Capitolo 9

Punto di vista di Malia

Dov’era? Era l’unica cosa a cui riuscivo a pensare da un’ora. Mi aveva mandato via ad aiutare in giro, come stava facendo anche lei. Avevo capito e avevo obbedito, anche se sapevo che mi stava solo evitando. Sarebbe venuta da me, col tempo. Però avevo un peso sul cuore… non ero sicura che avessimo davvero quel tempo.

Ero ferma a un’estremità del palco, gli occhi fissi sui riti e sui rituali, ma la mente era altrove. «Non la percepisco vicina. Dev’essere successo qualcosa. Uno di quei vecchi decrepiti deve averla fatta prendere e tenuta da qualche parte per separarci. Devono pensare che, divise, siamo deboli.» Rabbrividii, tesa fino allo spasimo.

«Non mi piace, Shila. Mentre siamo lassù, per favore aiutami. Aiutaci a trovarla.» Lei sbuffò, camminando avanti e indietro in fondo alla mia mente. «Certo. Mi distrarrà dal tagliare qualche gola di vecchio.» Trasalì, sorpresa da tanta violenza.

«Shila!» Lei fece spallucce, stiracchiandosi in una posa minacciosa. «Non fare quella faccia. Mi sto trattenendo da quando siamo arrivate qui. C’è qualcosa di sbagliato nell’aria. Ricordi com’è andata quando l’Anziano Juban è venuto a prenderti e non potevamo combattere? C’era qualcosa d’impercettibile che mi inchiodava al suolo. E anche tu non riuscivi a opporle resistenza: ti costringeva a rispondere. Quanto agli altri, dubito che dei lupi normali possano percepirci qualcosa di più.» Gemetti. Era già tutto un disastro. Perché qualcuno, con ogni probabilità gli Anziani, avrebbe dovuto spingersi fino a tanto? A cosa sarebbero serviti incantesimi antichi?

Prima che potessi restare su quel filo di pensieri, qualcuno mi spinse verso le scale del palco. Sbatté le palpebre, barcollando sul primo gradino.

«Riprenditi, Malia. Non possiamo mostrare una debolezza così.» sussurrò Shila, raddrizzandosi, pronta a farsi avanti. «Verranno a prenderci abbastanza presto. Non rendiamogliela facile.»

Quando salii sul palco, i miei passi echeggiarono contro le montagne, vibrando nella notte, fino alla luna piena che ora abbracciava la valle e zittiva l’enorme folla ai miei piedi. Lanciai uno sguardo all’assemblea, quasi fosse una sfida a occhi aperti, gli occhi colmi di provocazione per quei lupi affamati e senza compagna. Quello che sembrava uno spazio immenso adesso pareva soffocante, i lupi si spingevano l’un l’altro, gomitate qua e là in modo tutt’altro che civile. Quando mi fermai di colpo per fulminarli, si immobilizzarono tutti. Si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo. Incrociai le braccia sul petto e ripresi a camminare verso il gruppo degli Anziani, con l’Anziano Kodard che apriva le braccia mentre mi avvicinavo. Mi trattenni dal ghigno disgustato che cercava di arricciarmi le labbra quando mi fermai a pochi passi da lui.

Visibilmente infastidito, ma mantenendo la sua compostezza serena, mi fece cenno di andare al centro del loro semicerchio. A terra c’era una “X” tracciata con qualcosa che sembrava gesso bianco. Anche la loro disposizione era delimitata da un tipo di sabbia che non riconoscevo. Mi piazzai lì e loro arretrarono di qualche passo: alcuni bisbigliavano, altri canticchiavano, e l’Anziano Kodard, alla guida, recitava qualcosa. Sollevò lentamente le mani, incorniciando la luna come se la stesse reggendo.

«Tanto per lo spettacolo.» sbuffai attraverso il legame.

«Non è ciò che sembra. Resta in allerta. Sta montando qualcosa.» Sospirai. Che compagna di vita: un lupo saggio fino all’osso.

Una nube passò davanti alla luna, ma non appena la voce dell’Anziano Kodard cominciò a salire, riempiendo l’aria, scivolò via. Il chiaro di luna si riversò su di noi, puntando verso tutti gli specchi disposti attorno. Rimbalzò su ognuno e poi colpì il mio corpo con una forza tale che barcollai. Shila ne assorbì una parte, facendo le fusa piano, e mi rimise in equilibrio. Il mio corpo umano, però, non la stava prendendo bene. Era troppo da sopportare.

«Malia, credo che tu non debba assorbirla senza mutare per troppo tempo. Penso di poter venire avanti adesso.» Lanciai uno sguardo preoccupato al pubblico: si stavano tutti agitando, ma nessuno osava proferire parola. «Oh, merda. Me n’ero dimenticata.»

Ridacchiando, Shila si spinse in avanti nel mio corpo. La mia schiena scattò, il collo scricchiolò, e le mie membra si allungarono in zampe robuste, ricoperte da quel candido pelo immacolato. Le mascelle si distesero, un muso spuntò prendendo il posto del naso. Un sussulto collettivo esplose tutt’intorno quando Shila scrollò il pelo sotto la luce della luna, e l’argento del suo bianco scintillò.

«Ecco. Restate impressionati.» Lasciandole spazio, ridacchiai in fondo alla mente.

«Te lo meriti. Ma scusa se ti riporto alle cose serie… Riesci a sentire Sarabella anche se tutti i legami sono stati recisi?»

Magnifica, si sedette sulla sua “X”, mentre un brontolio di bisbigli serpeggiava tra la folla e tra gli Anziani—probabilmente la stessa preoccupazione, ma per questioni diverse. Inclinò lentamente la testa, sollevò il naso. «Il nostro legame è aperto.»

«Bella? Bella, dove sei?» Shila annusò l’aria, lanciando un’occhiata a sinistra. «Nelle ombre.»

«È bello sentirti, Shila; sei splendida.» La sua voce era fievole.

«Bella, stai bene?» incalzammo io e Shila attraverso il legame.

«Sì, sto bene, non preoccupatevi. Non concentratevi su di me. Avete già abbastanza da gestire. Quanto a me, salirò per ultima. Per favore, aspettatemi dopo, allora.» Non riuscii a rispondere.

Percepimmo un movimento verso di noi e, in pochi passi, l’Anziano Kodard ci fu accanto.

«Ancora una volta, il Tesoro Nazionale non delude! Che lupo straordinario.» Allungò una mano verso il suo pelo, ma si fermò quando un ringhio basso le scivolò fuori tra le labbra, arricciate in un ringhio d’avvertimento.

«E anche feroce.» Lui ridacchiò, ma il lampo nei suoi occhi era omicida. Poi si voltò a fronteggiare la folla.

«La Rivendicazione per Malia Lobo avrà iscrizioni illimitate. Che il lupo più forte la rivendichi e si unisca in coppia al Tesoro Nazionale.» Un boato di esultanza esplose dalla folla come un’onda spinta a riva dalla marea, da una raffica di vento. Un ringhio pericoloso li costrinse al silenzio; alcuni abbassarono perfino il capo, e qualcuno tra i ranghi più deboli guaì. Alzandosi, Shila fece un passo avanti, schioccando i denti contro chiunque fosse troppo vicino al palco per i suoi gusti, in sfida.

Assunse la postura di una guerriera, avanzando lenta e con falcate lunghe lungo il bordo. Quando arrivò vicino all’estremità sinistra, dove nostra sorella aveva detto di trovarsi, riuscì finalmente a sentirne l’odore: il suo profumo delicato le riempì le narici. Sorprendentemente non era da solo. Era quasi impercettibile, eppure bastò a farle accelerare appena il cuore.

«Che cos’è?» Mentre Shila cercava di concentrarsi su quella scia, muovendosi verso di essa, sentì qualcuno afferrarle la coda. Lanciando un guaito per la sorpresa e schioccando verso la mano che aveva osato toccarla, abbassò le zampe anteriori, pronta a balzare alla minima occasione.

«Per quanto il tuo lupo sia delizioso, la cerimonia deve proseguire. Per favore, torna umana.» Poi fece un passo indietro, rientrando in fila con gli occhi incollati su Shila, che tornò verso la “X”. Inspirando, si fermò, fissando torva alla sua destra.

«Oh già, come abbiamo fatto a dimenticarcene.» Uno degli Anziani fece un cenno con il capo verso un gruppo. Qualcuno si staccò dall’ombra, reggendo un mucchio di vestiti che venne poi posato davanti al lupo paziente. «Ora, procedi.»

Pochi secondi dopo ero vestita e di nuovo in piedi, umana. Cercarono di farmi seguirli, ma li scansai tutti e mi precipitai dove Sarabella stava in piedi, dietro le sue sbarre, come se avesse commesso il peggior crimine.

«Ma che…»

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