03
Mi voltai per vedere chi avesse appena fatto quelle affermazioni così rabbiose, perché ero sicura che non fosse stata Beatrice: lei si sarebbe scagliata su Jenny prima ancora di lanciarle la maledizione della sua vita.
Fui sorpresa e allo stesso tempo felice e sollevata quando mi resi conto che era stato Charles a prendere le mie difese.
Sembrava furioso, con la mascella contratta.
«Wow! E chi abbiamo qui?» tubò Jenny, mettendosi le mani sui fianchi.
«Il ragazzo nuovo che salva la povera piccola secchiona. La cosa si fa interessante, non trovi, Jenny?» disse Susan facendosi avanti, mentre Bella ridacchiava.
«Una combinazione perfetta!» esclamò Jenny, rivolgendomi un sorrisetto maligno.
«Che diavolo è successo qui?» sentimmo urlare qualcuno e io sospirai, coprendomi il viso con le mani.
"Beatrice, per l'amor di Dio, non attaccare briga", pregai con tutto il cuore, sapendo che era lei.
«Oh mio Dio! Camilla, chi ti ha fatto questo?» sbottò furiosa.
«Non è niente» dissi, cercando di rimettermi in piedi.
Era diventata una parte di me: sopportare i loro tormenti, versare le lacrime che non riuscivo a trattenere davanti a loro e poi rialzarmi.
Prima che potessi aggiungere altro, Beatrice si avvicinò a Jenny con un movimento fulmineo e un sonoro schiaffo rimbombò in tutta la mensa.
«Oooh!» fecero tutti in coro, mentre io sgranavo gli occhi, assimilando ciò che Beatrice aveva appena fatto a Jenny.
Jenny era a dir poco sotto shock, con una mano premuta sulla guancia destra.
«Come ti permetti?» sibilò velenosa, travolta dalla rabbia.
«Questo è per aver toccato la mia migliore amica» replicò Beatrice con un sorrisetto, incrociando le braccia al petto come a sfidarla a fare una mossa sbagliata per prendersi la lezione della sua vita.
«Non hai niente di meglio da fare che salvare questa sgualdrina da noi?» miagolò Bella, avvicinandosi a Beatrice.
Beatrice le si fece ancora più vicina. Ecco una cosa che mi piaceva di lei: la sua sfacciata e folle audacia.
«A quanto pare lo schiaffo che ho dato a quella puttana che chiami amica non è bastato. Posso raddoppiare la dose per te» disse Beatrice con voce melliflua, alzando una mano per colpire Bella.
«Beatrice, no!» sussurrai urlando, mentre mi rimettevo del tutto in piedi.
Tutti osservavano con grande interesse la scena concitata tra Beatrice, Jenny e la sua cricca.
«Stai bene?» Sentii qualcuno cingermi la vita con un braccio in modo protettivo.
Alzai lo sguardo e incrociai due dolci occhi color castagna che mi fissavano intensamente.
Annuii, asciugandomi le lacrime che mi erano scivolate sul viso e abbozzando un sorriso stanco.
«Andiamocene» disse lui, prendendomi per mano e facendo per allontanarsi.
«Non così in fretta, cavaliere salvatore!» esclamò una voce profonda alle nostre spalle che mi fece rizzare ogni singolo pelo del corpo, lasciandomi inchiodata sul posto.
Charles si voltò e mi ritrovai a fare lo stesso, mentre un paio di occhi verdi mi trapanavano l'anima.
Anche solo il suo sguardo mi terrorizzava.
Mi accorsi che stavo stringendo forte la mano di Charles, come per non farlo sparire.
Non potevo sopportare di stare da sola con lui, il mio aguzzino, la persona che odiavo di più in questa vita.
Era lui la causa della mia esistenza miserabile e non glielo avrei mai perdonato.
I due dei, come li avrei definiti, si fissarono a vicenda, sfidandosi a fare la prima mossa.
Lo sguardo di Lucas scivolò sul punto in cui stringevo la mano di Charles come se ne andasse della mia vita.
Serrò la mascella e strinse i pugni.
"Mio Dio, ti prego, addolcisci il suo cuore, anche solo per un istante", implorai amaramente dentro di me.
«Passerotto, vieni qui» ordinò.
Deglutii la saliva che mi si accumulava in bocca, indecisa se obbedire o no alle sue parole.
«Non va da nessuna parte con te» disse Charles in tono protettivo, nascondendomi dietro la schiena.
Gli occhi di Lucas si iniettarono di sangue mentre continuava a stringere e rilasciare i pugni, preparandosi a combattere.
«L'hai sentito, raggiungilo» disse Ben, comparendo alle spalle di Lucas con un sorrisetto maligno.
«Non andrà da nessuna parte con questo mostro» ribatté Charles, fulminandolo con lo sguardo.
«Sai, a volte sarebbe meglio se la gente si facesse gli affari propri invece di ficcare il naso dappertutto» disse Ben, massaggiandosi le mani e facendo scrocchiare le nocche.
«Come mi hai chiamato?» ringhiò Lucas, facendo un passo avanti.
"Oh no! Questa non finirà bene!" pensai, terrorizzata.
Tutti si erano radunati intorno a noi, formando un cerchio.
«Ho detto che sei un mostro» sibilò Charles a denti stretti, e a Lucas non servì altro per sferrargli un pugno devastante sulla mascella.
Urlai, mentre Charles barcollava e io cercavo di sorreggerlo.
Tutti attorno a noi incitavano Lucas a continuare.
«Camilla, stai indietro» mi avvertì Charles, prima di restituire a Lucas un colpo altrettanto potente, solo che Lucas non barcollò come aveva fatto lui.
«Uuuuh!» esclamò la folla, godendosi la rissa.
«Oh no! È un disastro» mormorai. Nessuno osava mai rispondere a un colpo di Lucas o dei suoi amici.
Erano conosciuti come i gangster più temuti della scuola.
Lucas sputò a terra e si portò una mano alle labbra per pulire il sangue che ne usciva.
I suoi occhi brillarono quando vide il sangue e sferrò a Charles un altro colpo fragoroso. Io emisi un grido acuto, confusa su cosa fare.
Charles alzò le mani per restituire il pugno, ma in quel momento Ben lo colpì con violenza allo stomaco, facendolo piegare in due per il dolore.
«Vi prego, smettetela!» supplicai, già in lacrime, mentre guardavo Ben placcare Charles e gettarlo a terra, colpendolo senza sosta.
«Lascia fare a me!» disse Lucas con tono omicida.
Ben si rialzò da sopra Charles con una risata malvagia. «Ti avevamo avvertito di starne fuori».
Charles cercò di rialzarsi, ma fu colpito immediatamente da Lucas, perdendo l'equilibrio e crollando di nuovo a terra.
"Devo fare qualcosa, qualsiasi cosa!" pensai freneticamente.
Non potevo permettere che Lucas uccidesse questo ragazzo per causa mia.
Mi sentivo arrabbiata, timida e spaventata allo stesso tempo. Forse era arrivato il momento di farmi valere e smettere di mettere in pericolo chi cercava di aiutarmi.
«Lucas, smettila!» urlai a pieni polmoni, ma lui non mi ascoltò e continuò a prenderlo a pugni.
"Ma dove sono finiti tutti i professori di questa scuola?"
«Zitta, secchiona. È tutta colpa tua, tanto per cominciare» disse una ragazza.
«Non so cosa ci trovino in lei, ora i ragazzi si picchiano pure per lei» aggiunse un'altra.
Ma sul serio? Adesso davano la colpa a me?
Corsi verso Lucas e provai a trattenerlo.
«Lucas, ti prego, smettila!» lo supplicai piangendo, aggrappandomi alla sua maglietta.
«Levati di torno, sgualdrina!» ruggì lui, rialzandosi da sopra Charles e voltandosi verso di me.
«Non sei altro che uno psicopatico pazzo che dovrebbe farsi visitare in ospedale! Che cosa ho mai fatto a te o ai tuoi amici bastardi? Perché devi rendermi la vita un inferno? Ti odio con ogni fibra del mio essere, Lucas Liam!» gridai con rabbia, con tutta la frustrazione che avevo in corpo, guardandolo dritto negli occhi senza distogliere lo sguardo per la prima volta in vita mia.
I suoi occhi si fecero ancora più scuri mentre si avvicinava.
«Che cosa hai detto?» ringhiò.
E io feci la cosa più folle della mia vita.
Ppppphhhhhhhaaaaatttttt
Ci fu un sussulto generale e tutti rimasero in silenzio.
Oh mio Dio! Non posso credere di averlo fatto.
