Capitolo 3 Il prezzo della vista
Punto di vista di Dayna
La sala visite sembrava gelida, nonostante il calore del riscaldamento. Me ne stavo rigida sul lettino, le mani serrate sul bordo, mentre ripercorrevo l’ultimo suono che avevo sentito.
«Solo qualche minuto, signorina», aveva detto prima il medico, con una voce calda e professionale. «Sono Jamie Bhatt. Mi chiami pure dottor Bhatt.»
Era successo almeno dieci minuti prima. Ora, l’apparecchio per la scansione posizionato sopra i miei occhi sembrava più pesante, quasi una trappola.
E se non fossero affatto esami medici?
«Dottor Bhatt?» chiamai, esitante. Niente.
Ci riprovai, più forte. «Dottor Bhatt? È qui?»
Passi affrettati corsero verso di me e udii un respiro brusco, come un sussulto.
«Oh mio Dio, mi dispiace tantissimo!» La voce del dottor Bhatt era improvvisamente vicina; le sue mani lavoravano in fretta per sfilarmi l’apparecchio dalla testa. «Io… ecco, mi sono fermato a chiacchierare con alcuni amici e ho completamente perso la cognizione del tempo. Mi dispiace davvero.»
Lo scanner si sollevò e sentii la pressione allentarsi sulle tempie. Riuscii ad accennare un sorriso, anche se il cuore mi martellava ancora. «Non fa niente.»
«È davvero comprensiva.» Mi guidò prendendomi per il gomito verso quello che immaginavo fosse la sua scrivania. Sentii lo scricchiolio di una sedia, il fruscio di fogli. «Prego, si accomodi.»
Mi sedetti, con le mani intrecciate in grembo. Quindi Mr. Booth mi aveva portata davvero lì per una visita medica. Quella telefonata che avevo sentito di sfuggita probabilmente era solo un aggiornamento a sua nonna. Le mie paranoie, adesso, mi sembravano ridicole.
«Allora», cominciò il dottor Bhatt, e lo sentii aprire qualcosa sul computer, «la buona notizia è che la sua condizione è curabile.»
Il sollievo mi attraversò come un’ondata. «Davvero?»
«Tuttavia», proseguì, e il sollievo si dissolse, «il ritardo nel trattamento ha causato complicazioni significative, e adesso serve una procedura molto più complessa e costosa.» Fece una pausa. «Parliamo di un minimo di trecentomila dollari.»
La stanza parve inclinarsi.
Trecentomila dollari.
Non riuscivo a respirare. Era più di quanto i miei genitori avrebbero guadagnato in dieci anni. Più di quanto avrei mai potuto sperare di mettere insieme, persino con la borsa di studio, persino lavorando ogni giorno per il resto della mia vita.
«Signorina? Va tutto bene?»
Costrinsi il viso a restare calmo, anche se la mente correva all’impazzata. «Sì. Grazie per le informazioni, dottor Bhatt. Io… la ringrazio per il suo tempo.»
Dovevo andarmene. Subito. Prima che il dottor Bhatt chiamasse Mr. Booth—prima che si sentisse in dovere di aiutarmi ancora. Aveva già fatto troppo. Non sarei stata un peso. Non sarei stata come i miei genitori, a prendere e prendere senza vergogna.
Mi alzai, cercando il bastone. «Grazie ancora, dottor Bhatt. Se potesse solo indicarmi l’uscita—»
La porta si spalancò con tale violenza che sobbalzai.
«Jamie!» Una voce di donna, tagliente e furibonda. «Dov’è? Dov’è quella donna che sta cercando di rubare ciò che non le appartiene?»
«Marisa», disse il dottor Bhatt, con una voce tesa dall’allarme, «ti ho detto di non venire qui. È del tutto inappropriato—»
«Non provare nemmeno a dirmi cos’è appropriato!» La donna—Marisa—si stava avvicinando. Sentivo il suo profumo, costoso e stucchevole.
Anche se non potevo vedere, percepii il suo sguardo scorrermi addosso. Un brivido mi corse lungo la schiena.
«Allora questa sarebbe la ragazza cieca, eh?» La voce di Marisa grondava disprezzo.
«Marisa, devi andartene,» disse con fermezza il dottor Bhatt. «Adesso.»
«Fuori, Jamie.» La sua voce si abbassò, diventando qualcosa di pericoloso. «Questa faccenda riguarda me e lei.»
Sentii un secco schiocco — carne contro carne — seguito dal grugnito di dolore, sorpreso, del dottor Bhatt. «Marisa, smettila—»
Un altro colpo. Qualcosa si schiantò a terra.
«Sicurezza!» urlò il dottor Bhatt, ma la sua voce si allontanava, come se lo stessero spingendo fisicamente verso la porta.
La porta sbatté. Scattò una serratura.
Eravamo sole.
Sentii i suoi tacchi risuonare decisi sul pavimento mentre veniva verso di me, passo dopo passo, deliberati e minacciosi.
«Dayna, giusto?» La sua voce era ormai proprio davanti a me.
Prima che potessi rispondere, il dolore mi esplose sulla guancia. Lo schiaffo mi fece barcollare all’indietro e l’anca urtò contro la scrivania. Ansmai, mentre un sapore metallico di sangue mi riempiva la bocca.
«Guardati,» sogghignò. «Mi pare di averti già visto in qualche locale, principessina viziata. Ma quei vestiti da due soldi?» Rise, crudele. «Che è successo? Il tuo paparino ricco ha perso tutti i soldi e adesso sei ridotta così? A fingerti cieca, a fare la vittima per agganciare un uomo facoltoso?»
Provai a parlare, ma la voce mi uscì appena in un sussurro. «Non so di cosa stai parlando—»
Un altro schiaffo, più forte. La testa mi scattò di lato e sentii altro sangue in bocca.
«Non fare l’innocente con me!» Mi afferrò per i capelli, tirandomi la testa all’indietro con una violenza tale che gridai. «Pensi che, solo perché hai una faccina carina, puoi entrare dove non ti compete? Vuoi sposarti nella ricchezza così tanto, è questo?»
Le lacrime colarono da dietro gli occhiali da sole. Il dolore al cuoio capelluto era lancinante, ma l’umiliazione era peggio. Mi sentii piccola, inerme, esattamente come per tutti quegli anni a casa. «Non… non stavo pensando di sposarmi per i soldi…»
«Ti avverto,» sibilò vicino al mio orecchio, con il fiato caldo sulla pelle. «Resta al tuo posto. O farò in modo che te ne pentirai. Mi basta una telefonata, e non saprai nemmeno come sei morta.»
«Non ho fatto niente,» riuscii a dire, la voce che si spezzava.
«Hai già fatto abbastanza con quella faccina carina,» ringhiò, e sentii la sua mano sollevarsi di nuovo. «Te la rovino.»
La porta si spalancò.
«Basta.»
La voce di Mr. Booth. Fredda come l’inverno, tagliente come vetro rotto. Anche senza vederlo, sentivo la furia emanare da lui.
«Mr. Booth!» La voce di Marisa cambiò all’istante, diventando dolce e premurosa. «Oh, grazie al cielo che è qui! Ho saputo che era in ospedale e mi sono tanto preoccupata che le fosse successo qualcosa. Dovevo venire ad assicurarmi che stesse bene.»
«Grazie per la sua premura,» arrivò la sua risposta piatta. «Come può vedere, sto benissimo. Dottor Bhatt, la accompagni fuori.»
«Ma Mr. Booth, io stavo solo—»
«Adesso.»
Lo sentii attraversare la stanza, con passi misurati e controllati. Poi fu abbastanza vicino perché potessi sentire quel profumo familiare di legno di sandalo.
«Perché non ti sei difesa quando ti ha aggredita?» La sua voce era gentile, e mi fece mordere forte il labbro. Che cosa avrei potuto dire? Che ero abituata? Che reagire non era mai servito a niente?
«Io… io non sapevo come,» sussurrai, odiando quanto suonasse spezzata la mia voce.
