Capitolo tre: Il punto di vista di Clara
La mattina dopo, di buon’ora, guardai le macchie d’acqua sulle lenzuola e mi si imporporò il viso senza un motivo preciso.
Thorne aveva ragione: il mio corpo era molto più sincero di me.
Inspirai a fondo, fissando la valigia nell’angolo della stanza, ripetendomi di continuo che si trattava soltanto di un rapporto sessuale tra due adulti. Poteva essere Thorne, oppure chiunque altro.
Quando finii di lavarmi e uscii dalla camera da letto, Thorne era già seduto sul divano del soggiorno, con in mano un contratto di fusione che avevo lasciato in precedenza sul tavolino.
Non ebbi nemmeno il tempo di parlare: Thorne sogghignò e agitò il contratto tra le dita.
«Questo è il contratto di fusione che hai redatto?»
Non capii cosa intendesse e annuii, smarrita. «Sì, l’ho fatto io.»
«Ah. Pieno di falle.» Thorne gettò il contratto sul tavolino, con un’espressione particolarmente cupa. «Clara, è questa la carriera che ti tiene occupata tutti i giorni? Meno male che sei Mrs. Thorne. Se fossi un consulente legale al Watson Group, ti avrebbero già licenziata un’infinità di volte.»
Abbassai la testa, le dita che mi si conficcavano nel palmo, la gola improvvisamente secca.
Non mi aspettavo che, dopo un anno senza vedere Thorne, non gli importasse nulla di come avessi vissuto in quei mesi e che esordisse invece criticando il mio lavoro.
«Sono un’avvocata. I consigli che do sono abbastanza professionali. Spero che tu possa rispettarmi.»
Forse la raucedine della mia voce lo fece esitare per un istante, ma subito riprese con sarcasmo: «Se questo è il tuo livello di competenza, ti consiglio di andare a insegnare in una scuola. Dopotutto, molte cose non si basano solo sulla teoria, ma soprattutto sull’esperienza di mercato.»
«Ma anche l’esperienza ha bisogno di una base teorica, altrimenti sono solo parole vuote.»
Alle mie parole, Thorne inarcò le sopracciglia. «Credi che con una sola frase io possa far saltare il piano di fusione di Starlight Global, basandomi su questo tuo contratto “professionale”?»
Aprii la bocca, ma non uscì alcun suono.
Sapevo che Thorne non stava scherzando. Da giovane aveva creato una leggenda a Wall Street ed era diventato una delle figure più influenti della finanza globale. E, cosa più importante, non aveva ottenuto tutto questo appoggiandosi al prestigio della famiglia: era stato merito esclusivo delle sue forze.
Vedendo che non rispondevo, Thorne sogghignò e si alzò, afferrando il cappotto e preparandosi a uscire.
Prima di andarsene, non mancò di ricordarmi: «Faresti meglio a prendere in considerazione il mio consiglio e andare a insegnare in una scuola. Da marito, posso sistemarti io.»
«Non ne ho bisogno. Amo il mio lavoro, e Starlight Global…»
Appena nominai Starlight Global, il volto di Thorne si rabbuiò e mi interruppe di colpo. «Non parlarmi del tuo presunto professionalismo, Clara. Ti stai sopravvalutando.»
Thorne sbatté la porta con rabbia, e il boato rimbombò per tutta la stanza.
Quando il ronzio nelle orecchie si attenuò, mi avvicinai al tavolino e raccolsi il documento che Thorne aveva appena scartato, sentendo un dolore sordo stringermi il petto.
Per quel caso di fusione di Starlight Global avevo lavorato un’intera settimana.
Quella era la prima bozza, lasciata lì con noncuranza; la versione definitiva l’avevo già inviata all’e-mail del team incaricato della fusione di Starlight Global. Ma ormai non contava più nulla.
Dopotutto, agli occhi di Thorne io non valevo mai niente.
Gettai il fascicolo della fusione nel cestino, mi voltai e me ne andai. Oggi c’era un bel sole: almeno, per un po’, poteva scacciare la cupezza che avevo dentro.
Appena arrivai in ufficio, ricevetti una spedizione espresso.
Il mittente era la madre di Thorne, Caroline.
Dentro il pacco c’era un accordo prematrimoniale tra me e Thorne, insieme a un biglietto scritto di suo pugno da Caroline.
[Clara, i tre anni sono scaduti. Spero che manterrai la parola data: prendi i soldi e vattene il prima possibile.]
Accartocciai il biglietto e lo buttai nel cestino, poi mi lasciai andare contro lo schienale della sedia, fissai il soffitto e sospirai a lungo.
Tre anni prima, mio padre aveva progettato di darmi in sposa a un italiano sulla cinquantina in cambio di una grossa somma, per espandere la sua nuova azienda a New York.
E proprio in quel periodo la famiglia di Thorne stava scegliendo una moglie per lui, e Caroline aveva scelto me.
Fu così che io e Thorne iniziammo un matrimonio a contratto di tre anni.
Quando ci siamo sposati, Thorne mi disse che, se nel corso di quei tre anni fossimo riusciti a sviluppare dei sentimenti l’uno per l’altra e nessuno dei due avesse avuto obiezioni, allora il nostro matrimonio avrebbe potuto continuare.
Altrimenti avremmo messo fine al rapporto contrattuale e, dopo il divorzio, mi avrebbe dato una grossa somma di denaro come risarcimento.
Caroline non ne era al corrente. Quando, ansiosa com’era, mi aveva spinta a sposare Thorne, lo aveva fatto solo per risolvere un problema urgente. In realtà aveva già in mente un candidato più soddisfacente.
Caroline, una volta, aveva lasciato intendere per sbaglio che un’altra donna fosse più adatta a essere la moglie di Thorne.
Così, non appena il tempo fu scaduto, Caroline non vedeva l’ora che io lasciassi Thorne. Ma forse non si aspettava che, adesso, fossi io a volerlo lasciare più di lei.
Lo sfogo spietato di Thorne, la notte scorsa, mi aveva lasciato il corpo intero dolorante in modo terribile. Per tutta la mattina ero stata in uno stato pietoso al lavoro e alla fine avevo scelto di posare tutto e andare al ristorante a mangiare.
«Ehi, Clara, tesoro mio, ieri mi hai attaccato in faccia! Ti rendi conto di quanto mi sono preoccupata per te?!»
Freya si sedette di fronte a me con il suo vassoio.
Sorrisi e le porsi la tazza di caffè in più che avevo ordinato. «Sono già così vecchia, di che cosa dovresti preoccuparti?»
«Come faccio a non preoccuparmi? Thorne è tornato a casa ieri sera?»
Annuii. «È tornato.»
«Meno male, almeno si ricorda di tornare a casa.» Freya continuò a punzecchiare la bistecca nel piatto con la forchetta, borbottando: «Non capisco proprio che cosa gli stia prendendo a Thorne. Ho sentito che, quando la famiglia di Thorne stava scegliendo una partner per il matrimonio, c’erano un sacco di persone nella lista dei candidati, ma Thorne ha chiesto espressamente di sposare te…»
Alle parole di Freya rimasi di sasso.
Cosa?
All’epoca Thorne aveva chiesto espressamente di sposare me?
Stavo per chiederle meglio, quando all’improvviso ricevetti una chiamata da Caroline.
«Clara, non mi interessa che cosa stai facendo in questo momento. Ho bisogno che tu torni subito alla villa.»
Non sapevo perché Caroline volesse all’improvviso che rientrassi. Nella testa avevo solo una cosa: perché, tre anni prima, Thorne aveva chiesto espressamente di sposarmi.
Ma, vedendo che per un bel po’ non dicevo nulla, Caroline si irritò e alzò la voce. «Clara, sto parlando con te. Mi stai ascoltando, sì o no?!»
«Sì, Madre, ti ascolto.»
«Clara, anche se i tre anni sono scaduti, non hai ancora divorziato ufficialmente da Thorne. Io resto una tua superiore. Quando ti parlo devi ascoltare con attenzione. Non essere così maleducata.»
«Sì, Madre. La prossima volta farò sicuramente più attenzione.»
Vedendo il mio atteggiamento umile, la rabbia di Caroline si placò un po’, ma continuò a incalzarmi: «Adesso, subito, torna immediatamente alla villa.»
«Sì, Madre. Chiederò un permesso e torno subito.»
Durante il tragitto continuai a ripensare a ciò che aveva detto Freya, ma alla fine mi limitai a sorridere amaramente e a scuotere la testa. Freya doveva essersi ricordata male. Thorne… come avrebbe potuto voler sposare me? All’epoca probabilmente non si ricordava nemmeno chi fossi.
Quando rientrai alla villa, Caroline era seduta sul divano a bere caffè. Appena mi vide entrare, aggrottò la fronte. «Dovresti aver già ricevuto la mail che ti ho mandato. Clara, non dirmi che non ti avevo avvertita: il tempo è scaduto. Quando pensi di parlare con Thorne del divorzio?»
«Ho ricevuto la tua mail, ma ieri sera… ieri sera Thorne è rientrato piuttosto tardi e non abbiamo avuto tempo di parlare del divorzio. Però stai tranquilla: gliene parlerò il prima possibile.»
Caroline mi guardò con una certa sorpresa. «Clara, spero che manterrai la parola. E… ci sono alcune cose che non voglio che Thorne sappia.»
Capii naturalmente a cosa si riferisse e annuii, serrando le labbra. «Non preoccuparti, Madre. Non lascerò che Thorne sappia che mi hai parlato del divorzio. Divorziare da lui… è una mia scelta. Siamo partiti da un matrimonio di contratto, e adesso è meglio separarci.»
Non avevo ancora finito di parlare che si sentì un rumore alla porta. Io e Caroline alzammo lo sguardo nello stesso istante.
Sulla soglia c’erano Thorne e Nate.
Il volto di Thorne era cupo in modo inquietante, mentre Nate mi guardò sbalordito, poi si voltò verso Thorne e disse: «Ho sentito bene? Clara ha detto che vuole divorziare da te?»
Allora Thorne parlò, gelido: «Anche se si tratta di un divorzio, deve essere Thorne a buttare via ciò che non vuole. Non è il turno di qualcun altro di dirmi che è finita.»
Detto questo, Thorne si voltò e se ne andò senza guardarsi indietro.
