Capitolo 4
Cercavo di svegliarmi e, al tempo stesso, di mettere a fuoco cosa mi stesse urlando mia madre. Lì per lì non capii. Sbraitava qualcosa a proposito di un matrimonio. Ma poi saltò fuori il nome di Alpha James, e schizzai giù dal letto. Non mi presi nemmeno la briga di vestirmi; mi precipitai verso la porta della camera e feci le tre rampe di scale d'un fiato fino ad arrivare in salotto, dove mio padre se ne stava tranquillamente seduto insieme ad Alpha James.
«Oh. Eccola qui,» disse papà con un sorrisetto beffardo. Alpha James si alzò in piedi con un sorriso a trentadue denti che mi fece venire voglia di vomitare.
«Che diavolo sta succedendo?» chiesi col fiato corto. Mio padre cominciò ad avvicinarsi, sfregandosi le mani.
«Beh, oggi è il tuo giorno fortunato. Hai detto che il tuo compagno ti ha rifiutata al ballo, perciò ci sono ottime probabilità che tu non ne trovi mai un altro. Non vai da nessuna parte e non esci mai dalla tenuta, così Alpha James si è fatto avanti e si è offerto di fare di te la sua Luna,» annunciò papà.
«Non voglio essere la sua Luna. Mi rifiuto di fare la Luna a quel vecchio viscido. Perché cazzo pensavi che avrei accettato una cosa del genere?» ringhiai in faccia a papà. Nonostante tutte le solite emozioni fossero tornate a travolgermi — paura, terrore e ansia — provavo anche rabbia. Anzi, di più: ero furiosa. So di non avere torto al riguardo. Mi ha picchiata un sacco di volte, ma mi sono sempre rialzata, mi sono spolverata i vestiti e sono andata avanti.
Ma questo non gli impedì di stamparmi l'ennesimo schiaffo in pieno viso e, quando mi voltai lentamente per guardarlo, mi resi conto che i miei occhi erano neri, non più verdi. La mia lupa lottava per prendere il sopravvento. Faticavo a tenerla a bada. Voleva staccare la testa a mio padre per avermi colpita di nuovo. Ma stavo facendo l'impossibile per farla ritirare e riprendere il controllo di me stessa; mio padre se ne stava lì a fissarmi, con una punta di preoccupazione nello sguardo. Non abbastanza, però, da farsi notare da qualcun altro. Non avrebbe mai permesso a nessuno di capire che aveva paura della mia lupa. E ne aveva ben donde.
«Nova. Ho la situazione sotto controllo. Fatti indietro,» ordinai alla mia lupa.
«Ci ha colpite. Di nuovo. Sono stufa di lui. Deve ricevere una lezione,» ringhiò Nova a denti stretti.
«E la riceverà. Ma non da te. Fatti indietro,» le intimai. Alla fine si ritirò in un angolo della mia mente; i miei occhi tornarono del loro colore naturale e io tornai a guardare papà. Sembrò leggermente sollevato, poi fece un passo verso di me.
«Pensavi davvero che non avrei scoperto cos'è successo ieri sera? Di Alpha Ethan Embry?» domandò.
«Non puoi metterti in mezzo tra due compagni. Il consiglio dei lupi mannari ti impiccherà. Alpha Ethan ti farà a brandelli,» insistei.
«E cosa diavolo ti fa pensare che lui voglia legarsi proprio a mia figlia? Ti sto facendo un favore,» ribatté.
«Lui vuole me, papà. Sta venendo a prendermi,» dissi. La sua testa scattò verso Alpha James, per poi voltarsi di nuovo verso di me.
«Beh, suppongo sia un'ottima cosa che stiano allestendo la sala da ballo proprio in questo momento,» disse mio padre con voce spaventosamente calma.
«Di che cosa stai parlando?» chiesi.
«Il matrimonio si celebrerà questo pomeriggio. Che ti piaccia o no. E stanotte verrai marchiata da Alpha James, e non c'è nulla che Alpha Ethan possa fare per impedirlo,» sentenziò papà. Corsi verso una delle grandi finestre del salotto e vidi un gruppo di persone nel cortile sul retro, intente ad allestire una festa in grande stile. Non potevo crederci. Avevano organizzato tutto in un solo giorno. C'erano decine di persone che stavano preparando un matrimonio in un giorno.
«Summer,» sussultò mia madre. Sapeva bene che non c'era nulla che potesse fare nemmeno lei. Non era di sangue Alpha, perciò doveva obbedire agli ordini di mio padre e inchinarsi al suo cospetto. Non aveva scelta.
«Tu resta lì ferma e non dire una parola,» le ordinò papà. Poi ricominciò a colpirmi. Ancora, e ancora, e ancora. Non mi lasciava nemmeno il tempo di reagire. I suoi colpi erano così rapidi e numerosi che la mia testa sballottava da una parte all'altra come quella di un pupazzo a molla. Sentivo il sangue sgorgarmi dal naso e dalla bocca. Mio padre era determinato a farmi inchinare al suo cospetto, ma non sarebbe successo. Non questa volta. Non avrei ceduto alle sue pretese. Avrei incassato ogni singolo colpo che aveva in serbo per me, piuttosto che sposare quel vecchio viscido. Sentii che cominciavo a tremare in modo incontrollabile. I canini presero a spuntarmi dalle gengive, e capii che Nova si stava facendo strada con la forza per prendere il sopravvento.
Ma la fortuna fu dalla mia parte. Fu in quel momento che Ryker irruppe nella stanza; afferrò papà per un braccio e lo allontanò da me con uno strattone. Caddi a terra, sputando sangue.
«Che cazzo sta succedendo? Che cazzo le stai facendo?» domandò Ryker, precipitandosi da me per accertarsi che stessi bene. Ma sentivo già il viso che mi si gonfiava.
«Beh, figliolo, tua sorella si sposerà oggi pomeriggio. Con Alpha James,» annunciò papà con orgoglio.
«Stai scherzando, spero,» disse Ryker, alzandosi e piantandosi di fronte a papà. Sapevo che anche Ryker avrebbe fatto di tutto per impedire quel matrimonio. Odiava James quanto me. Sapeva bene che razza di viscido fosse. Fin dalla prima volta in cui James aveva provato a mettermi le mani addosso, prima ancora che iniziassi le medie, Ryker aveva sempre cercato di proteggermi da lui.
«Fatti i cazzi tuoi. Questa storia non ti riguarda,» gli ringhiò papà in faccia.
«Col cazzo che non mi riguarda. È mia sorella, e non ti permetterò di consegnarla a quello stronzo,» ringhiò di rimando Ryker.
Ero convinta che papà non avrebbe mai colpito Ryker, ma non potevo certo prevedere ciò che sarebbe successo un attimo dopo. Vidi i canini e gli artigli di papà iniziare ad allungarsi. Ebbi il terrore che potesse davvero fare del male a Ryker. Ma se ne accorse anche lui, e fece lo stesso. Era pronto a difendermi a costo della vita.
Riuscii ad aggrapparmi a un mobile per tirarmi su, e mio padre si avventò su Ryker prima ancora che mi rimettessi in piedi; i due iniziarono a scaraventarsi da una parte all'altra del salotto.
Non sembravano disposti a mostrarsi alcuna pietà, e lottavano con tutte le loro forze. Erano entrambi lupi Alpha; papà era solo più anziano e un Alpha fatto e finito. Ryker non lo era ancora del tutto, ma era forte quanto lui. In famiglia avevamo un'ottima genetica.
Fu in quel momento che il comando imposto a mia madre finalmente svanì, complice la distrazione di papà; lei si precipitò in salotto urlando a entrambi di fermarsi. Ma quando un lupo ingaggia un combattimento, non c'è modo di fermarlo finché uno dei due non si arrende o muore.
Ero terrorizzata dal fatto che mia madre fosse entrata nella stanza. Non si era trasformata; era in forma umana e continuava a urlare di smetterla. Sapevo che nemmeno loro si erano trasformati del tutto, ma non erano in sé. I loro lupi avevano in parte preso il sopravvento.
Mia madre si avvicinò troppo alla lotta e, in mezzo al rumore di carne lacerata e ringhi feroci, lanciò un ultimo urlo. Mi voltai appena in tempo per vederla crollare a terra.
Aggirai papà e Ryker, che si erano finalmente resi conto di ciò che avevano fatto, e mi precipitai da mia madre. Aveva l'addome e il busto squarciati dagli artigli. Dal petto fino all'ombelico. C'era sangue ovunque e, per quanto ci provassi, non riuscivo ad arrestare l'emorragia. Capii subito che si trattava degli artigli di papà. Erano più grandi. E poi, Ryker non avrebbe mai fatto del male né a me né a mia madre. Non c'era nulla che potessimo fare per rimediare. Nessun medico al mondo avrebbe potuto riparare un danno simile.
Mi inginocchiai al suo fianco e, non appena vidi le ferite, capii che non ce l'avrebbe fatta. Mio padre aveva appena ucciso mia madre. Quel figlio di puttana. Mi sentii come se mi avessero strappato il cuore dal petto. Mi mancava l'aria. Perché non era morto lui al suo posto? Ma, con i suoi ultimi respiri, lei mi fece cenno di avvicinarmi.
Mi chinai per ascoltare ciò che stava cercando di dirmi.
«Nicole Everstone,» mi sussurrò all'orecchio. Ma non capivo. Non avevo mai sentito quel nome prima di allora. E prima che potessi chiederle spiegazioni, la sua testa ricadde di lato e capii che se n'era andata. Una tristezza immensa mi travolse.
Mentre piangevo sul corpo di mia madre, mi resi conto di non sentire più alcun rumore di lotta alle mie spalle. Sapevo che si erano fermati, ma all'improvviso avvertii un dolore acuto al collo. Mi voltai: mio padre torreggiava su di me con una siringa in mano. Mi aveva appena iniettato qualcosa. La vista iniziò ad annebbiarsi e ogni suono mi giungeva come un'eco distante.
Spostai lo sguardo: Ryker, coperto di ferite, si stava faticosamente rialzando da terra. Poi crollai accanto al corpo senza vita di mia madre e persi i sensi.
