Capitolo 2

Quando finalmente arrivammo al ballo, circa un'ora dopo, il cuore mi batteva ancora forte nel petto. Ma quella sensazione svanì quasi del tutto quando Ryker mi tese la mano e mi aiutò a scendere dalla limousine, davanti alla scalinata della Casa del Branco. Alzai lo sguardo verso l'edificio, che sembrava completamente diverso dalla nostra "Casa del Branco". La nostra era una villa che si addiceva esclusivamente alla famiglia dell'Alpha. Questa, invece, era una vera e propria Casa del Branco, aperta a tutti i membri. Qualcosa che avrebbe dovuto essere anche nostro, ma mio padre è troppo bastardo per permettere ad altre persone di gironzolare per casa sua.

Mentre salivamo le scale, fummo accolti dai padroni di casa, e Ryker mi guidò nel grande salone da ballo, che mi lasciò senza fiato. Era decorato con candele e lucine sospese al soffitto, con un grande lampadario al centro della stanza. Tutto il resto era in oro e argento: le tovaglie, i coprisedia e persino le tende. Era di una bellezza assoluta.

Ryker ridacchiò tra sé e sé quando vide la mia espressione, capendo che ero rimasta sbalordita di fronte a quello spettacolo. Poi la mia attenzione fu catturata dalle lunghissime tavolate disposte lungo un lato della sala, dove era stato preparato il cibo per tutti. Ed è proprio lì che Ryker iniziò a guidarmi non appena entrammo.

Non ci volle molto prima che mi rendessi conto che tutti stavano guardando me e Ryker, e la cosa mi innervosì un po'. Cercai di non guardarmi intorno e di concentrarmi solo su Ryker e su ciò che avevo davanti. Ma sentivo le mani tremare leggermente e cercai di tenerle ferme come meglio potevo.

«Non vedi che questo dimostra che papà aveva torto?» chiese Ryker con un sorrisetto.

«In che senso?»

«Non stanno fissando me. Mi vedono tutti gli anni. Stanno tutti fissando te. Perché sei bellissima e non riescono a staccarti gli occhi di dosso» disse Ryker. E sentii le guance andarmi a fuoco, arrossendo al pensiero che tutti mi considerassero bellissima.

Mi voltai di nuovo verso il buffet, cercando di non attirare ulteriore attenzione su di me. Non ero mai stata a un evento del genere prima d'allora. Niente feste eleganti o cose simili. Papà non aveva mai visto il motivo per cui dovessi partecipare a feste eleganti. Stavo meglio chiusa in casa. O almeno, questo era ciò che pensava lui.

Mentre Ryker e io sceglievamo cosa mettere nei piatti, fummo avvicinati da un uomo sulla trentina. Era ben piazzato, alto circa un metro e novanta, con i capelli castani tirati all'indietro, ma non appena lo vidi notai il suo sorriso nauseante. Lo stesso sorriso che avevo visto fin troppe volte in passato. E che non avrei mai più voluto rivedere.

«Ciao, Summer. Sono così felice che tu sia qui» disse James, piazzandosi tra me e Ryker e stringendomi forte la mano libera. Cercai di ritirarla, ma la sua presa era troppo salda.

«Salve, Alpha James» dissi, cercando di mantenere la voce il più calma possibile. Ma sapevo che il mio cuore mi stava tradendo. Sembrava sul punto di schizzarmi fuori dal petto.

«Tuo padre mi aveva detto che saresti stata qui. Sono davvero felice che tu abbia accettato di venire, Summer» disse l'Alpha James.

«Beh, ho appena compiuto diciotto anni. Non è questo che ci si aspetta da noi?» chiesi, cercando di liberare la mano, ma lui non allentava affatto la presa.

«Sì. Certo che lo è, Summer» disse l'Alpha James, iniziando ad accarezzarmi il dorso della mano mentre mi parlava. Poi mi voltò la mano e cominciò ad accarezzarne anche il palmo. Iniziava a mettermi i brividi il modo in cui pronunciava il mio nome alla fine di ogni frase.

«E tu cosa ci fai qui, Alpha James? Cerchi quella compagna sfuggente che non riesci mai a trovare?» chiese Ryker. Ma gli occhi dell'Alpha James rimasero fissi su di me. Così Ryker aggirò James e prese la mia mano nella sua, assumendo una postura eretta e dominante di fronte a quell'Alpha inquietante.

«No, Ryker. Sono venuto perché sono stato invitato dai padroni di casa. Pensavano che sarebbe stato un bene per la loro immagine avere lupi più anziani e senza compagna a questo ballo dell'accoppiamento. Per dimostrare che nessuno dovrebbe mai perdere la speranza» ringhiò l'Alpha James, facendo un leggero passo indietro. Quasi come se detestasse la sola presenza di Ryker vicino a noi.

«Verissimo, non si dovrebbe mai rinunciare a trovare il proprio compagno predestinato» aggiunsi. E l'Alpha James mi tolse il piatto di mano.

«Insisto che tu ti unisca a me al mio tavolo. Non accetterò un no come risposta, Summer» disse l'Alpha James. Sbirciai oltre la sua spalla verso Ryker, che a quel punto sembrava parecchio infastidito.

«D'accordo. Solo se anche Ryker può unirsi a noi» cercai di contrattare. Sentivo di non avere davvero altra scelta se non quella di accontentarlo, dopotutto. Non conoscevo nessuno in tutta la sala a parte Ryker, e tutti continuavano a fissarmi. Odiavo il fatto che l'Alpha James fosse la mia unica opzione.

Gli occhi dell'Alpha James cambiarono leggermente colore alla mia proposta, ma non me ne importava affatto. Non volevo rimanere da sola con quell'uomo, e lui accettò con riluttanza.

Così ci condusse al suo tavolo; dovettero fare spazio per Ryker, ma non fu troppo difficile, dato che nell'istante in cui mi sedetti, l'Alpha James tirò la sua sedia verso di me, il più vicino possibile. Le sue gambe toccavano le mie, e sapevo che lo stava facendo apposta. Proprio come sapevo che era intenzionale il fatto che Ryker fosse seduto a tre posti di distanza da me. Alzai lo sguardo su Ryker, e mi stava rivolgendo un'occhiata davvero piena di compassione. Non mi invidiava per niente in quel momento, e nemmeno io. Ma non appena una cameriera ci passò accanto, la fermai e presi un bicchiere di champagne dal suo vassoio. Ryker abbassò la testa, cercando di nascondere un sorriso.

Mi resi conto di essere l'unica ragazza seduta a quel tavolo e gli uomini parlavano tutti di politica. Tranne Ryker, che non diceva granché a meno che non gli chiedessero un'opinione, perché sapevano chi fosse. E l'Alpha James, che era seduto proprio accanto a me e continuava a non togliermi gli occhi di dosso. Rendendo l'intera serata molto imbarazzante per me.

Cercai di evitare di guardarlo, così iniziai a scorrere lo sguardo per la sala, e notai che c'erano ancora molte persone che mi fissavano. Ma ci fu un tavolo in particolare che catturò la mia attenzione. C'erano cinque uomini seduti lì, e quello al centro era appoggiato allo schienale della sedia, giocherellando con una bottiglia di birra che teneva in mano, appoggiata sul tavolo. Potevo vedere che si trovava proprio accanto a dove erano seduti i padroni di casa, e capii immediatamente che si trattava di una persona molto importante. Non sapevo chi fosse, però. Non lo avevo mai visto prima, ma mentre manteneva il suo sguardo intenso su di me, seppi di non poter distogliere il mio.

Lo vidi alzarsi dal suo posto, e rimasi a bocca aperta. Era alto almeno due metri, con i capelli castani in una specie di acconciatura disordinata che in qualche modo riusciva a rendere davvero attraente, e un corpo da dio greco. Un Adone. Si stava dirigendo a grandi passi verso il nostro tavolo, i suoi occhi erano fissi su di me, e sentii il respiro mozzarsi un po' mentre si avvicinava.

Più si avvicinava, più iniziavo a sentirmi frastornata. Facevo fatica a respirare e mi aggrappai al tavolo per trovare stabilità mentre sentivo la stanza iniziare a girare; poi, il dolce aroma del favo di miele mi colpì le narici.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quegli occhi verde smeraldo. Gli occhi più belli che avessi mai visto in vita mia. E non ci volle molto prima che anche tutti gli altri al mio tavolo iniziassero a notarlo. Si voltarono tutti per guardare quest'uomo che camminava verso di noi e poi tornarono a guardare me. Sentii la presa di James stringersi sulla mia mano, come se non avesse alcuna intenzione di lasciarmi andare.

«Alpha Ethan. Sono sorpreso che tu sia qui stasera» disse James. Aveva un'espressione estremamente seria. I suoi occhi passarono dal verde smeraldo al nero quando vide James tenermi la mano.

«A meno che tu non voglia perdere quella mano, ti suggerisco di lasciare la sua» ringhiò Ethan a denti stretti.

Potevo sentire James tremare leggermente, ma guardò dritto verso l'Alpha Ethan, tolse la mano dalla mia e me la passò invece attorno alle spalle.

«Non credo che la cosa ti riguardi, Ethan» sorrise beffardo l'Alpha James.

E quasi nello stesso istante, l'Alpha Ethan afferrò l'Alpha James per il colletto della camicia e lo sollevò di peso dalla sedia, facendola cadere all'indietro. I suoi piedi penzolavano a mezz'aria mentre l'Alpha Ethan lo guardava dritto negli occhi. «Non toccare mai più la mia compagna!»

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