04

Ho appena schiaffeggiato il mio bullo del cazzo davanti a tutti.

«Questo è lo spirito giusto, ragazza!» mi incoraggiò Beatrice da dietro, ma col cavolo, mi ero appena cacciata in un guaio ancora più grosso.

Lui parve colto di sorpresa per un istante, ma subito dopo nascose tutto dietro un'espressione furiosa, mentre il suo viso si faceva più cupo che mai.

Fece qualche altro passo verso di me e io mi ritrovai a indietreggiare, prosciugando tutta l'audacia che avevo in corpo.

«Che sta succedendo qui? Tutti in classe, subito» sentimmo dire dal professor Lawrence.

Charles emise un gemito mentre cercava di rialzarsi e io mi chinai subito alla sua altezza per aiutarlo.

«Signor Liam, signor Clarke, signorina Evans, signorina Coleman e signor…» si interruppe, fissando il volto di Charles con sorpresa, per poi lanciare un'occhiataccia a Lucas e Ben, sapendo che erano loro le menti dietro a tutto.

«È ferito, devo portarlo in infermeria» dissi in fretta, rimanendo aggrappata a Charles mentre il viso di Lucas bruciava di rabbia.

«Certo, e perché sei tutta sporca?» mi chiese lui, con un sopracciglio alzato.

Oh, cazzo! Mi ero dimenticata di essere imbrattata di cibo e che probabilmente puzzavo come la merda.

Beatrice mi stava facendo segno di dire la verità, ma un'occhiata a Lucas mi lasciò senza parole, come se mi stesse sfidando a fiatare.

«Niente, sono inciampata mentre andavo al mio posto e mi si è rovesciato il cibo addosso» mentii.

«Ma dici sul serio, Camilla?» esclamò Beatrice, seccata.

«Non è ver…» tentò di dire Charles, ma gli diedi un pizzicotto e lui tossì leggermente. Io sfoggiai un sorriso tirato; avrebbe solo messo di nuovo in pericolo la sua vita.

Il professor Lawrence ci lanciò uno sguardo sospettoso, ma tanto, anche se avesse voluto approfondire la questione, quei due coglioni l'avrebbero comunque fatta franca, quindi che senso aveva sprecare il mio tempo a spiegare una dannata verità?

«Va bene, accompagni il nuovo ragazzo in infermeria. Signor Liam e signor Clarke, in presidenza, subito!» ordinò il professor Lawrence.

Lucas e Ben ci passarono accanto. Ben aveva stampato in faccia un ghigno folle, mentre Lucas mi guardò come per dire che sarebbe tornato a prendermi… presto.

Stavo cercando di aiutare Charles a camminare, quando Beatrice mi fermò.

«Lo porto io in infermeria, tu vai a darti una pulita in bagno. Ho dei vestiti di ricambio nel mio armadietto» disse, sostenendo Charles dall'altro lato.

«Grazie» le dissi. Lei annuì e fece per andarsene con Charles.

«Charles!» lo chiamai.

Si voltarono entrambi a guardarmi.

«Mi dispiace per tutto quello che ti è successo per colpa mia» dissi, mentre le lacrime mi scivolavano sul viso.

«Camilla, non è niente, e sono pronto a fare anche di più per te, per proteggerti da quei tipi» disse lui, con determinazione.

Annuii, e loro si allontanarono.

"Non è niente, e sono pronto a fare anche di più per te, per proteggerti da quei tipi". Le sue parole continuavano a risuonarmi nella testa e un sorriso si fece strada sulle mie labbra.

«Riprenditi, Camilla! Hai appena messo in pericolo la vita di questo ragazzo, e sai che tipo è Lucas» mi rimproverò la mia coscienza.

Mi sentii subito triste, sapendo che era la verità. Dovevo stargli alla larga per evitare di cacciarlo nei guai.

Andai di corsa all'armadietto di Beatrice e lo aprii, tirando fuori i vestiti di cui mi aveva parlato.

Erano un paio di jeans strappati e una maglietta.

Aggrottai la fronte. Io non porto i jeans, a parte quelli larghi che non mettono in mostra le mie forme.

Ma non avevo scelta, no?

Li afferrai, tenendoli a distanza per non macchiarli.

Stavo camminando per il corridoio e per fortuna erano tutti a lezione.

Ero sul punto di entrare nel bagno delle ragazze quando un braccio forte mi afferrò bruscamente. Stavo per urlare, ma la sua altra mano mi tappò la bocca all'istante, mentre la paura mi divorava.

Conosco quel profumo... È Lucas.

"Che diavolo! Il preside li ha lasciati andare così presto?"

Beh, cosa potevo aspettarmi? Suo padre è il principale finanziatore della scuola e il preside non sarebbe così stupido da rischiare di perdere i fondi. Gli avrà fatto solo un richiamo e basta.

Fa male a noi meno privilegiati, ma questa è la vita.

«Fa' la brava, passerotto! E seguimi senza fare storie» mi sussurrò all'orecchio con tono minaccioso, facendomi sentire le gambe deboli.

Provai a divincolarmi. «Oppure muori!» mi minacciò seriamente con la sua voce profonda, immobilizzandomi.

Deglutii e annuii. «Brava ragazza!» sussurrò di nuovo, e sentii il suo fiato caldo sul collo.

Cominciammo a muoverci, portandomi chissà dove.

Avrei preferito essere morta, come aveva detto poco prima. Sarebbe stato molto meglio di tutti i tormenti che mi stava infliggendo in quel momento.

Sgranai gli occhi quando mi portò nel bagno dei ragazzi.

"Quale altro piano malato ha in mente adesso?" mi chiesi con amarezza.

Cercai di scappare, ma mi afferrò subito e mi spinse con violenza nel bagno, facendomi quasi cadere.

«Ti prego, Lucas, scusa per quello che ho fatto prima, ti prometto che non succederà più» lo supplicai con voce tremante.

Mi guardò cupamente mentre chiudeva la porta, girando la maniglia. L'aveva chiusa a chiave.

La paura mi attanagliò. Non c'era modo di uscire da lì senza che mi uccidesse.

Fece qualche passo verso di me, mentre io indietreggiavo terrorizzata, implorandolo con gli occhi.

Finii contro il muro e lui mi bloccò all'istante con le braccia.

«Ti prego!» lo supplicai, chiudendo forte gli occhi, preparandomi a ciò che stava per accadermi.

«Sei così disgustosa» disse. Aprii lentamente gli occhi e i miei incontrarono i suoi, di un verde seducente, che mi provocarono una strana sensazione allo stomaco.

Mi tolse gli occhiali spessi e notai la sua mascella contrarsi.

«Meriti una lezione per quello che hai fatto là fuori, e te la farò pagare in ogni modo possibile» ringhiò furioso, trascinandomi sotto la doccia.

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