
La mia dolcezza
Maria MW · In corso · 219.0k Parole
Introduzione
Il punto di vista di Spencer
Ricordo le notti in cui si intrufolava nella nostra camera da letto. Si arrampicava nel mio letto e io la stringevo a me. Spingeva il sedere contro il mio basso ventre. Dopo essersi addormentata, spesso si muoveva un po’, come se volesse usare il sedere per strofinarsi contro il mio membro, facendomi ribollire il sangue.
Quando le mani mi scivolavano sotto le mutandine, trovavano il punto giusto e iniziavano a strofinarlo, i suoi piccoli gemiti echeggiavano nella stanza mentre si eccitava sempre di più.
**
Un incidente d'auto le ha rubato l'infanzia, ma l'ha consegnata tra le braccia della famiglia più potente di Los Angeles. Ora Cora nasconde un segreto devastante: è perdutamente innamorata del suo fratello adottivo, Spencer.
Quando Cora torna dall'Inghilterra, si è trasformata in una donna mozzafiato che affascina entrambi i fratelli gemelli, Spencer ed Ethan. La sua seduzione, attentamente orchestrata, ha un successo che va oltre ogni sua più rosea aspettativa. Dopo una notte di passione, Spencer ammette finalmente il desiderio che arde dentro di lui.
Ma quando le forze oscure della famiglia intervengono, quando minacce e tradimenti li separano, Cora è costretta a sparire dalla vita di Spencer. Porta con sé non solo il suo cuore in frantumi, ma anche un segreto che potrebbe distruggerli tutti...
Una storia di desiderio proibito.
Capitolo 1
Caro lettore, prima di iniziare questa storia, vorrei avvisarti che contiene alcune scene per un pubblico adulto che potrebbero turbare. Se per te non è un problema, spero che la lettura ti piaccia.
Undici anni prima
«È pronta la cena!» gridò mia madre. Posai il mio vecchio orsacchiotto sul divano ed entrai in cucina. Lei prese un piatto e lo riempì con una generosa porzione di pasta.
«Vuoi qualcosa sulla pasta?» mi chiese. Scossi la testa. Non capivo perché facesse quella domanda, quando entrambe sapevamo che in frigo non c’era niente da aggiungere. Anche se era in bianco, ero felice, perché quella era una delle rare sere in cui mia madre riusciva a darmi qualcosa da mangiare. Di solito andavo a letto a stomaco vuoto, ma almeno per quella volta potevo riempirlo ed evitare i morsi della fame.
Mamma mi porse una forchetta e io non vedevo l’ora di iniziare a mangiare. Proprio mentre stavo per portare il primo boccone alla bocca, la porta si spalancò con un colpo secco. Il rumore improvviso mi spaventò, facendomi volare di mano la forchetta, con un po’ di cibo sopra, che atterrò sul pavimento. Non sapevo cosa mi facesse più male: vedere mio padre entrare furioso nella stanza o quel cibo prezioso che ora si era sporcato per terra.
«Spora puttana!» urlò, e l’odore di alcol iniziò a invadere l’aria. «Come ti permetti di tradirmi? È per questo che ti mantengo? Come hai potuto farti toccare da un altro uomo?» Si avvicinò e, vedendo il viso terrorizzato di mia madre, capii cosa voleva che facessi. Scivolai giù dalla sedia e mi nascosi sotto il tavolo.
Dai rumori, capii che mio padre aveva colpito mia madre. «Lasciami! Non ti voglio più. Ho trovato qualcuno che si prenderà cura di noi!» gridò lei. Le sue parole, però, sembrarono solo farlo infuriare di più.
«Cosa? Pensi di potermi lasciare?» urlò lui, con la voce ancora più alta mentre la colpiva di nuovo. Il cuore mi balzò in gola quando la tovaglia si sollevò, rivelando gli occhi rossi di mio padre. Mi tirò fuori a forza dal mio nascondiglio.
«Che diavolo fai? Lasciala andare!» gridò mia madre. Invece di obbedirle, papà afferrò anche il suo braccio.
«Dove ci porti?» chiese lei, con un’espressione piena di paura.
«Vi porto lontano da qui, dove quello stronzo non vi troverà,» urlò mentre ci trascinava via. Mise prima me sul sedile posteriore della sua vecchia auto e poi costrinse mia madre a sedersi davanti. Mentre lui faceva il giro per salire, mia mamma si voltò e mi disse di spostarmi dietro al suo sedile e di allacciare la cintura. Feci come mi aveva detto, guardandola tirare fuori il telefono dalla tasca per scrivere un veloce messaggio.
Papà agì in fretta. Quando si accorse di cosa stava facendo mamma, le diede un colpo sulla mano, facendole cadere il telefono. Atterrò sul sedile posteriore, accanto a me. Allungai la mano per prenderlo, ma papà premette sull’acceleratore, partendo a tutta velocità, e il telefono scivolò sotto il sedile.
«Ferma la macchina, subito!» urlò la mamma a papà, ma lui, per tutta risposta, la colpì di nuovo.
«Sta’ zitta, stronza, o ti butto fuori dall’auto in autostrada» le gridò contro, perdendo per un attimo il controllo del veicolo e facendoci scontrare con un cassonetto sul ciglio della strada.
«Ferma la macchina!» urlò di nuovo la mamma. «Sei ubriaco! Non puoi guidare così!»
Era come se papà non la sentisse affatto. Sentivo la macchina accelerare e la paura mi attanagliò. Allungai una mano verso il telefono della mamma, ma l'auto sbandò di nuovo e mi sfuggì.
«Dove stai andando? Sei impazzito?» urlò ancora mia madre, con la voce carica di panico. «Stiamo andando verso la superstrada. Ferma la macchina, adesso!»
«Sta’ zitta, stronza!» le urlò di nuovo mio padre, colpendola più forte questa volta, tanto che la testa della mamma sbatté contro il finestrino.
Sento la macchina andare più veloce e, dato che papà non riesce a tenerla dritta, sento le altre auto che ci suonano il clacson, il che mi spaventa. Mi viene in mente quella volta che guardai un film sulle montagne russe e mi ero emozionato così tanto che chiesi alla mamma di portarmici. La mamma mi disse che non avevamo i soldi, ma promise che mi ci avrebbe portato appena possibile. Mentre la paura per i movimenti irregolari dell'auto mi assale, penso che dopo dirò alla mamma che non mi interessa più e che preferirei lasciar perdere l'idea delle montagne russe.
Papà guida ancora più veloce e la mamma inizia a piangere. Lo supplica di accostare e di farci scendere, ma papà non le dà retta. Afferro di nuovo il telefono, ma ho le braccia troppo corte per raggiungerlo. So cosa potrebbe aiutarmi. Anche se la mamma mi aveva detto di allacciare la cintura di sicurezza, e di solito le obbedisco, penso che in questo momento terrificante potrei diventare un eroe se solo riuscissi a prendere quel telefono. Mentre la mia mano si sposta verso la fibbia, pronta a sganciarla, papà perde il controllo dell'auto. La mamma urla, papà si affanna per tenere la macchina in strada e, stranamente, non si accorge del camion che davanti a noi suona il clacson per avvertirci che ci stiamo avvicinando troppo.
«Merda!» grida papà mentre ci avviciniamo al camion, per poi schiantarcisi contro.
Ricordo di aver visto un programma in TV che parlava della forza di gravità, e quello fu il momento in cui la sperimentai per davvero. L'auto vola in aria, ma prima o poi deve pur toccare terra. E quando lo fa, non è ancora finita. Mentre la macchina si ribalta fuori strada, sento la cintura di sicurezza che mi scava nella spalla, limitandomi i movimenti. Sono troppo piccolo, però, perché la cintura possa tenermi ben saldo. A un certo punto, mentre il veicolo è capovolto durante una delle giravolte, scivolo via dalla sua presa. Sembra che ci voglia un'eternità prima che l'auto si fermi, ma alla fine succede. Mentre giaccio sul pianale, tra i sedili anteriori e quelli posteriori, sento un dolore terribile alla gamba.
«Mamma!» chiamo l'unico genitore che so che si preoccupa per me, ma non c'è risposta. Sia papà che mamma sono in silenzio. Da quando siamo usciti di casa, non desideravo altro che il silenzio, ma non intendevo questo tipo di silenzio.
Ultimi capitoli
#200 Capitolo 200: Epilogo
Ultimo aggiornamento: 4/20/2026#199 Capitolo 199 Non è giusto!
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Damian le afferrò la mandibola con freddezza. «Le condizioni di Vivian sono peggiorate. L’intervento è fissato tra un mese. Non preoccuparti: ti troverò il posto migliore al cimitero e mi assicurerò che la tua famiglia non abbia mai problemi. Devi capire una cosa: se non fosse stato per il tuo cuore, non saresti mai potuta diventare mia moglie, non saresti mai potuta diventare la signora Montgomery. Hai vissuto per anni nel lusso. Adesso è il momento di restituire qualcosa.»
Persino il figlio che lei aveva cresciuto con le proprie mani le urlò contro: «Perché non muori e basta? Se muori, il tuo cuore può andare a Vivian! Io voglio Vivian come mamma!»
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