destini

DAPHNE

Rimango lì in piedi come una rara specie animale. Prima cacciata, poi messa in mostra.

Puoi farcela! Puoi farcela! Andrà tutto bene.

Sento una mano sulla schiena e i brividi che scatena mi fanno rabbrividire. Il profumo di una foresta di pini mi invade le narici.

Ash.

«Va tutto bene» sussurra, con tono rassicurante. Quasi per magia, sento il corpo rilassarsi. «Siediti» dice, e io apro gli occhi.

Mi sta tenendo una sedia e lo fisso come se fossi in trance. Non mi muovo.

«Dopotutto, il re non si unirà a noi stasera» dice, con lo sguardo che si incupisce e gli occhi argentei che scivolano sulla mia scollatura profonda. «Si è sentito male all'improvviso.»

La notizia mi sconvolge e finalmente mi siedo. «Male?» chiedo, mentre lui prende posto alla mia sinistra.

«Sì, male. È la cosa più assurda, davvero. Forse il pranzo gli ha fatto indigestione.» Poi sorride e i suoi occhi sembrano scintillare. I capelli setosi appaiono umidi e lavati di fresco. Inspiro a fondo il suo profumo mentre si china verso di me. «Dovresti davvero lavorare su questo tuo piccolo problema di fissarmi. Al re non piacerà vedermi come l'oggetto del tuo desiderio.»

«Mi dispiace» dico. «L'oggetto del mio cosa?»

Lui sospira, con lo sguardo che danza sul mio viso. All'improvviso, sento una mano calda scivolare sulla mia coscia, nascosta sotto il tavolo, e per poco non salto sulla sedia. «Non mi hai tolto gli occhi di dosso da quando sono entrato nella stanza.»

Chiudo di scatto le palpebre e distolgo lo sguardo. «Mi scusi» sussurro, ma la sua mano rimane sulla mia gamba. Il calore del suo tocco brucia attraverso il velluto del mio abito.

«Ah, l'incantevole Daphne» interviene il principe Hayden, e l'intera sala si alza in piedi mentre lui prende posto alla mia destra. Sulla sedia del re. «Mio padre porge le sue scuse. Sta riposando.»

«Che cosa strana» ridacchia Ash alla mia sinistra.

«Sono sicuro che Daphne se ne farà una ragione» sogghigna il principe, facendomi l'occhiolino. «Anche se sono un misero sostituto di mio padre, forse stasera sarò io a onorarti della mia presenza.»

La mano di Ash si irrigidisce sulla mia coscia e io deglutisco a fatica. Iniziando a sentirmi come se fossi sott'acqua, mi concentro per fare un respiro lento alla volta.

«Sarebbe una pessima idea» afferma Ash, afferrando il suo calice di vino con la mano libera.

«Sciocchezze» sibila Hayden.

Ash beve una lunga sorsata di vino, poi me lo porge. Lo prendo con gratitudine e ne tracanno il contenuto. Il sapore agrodolce del liquido mi scalda la gola e mi calma i nervi a tal punto che allungo la mano verso il mio calice, alla destra del piatto vuoto.

«No!» sbotta Ash e io ritiro subito la mano per fulminarlo con lo sguardo. «Hai bevuto abbastanza.»

Apro la bocca per protestare, ma vengo interrotta.

«Lasciala bere» commenta Hayden con sarcasmo.

Gli occhi di Ash mi scrutano a fondo mentre risponde: «Non ne ha bisogno. Guardala. È tutta rossa. Hai mai bevuto vino prima d'ora, dolce Daphne?».

Scuoto la testa, con gli occhi ancora incatenati ai suoi.

«Ne ha avuto abbastanza» dice Ash semplicemente, alzando finalmente lo sguardo dal mio per guardare oltre.

Sento il principe sbuffare.

Che sta succedendo?

Cosa sono io? Un nuovo giocattolo per questi due?

Oh, dolce Dio.

E adesso?

Il punto di vista di Ash

Quando entrai per la prima volta nella sala da pranzo, dopo un bagno e con abiti puliti, rimasi senza parole alla vista di Daphne. Vestita a festa, con un’eleganza a cui ero certo non fosse abituata, e con i capelli raccolti e intrecciati in un’acconciatura moderna studiata per slanciarle il collo, sembrava una principessa.

La sua pelle di porcellana era stata ripulita da ogni traccia di sporco, e la spruzzata di lentiggini le conferiva un’aria innocente che di sicuro avrebbe fatto diventare di sasso ogni uomo nella stanza. Le sue curve erano semplicemente gloriose. L’abito di velluto che indossava le fasciava ogni centimetro del corpo, passo dopo maledetto passo.

Dal momento in cui ci sedemmo, sentii il bisogno di toccarla. E così feci. E lo stavo ancora facendo. Non aiutava il fatto che mi fissasse con un tale desiderio e ammirazione da scaldarmi da capo a piedi.

La cena era stata servita, eppure non riuscivo a staccare la mano dalla sua coscia, quindi mangiavo furtivamente e con la sinistra. Per fortuna, so usare entrambe con la stessa abilità.

Non me l’aspettavo. Non mi aspettavo di sentirmi così possessivo nei confronti della giovane umana. Forse sono solo arrapato.

Dando un’occhiata alla mia destra, sollevai il coltello e le porsi la fetta di cervo direttamente dal mio piatto. Lei mi sorrise timidamente e iniziò a mangiare. Osservare le sue labbra piene muoversi mentre masticava era stranamente sensuale. Presi a disegnarle piccoli cerchi sulla coscia con il pollice. Rabbrividì deliziosamente e io feci scivolare la mano un paio di centimetri più vicino al suo centro, facendola sussultare.

Feci segno di avere ancora del vino e, una volta versato, la esortai di nuovo a bere dal mio calice. Il suo era contaminato, sentivo l’odore del veleno con facilità. Il principe, senza dubbio. Probabilmente glielo aveva drogato per renderla docile e in sua balia.

Beh, che si fotta.

Più immaginavo il vecchio e malvagio re o quel principino viziato rubarle la virtù, più la cosa mi infastidiva. Così, prima di cena, feci visita al re. Strana coincidenza che si sia sentito male poco dopo. Con il principe Hayden, però, me la sarei vista ad armi pari.

«Deve proprio bere dal tuo bicchiere? Ne ha uno tutto suo» disse Hayden con astio, fulminandomi con lo sguardo da sopra la testa di lei.

Sorrisi guardandola e dissi: «Mi piace il sapore delle sue labbra sul mio calice».

A quelle parole, i suoi occhi scattarono verso di me, un profondo rossore le colorò gli zigomi e sentii l’umidità raccogliersi al centro delle sue gambe. Sì, potevo percepire anche quello.

«Davvero?» rise Hayden. «Forse allora berrà anche dal mio.»

Per qualche ragione, quell’affermazione mi fece infuriare, e fui costretto a togliere la mano dalla sua gamba per paura di frantumarle un osso. In silenzio, presi il suo calice e ne versai il contenuto in quello di Hayden.

«Ecco» dissi semplicemente. «Adesso può usare il suo.»

Hayden stava ribollendo di rabbia. Mi fece un cenno con il capo mentre ordinava un altro bicchiere di vino. Poi mi rivolse un sorrisetto da sopra la coppa, come a dire: che la sfida abbia inizio.

I suoi occhi si riempirono di spavento quando capì cosa doveva esserci stato nel suo bicchiere. Mi chinai e le sussurrai: «Ci sono destini peggiori del re».

«Grazie» sospirò lei, e per un attimo rimasi paralizzato.

Non ringraziarmi ancora, colombella.

Perché io sono uno di quei destini.

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