Capitolo 2 Una situazione difficile
Bailey
Gli occhi di Rian sono lucidi mentre mi fissa dal basso, sbattendo le palpebre contro la luce del sole che filtra attraverso la volta degli alberi sopra di me. Non so come faccia a sembrarmi così certo che sia lui. Voglio dire… se fosse possibile che una persona si addormenti nel proprio letto e si svegli in qualunque altro posto del mondo, verrebbe da pensare che almeno sarebbe un posto reale. Ma questo… questo è il libro che stavo leggendo, no?
«Come cazzo… tu… sai… nome?» Le parole gli escono impastate mentre ricade a terra, la testa che batte con un tonfo secco che mi fa sussultare. Chiude gli occhi solo per un istante, poi li riapre. Due orbite di zaffiro che mi scrutano dentro, fino all’anima.
«Ehm… io, cioè… so come ti chiami perché… vengo da Silverhide», balbetto. «E… lì sei famoso. Per ovvi motivi.»
Un sopracciglio scuro si inarca mentre mi squadra. Io mi scosto, chiedendomi se sia ferito a tal punto da rendere inutile quel pugnale al fianco oppure se abbia ancora abbastanza forza da farmi fuori. In fondo non ci vorrebbe molto. Non è che io abbia mai fatto a coltellate.
«Perché… tu ‘ere?» Cerca di sollevarsi appoggiandosi a un gomito, ma resiste un secondo appena prima di ricadere.
«Onestamente?» Non ne ho la minima idea. «Senti—» Faccio l’errore di sporgermi verso di lui e lui va al pugnale, strappandolo dal fodero con un movimento fluido che non mi aspetterei da uno ridotto così male. Eppure non è abbastanza forte per farci granché. Quando lo punta verso di me, gli scivola dalle dita. Lo cerca a tentoni per un momento, ma non riesce ad afferrarlo bene. Il pugnale cade nel mucchio di foglie accanto alla sua gamba.
«Be’, sei fortunato che non ti abbia infilzato», gli dico, notando quanto ci sia mancato che gli finisse nella coscia.
Lui grugnisce, tentando di riprendersi l’arma, ma non ci riesce. Questa è la mia occasione per allontanarmi, per scappare nel bosco e—
E poi?
Non ne ho la minima cazzo di idea di come sia arrivata qui o di dove potrei anche solo andare. Non è che possa presentarmi al castello e dire ad Alpha Lukas che vengo da fuori dal libro. Non ne sono sicura, ma sono abbastanza certa che questa gente non abbia la minima idea di essere personaggi di un libro.
Questo significa che io sono un personaggio di un libro?
«Ehi!» La voce di Rian è più forte di quanto non sia stata da quando ha aperto bocca la prima volta. «Vattene—vattene via di qui, tu!»
Se non avessi appena letto la scena in cui le guardie scelte a mano da Alpha Lukas tendono un’imboscata a Rian mentre torna a casa dall’addestramento Omega e lo massacrano di botte, poi lo squarciano e lo lasciano lì a morire, be’, potrei pensare che sia solo ubriaco. Ma io so esattamente cos’è successo, perché l’ho appena letto.
Purtroppo non è uno di quei libri in cui ho saltato alla fine e ho letto prima quella, quindi non ho idea di cosa succederà. Credo che lui debba sopravvivere, perché l’antagonista non può morire al capitolo otto, giusto? Però, per come l’autore ha descritto le sue ferite, devo dire che mi sconvolge che non si sia già dissanguato.
Mi sposto un po’ più indietro, verso il sentiero, e la mano scivola su qualcosa di appiccicoso. D’istinto porto il palmo davanti al viso e mi si contrae lo stomaco. È sangue. Mi giro e guardo il punto accanto a me: non sono solo poche gocce… è tantissimo. Come una scena da film dell’orrore. Mi rimetto in piedi di scatto, dimenticandomi che indosso questo vestito assurdo e il mantello, e per poco non cado. Non sarebbe fantastico se ci piantassi la faccia dentro?
Mi pulisco la mano sul mantello e mi allontano in fretta. Non ho mai visto così tanto sangue in vita mia, e ho guardato un sacco di documentari sul true crime. È incredibile pensare che tutta quella roba sia uscita da una sola persona.
Rian geme di nuovo, ma stavolta è molto più piano, più debole, come se gli mancasse l’aria.
Come se stesse morendo.
«Certo che sta morendo.» borbotto tra me e me, ferma a una ventina di piedi dalla sua figura accasciata sotto l’albero. «Da dove credi che sia venuto tutto quel sangue?»
Il libro diceva che era riuscito a mettere a segno qualche colpo, ma so che la stragrande maggioranza di quel liquido cremisi è suo. Non vedo proprio come possa riprendersi davvero da una cosa del genere, nonostante il fatto che i mutaforma lupo, a quanto pare, guariscano molto più in fretta degli umani. In questo momento ci sono troppi punti da cui il sangue nuovo che il suo corpo produce può continuare a colare via.
«M–Madre,» sussurra Rian a mezza voce. «Dea, mi dispiace. Io non… io non…» La testa gli ciondola di lato e smette di parlare.
Per un attimo resto nella radura vicino alla strada e mi guardo intorno. So che se vado a sud arriverò al castello. Non è lontano da qui. Se vado a nord raggiungerò un piccolo villaggio dove vive la maggior parte degli Omega. Dove vive Rian. La sua casa è ai margini del paese. Non è poi così distante. Era quasi arrivato.
«Merda,» mormoro. Immagino che non importi quanto uno sia vicino a casa, quando proprio non riesce ad arrivarci.
In un certo senso, sono nella stessa situazione.
Lo sguardo mi torna sul viso pallido di Rian, e faccio un respiro profondo. Aiutarlo… o lasciarlo morire? Questo è il dilemma.
Non ne ho la minima cazzo di idea, quale sia la risposta.
