La Selezione della Regina dei Draghi

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Introduzione

Tredici donne.

Un solo Cavaliere di Drago, che è il Principe della Corona.

La Selezione della Regina dei Draghi è una cerimonia speciale pensata per scegliere la prossima regina dei draghi tra le migliori figlie delle famiglie nobili magiche fondatrici. Tredici ragazze, una per ciascuna famiglia, vengono scelte per contendersi la corona, diventare la nuova regina dei draghi e la futura moglie del Principe della Corona Cassian, il più grande cavaliere di drago dei tre regni e cavaliere di Taheer, l’antico e potentissimo drago millenario.

Tra loro c’è Lira. Lira non è una nobile, non ha poteri: è un’impostora. Spinta dalla vendetta, si è infiltrata nella Selezione per distruggere la famiglia reale che aveva fatto giustiziare ingiustamente suo padre, un ex consigliere accusato di tradimento. Il suo piano: uccidere il Principe.

Capitolo 1

PROLOGO: Il Vincolo

Quattrocento anni fa.

La Hollow Mountain.

VEYRAXIS.

Le catene erano fatte di ossidiana e dolore.

Ricordo come si sentivano addosso, gelide contro le scaglie, più pesanti di qualunque montagna, forgiate con una magia che non avrebbe mai dovuto esistere. Gli umani la chiamavano dragonfire steel. Credevano fosse l’unica cosa abbastanza resistente da trattenerci.

Stolti.

L’unica cosa abbastanza forte da tenerci a terra era l’amore. E quello l’avevano avvelenato molto tempo prima.

«Abbassatela!»

La voce era di un re. Non mi sono mai presa la briga d’imparare il suo nome di battesimo, ma veniva dalla famigerata famiglia Valemont. La stirpe che da secoli tenta di controllare la nostra specie. Dopo il primo secolo si confondevano tutti: la stessa avidità, la stessa paura, la stessa fame disperata di un potere che non avrebbero mai posseduto davvero.

Mi avevano legato le ali. Mi avevano incatenato gli artigli. Il mio fuoco, il mio bellissimo, terribile fuoco, soffocato sotto strati d’incantesimi che sentivo premere contro i polmoni come un annegamento.

Ma non ero morta.

Quello fu il loro errore.

Avrebbero dovuto uccidermi.

La caverna si apriva sotto di me, interminabile e nera. La Hollow Mountain, la chiamavano. Una prigione costruita nelle ossa della terra, sigillata con incantesimi e sangue e con le urla dei miei figli.

Li avevo visti morire.

Uno dopo l’altro.

Prima i cuccioli, piccoli e bianchi di luna, pieni di potere. Gli umani ne avevano avuto paura. Paura di ciò che sarebbero diventati, perché venivano dalla mia linea. Così li uccisero prima che potessero crescere.

Poi quelli più grandi. Quelli che avevano volato al mio fianco per secoli. Quelli che si erano fidati di me perché li proteggessi.

Riuscivo ancora a sentire la voce della mia primogenita, che mi rimbombava nel cranio:

Madre. Madre, aiutami. Madre...

Silenzio.

Sempre silenzio, alla fine.

«Mettete in sicurezza le catene!»

Non mi divincolai.

Questo li sorprese. Si aspettavano rabbia, fuoco, vendetta. Si aspettavano che bruciassi quella montagna facendola crollare intorno a noi, trascinandoli con me nel buio.

Ma nella mia lunga vita avevo imparato una cosa.

La vendetta non era un fuoco.

Era un seme.

E i semi avevano bisogno di tempo per crescere.

L’ultima catena scattò al suo posto. Il re fece un passo avanti, il viso pallido sotto la corona, le mani tremanti nonostante l’autorità.

Aveva paura di me.

Bene.

«Veyraxis», disse, e la sua voce rimbalzò sulle pareti di pietra, «per il potere conferitomi dal Dragon Council e dal sangue dei re antichi, ti condanno a un’imprigionamento eterno sotto la Hollow Mountain. Non volerai. Non parlerai. Non brucerai.»

Sollevai il capo.

Le catene si tesero. La magia bruciò.

Ma sollevai il capo lo stesso.

E lo guardai.

Non con rabbia.

Non con dolore.

Con una promessa. Una promessa che avrei mantenuto.

«Morirai», dissi piano. «Moriranno i tuoi figli. Moriranno i figli dei tuoi figli. E quando la tua stirpe si sarà indebolita e il tuo regno sarà crollato e i tuoi draghi tanto preziosi avranno dimenticato perché mai, in principio, fecero un giuramento con gli umani...»

Sorrisi.

«Io tornerò.»

Il re impallidì fino a farsi bianco.

«Sigillate la camera!» gridò. «Sigillatela subito!»

Le pietre si levarono intorno a me.

L’oscurità mi inghiottì intera.

E io aspettai.

------------------

Quattrocento anni dopo.

Il Valemont Palace.

CROWN PRINCE CASSIAN.

La sala del trono era troppo calda.

Lo era sempre.

Me ne stavo ai piedi del palco, con le braccia conserte e la mascella serrata, mentre la voce di mio padre continuava a cantilenare di dovere e di retaggio e del futuro sanguinoso del regno.

Accanto a me, mio fratello, Prince Evander, stava immobile come una statua: postura impeccabile, compostezza impeccabile, erede impeccabile. Stava così da quando eravamo bambini. L’avevo sempre odiato.

«Le nostre fonti confermano che Norwyn è contro di noi,» disse il Re, e la barba grigia gli si rizzava a ogni parola. «I valichi del nord non sono più sicuri. Se la guerra arriverà...»

«Se la guerra arriverà,» lo interruppi, «noi abbiamo i draghi. Loro no.»

«I draghi non bastano. Non ne abbiamo neppure lontanamente quanti ne avevamo un tempo. Soprattutto, non abbastanza draghi vincolati,» mi corresse mio padre, tagliente. «Taheer è vincolato a te, Cassian. Non all’esercito. Non al regno. A te. E se ti rifiuti di cavalcarlo...»

«Non mi rifiuto di cavalcarlo.»

«Ma ti rifiuti di fare qualunque altra cosa.»

Silenzio.

Mia madre sedeva sul trono accanto a lui, le mani composte in grembo, l’espressione indecifrabile. Era indecifrabile da tutta la mia vita.

«La Selezione della Dragon Queen comincia tra tre settimane,» disse la Regina, con voce levigata. «Sarai presente. Parteciperai. Troverai una moglie abbastanza degna da vincolarsi a un drago. E allo scadere di tredici settimane, sarai sposato.»

Risi.

Risi davvero.

«Tredici settimane? Volete che scelga una moglie in tredici settimane?»

«Vogliamo che tu smetta di bere e di puttaneggiare per la capitale,» ribatté mia madre, senza alzare la voce oltre un sussurro. «La selezione è una formalità. Sai bene quanto noi che le scelte sono già state fatte. Conosci già le dame delle casate nobili più prestigiose, quelle che dovrebbero essere la tua scelta.»

«Non ho accettato nulla.»

«Non devi accettare,» ringhiò mio padre. «Sei il principe ereditario. Fai ciò che ci si aspetta da te.»

«Ci si aspetta.» Assaporai quella parola come fosse veleno. «E quello che mi aspetto io? E quello che voglio?»

«Tu non vuoi niente,» disse Evander, piano.

Mi voltai a guardarlo.

I suoi occhi azzurri incrociarono i miei: calmi, stabili, illeggibili in un modo che mi ricordò fin troppo nostra madre.

«Hai passato gli ultimi anni a scappare,» continuò. «Dal palazzo. Dai tuoi doveri. Dalla corona. Da tutto.»

«Non è...»

«Lo è,» mi tagliò. «E lo sai. La Selezione della Dragon Queen è un’occasione per andare avanti. Per costruire qualcosa. Per smettere di nasconderti.»

Le mani mi si chiusero a pugno.

«Non mi sto nascondendo.»

«Allora dimostralo.» Mio padre si alzò dal trono. «Partecipa alla selezione. Scegli una moglie. Prendi il tuo posto come l’erede che sei sempre stato destinato a essere.»

La stanza sembrò più piccola di un attimo prima.

Le pareti si avvicinarono.

La luce delle torce tremolò.

E, da qualche parte nel profondo delle montagne, sentii Taheer destarsi: antico, paziente, in attesa.

In attesa che io diventassi l’uomo che avrei dovuto essere.

«E se non lo volessi?» chiesi. Piano. Sinceramente.

L’espressione di mio padre non cambiò.

«Allora avresti dovuto pensarci prima di vincolarti a Taheer, il drago più potente del regno.»


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