Capitolo sette - Il punto di vista di Clara

Non aspettai che Thorne rispondesse e uscii dritta dal bar con Linda e Freya.

A quel punto Linda si era ripresa parecchio, anche se nei suoi occhi restavano tracce di paura.

«Adesso sai cos’è la paura. Prima eri completamente fuori di testa. Se io e Freya non fossimo corse abbastanza in fretta, quello ti avrebbe davvero sparato.»

Le strinsi la mano. «Lo so che eri preoccupata per me, ma la prossima volta non puoi essere così sconsiderata. Si è fatto tardi, torna in fretta a riposarti con Freya.»

«Ma tu…»

«Niente “ma”. In ogni caso, sono ancora la moglie di Thorne. Non mi faranno niente.»

Sentendomi parlare così, Linda alla fine annuì e se ne andò con Freya.

Tornata a casa, mi sedetti sul divano del soggiorno e aspettai fino all’alba.

Thorne non rientrò per tutta la notte.

Guardai il sole oltre la finestra e abbozzai un sorriso amaro.

Ancora una volta avevo riposto delle aspettative in Thorne.

Feci una doccia e poi mi preparai a farmi un panino. Proprio in quell’istante il telefono mi inviò una notifica. Mi immobilizzai per un attimo. Ecco perché Thorne non era tornato per tutta la notte.

Avevo pensato che ieri, quando aveva umiliato quella donna davanti a tutti, fosse per Elena.

Adesso sembrava… forse no.

Ricordo ancora il giorno prima che partisse per New York, quando andai a cercarlo al casinò clandestino di Knight.

Quel giorno era al tavolo da gioco. Dopo aver perso due mani, non voleva più giocare. Tutti scherzavano dicendo che da quando Thorne si era sposato perfino le sue sconfitte non erano più così spensierate.

Thorne abbassò lo sguardo, giocherellando con le fiches sul tavolo, senza dire nulla.

Poi qualcuno chiese all’improvviso: «Thorne, perché hai sposato all’improvviso Clara?»

Io, che ero appena arrivata sulla soglia, mi fermai di colpo. Sapevo che quello tra me e Thorne era un matrimonio di contratto e che non avrei dovuto aspettarmi troppo, eppure volevo lo stesso sentire la risposta di Thorne.

Inaspettatamente, Thorne si limitò a sogghignare. «Sposare chiunque è uguale. Mi sono sposato così, a caso. Perché tutte queste domande?»

Mentre parlava, Thorne girò lentamente la testa a guardarmi.

Dunque mi aveva scoperta già da un pezzo.

Seguendo lo sguardo di Thorne, anche tutti gli altri si voltarono verso la porta. L’atmosfera nella stanza divenne all’improvviso imbarazzante.

Quegli sguardi erano come aghi avvelenati, che mi si conficcavano addosso, e il dolore mi penetrava fin nelle ossa.

Era da poco passato mezzogiorno quando mio padre mi mandò un altro messaggio, ricordandomi la cena a casa quella sera. Risposi “ok”, poi mi appoggiai allo schienale della sedia e lasciai uscire un lungo respiro.

Che Thorne venisse con me o no, quella visita dovevo farla.

Quella sera, quando arrivai a casa di mio padre, lui mi stava aspettando sulla porta. Ma vedendo che non c’era nessun altro accanto a me, il sorriso sul suo volto si congelò all’istante.

«Perché sei tornata da sola?»

«Dov’è Thorne?»

Papà continuava a guardare dietro di me, come se, insistendo ancora un po’, potesse farlo comparire.

«Smettila di guardare. Oggi ci sono solo io. Thorne non aveva tempo.»

Lisa aveva preparato una tavola piena di piatti, con quel sorriso servile sulla faccia che dava la nausea.

Ma appena sentì che ero tornata solo io, quel sorriso sdolcinato le sparì dal volto come per magia.

Lisa in origine era la nostra governante, ma dopo l’incidente di mia madre si era infilata nel letto di mio padre e gli aveva perfino fatto un figlio.

Mio padre, però, probabilmente si vergognava anche lui. Dopo la nascita del bambino, si affrettò a spedirlo in Messico.

Da allora, però, Lisa non solo mangiava alla nostra stessa tavola, ma si comportava anche come la padrona di casa.

«Che cosa può avere di così urgente da non avere nemmeno il tempo di venire a cena?»

Sul volto di papà comparve un’ombra di disappunto.

Lisa sogghignò. «Che sia impegnato o no è un dettaglio. Io temo che Clara non sia capace di tenersi stretto suo marito.»

Mi si fermarono coltello e forchetta. Mi voltai a guardare Lisa. «Certo che non sono capace quanto te: tu sei riuscita a infilarti nel letto del padrone di casa.»

«Tu…» Il viso di Lisa si arrossò all’istante, per la vergogna e la rabbia. «Io sto solo dicendo la verità. Ieri sera Thorne e Shanli che entravano e uscivano dall’hotel insieme sono già finiti tra le tendenze.»

«E allora?» La mia espressione rimase indifferente. «Io sono la moglie di Thorne, proprio come mia madre: lei era l’unica moglie di mio padre, mentre tu sarai per sempre solo una puttana arrampicata nel letto.»

Quelle parole, chiaramente, provocarono Lisa. Scagliò coltello e forchetta sul tavolo.

«Clara, come puoi dire cose tanto maleducate?» Poi arricciò le labbra con disprezzo. «Ah già, dimenticavo. Tua madre era una troia che si è fatta scopare da migliaia, montare da decine di migliaia. Che educazione potrebbe mai avere la figlia di una così…»

Schiaffo—

Colpii Lisa con forza; l’impeto fu tale che il palmo mi si intorpidì.

Nella stanza calò all’improvviso il silenzio, per tre secondi.

Subito dopo, Lisa lanciò un urlo stridulo. «Ah! Clara, come ti permetti di picchiarmi!»

Persino Padre sbatté la mano sul tavolo e mi urlò contro: «Clara, hai passato il limite! Chi ti ha insegnato a essere così arrogante? Ti ordino di chiedere scusa a Lisa, subito!»

«Perché dovrei scusarmi? Non avete sentito cosa ha appena detto di mia madre?»

«Lo sai benissimo perché sono successe quelle cose.»

«E adesso come puoi permettere che la insultino così!»

«Clara, stai forse mettendo in discussione tuo padre?»

Scossi la testa. «No. Ti sto solo ricordando che nessuno ha il diritto di parlare di mia madre in quel modo, soprattutto tu… voi…»

«Tu…» Gli occhi di Padre si arrossarono mentre alzava la mano, come per colpirmi in faccia.

Lasciai uscire una risata gelida. «Se Padre vuole picchiarmi, farebbe meglio a non colpire troppo forte. Se Thorne se ne accorge, poi glielo spieghi tu.»

Appena nominai Thorne, Padre esitò.

Ma Lisa non sembrava disposta a mollare. «Smettila di usare Thorne come scusa. Se a Thorne importasse di te, come mai non ti ha accompagnata a cena? Signore, Clara sta solo bluffando.»

«Che sia un bluff o no, provaci e lo saprai.»

Alla fine Padre abbassò comunque la mano. Dopotutto, tra ingoiare la rabbia e offendere Thorne, sapeva bene cosa fosse più importante.

«Clara, in ogni caso sono tuo padre. Adesso ti ordino di chiedere scusa a Lisa, oppure smetterò di pagare la casa di cura di tua madre.»

Guardai Padre, incredula. «Come puoi ricattarmi con una cosa del genere? Le spese per la degenza di mamma posso sostenerle io.»

In quel momento Padre sogghignò.

«Clara, dovresti essere consapevole che se firmo il modulo per interrompere le cure, tu non hai alcun modo di tenere tua madre in quella struttura.»

Alle parole di Padre, tremavo dalla rabbia.

«Come puoi trattarla così!»

«No, la decisione adesso è nelle tue mani. Come trattarla è affar tuo.»

Guardai l’espressione compiaciuta di Lisa; le labbra mi tremavano. «Mi dispiace, Lisa. Non avrei dovuto dirti quelle cose.»

Per mamma, era ciò che dovevo fare.

Padre parve molto soddisfatto della mia resa.

«Non essere così impulsiva in futuro. E ricordati di portare Thorne con te la prossima volta che vieni a cena.»

Incrociai lo sguardo di Padre, velatamente ammonitore, annuii, poi mi alzai e me ne andai da casa sua.

Poco dopo essere uscita, ricevetti una chiamata da Caroline.

«Hai parlato con Thorne del divorzio?»

Guardai le luci al neon accendersi una dopo l’altra e, pensando a mamma, che un tempo aveva buttato via tutto per amore, mi sentii stanca.

«Se seguissi un po’ di più le notizie, sapresti che Thorne si sta divertendo parecchio in giro. Non riesco nemmeno a trovare il tempo per parlargli di divorzio.»

«Clara, stai prendendo tempo?»

Anche a occhi chiusi riuscivo a immaginare la faccia cattiva di Caroline.

«Ti avverto: non fare giochetti su questa faccenda. Tirarla per le lunghe porterà allo stesso risultato. Lascia andare te stessa, e lascia andare anche Thorne.»

«Non lo sto facendo.»

Lo dissi con una debolezza che mi sorprese.

Come potevo non voler lasciare andare me stessa…

«Clara, in tutti questi anni la nostra famiglia non ti ha trattata male, e le persone dovrebbero conoscere la gratitudine. Ripensa bene a com’era allora…»

«Mamma, se devi rinfacciarmi il passato ogni volta, allora quando ho sposato Thorne non ho forse risolto anche un grosso problema per te? A conti fatti, quella poca gentilezza che mi avete dato l’ho già ripagata per intero.»

Caroline tacque.

Dopo un momento: «Clara, spero tu possa capire i sentimenti di una madre. Thorne è rimasto a New York per tre anni e, per colpa tua, non è nemmeno tornato a Manhattan. Sai come mi sono sentita?»

In realtà non avevo mai saputo perché Thorne fosse andato all’improvviso a New York.

Tutti dicevano che era andato a cercare Elena. Caroline mi accusava di non essere stata capace di tenere il cuore di Thorne.

Gli amici dicevano che era perché Thorne non voleva vedermi.

Comunque fosse, era sempre colpa mia.

Pensavo che, dopo tutti quegli anni, mi fossi intorpidita; eppure, sentendo le parole di Caroline, il cuore mi parve di nuovo scavato via, una volta dopo l’altra.

Abbassai lo sguardo. «Capisco. Troverò un’occasione per parlargli il prima possibile.»

Dopo aver riagganciato, espirai piano, ripensando a due anni prima, quando avevo scoperto per caso perché Caroline fosse così ansiosa di far sposare Thorne.

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