Capitolo 3

Il punto di vista di Serena

Per una frazione di secondo, così breve che quasi non me ne accorsi, qualcosa balenò sul viso di Lance. Non rabbia. Non disgusto.

Preoccupazione.

Il Re di Ghiaccio di Wall Street, l'uomo che aveva appena minacciato di mandare in rovina tutta la mia famiglia, sembrava... in ansia. Per me.

Poi scomparve, rinchiusa dietro quella maschera impenetrabile, non appena aprì bocca per parlare.

Non gliene diedi l'occasione.

«Non farlo.» Mi stavo già muovendo, afferrando il vestito dal pavimento con mani che avrebbero dovuto tremare e invece erano salde. «Stasera non c'entrano i drammi di tuo nipote o qualsiasi dinamica familiare incasinata abbiate voi.»

La seta scivolò sulla mia pelle umida, ancora mezza bagnata dalla vasca idromassaggio. Non mi preoccupai della cerniera, non mi importò che il vestito restasse spalancato sulla schiena o che i miei capelli fossero un disastro. Sembravo esattamente quello che ero: una donna che era stata interrotta nel bel mezzo di una seduzione.

Perfetto.

«Questo è il mio purgatorio di tre anni che giunge al termine.» Incrociai il suo sguardo mentre lo dicevo, osservando qualcosa di oscuro e indecifrabile balenare in quelle profondità grigie. «La riscossione del mio debito. La mia fottuta resa dei conti.»

«Non mi importa dei tuoi drammi sentimentali,» disse Lance a bassa voce, ma aveva la mascella contratta. «Qualsiasi casino in cui ti stai cacciando...»

«È un casino mio.» Ero già alla porta, le dita sulla maniglia. «Non tuo.»

Dietro di me, lo sentii fare un passo avanti, sentii un brusco respiro che poteva essere un avvertimento o una supplica.

Lanciai un'occhiata da sopra la spalla, catturando il suo sguardo un'ultima volta. Poi lasciai che un lento sorriso mi incurvasse le labbra: malizioso, intenzionale.

«Peccato per stasera, però. Possiamo recuperare il resto un'altra volta?»

Sgranò gli occhi di una frazione di millimetro. Vera sorpresa che faceva breccia in quel controllo perfetto.

Gli feci l'occhiolino.

La porta si spalancò con una forza tale da sbattere contro il muro; uscii e me la chiusi alle spalle con un tonfo.

Qualsiasi cosa stesse pensando Lance, poteva aspettare.

Wesley se ne stava in corridoio con l'aspetto esatto che mi ero aspettata: il viso paonazzo, spettinato, che puzzava di colonia costosa e trasudava una rabbia a stento trattenuta. I suoi capelli, di solito perfetti, erano dritti nei punti in cui ci si era passato le mani.

E aggrappata al suo braccio come una fottuta sanguisuga c'era Vanessa.

Ovviamente era lì. Ovviamente era venuta a godersi lo spettacolo.

Indossava un abito di Chanel color crema che probabilmente costava più del mio affitto mensile, e i lunghi capelli scuri erano perfettamente in piega nonostante l'ora tarda. Quegli occhi da cerbiatta che ingannavano tutti facendola sembrare dolce e innocente si sgranarono quando notò il mio aspetto: il vestito allacciato a malapena, i capelli bagnati, le labbra che probabilmente erano ancora gonfie per il bacio di Lance.

«Wesley, non essere troppo duro con lei,» tubò Vanessa, con la voce che grondava finta compassione. «Sono sicura che non voleva...»

«NON VOLEVA COSA?» Il ruggito di Wesley la interruppe. I suoi occhi mi scrutarono con un'espressione a metà tra la furia e il disgusto. «Guardala! Le tette le stanno praticamente uscendo dal vestito! E vorresti farmi credere che non si stava scopando qualcuno là dentro?»

La vecchia Serena avrebbe trasalito. Avrebbe balbettato delle scuse, con gli occhi bassi e le mani giunte come una scolaretta penitente.

La vecchia Serena avrebbe fatto un passo indietro.

Io feci un passo avanti.

Entrambi sussultarono, ritraendo i corpi di qualche centimetro in uno shock sincronizzato.

Dio, che bella sensazione.

Forse era lo champagne che mi cantava ancora nelle vene. Forse era il ricordo delle mani di Lance sulla mia pelle, il modo in cui mi aveva guardata come se fossi qualcosa di prezioso e pericoloso allo stesso tempo. Forse erano tre anni di rabbia repressa che finalmente trovavano voce.

Qualunque cosa fosse, mi sentivo invincibile.

«Negarlo?» Lasciai che un lento sorriso mi incurvasse le labbra, guardando il viso di Wesley assumere una sfumatura di rosso ancora più accesa. «Perché mai dovrei negarlo? Ero assolutamente là dentro. Abbiamo scopato nella vasca idromassaggio, sul divano, contro la finestra con l'intera città che ci guardava. In tutte le posizioni che riesci a immaginare e in alcune che probabilmente non ti sogni nemmeno.»

Silenzio.

Un silenzio bellissimo e perfetto, mentre entrambi mi fissavano come se mi fosse spuntata una seconda testa.

Poi la maschera di Vanessa si incrinò. «Cosa hai appena... come puoi essere così spudorata...»

«Spudorata?» Risi, e persino io fui sorpresa da quanto suonasse gelida la mia risata. «Detto da te è il colmo, Vanessa. Dimmi, Wesley ti scopa nei bagni dei gala di beneficenza? O preferite le camere d'albergo? Sono sinceramente curiosa della logistica, visto che sembrate entrambi così esperti.»

«BRUTTA PUTTANA...» Wesley si lanciò in avanti.

Non mi mossi. Non sbattei nemmeno le palpebre.

Si fermò a pochi centimetri dal mio viso, col respiro affannoso e i pugni serrati. Così da vicino, potevo vedere le pupille dilatate, sentire l'odore di whisky nel suo alito. Era ubriaco. Arrabbiato. Probabilmente capace di colpirmi.

Continuai a non muovermi.

«Che c'è che non va, Wesley?» La mia voce era perfettamente calma. Distaccata. «Tu puoi fare le cose di nascosto e scoparti la tua "migliore amica" per mesi, ma io non posso avere una singola, onesta notte con qualcuno che mi desiderava davvero?»

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