02

Tutta la mia preghiera era che non fosse lui, il ragazzo che si era assicurato di rendermi la vita un inferno.

Ma nessuno mi chiama passerotto, tranne lui. Chissà perché mi ha sempre chiamata così.

A volte, penso che sia uno psicopatico.

Rabbrividii mentre mi voltavo a guardarlo.

L'unica persona che temevo più di ogni altra cosa al mondo mi aveva già intrappolata contro l'armadietto.

«Ti sono già mancato, passerotto?» disse con un tono diabolico.

«No, lasciami in pace!» provai a dire con fermezza, per una volta nella vita, ma la mia voce uscì come il miagolio di un gattino che implora per la propria vita.

Lui sembrava più alto e muscoloso rispetto all'anno precedente, mentre io mi sentivo sempre più piccola ogni volta che eravamo insieme.

Lucas, sì, questo è il nome del mio aguzzino, colui che mi ha reso la vita così insopportabile.

Non so cosa gli abbia fatto per spingerlo a tormentarmi ogni singolo, maledetto secondo. Persino il personale della scuola sembra fregarsene della mia situazione.

E perché mai avrebbero dovuto?

Io ero una nullità, senza uno status importante o influente, mentre lui era il figlio di un multimiliardario.

Suo padre donava ingenti somme di denaro alla scuola e faceva anche parte del consiglio di amministrazione.

Quindi, se faceva qualcosa di sbagliato, trovava sempre il modo di chiudere la bocca a tutti con quei dannati soldi.

Non potevo negare che Lucas fosse maledettamente bello. Se avessero dovuto stilare una classifica dei ragazzi più affascinanti della scuola, lui sarebbe stato il primo. Ma non era altro che un mostro.

Voglio dire, perché il ragazzo più figo della scuola doveva fare di tutto per rovinarmi la vita, sempre?

Non capisco. Ci sono un sacco di ragazze carine e sexy che potrebbe tormentare, ma perché doveva toccare sempre a me?

«Chi vorrebbe stare con una puttana come te, tanto per cominciare?» ringhiò, e i miei occhi pizzicarono per le lacrime.

Ma le ricacciai indietro. Stavolta non gli avrei dato quella soddisfazione.

«Ah sì? E allora tu che ci fai con me, se sono una puttana? Lasciami in pace» dissi, sentendomi ferita.

Le sue parole avevano sempre il potere di frantumarmi il cuore, e a lui non importava quanto pesanti fossero per me.

I suoi occhi si incupirono mentre mi tirava i capelli.

«Il passerotto ha tirato fuori un po' di fegato, adesso» disse con quel suo solito fare diabolico.

«Ti prego, lasciami» dissi debolmente, cercando di liberare i capelli dalla sua presa.

«Che ci fai con questa stronza, Lucas?» tubò Jenny, avvicinandosi a lui con passo aggraziato.

Era mia nemica dal primo giorno e, essendo la cheerleader della scuola, era estremamente orgogliosa e arrogante.

Anche lei era una ragazza ricca, il cui padre era noto per essere uno degli uomini più facoltosi degli Stati Uniti. Girava voce che fosse la ragazza di Lucas.

Ma io sapevo che era una bugia. Era lei che gli si appiccicava e si imponeva di continuo.

«Che sfigata!» sbuffò lei, guardandomi.

«Ti prego, lasciami andare, farò tardi a lezione» supplicai Lucas, i cui occhi erano incollati su di me.

E il peggio è che siamo nella stessa classe.

«Ehi, amico!» Ben, uno degli amici di Lucas che faceva parte dei giocatori di football, si avvicinò a noi.

Oh no! Non oggi, possibile che non possa mai avere un attimo di tregua?

Anche Ben era pazzo come il suo amico Lucas. Tutti li conoscevano come migliori amici e insieme, quei due, mi facevano vedere l'inferno ogni giorno.

Era alto e piazzato quanto Lucas, ma Lucas era più bello di lui.

La gente venerava il suolo su cui camminavano.

Nessuno voleva mettersi nei guai con quei cattivi ragazzi.

«Oh, c'è la secchiona!» disse con un sorrisetto.

Grazie al cielo il corridoio si stava svuotando; gli studenti erano già nelle loro aule, altrimenti li avrebbero attirati per prendersi gioco di me, e sarebbe stato terribilmente imbarazzante.

«Ti prego, lasciami andare!» lo implorai.

«Non così in fretta, passerotto» sogghignò Lucas, soddisfatto della mia debole reazione.

«Amico, faremo tardi a lezione, per ora lasciamola stare» disse Ben in mia difesa, dandogli una pacca sulla schiena.

Per la prima volta, Lucas ascoltò il suo amico e mi spinse via bruscamente, facendo cadere tutti i miei libri a terra.

Mi chinai per raccoglierli, quando Ben diede un calcio a quello che stavo per prendere, scaraventandolo lontano con un sorrisetto folle.

«Non dovresti dire grazie per averti salvato quel culone?» ghignò malvagio.

«Grazie!» dissi, terrorizzata.

Lucas mi lanciò una lunga occhiata prima che Ben lo trascinasse via.

«Debole!» sbuffò Jenny, scuotendo i capelli e allontanandosi nella sua minigonna di pelle nera, con stivali dal tacco alto e un crop top blu a collo alto.

Era incredibilmente sexy, ma si comportava come un diavolo.

Mi tolsi gli occhiali e mi asciugai le lacrime con i vestiti.

Pulii anche le lenti, poi raccolsi in fretta i miei libri, compreso quello che Ben aveva calciato via.

Era diventata una parte di me, ormai; a volte ridevo della mia stessa stupidità.

Mi chiedo perché io sia così debole come ha detto Jenny. Certo, chi vorrebbe mai ascoltare o avere paura di una povera ragazza come me?

Mi alzai, spolverando la gonna dalla polvere, e mi incamminai verso l'aula.

Sentivo il professor Walton che stava già spiegando.

Oh Dio! Sono fritta!

Il professor Walton è un uomo molto severo e non sopporta affatto i ritardi.

Avevo dimenticato che stamattina c'era biologia; quei pazzi erano riusciti a farmi tardare per bene.

Mormorai qualche preghiera prima di spingere la porta ed entrare.

Tutti gli occhi si puntarono su di me, come se fossi un'aliena che non avrebbe dovuto trovarsi sulla Terra.

«Signorina Evans, può dirci perché è in ritardo?» mi domandò il professor Walton, sistemandosi gli occhiali mentre mi guardava.

«Uhm…» balbettai, cercando qualcosa da dire, ma incrociai lo sguardo del mio aguzzino che mi sfidava a parlare.

«Avevo i crampi allo stomaco, quindi sono dovuta andare in bagno» mentii, distogliendo lo sguardo da Lucas.

«Oh, be', allora… Sa che non tollero i ritardi, ma per questa volta la perdono» disse il professor Walton prendendo il suo libro dalla cattedra.

«Grazie, professore» risposi, sollevata.

«Aww, povera secchiona, aveva un crampo. Che sia forse…» mi prese in giro Christiana, e tutta la classe scoppiò a ridere.

Abbassai la testa e provai a sedermi accanto a una ragazza mora.

«Non ti sedere vicino a me, spazzatura!» disse lei con disprezzo, appoggiando la borsa sul posto vuoto.

Sentivo su di me quel paio di occhi verdi che appartenevano a Lucas.

«Vi siete resi conto che sono ancora in classe?» tuonò il professor Walton, facendo calare il silenzio. «Signorina Evans, trovi un posto a sedere» aggiunse, poi si girò di nuovo verso la lavagna e riprese a scrivere.

«Ehi, siediti qui con me» mi propose un ragazzo biondo molto carino.

Giurerei di non averlo mai visto prima, doveva essere nuovo.

Aveva i capelli castani e ricci e due dolci occhi color nocciola.

«Grazie!» dissi timidamente, sedendomi accanto a lui.

Tirai fuori quaderno e penna e cominciai a copiare quello che il professor Walton stava scrivendo alla lavagna.

«Charles. E tu sei?» mi chiese, sfoggiando un sorriso che, mio Dio, mi fece sciogliere.

Svegliati, Camilla. Non ci metteranno molto a unirsi a lui per tormentarti, annunciò la mia coscienza.

«Camilla» risposi freddamente, continuando a scrivere.

Per fortuna non fece altre domande e continuammo a seguire la lezione.

Mi sentivo a disagio, come se qualcuno mi stesse perforando la nuca con lo sguardo.

Mi voltai e vidi Lucas: era furioso, aveva la mascella contratta e mi fissava.

Mi girai subito verso la cattedra, pentendomi di essermi voltata.

Il professor Walton spiegava i suoi appunti e io non pensavo ad altro che a come sparire appena finita la lezione.

Dopo quelle che parvero ore interminabili, la campanella finalmente suonò.

Misi via i libri in fretta e furia e schizzai fuori dall'aula.

«Camilla! Camilla! Aspetta!» sentii qualcuno chiamarmi alle mie spalle, cercando di raggiungermi.

Diedi un'occhiata indietro e vidi Charles che correva verso di me.

«Ehi! Dove scappi?» mi chiese, ridacchiando.

«Ehm, da nessuna parte!» risposi, mentre i miei occhi scrutavano il corridoio, pregando di non vederli.

«Che ne dici se diventiamo amici?» propose, grattandosi la testa.

La sua proposta mi lasciò di stucco.

Nessun ragazzo mi aveva mai chiesto di diventare sua amica.

«No, non puoi!» dissi in fretta, vedendolo inarcare un sopracciglio.

«Perché?» chiese lui.

«Perché non mi conosci!» risposi.

«Non mi importa di non conoscerti, voglio solo essere tuo amico» disse, facendo un passo verso di me.

"Corri! Corri!! Corri!!!" mi rimbombò la mente nelle orecchie.

Senza dire nulla, me la diedi a gambe, scappando via.


Due ore dopo

Era l'ora della pausa, e mi sentii sollevata per non essere ancora finita nella tana del leone.

Beatrice mi aveva detto prima che ci saremmo viste in mensa, così decisi di andare lì.

Presi il vassoio dal bancone e mi diressi timidamente verso un tavolo vuoto.

«Ehi, secchiona!» disse una voce familiare che non poteva essere che di Jenny.

Era seduta sulle gambe di Lucas, e c'erano anche le sue amiche e gli amici di lui.

"A quanto pare, oggi la fortuna non è dalla mia parte!"

Decisi di ignorarla e tirare dritto.

«Ehi, nerd, sei sorda o cosa?» disse lei, alzando la voce e facendo ridere la sua cricca.

«Passerotto, vieni qui!» ordinò una voce autoritaria, bloccandomi sul posto.

Deglutii a fatica e mi voltai, incrociando di nuovo quel terrificante paio di occhi verdi puntati su di me.

Mi ritrovai ad avvicinarmi a loro e mi fermai a pochi centimetri di distanza, mentre tutti mi squadravano con aria di scherno.

I palmi delle mani cominciarono a sudarmi, ma strinsi il vassoio come se ne dipendesse la mia vita.

«Mi hai chiamato» balbettai, guardando Lucas.

«Allora hai deciso di non rispondermi quando ti ho chiamata, cretina!» disse Jenny con cattiveria, alzandosi dalle gambe di Lucas e venendomi incontro.

Indietreggiai un po', sospettando cosa stesse per fare.

«Jenny, guarda che vestiti orribili che ha, che imbarazzo» disse Bella, una sua amica, ridendo.

«Sono così logori, non sono altro che stracci» ghignò Jenny, toccandomi la gonna.

Le sue amiche scoppiarono a ridere e sentii che stavo per piangere. Le lacrime già mi luccicavano agli angoli degli occhi, pronte a scendere a fiotti.

Lanciai un'occhiata a Lucas e lui mi rivolse un sorrisetto soddisfatto.

Non ce la facevo più. L'umiliazione e tutto il resto erano insopportabili.

Mi voltai per andarmene, ma Jenny mi afferrò un braccio e mi spinse a terra. Tutto il cibo si rovesciò sui miei vestiti e il vassoio cadde con un gran fracasso, attirando l'attenzione di tutti.

«Non abbiamo ancora finito di parlare con te, stronza!» urlò Jenny, afferrandomi per i capelli.

«Cosa ho fatto per meritarmi questo?» chiesi con un filo di voce, mentre le lacrime mi scendevano liberamente sul viso, appannandomi gli occhiali.

«Oooh, la piagnucolona!» la prese in giro Bella, mentre gli altri ridevano.

Per tutto il tempo, lo sguardo di Lucas non mi aveva mai lasciata.

«Toglierle di dosso quelle cazzo di mani!» gridò qualcuno, facendo indietreggiare Jenny per la sorpresa.

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