Capitolo 1
«Lisbeth, ti conviene accettare questo divorzio alla svelta! Altrimenti renderò pubbliche queste foto e mostrerò a tutti i tuoi fan come la loro amata star da milioni di follower sia stata, un tempo, la vittima di un vecchio!»
«Cosa?» Lisbeth Whitaker alzò lo sguardo, sbalordita, incapace di credere a ciò che aveva appena sentito.
Quell'uomo era suo marito da cinque anni, lo stesso che aveva intrapreso una relazione con l'assistente che lei aveva assunto per prendersi cura di lui.
E ora ricorreva al ricatto per costringerla al divorzio e spianare così la strada alla sua amante!
«Non fare la finta tonta. Come può una donna sporca come te meritare di essere mia moglie?» la schernì Leopold Hearst, tirando fuori una spessa busta.
Conteneva il fascicolo del caso relativo alla violenza sessuale che lei aveva subito in passato.
All'interno c'erano resoconti dettagliati di come quell'uomo le avesse strappato il vestito, le avesse morso il collo e il seno, per poi spingersi sempre più in basso... C'erano persino le foto della visita medica, scattate in seguito come prova.
All'epoca, Leopold aveva lavorato giorno e notte per raccogliere tutte quelle prove e aiutarla a ottenere una condanna.
Ora, tuttavia, si erano trasformate nell'arma con cui voleva costringerla a cedere.
Lisbeth tremava di rabbia, ma riuscì a sputare fuori quelle parole: «Stai davvero usando questa storia per ricattarmi e ottenere il divorzio? Va bene, dici di non amarmi più. E sia! Ma Dennis? Se questa cosa dovesse venire fuori, come farà Dennis a guardare in faccia il mondo?»
Con sua grande sorpresa, Leopold rispose con una risata beffarda. «Come osi nominare Dennis? Sai benissimo come è stato concepito quel bambino mentre io ero in coma!»
Lisbeth sbiancò. Non riusciva a credere alle proprie orecchie. Afferrò Leopold per il colletto e gli intimò: «Che diavolo stai dicendo?»
«Non è ovvio, Lisbeth? Quel ragazzino non mi somiglia per niente! Non ne ho mai parlato prima solo perché volevo salvare la tua reputazione, per una questione di affetto. Pensavi davvero che fossi così stupido?»
Leopold la respinse, con gli occhi carichi di disprezzo e superiorità.
«So che sei disperata: una madre con l'HIV, un figlio che lotta contro la leucemia... ecco perché ti ostini a restare attaccata a me. Ma per quale motivo dovrei farti da bancomat ambulante?»
Credeva di essere ragionevole, di limitarsi a esporre la nuda e cruda realtà. Non sapeva, invece, che ogni sua parola era una pugnalata dritta ai ricordi più dolorosi di Lisbeth.
La donna si pentì amaramente di aver acconsentito a quel viaggio di nozze con Leopold.
Se non fossero andati all'estero, non si sarebbero ritrovati nel mezzo di quella rivolta. Lei non ne sarebbe uscita segnata, e Leopold non avrebbe perso la memoria!
E, cosa più importante, Leopold non si sarebbe innamorato dell'assistente che lei aveva pagato a caro prezzo, e ora non starebbe dando del bastardo al suo stesso figlio!
«Stai zitto!» Gli occhi di Lisbeth ardevano di rabbia mentre estraeva i documenti per poi sbatterglieli contro il petto. «Vuoi il divorzio? E divorzio sia!»
In tribunale, l'impiegato parlò con tono meccanico: «Per il divorzio, siete pregati di presentare la domanda e una copia del certificato di matrimonio, insieme alla relativa documentazione.»
Lisbeth disse a fatica: «La copia del nostro certificato di matrimonio è stata strappata...»
Leopold aggrottò la fronte, spazientito. «Dove possiamo richiederne un duplicato?»
Vedendo la fretta che Leopold aveva di divorziare da lei, si sentì trafiggere il cuore come da mille aghi.
Quando si erano sposati, Leopold aveva strappato la loro copia del certificato di matrimonio e, ridendo, le aveva detto: «Così non potrai mai chiedere il divorzio, e invecchieremo insieme.»
E ora, l'uomo che le aveva fatto quella promessa la stava infrangendo.
In meno di mezz'ora, il divorzio fu ufficializzato.
«La casa è mia. Ricordati di portare via le tue cose appena puoi.» Leopold non vedeva l'ora di andarsene e le gettò addosso quelle parole con freddezza, prima di voltarsi per uscire.
Alle sue spalle, la voce roca di Lisbeth lo inseguì in un sussurro: «D'accordo. Ma non pentirtene, un giorno, quando ti tornerà la memoria.»
Pentirsene? Impossibile! Leopold sbuffò con disprezzo e uscì senza voltarsi indietro.
Fuori dal tribunale, cinse la vita di Elora Foster e la sollevò da terra.
E Lisbeth, rimasta dall'altra parte delle porte a vetri, guardava il marito che un tempo l'aveva amata profondamente far volteggiare in aria un'altra donna.
Poi, mano nella mano, si incamminarono verso il parcheggio, dove lui tirò fuori dal bagagliaio un grande mazzo di rose dai colori accesi.
«Lora, finalmente sono libero! Ti amo e ti proteggerò per il resto della mia vita! Vuoi sposarmi?»
Sotto la luce abbagliante del sole, Leopold si inginocchiò su una gamba sola, con un sorriso spavaldo e disinibito. Sul palmo della mano teneva un astuccio con uno scintillante anello di diamanti.
Diversi passanti si fermarono ad applaudire, gridando: «Dì di sì! Dì di sì!»
Nell'osservare quella scena fin troppo familiare, Lisbeth non poté fare a meno di trovarla amaramente comica.
L'impazienza di Leopold le appariva ridicola, e i suoi stessi anni di sforzi e perseveranza lo sembravano ancora di più.
Emise un lungo sospiro, con il cuore ormai inerte, e si voltò per andarsene quando il telefono squillò: era una chiamata dall'ospedale.
«Le condizioni di Dennis Hearst sono peggiorate rapidamente. Abbiamo fatto del nostro meglio, ma possiamo garantirgli solo altri tre mesi. Se non troviamo al più presto un donatore compatibile...»
Lisbeth andò subito nel panico. «Ma la situazione non era sotto controllo? Com'è possibile che sia peggiorato all'improvviso?»
«La leucemia è una malattia maligna altamente imprevedibile. La prego di avvisare il padre del bambino affinché si presenti al più presto per il test di compatibilità.»
Il padre? Lisbeth voltò di scatto la testa, solo per vedere Leopold infilare l'anello al dito di Elora, prima di alzarsi e scambiare con lei un bacio appassionato.
Lisbeth rise amaramente e, mentre rideva, le lacrime presero a scorrerle sul viso.
Aveva definito Dennis un bastardo: come poteva importargli se suo figlio vivesse o morisse? Perché mai avrebbe dovuto accettare di sottoporsi al test come donatore?
«Capisco. Farò in fretta» rispose, con voce spenta.
Dopo aver riattaccato, Lisbeth si appoggiò al muro e si lasciò scivolare a terra.
Strinse forte gli occhi, poi chiamò un numero che non componeva da anni. «Accetto di sposarti. Ma solo se mi aiuti a salvare Dennis!»
