Capitolo 6 BLUES

Il piano di Ethan era tornare subito al lavoro, ma Hugo non ne voleva sapere. Il suo capo, sempre così controllante, non vedeva alcun motivo per stare lontano dall’ufficio e faticava terribilmente a sostenere il contrario.

«Non puoi riprendere a lavorare due giorni dopo il matrimonio, Ethan. Il consiglio d’amministrazione e tutti gli altri si aspettano che tu sia assente e fuori dal Paese per almeno qualche settimana», disse Hugo, mentre sedevano insieme nello studio di casa di Ethan.

«Be’, allora è meglio che non si facciano troppe illusioni. Non sono malato, sono solo sposato. Non mi serve tutto questo tempo lontano, e poi ho un sacco di lavoro da fare», ribatté Ethan, senza nemmeno degnarsi di guardare Hugo, che cercava disperatamente di convincerlo.

«È proprio per questo che sono qui, Ethan. Posso occuparmi di tutto io e assicurarmi che tu non ti perda nulla. Voglio dire, è la tua luna di miele: vai a riposarti un po’ alle Maldive o a Parigi o dove ti pare, basta che non ti fai vedere in ufficio, ti prego.» Lo ripeté, con un tono davvero teso.

Era sempre stato un calvario riuscire a far fare a Ethan cose che lui non considerava necessarie, e quasi mai ci si riusciva.

«Ti sei dimenticato che questo matrimonio è un contratto, Hugo? Niente di più, niente di meno. Smettila di dire “luna di miele” come se gliela dovessi a lei o a chiunque altro», disse Ethan di nuovo, alzandosi per versarsi da bere.

«Non ti sto chiedendo di fare il piccioncino in viaggio, amico. Sto solo dicendo: prenditi un paio di settimane, così la gente non comincia a parlare. Non puoi fare un matrimonio enorme come quello e poi non seguirlo con video e foto che dimostrino quanto è “vero” il vostro amore.»

Hugo aveva un sacco di ragione, ma Ethan si rifiutò di ammetterlo; detestava l’idea di lasciare il lavoro, che amava più di qualsiasi altra cosa, e l’irritazione gli si leggeva chiaramente in faccia.

«Be’, a me non importa. Ormai dovrebbero saperlo che prendo la professionalità molto sul serio, quindi non mi aspetto che qualcuno si stupisca se uno come me non vuole saperne di lune di miele e vacanze.»

Non ne era convinto, e questo fece montare in Hugo una frustrazione tremenda.

Si alzò di scatto e si avvicinò a Ethan, scompigliandogli i ricci perfettamente in ordine.

«D’accordo, e Lena? Che ne sarà della sua vita privata quando la stampa la dipingerà come la moglie patetica di un narcisista che non pensa a nessuno se non a se stesso? Questo riguarda entrambi, in più modi di quanto credi. Pensaci un minuto.» Afferrò un bicchiere, si versò da bere e lo buttò giù in un solo sorso.

«Stai diventando un po’ troppo a tuo agio, non trovi? Da quando ti interessa di mia moglie?» chiese Ethan, inarcando un sopracciglio verso Hugo, che ormai gli stava accanto.

«Ethan, dai, sei tu quello che mi sta a cuore. Prenditi due settimane di pausa e poi torna come se avessi appena vissuto la luna di miele più bella che si possa immaginare. È l’unico modo perché il consiglio si beva questa facciata.»

Hugo si versò un altro bicchiere e lo mandò giù d’un fiato. Dall’espressione sul volto di Ethan, capì che ancora non stava facendo abbastanza per convincere quell’iceberg.

«Senti, Ethan, non è finita con il matrimonio, va bene? Adesso ti tengono d’occhio più che mai, aspettando il minimo errore per schiacciarti. Devi giocarti bene le tue carte, come l’uomo intelligente che sei, tutto qui.» aggiunse Hugo, fissandolo senza battere ciglio. Doveva convincerlo in qualche modo, doveva provarci.

«Quel fottuto consiglio di amministrazione, non possono lasciarmi respirare un secondo.»

«E poi come fanno ad avere tutto questo potere sulla mia azienda?» chiese Ethan, retoricamente, riempiendosi di nuovo il bicchiere di whiskey e rovesciandoselo in gola.

«Dobbiamo solo resistere ancora un po’, finché la società non sarà completamente tua. Per adesso, concentrati sulla luna di miele e cerca di divertirti con Lena.»

«Divertirmi, non saprei, Hugo. Ma se vogliamo davvero che tutto questo funzioni, allora dovremmo ravvivare un po’ la faccenda da parte nostra. Voglio che tu mi procuri abbastanza paparazzi e che li faccia volare con noi discretamente, spese tutte pagate.»

«Mi servono foto di noi da ogni angolazione e voglio che diventi la notizia più scottante del momento. Si deve parlare di quanto la mia luna di miele sia romantica e meravigliosa, tenendo tutti sulle spine. Sarebbe il modo migliore per farli tacere una volta per tutte.» dichiarò Ethan, autorevole come sempre, mentre Hugo annuiva in silenzio, assimilando ogni dettaglio.

«Un’ultima cosa: prenota un viaggio a Roma. Alloggeremo nella mia casa per le vacanze, e chiama Genevieve, dille di preparare tutto.» aggiunse, parlando con tale disinvoltura solo perché non gli importava.

«Per quante settimane dovrà prepararsi?» chiese Hugo, tirando fuori in fretta il telefono per organizzare tutto.

«Una settimana, anche se di sicuro tornerò prima.» rispose Ethan. L’idea di stare lontano dal lavoro continuava a non convincerlo, ma non aveva molta scelta.

«Ethan...» lo chiamò Hugo, sconvolto da quel cambiamento.

«Basta così, Hugo. Dovresti essere grato che io stia accettando anche solo una parte di tutto questo, perché non devo niente a nessuno, e tu lo sai.»

«Ma...» Hugo cercò di persuaderlo ancora, ma Ethan lo interruppe, ormai stufo.

«Abbiamo firmato un contratto, non osare dimenticarlo mai.» disse Ethan un’ultima volta, prima di versarsi un altro drink e uscire dalla stanza.

Hugo alla fine lasciò la casa, ed Ethan si diresse verso la stanza di Lena per informarla del nuovo sviluppo. Non si prese la briga di bussare quando arrivò alla sua porta, né di fare domande prima di entrare: era casa sua, e della cortesia o della privacy altrui gli importava ben poco, fatta eccezione per la propria.

Spalancò la porta in un attimo, piombando dentro mentre lei indossava soltanto le mutandine.

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