Capitolo sette
Rimasi immobile, la voce ridotta a un soffio. «Cosa?»
Gli occhi di Henry mi trapassarono. «Spogliati», ripeté, la voce completamente piatta, come se stesse commentando il tempo. «Fammi vedere che cosa ti rende una donna.»
Nessun uomo mi aveva mai vista nuda. Il pensiero che quest’uomo mi vedesse così mi fece accelerare il cuore e mi strinse lo stomaco.
Riprenditi.
Mi rimproverai, cercando di spezzare quell’incantesimo.
Ma il suo sguardo mi teneva prigioniera.
«Io… io non so di cosa stai parlando.» Le parole mi uscirono deboli. Non ero mai a corto di cose da dire, fino a quel momento.
Henry si staccò dalla scrivania e si mosse verso di me con passo deciso. I suoi occhi erano puro ghiaccio. Istintivamente feci due passi indietro, le gambe che tremavano.
Lui avanzava come un predatore e io arretravo come una preda. Il gioco finì nel momento in cui la schiena urtò contro il muro. Piantò entrambe le mani grandi ai lati della mia testa, chiudendomi in gabbia.
Il respiro mi usciva a scatti, breve e tagliente. Le gambe mi si fecero di gelatina quando l’odore di bosco, pino e colonia costosa mi invase i sensi, sciogliendo qualcosa dentro di me.
«Dai», mormorò, le labbra così vicine che il suo alito caldo, alla menta, mi sfiorò la guancia. «Fammi vedere che cosa ti rende una donna.»
Se non fossi stata impegnata a lottare per respirare, forse mi sarei persa in quanto fosse ingiustamente bello.
La sua mano salì fino alla mia clavicola. Trattenni il fiato, paralizzata dalla paura e da qualcosa di più oscuro, qualcosa che somigliava pericolosamente al desiderio.
«Dai, Sophia.» Il mio nome gli scivolò dalla lingua come seta, e dovetti ingoiare il gemito che cercava di sfuggirmi.
Il suo dito si agganciò sotto la spallina sottile del mio top. Quegli occhi azzurri si piantarono nei miei, sfidandomi.
Un attimo prima che potesse abbassarla, qualcosa dentro di me si spezzò. Lo spinsi indietro con forza.
«Che diavolo stai facendo?!» urlai.
Invece di arrabbiarsi, un sorriso lento e predatorio gli incurvò le labbra.
«È quello che pensavo.» Ogni traccia di divertimento sparì dal suo volto. «Sei solo una ragazzina. Una bambina. Vai a giocare.» Mi liquidò con un gesto delle dita.
Fu come se mi avessero rovesciato addosso un secchio d’acqua gelata. La vergogna mi travolse.
Mi voltai e scappai, perché non mi fidavo di me stessa: avrei potuto spogliarmi lì, seduta stante, solo per dimostrargli che si sbagliava.
Un’ora dopo, di nuovo nella mia stanza, lo shock si era consumato, lasciando spazio a un miscuglio di rabbia e qualcosa di più rovente.
«Una ragazzina? Crede che io sia una “ragazzina?”» sbuffai, tirandomi i capelli in una coda alta e stretta. «Glielo faccio vedere. Glielo faccio vedere che non sono una bambina.»
Marciai dentro la cabina armadio e passai in rassegna le grucce finché non trovai quello che cercavo.
Un completo di lingerie rossa che non lasciava quasi nulla all’immaginazione.
Gli avrei mostrato esattamente quanto si sbagliava.
Schiacciai la paura che mi graffiava ai margini della mente e infilai quel tessuto trasparente. Il seno mi stava alto e pieno, il materiale aderiva a ogni curva.
Guardando il mio riflesso, capii che stavo oltrepassando un limite. Ma il ricordo di come mi aveva liquidata mi fece puntare i piedi.
Ero un’adulta. Mi rifiutavo di essere trattata come una bambina.
Non capivo fino in fondo che cosa sperassi di ottenere, ma pensarci troppo mi avrebbe solo fatto tirare indietro.
L’idea che lui potesse vedermi così mi mandò una nuova ondata di calore lungo la spina dorsale. Mi sentii più audace.
Era tardi. La casa era buia e silenziosa. Non dovevo preoccuparmi di imbattermi in Adaline o in chiunque altro.
Sgusciai fuori dalla mia stanza e mi affrettai lungo il corridoio interminabile verso il suo studio, così concentrata a non farmi beccare che non notai la figura finché non gli andai a sbattere addosso in pieno.
«Ehi—» Mani forti mi afferrarono per le spalle, impedendomi di cadere.
I miei occhi incrociarono quelli di uno sconosciuto. Capelli biondi arruffati, occhi azzurri e profondi. Attraente, finché quello sguardo non scivolò famelico sul mio corpo quasi nudo. La pelle mi si accapponò. Mi pentii all’istante di tutto.
«Scusa», mormorai, voltandomi per fuggire.
La sua mano si chiuse sul mio gomito con una presa da livido e mi sbatté contro il muro. Il dolore mi esplose nel cranio per l’impatto, ma quello era l’ultimo dei miei problemi.
«Dove credi di andare, puttana?» Le labbra gli si incurvarono in un sorriso maligno.
Il cuore mi martellava. Cercai di divincolarmi, ma era più forte. Premette il corpo contro il mio e sentii la durezza della sua erezione conficcarsi nel mio ventre.
«Lasciami!» urlai.
Lui mi schiacciò una mano enorme sulla bocca, zittendomi.
«Quindi è questo che il capo si teneva tutto per sé», mormorò, leccandosi le labbra mentre lo sguardo mi percorreva da cima a fondo.
La mano libera mi afferrò un seno con brutalità. Urlai contro il suo palmo e affondai i denti con tutta la forza che avevo.
«Puttana!» ringhiò. Il suo pugno ingioiellato mi schiantò sul mento. Il mondo girò. «Si vede che ti piace duro.»
Le lacrime mi bruciarono gli occhi mentre mi costringeva ad aprire le gambe e mi infilava la mano tra le cosce. Un attimo prima che potesse toccarmi, da qualche parte lì vicino una porta esplose aprendosi.
L’uomo si immobilizzò, gli occhi spalancati.
«Ca—capo», balbettò, lasciandomi subito.
Io mi scansai di lato di scatto, cercando di coprirmi, ma era troppo tardi. Lo sguardo di Henry si agganciò a me, ardente, furioso, poi si distolse, la mascella serrata.
«Come ti permetti?» La voce di Henry era puro ghiaccio e rabbia.
«Io… io pensavo fosse una puttana. Non lo sapevo—»
Dopo, tutto accadde in un lampo.
Henry tirò fuori una pistola. Un solo colpo rimbombò nel corridoio. Il sangue mi schizzò sulla pelle. Il corpo dell’uomo si afflosciò a terra con un tonfo pesante.
Rimasi immobile, a fissare la forma senza vita ai miei piedi, incapace di elaborare ciò che avevo appena visto.
Si avvicinarono passi affrettati. Jacob, Adaline e due uomini grossi che non riconobbi mi passarono accanto senza esitazione, sollevando il corpo come se non fosse altro che spazzatura.
Sentivo gli occhi di Henry addosso per tutto il tempo, taglienti, indecifrabili, finché i bordi del mondo si fecero scuri e ogni cosa svanì nel nero.
