Capitolo 1 CAPITOLO 1

Il sole aveva appena fatto capolino sopra le cime degli alberi quando Cindy si inginocchiò sul pavimento della cucina, a strofinare le lastre di pietra finché non le bruciarono le dita. Il profumo degli aghi di pino aleggiava dalla finestra aperta; da qualche parte, in lontananza, l'ululato mattutino di un lupo riecheggiò tra la nebbia. Dentro, la casa degli Hale sapeva di sapone, di bucato umido e di carne rosolata in padella che lei non avrebbe mai assaggiato.

«Vedi di non far sgocciolare l'acqua sul tappeto,» disse Anna seduta al tavolo, dondolando pigramente un piede scalzo. Addentò una fetta di pera; i capelli dorati le brillavano alla luce del sole. «La mamma odia le impronte bagnate.»

«Lo so,» mormorò Cindy, senza smettere di passare lo straccio.

«Tu 'lo sai' sempre,» la schernì Anna. Gettò il torsolo della pera nel lavandino con un tonfo molliccio. «Pulisci anche quello.»

La mano di Cindy esitò per un istante, ma la ragazza si costrinse a continuare a strofinare.

«Dovresti essere grata,» aggiunse Anna con indolenza. «La mamma dice che se non ti avesse trovata lei, a quest'ora saresti stata sbranata dalle bestie feroci. Immaginati, così piccola e indifesa, a urlare nel buio. Invece sei qui, con un tetto sopra la testa e del cibo.»

Cindy deglutì a fatica. Aveva immaginato quella notte fin troppe volte: una neonata nel bosco, in lacrime, abbandonata. Aveva anche immaginato un finale diverso, in cui veniva accolta con amore anziché con disprezzo. Ma la versione degli Hale era l'unica realtà che le era concessa.

La porta sul retro cigolò e la signora Hale fece il suo ingresso. Il suo profumo risultava pungente sotto l'odore di pino, i capelli scuri raccolti in un'impeccabile crocchia sulla nuca. «Anna, tesoro,» disse con calore, «ti stai preparando per la festa?»

«Certo, mamma,» rispose Anna con dolcezza, raddrizzando la schiena come un angioletto.

Il sorriso della signora Hale svanì non appena il suo sguardo si posò su Cindy. «Ancora per terra? Sei più lenta del solito. La festa è stasera e questa casa è un porcile.»

«Ho quasi finito,» si affrettò a dire Cindy.

«'Quasi' non conta nulla. Sbrigati a finire, devi consegnare una cosa alla Luna Lydia per la festa.»

«Sì, madre,» sussurrò Cindy, asciugandosi con la manica del vestito il sudore che le imperlava la fronte.

Cindy aveva a malapena ripreso fiato quando la signora Hale tornò verso di lei. Sospirò seccata e le porse una pirofila coperta. «Porta questo sformato alla Luna Lydia. E chiedile se le servono ancora i vassoi decorati per il tavolo d'onore. Cerca di non farci fare brutta figura a casa della Luna.»

Cindy si asciugò le mani, mise in equilibrio la pirofila bollente su un vassoio e sgattaiolò fuori dalla porta senza aggiungere una parola.

Fuori, il villaggio ferveva di preparativi. Le donne correvano da una parte all'altra con ceste di pane; gli uomini trascinavano barili di sidro verso la radura. I bambini si rincorrevano, con le mani e i visi appiccicosi di miele. Cindy camminava a testa bassa, con la treccia che le dondolava sulla schiena.

In fondo al viale sorgeva la dimora dei Moor: due piani di legno intagliato, con motivi a forma di lupo che si intrecciavano lungo le ringhiere. Paragonata al modesto cottage degli Hale, sembrava il palazzo di una fiaba. Cindy aggiustò la presa sul vassoio, regolarizzò il respiro e salì i gradini.

Sotto il porticato, Sebastian e Sara erano strettamente avvinghiati; le loro risate si spegnevano in dolci risolini e mormorii sommessi. Le dita di Sara gli accarezzarono la mascella, attirandolo a sé finché le loro labbra non si sfiorarono.

La mano di Sebastian scivolò sulla nuca di Sara quando le loro labbra si unirono: un bacio dapprima lento, poi sempre più profondo e carico di un'urgenza famelica. Le dita di lei si aggrapparono alla camicia del ragazzo, stringendolo a sé per intensificare quel contatto. Sara gemette, del tutto ignara di potersi ritrovare sotto gli occhi di qualcuno.

Cindy si pietrificò. Il battito le accelerò per ragioni che non sapeva spiegarsi. Le mancò il respiro, mentre un'ondata di calore e vertigini la travolgeva. Un dolore improvviso le sbocciò nel petto, acuto e fugace. Si premette una mano contro le costole, senza capire il motivo di quella fitta.

Abbassò lo sguardo e riprese a camminare per oltrepassarli, con le guance in fiamme per un'emozione a cui non sapeva ancora dare un nome.

Ma poi Sebastian si immobilizzò. La mano sulla vita di Sara ebbe un fremito; lui interruppe bruscamente il bacio e si raddrizzò, come tirato da un filo invisibile. Per un istante, lo sguardo gli scattò su Cindy. Un'espressione indecifrabile gli attraversò il volto: confusione? Riconoscimento? Un attimo dopo, l'aveva già mascherata con un sorrisetto pigro.

«Ma guarda un po' chi c'è» strascicò, con un tono così tagliente da fendere l'atmosfera. «Il fantasma della cucina. Non ti insegnano a salutare chi è superiore a te, in quella baracca degli Hale?»

Sara sbatté le palpebre, presa alla sprovvista, poi seguì il suo sguardo e scoppiò a ridere, riempiendo quel silenzio imbarazzante con una risatina acuta. «Sebastian...»

Le guance di Cindy andarono a fuoco. Strinse più forte il vassoio, sforzandosi di mantenere la voce ferma. «Ciao, Sebastian. Ciao, Sara.»

Lui non rispose subito: si limitò a fissarla, con un guizzo di qualcosa ancora intrappolato nello sguardo, prima che il sorrisetto gli riaffiorasse sulle labbra. «Sa parlare, allora.»

Cindy si voltò in fretta, avvertendo l'aria tra loro farsi stranamente pesante, ed entrò in casa. Dall'interno riusciva ancora a sentire le risatine acute e squillanti di Sara.

All'interno, l'aria vibrava di calore e trambusto. La servitù correva da una parte all'altra con i vassoi, sistemando le pietanze sui banconi. Al centro c'era la Luna Lydia, col grembiule sporco di farina e i capelli venati d'argento raccolti con cura.

Si voltò non appena Cindy varcò la soglia. «Cindy, giusto? Grazie per averlo portato.» Aveva una voce calda mentre le toglieva la pirofila dalle mani. «Mi hai risparmiato un viaggio.»

A Cindy si annodò la gola. «Di nulla, Luna.»

Lydia prese un biscotto da un vassoio, lo avvolse in un tovagliolo di carta e glielo porse. «Tieni. Hai l'aria di chi lavora da prima dell'alba.»

Cindy esitò: di rado le offrivano qualcosa senza che dovesse chiederlo. Ma accettò e sussurrò: «Grazie». Il biscotto le si sciolse in bocca, dolce e burroso, un sapore insolito e al tempo stesso confortante.

«Riporta questi a tua madre» disse Lydia, mettendole tra le mani due vassoi lucidati. «Ci serviranno per stasera.»

«Sì, Luna» mormorò Cindy, tenendo i piatti in equilibrio.

«Goditi la festa, figliola» aggiunse Lydia, tornando già a concentrarsi sul suo lavoro.

Cindy sgattaiolò fuori in fretta, prima che qualcun altro potesse far caso a lei.

Sebastian e Sara erano ancora sotto il portico. Stavolta lui non disse nulla; si limitò ad appoggiarsi all'indietro, seguendo con gli occhi scuri ogni passo della ragazza giù per le scale. Sara gli strinse più forte il braccio, con un sorrisetto che le increspava le labbra.

Cindy si allontanò a testa alta, anche se le bruciava il petto.

Teneva il biscotto ancora caldo in mano. Lo mordicchiò lentamente lungo la strada, lasciando che quella dolcezza le lenisse il dolore. Lydia Moore era gentile. Per nulla simile a suo figlio. Assolutamente no.

Il sentiero verso casa si snodava tra gli alberi, mentre le ultime luci del tramonto tingevano il cielo d'ambra. I pensieri di Cindy iniziarono a vagare.

Sebastian Moore. Bastava il suo nome a farle saltare un battito. Tutte le ragazze del branco sognavano lui, la sua forza, i suoi occhi scuri, la certezza che un giorno li avrebbe guidati come Alpha. Alcune pianificavano il proprio futuro attorno a lui, pregando la Dea di legarle al suo fianco. Cindy non si era mai concessa simili fantasie. Era una serva. Per tutti, era la "Cindy senza lupo". Raccolta nel bosco come uno scarto indesiderato.

Eppure, ogni volta che lo vedeva, qualcosa le si agitava nel petto. Qualcosa che non sapeva spiegare e che non osava nominare. Si ripeteva che era una sciocchezza. Lui non l'avrebbe mai notata, non per davvero. Non sarebbe mai stata altro che un'ombra tenuta al guinzaglio dalla famiglia Hale.

Una folata di vento frusciò tra le fronde. Lei si fermò, con i peli delle braccia ritti. Per un istante le parve di sentirlo di nuovo, un suono basso e aspro trasportato dalla brezza. Un ringhio.

Ma la foresta era immersa nel silenzio.

Cindy strinse la presa sui vassoi e allungò il passo, col cuore che le martellava in petto.

Solo che, stavolta, quel ringhio non proveniva dal bosco.

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