Capitolo 2
Il punto di vista di Lila
Seguii l'Alfa Henry lungo il corridoio in penombra verso la sala riunioni, con lo stomaco stretto in una morsa. L'odore del legno lucidato e il fumo leggero dei sigari indugiavano nell'aria, rendendo difficile respirare. Ma forse era solo la tensione.
Proprio quando raggiungemmo le pesanti porte di quercia, si voltò verso di me, assottigliando gli occhi scuri.
"Comportati bene," sibilò a mezza voce. "Non rovinare tutto."
Mi costrinsi ad annuire, con le mani serrate lungo i fianchi. Non aveva senso discutere. Inutile dire che non avevo alcuna intenzione di fare scenate. Se solo avessi sbattuto le palpebre nel modo sbagliato, lo avrebbe usato contro di me.
Spalancò le porte, rivelando una sfarzosa sala riunioni. Al centro troneggiava un grande tavolo in mogano scuro, affiancato da alte sedie in pelle. Un maschio se ne stava in piedi in fondo alla stanza, emanando un'aura di pura autorità.
Doveva essere il Beta del Re dei Licantropi.
Nell'istante in cui varcammo la soglia, l'intero atteggiamento dell'Alfa Henry mutò. Il sorrisetto crudele che sfoggiava sempre in mia presenza svanì, rimpiazzato da un sorriso accogliente.
"Beta Ronan," lo salutò, chinando leggermente il capo in una sorprendente dimostrazione di sottomissione. "È un onore accoglierla nel nostro Branco."
Il Beta degnò Henry a malapena di un cenno; lo sguardo perlustrò la stanza prima di posarsi su di me. Aveva una postura rigida e un'espressione indecifrabile.
L'Alfa Henry continuò: "Ho organizzato il suo soggiorno nel miglior hotel della città. Una suite a cinque stelle, con ogni lusso immaginabile. E, naturalmente, ho predisposto la compagnia di diverse femmine incantevoli per soddisfare ogni sua esigenza."
L'espressione del Beta Ronan si fece scura. "Sono qui per affari, non per piacere. La prossima volta, non mi faccia perdere tempo con simili sciocchezze."
Le spalle dell'Alfa Henry si irrigidirono, ma forzò una risatina, mascherando l'irritazione. "Certamente, Beta. Desideravo solo mostrare la dovuta ospitalità."
Il Beta Ronan lo ignorò, e il suo sguardo penetrante tornò su di me. "Questa è sua figlia, Elena?"
Notai un lampo di shock negli occhi, fugace ma inequivocabile. Mi fece aggrovigliare lo stomaco per il disagio. Non ero sicura di cosa lo avesse sorpreso al mio riguardo. Avrei scommesso sul mio aspetto trasandato.
"Sì," rispose l'Alfa Henry con tono suadente, allungando una mano per tirarmi a sé. Mi strinse il braccio in una finta dimostrazione di affetto paterno. "La mia figlia più amata."
Trattenni a stento l'impulso di ritrarmi. Quella bugia era così assurda che quasi mi venne da ridere. Era lo stesso uomo che mi aveva definita un errore per tutta la vita. Ora, mi esibiva come un trofeo prezioso.
Provai un brivido di disgusto, ma mi imposi di restare immobile e lasciargli fare il suo gioco. Dovevo solo pensare a mia madre.
Il Beta Ronan si avvicinò; le narici gli fremettero leggermente mentre annusava l'aria intorno a me. Il battito mi accelerò. Non era il mio aspetto, allora, ma il leggero odore di detersivo che mi impregnava i vestiti.
Mi studiò con intensità. "Tutti i lupi con sangue di Alfa sono forti. Ma tu... tu sei debole. Perché?"
Serrai la mascella, costringendomi a sostenere il suo sguardo. L'Alfa Henry balbettò accanto a me, arrampicandosi sugli specchi per trovare una spiegazione, ma lo interruppi prima che potesse inventare un'altra bugia.
"Potrò sembrare debole ad alcuni, ma il mio corpo non definisce la mia forza." Sollevai leggermente le mani, mostrando i calli ruvidi e le lievi cicatrici sui palmi. "Mi alleno duramente. Questi sono segni di disciplina."
L'espressione del Beta Ronan rimase indecifrabile, ma fece un lieve cenno di assenso. "I segni dell'allenamento sono una cosa. Il vero potere è un'altra."
Assottigliò leggermente gli occhi, come per valutarmi più a fondo. "Hai un compagno?" domandò, con voce calma ma ferma.
Scossi la testa. "No."
"Ti sei mai accoppiata?"
Il calore mi avvampò il viso, ma mantenni un'espressione neutra. "No."
Il Beta Ronan mi studiò per un altro lungo istante prima di estrarre finalmente un piccolo taccuino dal cappotto, sfogliandone le pagine per poi fermarsi. "Elena Ashford." Spuntò una casella accanto al mio nome e chiuse il libretto di scatto.
"Tra dieci giorni, l'emissario reale verrà a prenderti. Preparati agli addii." Rivolgendosi a mio padre, Ronan fece un cenno col capo. "Parto per il prossimo Branco. Buona fortuna."
L'Alfa Henry sembrava soddisfatto di come mi ero comportata, ma il suo sguardo si incupì non appena il Beta Ronan uscì dalla stanza. Senza dire una parola, voltò i tacchi e uscì a grandi passi, aspettandosi che lo seguissi.
"Da questo momento in poi, ti allenerai senza sosta," ordinò una volta che fummo soli. "Perfezionerai le buone maniere, la postura e il modo di parlare. Non mi farai fare brutta figura. Sono stato chiaro?"
Deglutii a fatica e annuii.
I dieci giorni successivi furono massacranti. Trascorrevo le mattinate cercando di padroneggiare l'etichetta nobiliare: come camminare, come sedersi, come parlare senza tradire troppe emozioni... o chi fossi in realtà.
Di pomeriggio studiavo la storia dei licantropi e le tattiche di combattimento. Le serate, invece, erano dedicate a comprendere il Re dei Licantropi in persona.
Damon Sinclair. Il re spietato e calcolatore. L'Alfa degli Alfa.
Imparai che era un maschio con un ossessivo bisogno di controllo, perciò mi addestrarono a non sfidarlo mai. Dava valore al potere e alla disciplina sopra ogni altra cosa, motivo per cui non potevo mostrare alcuna debolezza. Prediligeva uno stile di vita razionale e minimalista, e disprezzava le inutili manifestazioni di emotività. Dovevo conservare indipendenza e grazia in qualsiasi circostanza. Aveva una passione per l'addestramento e amava collezionare oggetti...
Memorizzai ogni dettaglio, ogni singola aspettativa, il tutto fingendo di essere una persona che non ero.
Le dicerie sul re Damon correvano di branco in branco. Diverse domestiche, insieme al loro branco, erano state punite per averlo offeso; la mente mi vacillava al solo pensiero di cosa sarebbe accaduto se avesse scoperto di essere stato ingannato sull'identità di una candidata sposa.
Se la mia vera identità fosse venuta alla luce, anche il mio branco si sarebbe trovato in pericolo. Non mi importava granché dei lupi che mi tormentavano, ma non volevo che mia madre ne pagasse le conseguenze.
Ero convinta che non sarei stata scelta. Tutto ciò che dovevo fare era tenere un profilo basso, essere prudente e poi lasciare il palazzo in silenzio.
L'ultima sera prima di partire, mi fermai accanto al suo letto di dolore. Era priva di sensi da giorni, il respiro corto, il corpo fragile. Ma, come se avesse percepito la mia presenza, le palpebre le tremolarono e si aprirono.
"Mamma," sussurrai, con un nodo alla gola.
Mi guardò sbattendo le palpebre, gli occhi stanchi colmi di tristezza. "Mi dispiace," mormorò con voce roca. "Mi dispiace che tu debba farlo per me."
Scossi la testa, ricacciando indietro le lacrime. "Non preoccuparti per me, mamma. Se questo servirà a farti avere le cure di cui hai bisogno, ne sarà valsa la pena."
Mi strinse debolmente la mano; mi aggrappai a quell'istante, imprimendomelo nella memoria.
Il mattino seguente mi piazzai davanti allo specchio, stentando a riconoscermi.
La trasformazione era sbalorditiva. La pelle irradiava salute, i muscoli avevano acquisito definizione, i capelli splendevano alla luce del mattino. Ero diventata un'altra persona.
Sembravo la figlia prediletta di un Alfa.
All'arrivo dell'emissario reale, sostenni il gelido sguardo dell'Alfa Henry per l'ultima volta. Lanciai un'occhiata a Elena, all'odio che le ardeva negli occhi, e alla mia cosiddetta "famiglia", che non si era mai dimostrata altro che crudele nei miei confronti.
In quel preciso istante feci un giuramento a me stessa: avrei portato via mia madre da quella gente. A qualunque costo.
Il viaggio verso il palazzo fu lungo; al mio arrivo, venni scortata in un immenso salone gremito di donne. Erano tutte bellissime, avvolte in abiti di seta e adornate con gioielli d'alta moda. L'eccitazione nell'aria era palpabile.
"Oddio, sta arrivando il Re dei Licantropi!!!" squittì una di loro. "Presto, come sto con i capelli?"
Le osservai incredula. Erano davvero entusiaste di trovarsi lì. Desideravano realmente appartenere a un maschio noto per la sua crudeltà.
Chinai il capo e arretrai verso il fondo del gruppo, sperando di mimetizzarmi tra la folla.
Tuttavia, un profondo senso di inquietudine mi si annidò nel petto.
Continuavo a ripetermi che non sarei stata scelta. Dovevo solo sopravvivere a quel calvario e andarmene.
Eppure, per qualche motivo, le parole del Beta Ronan mi rimbombavano in testa. "Tutti i lupi con sangue di Alfa sono forti. Ma tu... tu sei debole."
Serrai i pugni.
No. Non ero debole. E se avessi dovuto dimostrarlo per sopravvivere, allora così sarebbe stato.
