Capitolo 5
Il punto di vista di Kai
Branco dei Cacciatori Reali.
Vivo sotto molte identità…
C’è chi dice che io sia spietato e che nelle mie vene non scorra sangue; altri giurano che io sia la reincarnazione del re della morte, mandato a vivere tra i lupi mannari come punizione. Qualcuno sostiene che io sia un umano che l’universo ha castigato. Ma nessuna di queste maschere ha lasciato un segno quanto l’ultima…
Che io fossi un mostro: un mostro che aveva ucciso suo padre per prendersi il titolo di Alpha.
Un tempo le voci mi davano fastidio. Poi, più vivevo, più finivo per abituarmici, poco a poco. Ormai non mi logoro più nel tentativo di spiegare come si diventi una persona migliore. Io volevo soltanto vivere la mia vita, proteggere il mio branco… tutto qui.
Dalla finestra della mia camera fissai l’estendersi delle terre del branco, e mi piacque il modo in cui la luna, bassa e piena, pendeva sopra la foresta fitta, gettando ombre lunghe sulla distesa. Il mio branco era una fortezza inespugnabile: me ne ero assicurato.
L’odore del mio Beta, Liam, mi arrivò alle narici. I suoi passi risuonarono nel silenzio sinistro oltre il corridoio. Era tardi; mi chiesi che cosa potesse averlo spinto fin lì nel cuore della notte. Lo sentii inspirare a fondo prima di bussare.
«Entra!» dissi senza voltarmi.
Liam spinse le porte ed entrò nel mio studio.
«Perché qui è così buio?» brontolò, accendendo la luce. «Sei una specie di signore delle tenebre?» protestò di nuovo. «Come fai a sopravvivere stando al buio così a lungo? A guardarti adesso potrei quasi credere che tu abbia ucciso tuo padre per prenderti il titolo di Alpha, dea?» sibilò Liam.
«Credo che tu sia il motivo per cui non ho ancora preso una Luna. Il modo in cui mi stai addosso basta e avanza per farmi stare lontano dalle donne,» ribattei, girandomi appena per guardarlo. «Che vuoi, stavolta? E per favore non dirmi che è un’altra lista di donne papabili con cui dovrei uscire per un appuntamento.»
«Be’!» balbettò, colpevole. «Dicono che potremmo avere una relazione e io non sopporto quel genere di pettegolezzo. Non sei nemmeno il tipo che frequenterei, anche se mi piacessero gli uomini.»
«Bel tentativo, Liam,» ridacchiai, lasciando la finestra per raggiungerlo. «Che notizie ci sono, Liam?» chiesi, con la voce bassa, un brontolio cupo.
«Celeste mi ha chiesto di consegnarti un messaggio. Ha detto che gli uccelli le hanno portato l’informazione pochi minuti fa, e arriva dal branco vicino: il Silver Moon Pack.»
Celeste era mia sorella. Mia sorella gemella. Era nata con un dono speciale e raro: comunicare con gli elementi. Poteva parlare con gli uccelli, gli alberi, le foglie… qualunque cosa avesse un’esistenza naturale. Era un vantaggio che metteva il nostro branco davanti a tutti gli altri.
Mi inclinai in avanti, l’interesse acceso. «Continua.»
«Dice che l’Alpha del Silver Moon Pack ha cacciato sua figlia dal branco. L’ha privata della sua identità e l’ha dichiarata una vagabonda.»
Un sorriso lento mi si allargò sul volto. «Interessante, davvero interessante. E adesso dov’è la ragazza?» domandai.
Vidi Liam spostare il peso, a disagio. «È in fuga, Alpha. I nostri monitor hanno intercettato il suo odore e sembra che stia venendo in direzione del nostro territorio. E…» esitò. «Non è sola. Dei vagabondi la stanno inseguendo.»
«Credevo di averli eliminati tutti fuori dai nostri confini,» sospirai. «Dea… che frustrazione. Raduna una squadra dei nostri uomini migliori. Voglio che quella ragazza venga trovata e portata da me. Viva e illesa.»
«E i vagabondi, signore?» chiese Liam.
Sorrisi. «Uccideteli tutti.»
Mentre Liam si affrettava a eseguire i miei ordini, mi voltai e tornai a fissare dalla finestra la foresta inondata di luna. Era questo che intendeva mia madre quando mi aveva mandato un messaggio, prima, parlando di una profezia? Dicendo che si sarebbe compiuta proprio oggi.
«Colei che porta il marchio della Luna ha il destino dei Gemelli e nelle sue vene scorre il sangue di un antico Re Lycan. Verrà in una forma inaspettata… come uomo o come donna, ma chi la custodirà evocherà le benedizioni dell’Universo».
Quella era l’antica profezia… era lei, quella ragazza? Poteva essere davvero colei che avrebbe portato la liberazione a me e al mio popolo? Me lo chiesi in silenzio. L’unico modo per scoprirlo era riportarla viva al branco.
Mentre rimuginavo sulle parole della profezia, il telefono emise un suono: una notifica. Quando lo aprii, le sopracciglia mi si strinsero per la rabbia mentre fissavo le foto che mia madre mi aveva mandato. Donne, accompagnate da dati e informazioni. Sospirai, lottando contro l’impulso di scagliare il telefono contro il muro: mia madre mi stava addosso perché mi sposassi, ma non riuscivo ancora a trovare la donna giusta e lei non aveva la minima intenzione di mollare.
Per togliermi quel pensiero dalla testa, decisi di unirmi alla squadra che dava la caccia al rogue, sperando di trovare anche la ragazza. Uscii di corsa dalla casa del branco e mi trasformai nel mio lupo. Sfrecciai nella foresta, godendomi la carezza della sera sul pelo, con la luna che mi illuminava dolcemente.
L’aria notturna aveva qualcosa di strano; non riuscivo a capire cosa. Ero fermo, intento a stabilire il modo migliore per cercare, quando una macchina mi passò davanti. Riuscii a distinguere l’odore di almeno dieci lupi rogue che la inseguivano. Doveva essere lei… ma per l’amor della luna, perché era in macchina?
Con il suo lupo avrebbe potuto essere più veloce.
Ignorando quei pensieri invadenti, mi lanciai nella direzione dell’auto. I rogue le stavano recuperando terreno di minuto in minuto e io ero ancora un po’ lontano. Dovevo fare qualcosa per distrarli.
Stavo per ululare quando, poco più avanti, uno dei rogue scattò all’improvviso attraversando la strada davanti a lei. D’istinto sterzò; le gomme strillarono in protesta. Per un attimo che mi gelò il cuore, credetti che si sarebbe ribaltata, ma in qualche modo riuscì a riprendere il controllo.
Stavo raggiungendo i rogue. Senza pensare, piombai sul primo e gli squarciai la gola con gli artigli, affondando abbastanza da ucciderlo. Ne afferrai altri due in un colpo solo, spezzando loro il collo con un guizzo del polso.
La donna adesso correva più veloce di prima. Avrei voluto raggiungerla e dirle di rallentare, ma ero ancora troppo distante. Presi altri tre rogue e spezzai loro il collo. Me ne restavano quattro. Continuavano a inseguirla come se ne andasse della loro vita.
Con la coda dell’occhio vidi uno dei rogue scattare fuori dal margine della foresta e schiantarsi contro la fiancata dell’auto. L’impatto mandò la macchina in testacoda; uscì di strada e finì dentro la boscaglia fitta.
Un ringhio basso e minaccioso mi sfuggì dalle labbra e, in un lampo, raggiunsi gli ultimi quattro rogue e, all’unisono, li feci a pezzi. Ero furioso… e non sapevo nemmeno dire il perché. Alzai lo sguardo verso la luna e ululai… più forte del solito, con una forza tripla rispetto a prima, e non capivo perché l’avessi fatto.
Mi avviai verso la valle in cui l’auto era precipitata… quando ero ancora a una certa distanza, notai una decina di rogue radunati attorno al veicolo capovolto, in cerca di un modo per tirarla fuori così da poterne fare un banchetto.
Qualcosa mi attraversò… lo stesso tipo di scarica che avevo sentito scorrermi dentro poco prima.
«Non mi dispiace strappare qualche testa dalle spalle a questi rogue», dissi mentre mi precipitavo verso di loro. Quando mi avvicinai… la rabbia, a quella vista, mi riempì ogni parte del corpo, finché ebbi la sensazione di poter esplodere.
Mi voltai di nuovo verso la luna, e fu strano… e ululai. Un fulmine squarciò il cielo, il tuono esplose… Quando abbassai il muso, pronto ad avventarmi sul primo rogue… erano spariti tutti e, al loro posto, a fissarmi con la paura negli occhi…
c’era la donna più bella che avessi mai visto.
