capelli sono un po’ più castani dei suoi, ma hanno comunque delle sfumature rosse. Ha una spruzzata di lentiggini sul naso. Credo sia di qualche anno più grande di me.
«Ciao» la saluto. «Piacere di conoscerti.»
«Anche per me» risponde lei con un sorriso e, invece di stringermi la mano, mi cinge liberamente le braccia, come se fossimo già amiche di lunga data. «Non vedo l’ora di conoscerti meglio!»
La dottoressa Penderghan mi dà una pacca sulla schiena e dice: «Ci vediamo presto, cara», prima di dirigersi verso l’uscita.
Sento Adam borbottare a Shelby: «Calmati, tesoro. Non la sommergere».
«Scusami» si scusa Shelby. «È solo che… non ci sono molte donne della nostra età qui. A parte le domestiche, e il re preferisce che non socializziamo con loro, se possibile.»
«Capisco» dico, mostrandole comprensione con un sorriso forzato. Non è che non apprezzi il fatto che voglia essere mia amica. Non ho molti amici, nessuno di cui sentirò la mancanza, quindi sarebbe fantastico averne una qui. Ma sono così nervosa che non riesco nemmeno a pensare, figuriamoci a essere felice.
«Andiamo?» propone il Beta Adam, e io annuisco, seguendolo.
Shelby cammina al mio fianco e, mentre procediamo, mi fa domande sulla mia famiglia e sulla mia vita a casa. Riesco a darle solo risposte brevi. Le parole sembrano bloccarmisi in gola. Potrebbe essere una condizione di cui dovrò parlare più tardi con la dottoressa Penderghan, ma la mia autodiagnosi è che la mia mente sta ancora cercando di elaborare che questa, d’ora in poi, è casa mia… almeno per il momento.
Percorriamo lunghi corridoi tortuosi che sembrano tutti uguali, e mi chiedo come diavolo farò mai a orientarmi qui ogni giorno.
«Non preoccuparti, ti abituerai ai corridoi» mi rassicura Shelby, come se mi avesse letto nel pensiero.
«Lo spero» rispondo, ma non ne sono sicura, e sono un po’ spaventata dal fatto che abbia indovinato i miei pensieri con tanta facilità.
Svoltiamo in un altro corridoio e il Beta Adam si ferma di colpo.
C’è un uomo, lì, che viene verso di noi lungo lo stretto passaggio, camminando piuttosto in fretta. Ha i capelli scuri e una corporatura muscolosa – sembra essere un tema ricorrente da queste parti – molto simile a quella degli altri due uomini in cui mi sono imbattuta prima. La sua mascella squadrata è serrata e sembra infastidito. Ha gli occhi scuri incollati al pavimento e li alza solo all’ultimo momento per scansarci.
«Mi scusi, Sam» dice lui.
«Nessun problema, signore» risponde il Beta, e subito dopo mi ritrovo l'uomo attraente che mi fissa.
Mi squadra da capo a piedi per un secondo mentre ci fermiamo nel corridoio, tutti e quattro immobili.
Alla fine, mi saluta: «Ciao». Riesco a sforzare un sorriso, ma non so cosa dire.
«Congratulazioni. Immagino sia emozionata.»
«Ehm… sì» riesco a dire a stento. Allora sa chi sono. Io non ho idea di chi sia lui, ma a giudicare dal completo e dall'aspetto generale, direi che è una persona importante.
«Migliaia di ragazze avrebbero voluto il lavoro che lei ha appena ottenuto» continua, con un tono che si fa più amichevole man mano che parla. Forse, dopotutto, non aveva così tanta fretta.
Non sono sicura di cosa rispondere, perciò resto lì impalata… come un'idiota.
Lui ridacchia. «Beh, spero che riesca a superare presto il nervosismo. Non ha motivo di avere paura.» Mi dà una pacca sul braccio e il contatto della sua mano mi provoca delle scosse elettriche su tutta la pelle.
«G-grazie» balbetto.
«A più tardi.»
Non so se si stia rivolgendo a me, ad Adam o a tutti e tre, quindi non dico nulla, ma quando ritira la mano per proseguire per la sua strada, sento il braccio freddo, come se la sua mano dovesse restare lì.
Shelby ridacchia. «Non è da sogno?»
Prima che io possa rispondere, il Beta Adam si schiarisce la gola. «Lo sai che ti sento, vero?»
«Oh, Sam!» esclama lei, correndo ad afferrargli la mano. «Ma tu lo sai che per me sei il più sognante di tutti!»
Povero Beta Sam. Si volta verso di me in cerca di aiuto, ma non voglio mentire. Resto in silenzio.
Quando Shelby torna a rivolgermi la sua attenzione, sento che è troppo tardi per parlare. E così non dico niente.
Ma sì… penso anche io che quell'uomo fosse da sogno.
Chiunque fosse.
Qualche minuto dopo, arriviamo davanti a una grande porta a due ante in legno, intagliata con dei fiori e impreziosita da intarsi dorati.
È bellissima.
«Eccoci» annuncia il Beta Adam, spingendo la porta per aprirla.
Resto sulla soglia a guardare per un istante, prima la porta… e poi la stanza.
È meravigliosa, e immensa. Credo che gran parte di casa mia ci starebbe qui dentro.
C'è una zona giorno con un grande e soffice divano rosso di fronte a un televisore enorme.
L'area salotto è accogliente e invitante, nonostante i colori audaci. Anche il tappeto sul ricco pavimento in legno è rosso con dettagli dorati. I miei occhi lo seguono fino alla zona notte, dove un enorme letto a baldacchino con una tenda rossa e un copriletto di seta coordinato mi invitano a buttarmi giù per fare un pisolino.
Tutti i mobili in legno sono di un color marrone intenso con sfumature rossastre.
Alle spalle del Beta Sam, ci sono tre enormi finestre che vanno dal pavimento al soffitto, con tende abbinate rosse e oro. Per via dell'angolazione, per ora non riesco a vedere fuori, a parte il cielo di un azzurro brillante. Non vedo l'ora di correre a controllare se si affacciano su un giardino. Sarebbe magnifico.
«È fantastico, non trovi?» chiede Shelby. «Il re l'ha fatta allestire come una seconda suite per la Luna. Oh, e di là c'è il tuo bagno! Tutto in marmo bianco, con una vasca idromassaggio grande abbastanza per almeno due persone! Chi sarà il fortunato?» ridacchia Shelby, maliziosa.
Inarco le sopracciglia. Mi piacerebbe moltissimo immergermici... da sola, se possibile.
Noto che la stanza è abbinata al mio vestito e mi chiedo se sia solo una coincidenza. Immagino di sì, per forza.
«È stupenda» dico loro.
Lei si avvicina a un armadio e lo apre. «Qui dentro ci sono un sacco di vestiti. Credo che troverai tutto della tua taglia, ma in caso contrario faccelo sapere e ti procureremo quella giusta.»
Tutto ciò che riesco a dire è: «Grazie». Probabilmente mi fa sembrare poco riconoscente, vista la stanza che mi è stata appena offerta, ma, insomma, non ho chiesto io niente di tutto questo.
Mi sorride e chiude l'anta dell'armadio.
«Beh... sono sicuro che sarai stanca» dice il Beta Adam. «Recupereremo i tuoi bagagli dalla scorta e ci assicureremo che tu abbia le tue cose da casa.»
Non ho portato molto, ma mi farebbe piacere avere quel poco che ho messo in valigia. «Grazie.» Sembra che io non sappia dire altro.
«Ci mancherebbe. Avrai dei servitori, ma ti lasceremo riposare un po' prima di farli venire a presentarsi. Se dovessi aver bisogno di qualcosa, ti basta alzare la cornetta e comporre il nove.» Indica il telefono dorato in stile antico sul comodino.
«Grazie...»
Lui mi sorride, poi fa un cenno a Shelby. «Andiamo, tesoro.»
Lei però torna prima da me. Mi stringe in un altro abbraccio, questa volta più forte.
«Sono così felice che tu sia qui» dice, prima che entrambi mi facciano un piccolo saluto con la mano e lascino la stanza.
Sono sola, e lo sento. Anche se Shelby è gentile e ho conosciuto degli uomini molto attraenti che sembrano interessati a me, non ha importanza, perché non ho la minima idea di chi siano. E non ho ancora incontrato i quattro uomini con cui dovrei andare a letto.
Lo sguardo mi cade su quel mobile. Vorrei solo addormentarmi e risvegliarmi a casa.
Mi siedo sul bordo del letto e mi tolgo le scarpe, ma ho troppa paura di cambiarmi, dato che non so quando potrei essere convocata. Mi sdraio sopra la coperta abbinata al mio vestito e chiudo gli occhi, chiedendomi cosa succederà adesso.
