Capitolo 1

Wren

"Congratulaz—" Strizzo gli occhi davanti allo schermo, la didascalia non vuole saperne di restare ferma.

Inclino il telefono, sbatto forte le palpebre e ci riprovo. La pagina si aggiorna in automatico e lo stomaco mi si stringe per il video che compare.

Rinuncio a leggere la didascalia e guardo il video. Lì, spiattellato sui social, c'è il mio fidanzato... all'altare con una persona che non sono... io.

Chiudo gli occhi, sperando di sbagliarmi, che sia solo la mia mente che si annebbia come al solito. Quando li riapro, il video è ancora lì.

"C-co—" Non mi esce nessuna parola. Confusione, dolore e rabbia mi travolgono in un colpo solo. Un attimo dopo, scatto in piedi.

Sarà meglio che sia la cena di prova, Tristan. Sarà meglio che sia uno scherzo.

Il telefono squilla e rispondo senza guardare, mentre mi infilo un vestito dalla testa.

"Wren!" mi accoglie la voce della mia amica Judi dall'altro capo del filo. "Stai vedendo quello che sto vedendo io?"

"Se parli di Tristan, allora—"

"Sì, parlo di Tristan. Che diavolo sta succedendo, Wren? Vi siete lasciati?"

Mi infilo un paio di scarpe comode. "Non so cosa stia succedendo, ma ho intenzione di scoprirlo. Leggimi l'indirizzo, per favore."

Lei lo snocciola d'un fiato, poi aggiunge: "Non fare sciocchezze."

"Quando mai ho fatto sciocchezze?" Alzo gli occhi al cielo ed esco dall'appartamento, fermo un taxi e ci salgo.

"Be', mhm," mormora lei, e la linea resta in silenzio per un istante. "Hai ragione. Sei una persona piuttosto equilibrata. Vuoi che venga con te?"

Scuoto la testa, poi mi ricordo che non può vedermi. "No, grazie, Judi. Vado solo a capire di che si tratta e ti chiamo dopo."

"D'accordo," sospira. "Mi dispiace, Wren."

Mi si stringe la gola e mi si inumidiscono gli occhi. Riaggancio e guardo la strada scorrere dal finestrino, cercando di convincermi che sia tutto un gigantesco malinteso.

L'anello che porto al dito cattura la luce, e il suo peso mi si fa strada nella mente. Io amo Tristan. Ci amiamo. Mi ha fatto la proposta il mese scorso. Avremmo dovuto iniziare a organizzare il matrimonio.

Riapro il video sul telefono: il matrimonio è ancora in corso. Ed è bellissimo, quasi il matrimonio dei miei sogni. Il viso della donna è nascosto da un velo, ma Tristan... se ne sta lì, alto, sorridente, con l'aria così fiera di sé mentre recitano le promesse.

"...Signor Fuller, vuole lei prendere la signorina..."

"Signorina," mi interrompe il tassista. "Siamo arrivati."

"G-grazie," balbetto. Gli allungo qualche banconota e mi precipito all'interno dell'hotel.

La receptionist mi squadra dalla testa ai piedi, giudicandomi. Sono certa che il mio abitino semplice e i sandali non siano all'altezza dei suoi standard.

"Come posso aiutarla?" domanda con tono acido, arricciando le labbra con disgusto.

Ignoro la sua aria di sufficienza e rispondo: "Sono qui per il matrimonio. Tristan Fuller e..."

"Il suo nome, prego?"

"Wren." Mi schiarisco la voce. "Wren Carlisle."

Tamburello le dita sul bancone, serrando la mascella al suono del frenetico ticchettio della tastiera.

Dopo quelle che mi sembrano ore, alza lo sguardo. "Non è sulla lista degli invitati."

Sbatto le palpebre.

Poi, scoppio a ridere. Mi esce in modo del tutto incontrollabile. Una risata di pancia che mi fa piegare in due.

Non sono sulla lista degli invitati per il matrimonio del mio fidanzato.

"Okay," annuisco, tirando su col naso e asciugandomi una lacrima immaginaria. "Dov'è che si tiene il matrimonio?"

La receptionist mi fissa come se avessi perso la ragione. E forse è proprio così.

"Ehm, beh, è in giardino. Da quella parte." Indica la direzione.

"Grazie." Mi avvio da quella parte.

Mi corre incontro. "No, signora, non possiamo lasciarla andare lì dietro..."

Mi volto di scatto e lei indietreggia, con gli occhi sgranati.

"Il mio fidanzato..." sollevo l'anulare, "...si sta sposando con un'altra. Ho il diritto di parlargli."

Per la prima volta, il suo sguardo si addolcisce. "Mi dispiace. Ma non le è permesso..."

"Non mi fermi, la prego," la supplico. "Voglio solo parlargli, nient'altro."

Si guarda intorno nell'atrio vuoto, poi sospira. "Le do dieci minuti. Se non è fuori per allora, chiamo la sicurezza."

"Nessun problema."

Il suo sguardo mi trapassa l'anima. "Non posso perdere il lavoro, signora," mi avverte a denti stretti.

"Non lo perderà. Grazie..." Do un'occhiata alla sua targhetta.

"Stephanie."

"Dieci minuti."

Corro a passo svelto nella direzione che mi ha indicato. Nessuno mi ferma, nessuno mi fa domande finché non spalanco le doppie porte.

L'avvertimento di Judi mi rimbomba in testa, ma lo ignoro. Forse sto per fare una stupidaggine. Ma devo sapere.

"Tristan!" urlo, irrompendo lungo la navata decorata di fiori. Tutti gli occhi si puntano su di me, mormorii e sussulti riempiono l'aria.

Tristan e la sua sposa — una donna che non riconosco — sono in piedi dietro a una grande torta, con l'aria di chi è pronto a tagliarla.

I suoi occhi si spalancano quando mi vede, ma poi si riprende subito.

"Wren," dice seccamente quando sono abbastanza vicina. "Che ci fai qui?"

"Amore, chi è?" chiede la sposa.

"Dovrei chiederlo io," le rispondo, per poi voltarmi di nuovo verso Tristan. "Che sta succedendo?"

"Mi sposo," risponde, stringendosi nelle spalle come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Beh, in effetti lo è.

Deglutisco. "Sì, lo vedo. M-ma noi siamo fidanzati... dovrei esserci io al suo posto."

"Fidanzati?" sussulta la sposa.

Lui si china verso di lei. "È quella di cui ti ho parlato, piccola. Ti prego, fammi risolvere la cosa, vai a sederti."

E lei obbedisce. Che cosa intende dire? Cosa le ha detto di me?

"Tristan." Mi si spezza il cuore, e con esso la voce. Sbatto le palpebre per trattenere le lacrime.

"Ho cambiato idea, Wren." Alza gli occhi al cielo. "Non dovresti essere qui."

La sua indifferenza mi fa infuriare. Non gli dispiace nemmeno un po', per niente.

"Nel momento in cui hai deciso di renderlo pubblico, mi hai praticamente invitata," sboto, poi sospiro. "Amore, andiamo, ho fatto qualcosa di male?"

"No."

"Okay, possiamo parlarne? Non capisco, Tristan." Allungo una mano verso di lui. "Aiutami a..."

Mi afferra la mano prima che raggiunga il suo viso, stringendo le dita attorno al mio polso. "Non toccarmi. Torna a casa, Wren."

"Mi fai male," sussurro.

Il suo viso si indurisce in una smorfia. "Stai rovinando il mio matrimonio."

"Io sto rovinando il tuo matrimonio?" Libero la mano dalla sua stretta con uno strattone, fulminandolo con lo sguardo. "Tu stai rovinando la mia vita! I miei piani!"

"Vattene, Wren!"

La rabbia mi scorre nelle vene, ribollendo nel petto.

"Non hai avuto nemmeno la decenza di lasciarmi? Mi hai chiesto di sposarti il mese scorso!" urlo.

La folla sussulta.

"Non mi interessa più!" mi urla di rimando. "Non sai cogliere i segnali, e questo matrimonio è un segnale bello grosso, Wren."

"Wow," sbuffo con una risata amara. "Sei proprio un pezzo di merda!"

La sua mano scatta in avanti, schioccando contro la mia guancia. Con forza.

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