Due ~ Convocazioni mattutine e premonizioni
(Punto di vista di Zarina e Ivory)
«Perché pensi che vogliano parlarmi?»
Ivory ringhia piano, informandomi.
«Non ne sono sicura, perché l’Alpha a malapena ti presta attenzione e tua matrigna vuole parlarti solo per umiliarti.»
«Lo so, sono d’accordo, ma visto che è una convocazione dell’Alpha non ho scelta. Facciamola finita e basta.»
Sospiro e comincio a prepararmi per l’incontro. Vado alla cassettiera e tiro fuori un paio di leggings neri e un maglione di lana bianco, lavorato a maglia, con le spalle scoperte. Completo l’outfit con calzini, un perizoma e un reggiseno di pizzo, tutto nero. Entro nel mio bagno privato e appoggio i vestiti sul piano del lavabo; mentre lo faccio noto il mio riflesso nello specchio: a parte le occhiaie, rivedo molti tratti di mia madre, i capelli biondo pallido e la pelle chiara. Ma finisce lì, perché i miei occhi sono una combinazione di entrambi i miei genitori: un anello esterno grigio e, al centro, un azzurro intenso e luminoso.
Sospiro e mi giro per far scaldare l’acqua per una doccia veloce. Una volta finito, esco, mi asciugo, mi vesto e mi metto un trucco leggero, minimo. Rientro in camera, prendo il telefono dal comodino e vedo che sono già le 6:40.
«Cosa facciamo per colazione dopo l’incontro, Ivory?» chiedo.
«Secondo me dovremmo fare pancake ai mirtilli con panna montata.» Ivory me lo dice, eccitata.
«Possiamo farlo, ma prima togliamoci di mezzo questa riunione e poi possiamo far unire Rose a noi per colazione.»
Esco dalla stanza. La casa dell’Alpha è grande: cinque piani e un seminterrato. Il seminterrato è per la lavanderia, le attrezzature per le pulizie e le decorazioni delle feste. Il primo piano è dove si trovano la cucina, la sala da pranzo e i due salotti. Il secondo piano è dove vivono gli Omega che cucinano e tengono pulita la casa. Il terzo piano ospita le tre sale ricreative e la sala riunioni, oltre agli uffici. Il quarto piano è dove vivono i beta e i delta. Ci sono anche stanze extra per eventuali ospiti in visita da altri branchi.
E poi c’è il quinto piano, dove risiede la famiglia dell’Alpha, che ormai è composta dall’Alpha, dalla Luna, da Rose e da me. Mi dirigo verso le scale e, quando arrivo davanti alla stanza di Rose, lei esce di corsa, di fretta. La chiamo.
«Rose, dove vai così di corsa?»
Rose si gira, mi vede e mi regala un sorriso radioso. Rose è quella che definiresti una bellezza classica. Ha i capelli castani con riflessi rossi naturali e occhi marroni con pagliuzze ambrate, ma solo se guardi da vicino. Inoltre si impegna a fare abbastanza allenamento da sapersi gestire in un combattimento.
«Sto andando a parlare con l’Alpha e con la Luna. Sono stata convocata nel suo ufficio.»
«Anch’io. E questa è strana: vogliono vedere entrambe. Adesso sono ancora più curiosa.»
«Anch’io. Ma, a proposito… come hai dormito stanotte? Dicevi che il tuo sonno è stato agitato nelle ultime due notti.»
Mentre ci avviamo verso l’ufficio dell’Alpha, glielo dico.
«Male, di nuovo. Ivory dice che presto capirò. Non ne sono così sicura.»
«Ivory probabilmente ha ragione, aspetta e basta. Sono sicura che andrà tutto bene. Se vuoi, dopo possiamo parlare più a lungo del tuo sogno.»
«Sì, mi piacerebbe. Che ne dici a colazione, con pancake ai mirtilli?»
Arriviamo davanti alla porta dell’ufficio dell’Alpha e ci fermiamo. Controllo il telefono: segna le 6:55. Busso. Sento un suono ovattato: l’Alpha ci invita a entrare.
Giro la maniglia e apro la porta, così che sia Rose sia io possiamo entrare nello studio. Vengo convocata di rado nell’ufficio di mio padre. Eppure, come sempre, mio padre è seduto sulla poltrona dietro la scrivania, e Lu se ne sta sdraiata sul divanetto nell’angolo della stanza, con un’espressione corrucciata.
Mio padre è un uomo molto intimidatorio: alto un metro e ottantotto, spalle larghe, capelli grigio acciaio; e io e lui abbiamo un colore degli occhi simile, un azzurro tagliente. Ma sembra avere sempre un’aria severa stampata in volto. Io e mio padre siamo quasi della stessa altezza, visto che io sono “solo” un metro e settantotto: sono una delle donne più alte del branco.
Lu, invece, ha lineamenti affilati, labbra sottili, capelli castano spento, e i suoi occhi sembrano non avere più vita né scintilla dopo i tanti aborti spontanei. Inoltre non è nella forma migliore per una lupa: ha del peso in più attorno alla vita, cosa che non sarebbe così terribile se fosse un po’ più alta, ma con il suo metro e cinquantasette non le dona affatto. So cosa state pensando, ma nella comunità dei lupi mannari bisogna essere in discreta forma, nel caso di un attacco di un rogue.
Mio padre si schiarisce la gola e mi chiede qualcosa che non mi aspettavo.
«Sei emozionata all’idea di incontrare finalmente la tua lupa? So che lo sei. Io, alla tua età, lo ero.»
«Sì, padre. Sono estremamente emozionata di incontrare la mia lupa. Sono certa che sarà gentile.»
«Bene. Il motivo per cui ti ho convocata qui è per informare te e Rosa che vi trasferirete temporaneamente alla casa del branco, perché stiamo facendo dei lavori di ristrutturazione nelle vostre stanze, come regalo per voi. Ci vorranno alcune settimane per completare tutto. Tu e Rosa condividerete una stanza, per protezione, alla casa del branco, anche perché ci sono poche stanze disponibili; però condividerete il bagno solo tra voi due.» Parlo sia per me che per Rosa.
«Per noi va bene, e grazie per il regalo premuroso, padre. Dopo colazione andremo a preparare le cose e a prendere quello che ci serve.»
«Ah, e l’idea del regalo è stata di Luella.»
L’Alpha guardò la Luna con orgoglio, e non mentirò: mi fece male che non mostrasse mai lo stesso orgoglio per me e che non fosse stata una sua idea. Ma ho imparato ad accettarlo. Mio padre tornò a guardarmi, e Lu aveva un sorrisetto in faccia, come se finalmente si fosse liberata di me, credo.
«Dovresti ringraziare Luella.»
«Grazie, Lu.» lo dicemmo entrambe, sorridendo.
Lu assunse un’espressione irritata, perché l’avevo chiamata con il nome che odiava tanto. Mio padre non aveva idea che lo detestasse. Ci congedammo e uscimmo per andare a fare colazione e preparare i bagagli. Camminammo in un silenzio confortevole verso la cucina.
Quando arrivammo, chiesi a una delle Omega della cucina: «Potresti far preparare allo chef dei pancake ai mirtilli per la nostra colazione e mandarli nella stanza di Rose?»
«Sì, subito, signorina Zarina» rispose lei con un sorriso.
Lasciammo la cucina e ci dirigemmo nella stanza di Rose per fare colazione e fare i bagagli. Eravamo appena arrivate in cima alle scale, al quinto piano, quando Rose chiese all’improvviso:
«Secondo te per quanto tempo dovremmo fare i bagagli?»
«Direi per circa due settimane, visto che alla casa del branco ci sono lavatrici e asciugatrici a cui possiamo accedere» le consigliai.
«Rina, dovreste entrambe mettere in valigia qualche completo caldo da escursione» disse Ivory.
«Perché dovremmo portare una cosa del genere?» chiesi a Ivory, confusa.
Ivory non rispose subito, e io lo spiegai a Rose.
