Capitolo 1

Bella si svegliò sentendosi malissimo. Xavier non era accanto a lei nel letto e, a causa delle vertigini, faceva fatica persino a camminare. Si precipitò in bagno e cominciò a vomitare, rendendosi subito conto di avere la febbre. Bella pensò che potesse essere solo un'influenza, ma essendo una lupa mannara di stirpe reale, dubitava che una cosa così banale potesse farla stare tanto male.

Dopo qualche minuto di conati, la sua cameriera personale la sentì e accorse in suo aiuto. «Luna, non si sente bene?» le chiese, visibilmente preoccupata.

Aiutando Bella a rimettersi in piedi, la cameriera le domandò: «Devo chiamare l'Alpha? Stanotte non è tornato. Ha informato il Beta di essere in viaggio d'affari e che tornerà domani. Ma credo che dovrebbe sapere come sta».

Bella scosse la testa. «Non ce n'è bisogno. Sono sicura che sia solo influenza». La cameriera, però, esitò un istante prima di suggerire qualcosa di inaspettato: «E se fosse incinta?».

Gli occhi di Bella si spalancarono per la sorpresa. Poteva essere vero? A causa dei suoi noti problemi riproduttivi, aveva cercato di concepire per anni, senza successo. Aggrappandosi a quella speranza, Bella decise di verificare i suoi sospetti. Chiamò l'ospedale e fissò un appuntamento con il suo medico. Si cambiò in fretta, indossando un abito casual adatto per una visita dal ginecologo del branco. Da quando umani e lupi mannari avevano iniziato a coesistere in seguito al trattato, condividevano strutture come ospedali e centri commerciali. I lupi mannari preferivano ancora rivolgersi alle proprie autorità in caso di pericolo o di criminali nomadi, ma i servizi condivisi erano ormai diventati la norma. Considerati i suoi tre anni di tentativi per concepire, Bella aveva scelto di affidarsi a un unico medico e di concentrarsi sulla sua terapia.

La giornata prese una piega strana. Bella chiese alla cameriera di avvisare l'autista della limousine di prepararsi per portarla all'ospedale del branco, ma la donna tornò dicendo che l'Alpha aveva ordinato all'autista di andare a recuperare dei documenti. Frustrata ma determinata, Bella provò a chiamare il Beta per farsi mandare il suo autista, ma lui non rispose. Rimasta senza altre opzioni, chiamò un taxi. Grazie alla coesistenza tra umani e lupi mannari, i taxi erano facilmente reperibili.

Quando arrivò ai cancelli dell'ospedale, Bella controllò il telefono e si rese conto che il suo compagno non l'aveva richiamata. Inquieta, mormorò: «Cosa sta succedendo alle mie spalle?». Scacciando i pensieri negativi, entrò nell'ospedale e salutò l'assistente del medico con un piccolo sorriso. L'assistente annuì rispettosamente e le disse: «Luna, il dottore richiede prima un esame del sangue. La prego, mi segua».

Bella seguì l'assistente in una stanza, dove le prelevarono il sangue per un test di gravidanza. Poi si sedette nello studio del medico, aspettando con ansia per quasi mezz'ora. In quanto Luna del branco e compagna dell'Alpha Xavier, veniva trattata con il massimo rispetto, soprattutto perché anche il medico era un lupo mannaro. Finalmente, il dottore entrò nella stanza con in mano i risultati delle analisi. A Bella mancò un battito e si sentì mancare la terra sotto i piedi mentre attendeva la notizia. Il medico sorrise calorosamente e disse: «Congratulazioni, Luna. Lei è incinta».

Bella rimase senza fiato, con le lacrime che le salivano agli occhi. «Finalmente!» esclamò, la voce inondata di gioia. Eppure, anche mentre festeggiava, si ricordò di essere prudente. Il medico la avvertì: «La sua è una gravidanza delicata e instabile. Eviti stress, rabbia, scontri fisici, salti o di trasformarsi nella sua forma di lupo. Non possiamo rischiare di perdere questo bambino».

Bella annuì con serietà. «Certo. Grazie. Devo dirlo al mio compagno Alfa. Sarà al settimo cielo».

Più tardi, quello stesso giorno, Bella ricevette una telefonata da suo zio. La sua voce era carica di preoccupazione quando le chiese: «Stai bene?».

A disagio per quel tono, Bella rispose: «Stiamo bene, zio. Perché me lo chiedi?».

Suo zio esitò prima di rivelarle: «Ho sentito dire che l'Alfa Xavier ha portato una lupa incinta in ospedale per un controllo qualche giorno fa».

Bella rise nervosamente. «Pensi che Xavier stia con un'altra?», chiese, liquidando l'idea.

Suo zio confermò la voce, ma Bella lo rassicurò con fermezza: «Se anche ogni lupo maschio della nostra specie fosse infedele, Xavier sarebbe l'eccezione». Eppure, quando chiamò Xavier dopo aver riattaccato con lo zio, la sua voce era fredda e distante. «Sono occupato adesso. Se non è urgente, non disturbarmi», sbottò lui. Prima che Bella potesse rispondere, le chiuse il telefono in faccia, lasciandola sbigottita e con i risultati del test stretti in mano.

Bella e Xavier erano compagni da tre anni e lei aveva sempre creduto nella profondità del suo amore. Ultimamente, però, lui si era fatto distante e la sua freddezza improvvisa la lasciava a chiedersi che fine avesse fatto il dolce e premuroso Xavier che conosceva un tempo.

I suoi pensieri furono interrotti da una voce familiare. «Ehi, sorellina», disse Samantha, la sorellastra di Bella, nata da una relazione extraconiugale di suo padre. Samantha era lì vicino, accompagnata da una lupa più anziana.

Vedere Samantha le provocò un lampo di irritazione. «Non chiamarmi "sorellina" con tanta disinvoltura. Sono l'unica figlia di mia madre», scattò Bella.

Per nulla turbata, Samantha fece un sorrisetto. «Sei tornata per un'altra cura contro l'infertilità?».

Bella sentì la rabbia montare. «Non sono affari tuoi», sibilò.

Il sorrisetto di Samantha si allargò. «Non vuoi sapere perché sono qui? Aspetto un figlio dall'Alfa Xavier».

Quelle parole colpirono Bella come uno schiaffo. Guardando il ventre leggermente gonfio di Samantha, si sentì gelare il sangue. Samantha aveva sempre corteggiato Xavier, anche dopo che lui e Bella erano stati dichiarati compagni. Rifiutandosi di crederle, Bella disse con fermezza: «Te lo stai solo immaginando».

Ma Samantha tirò fuori un documento e glielo cacciò in mano. «Ecco la firma di Xavier. Pensi ancora che stia mentendo?».

Quattro mesi prima, Samantha si era vantata di aver passato una notte con Xavier. Ora sosteneva di essere incinta di suo figlio, e la sua aria compiaciuta le fece ribollire il sangue. Incapace di contenere la rabbia, Bella diede uno schiaffo a Samantha, che cadde a terra tenendosi la pancia e gridando di dolore. Bella si bloccò, inorridita, quando notò del sangue sulle dita di Samantha.

Samantha fu portata d'urgenza al pronto soccorso, mentre Bella la seguiva a malincuore. All'ospedale c'era Elinor, la madre dell'Alfa Xavier, ad attenderle. Il suo sguardo gelido trafisse Bella. «Hai aggredito Samantha!», la accusò Elinor. «Visto che non puoi avere un figlio tuo, cerchi di impedire agli altri di averne».

Le parole di Elinor la ferirono, ma prima che Bella potesse replicare, il guaritore diede la terribile notizia: Samantha aveva perso il bambino. Il dolore di Elinor si trasformò in rabbia e si scagliò contro Bella, facendole perdere i sensi.

Quando Bella si risvegliò, si ritrovò in una stanza spoglia e bianca. Il dolore le attraversava tutto il corpo mentre cercava a fatica di mettersi a sedere. La porta si aprì con un cigolio ed entrò un uomo con degli occhiali dalla montatura dorata.

«Buon pomeriggio, signorina Moonshadow. Sono l'avvocato dell'Alfa Xavier», disse.

«Un avvocato?», chiese Bella, confusa.

«Sì. L'Alpha Xavier mi ha chiesto di discutere la questione di un imminente divorzio» spiegò senza mezzi termini.

A Bella si mozzò il respiro. «Divorzio? Xavier vuole divorziare da me?»

L'avvocato posò i documenti sul letto accanto a lei. «Queste sono le carte del divorzio. La prego di esaminarle.»

Le mani le tremavano mentre fissava le carte. L'idea che Xavier volesse divorziare era al di là di ogni comprensione. Facendosi forza, disse: «Dica a Xavier di spiegarmi le sue intenzioni di persona».

«L'Alpha Xavier è troppo impegnato per questo» rispose freddamente l'avvocato.

Il cuore di Bella sprofondò. Disperata, provò a chiamare Xavier, solo per scoprire che il suo numero era stato bloccato. Le sue peggiori paure si stavano avverando: prima un tradimento, e ora un divorzio.

L'avvocato se ne stava lì, lanciando un'occhiata impaziente all'orologio. «Signorina Moonshadow, la prego di leggere il contratto. Non ho tutto il giorno.»

Bella notò il cambiamento nel suo atteggiamento. Per tre anni, chiunque fosse legato a Xavier l'aveva trattata con calore e rispetto. Ora, la fredda indifferenza dell'avvocato era inequivocabile, un riflesso del volere di Xavier stesso. Sentì il petto stringersi mentre la realtà della sua situazione cominciava a schiacciarla.

Con le mani tremanti, afferrò finalmente le carte e scorse la sezione che descriveva la divisione dei loro beni. Le bruciarono gli occhi quando lesse le parole: «Tutte le proprietà e i beni che l'Alpha Xavier possedeva prima dell'unione rimarranno suoi dopo la separazione».

Come poteva essere lo stesso uomo che una volta le aveva detto che era il suo mondo, che tutto ciò che aveva era anche suo? In soli tre brevi anni, quell'amore era svanito, lasciandola con nient'altro che promesse vuote. Il cuore le doleva, un cocktail amaro di tradimento e disperazione che le si agitava dentro. Alzò lo sguardo verso l'avvocato, che la osservava con attenzione.

«Mi dia una penna» disse, con la voce ferma nonostante la tempesta che le infuriava dentro.

L'avvocato tirò subito fuori una penna dalla sua valigetta e gliela porse. Mentre Bella la teneva in mano, lui aggiunse gelido: «L'Alpha Xavier ha anche richiesto che lei restituisca qualsiasi oggetto di valore che le ha donato durante l'unione».

Bella si bloccò, fissando la penna che aveva in mano. Il peso di tutto — il tradimento, l'umiliazione, la perdita — le opprimeva l'anima. L'avvocato sembrò prevedere un suo rifiuto, ma Bella lo sorprese.

«Va bene» mormorò.

Firmò le carte, con movimenti meccanici, come se il suo corpo agisse da solo mentre la sua mente le urlava di fermarsi. L'avvocato esaminò brevemente i documenti prima di annuire e voltarsi per andarsene.


Fuori dall'ospedale, un'elegante auto di lusso nera luccicava sotto il sole. L'avvocato si avvicinò rapidamente, aprendo la portiera del passeggero. All'interno sedeva l'Alpha Xavier, con un'espressione indecifrabile e gli occhi penetranti fissi sui documenti che l'avvocato gli stava porgendo.

«Ha firmato» lo informò l'avvocato.

Le labbra di Xavier si incurvarono in un sorriso lieve, quasi impercettibile. «Allora, ha firmato» disse a bassa voce, con tono distaccato. Lanciò una rapida occhiata alle carte prima di spostare lo sguardo verso l'orizzonte. Dopo un attimo di silenzio, congedò l'avvocato con un cenno della mano. «Può andare.»

L'avvocato esitò, come se volesse dire qualcosa, ma ci ripensò. Fece un passo indietro e la portiera si chiuse con un tonfo secco.

Tuttavia, proprio mentre il motore dell'auto rombava, apparve Bella, parandosi proprio di fronte al veicolo. Aveva le mani strette a pugno e il viso pallido ma determinato. L'autista suonò il clacson, ma Bella non batté ciglio.

«Esci, Xavier!» gridò lei, rompendo il silenzio teso. «Esci e affrontami! Non fare il codardo!»

Dall’interno dell’auto, Xavier sospirò irritato. Lentamente, lo sportello si aprì e lui scese. La sua alta figura incombeva su di lei, l’espressione annoiata e indifferente.

«Cosa vuoi, Bella?» domandò con tono gelido.

Il petto di Bella si sollevava per lo sforzo di controllare le emozioni. «Cosa voglio?» ripeté, la voce che tremava per un misto di rabbia e dolore. «Voglio delle risposte! Voglio sapere come l'uomo che ha giurato di amarmi abbia potuto tradirmi in questo modo!»

Gli occhi di Xavier si strinsero appena, ma la sua voce rimase calma. «Hai firmato le carte. È finita, Bella. Cos'altro vuoi da me? Soldi?»

La sufficienza nel suo tono la colpì come uno schiaffo. Bella sollevò un sopracciglio, le labbra piegate in un sorriso amaro. «Soldi? È di questo che pensi si tratti?» chiese, con la voce grondante di sarcasmo. Fece un passo verso di lui e aggiunse: «Vivere tra gli umani sembra averti fatto dimenticare, Xavier. Quelle carte riguardano solo le proprietà. Ma noi siamo lupi mannari».

Un lampo di confusione attraversò il volto di Xavier, i suoi occhi acuti si socchiusero mentre cercava di decifrare le parole di lei. Prima che potesse rispondere, Bella raddrizzò la schiena, la voce che risuonava carica di autorità.

«Io, Bella Moonshadow, recido il legame di accoppiamento con te, Alpha Xavier» dichiarò a voce alta, le sue parole che fendevano l'aria come una lama.

Il corpo di Xavier si irrigidì, gli occhi sgranati per lo shock. Un rantolo soffocato gli sfuggì dalle labbra mentre l'impatto delle sue parole lo colpiva in pieno. Recidere il legame di accoppiamento non era solo un atto emotivo, era spirituale. Si strinse il petto mentre un dolore acuto e bruciante lo squarciava, un dolore che nessuna ferita fisica avrebbe mai potuto replicare. Era la sensazione di perdere una parte della propria anima.

Bella rimase ferma, a testa alta, mentre lo guardava lottare con le conseguenze della sua decisione. Per anni, lo aveva amato con tutta se stessa. Ma ora si rendeva conto che l'amore non bastava a sopportare il tradimento, le bugie e l'umiliazione a cui lui l'aveva sottoposta.

Xavier si raddrizzò lentamente, reprimendo il dolore che balenava nei suoi occhi. «Tu…» cominciò, ma la voce gli venne meno. Non se lo aspettava. Pensava che avrebbe pianto, supplicato o implorato. Invece, lei gli stava di fronte, forte e risoluta, recidendo il legame che un tempo li aveva uniti.

Bella non aspettò che finisse. Si voltò sui tacchi e si allontanò a grandi passi, il cuore che le martellava nel petto ma la determinazione incrollabile. Quando raggiunse il bordo del marciapiede, si fermò, si girò e gli gettò ai piedi i soldi che le aveva dato.

«Non ho bisogno dei tuoi soldi» disse con fermezza. «Non ho bisogno di te.»

Xavier la guardò allontanarsi in un silenzio attonito, la sua figura che spariva in lontananza. Incedeva con dignità, a testa alta, e per la prima volta Xavier sentì una fitta di qualcosa che non riusciva a definire: rimpianto, forse, o l'inizio del senso di colpa.

Bella non si voltò indietro. Aveva perso tanto, ma le restavano l'orgoglio, la dignità e, soprattutto, il figlio che portava in grembo. Mentre si allontanava da Xavier e da tutto ciò che lui rappresentava, fece un voto silenzioso: avrebbe protetto il suo bambino, a qualunque costo. E si sarebbe ricostruita una vita, senza di lui.

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