Capitolo 3: Lei è la maestra Audrey?

Director Johnson sussultò e guardò Audrey con esitazione: negli occhi gli si leggeva chiaramente la speranza, quasi una supplica.

Dopo un momento di silenzio, Audrey alla fine disse: «Andiamo a dare un’occhiata.»

Director Johnson ne fu al settimo cielo e continuò a ripetere: «Bene, bene, benissimo. Andiamo subito.»

Il gruppo attraversò il corridoio fino alla sala di restauro professionale in fondo.

La porta era aperta e dentro c’erano già due persone. Una era un anziano in un completo grigio ferro, asciutto e dritto come un fuso, con i capelli bianchi pettinati con cura meticolosa.

Aveva gli occhi vivi, fissi sul dipinto davanti a lui; l’espressione era tutta concentrazione e rispetto per l’opera. Era Hank Harrington, un colosso del collezionismo nazionale, celebre per l’occhio infallibile e per una raccolta di rara raffinatezza.

Accanto a lui stava un uomo di mezza età, sulla quarantina, i capelli tirati indietro dal gel; indicava la tela a olio e parlava con sicurezza: «Mr. Harrington, con un distacco degli strati di colore di questo livello dobbiamo prima stabilizzare con una micro-aspirazione a vuoto, poi applicare un gel appositamente formulato per rinforzare a strati. La difficoltà del restauro è estremamente alta: la probabilità di successo è al massimo del trenta per cento.»

Hank aggrottò la fronte, visibilmente insoddisfatto di quella valutazione.

Udendo dei passi, si voltò e vide il gruppo di Director Johnson. Gli si illuminarono gli occhi. «Johnson! È venuta Master Audrey?»

L’uomo di mezza età fu interrotto di colpo e lanciò un’occhiata di traverso ad Audrey, che si avvicinava.

Johnson stava per parlare quando Audrey gli passò davanti e andò dritta al tavolo da lavoro. Le bastò un solo sguardo al dipinto per dire, tranquilla: «Si può restaurare.»

«Restaurare? Che parole grosse per una ragazzina! Ti rendi conto che questo è un Rembrandt autentico?!» sbottò furioso l’uomo di mezza età, John Doe.

Anche Hank corrugò la fronte. «Signorina, va bene interessarsi ai dipinti a olio, ma si limiti a guardare il maestro lavorare da parte.»

Director Johnson tossicchiò. «In realtà, lei è Master Audrey.»

Gli occhi di Hank si accesero, puntati su Audrey. «Master Audrey è misteriosa, nell’ambiente si vede di rado. Non avrei mai immaginato che fosse una ragazza così giovane e così promettente.»

«Ma piantatela con queste assurdità! Per l’amor di Dio, smettetela di inventare.» John ghignò. «Le mani di Master Audrey hanno salvato decine di dipinti a olio, tesori nazionali, in tre anni. Come potrebbe essere una ragazzina?»

«Ah sì? La ammiri tanto? Allora, se restauro questo quadro, non dimostrerebbe che sono Master Audrey?» Audrey inarcò un sopracciglio.

«Se sei Master Audrey, mi inginocchio davanti a te, qui e adesso!»

«Allora ti aspetto.»

Davanti alla sicurezza di Audrey, John fu preso dal panico. «Aspetta, davvero vuoi restaurarlo? Se lo rovini, dieci vite non basterebbero a ripagarlo.»

Michael, che se ne stava appoggiato allo stipite, scoppiò a ridere.

Entrò con calma, le mani in tasca, l’atteggiamento rilassato.

«È solo un quadro, no?» Si fermò accanto ad Audrey, le diede una pacca sulla spalla e fissò John con freddezza. «Restauralo pure. Se fai danni, tuo fratello coprirà. Possiamo pagare, qualunque sia la cifra!»

John rimase senza parole, il volto gli si accese di rosso. «Tu… sei completamente fuori di testa!»

Non fece in tempo a finire che Audrey aveva già iniziato.

Si infilò i guanti, prese gli strumenti dal supporto delle attrezzature lì accanto: movimenti calmi, esperti.

Il volto di John cambiò di colpo quando vide la scena, e urlò, tagliente: «Fermati! Che diavolo credi di fare?»

Si precipitò in avanti per bloccarla, ma Michael si spostò di lato e gli si piantò davanti, sbarrandogli la strada.

«Tutta questa fretta perché?» Michael sollevò un sopracciglio; con la sua altezza e la sua presenza sembrava raddoppiare la pressione. «Non avevi detto che ti saresti messo in ginocchio? Mia sorella sta per farti vedere come stanno le cose.»

«Un’arroganza insopportabile!» John tremava di rabbia; si voltò verso Hank e gridò: «Mr. Harrington, davvero li lascerà fare queste pagliacciate? Questo è un tesoro nazionale!»

Anche Hank era in ansia e fece un passo per fermarla, ma quando colse con chiarezza i movimenti di Audrey si bloccò all’improvviso.

La sua tecnica era troppo sicura. La sonda a vuoto tra le sue mani era come una macchina calibrata al millimetro, senza uno scarto, neppure minimo.

Aveva lo sguardo concentrato e calmo, come se il mondo intero si fosse ristretto fino a diventare soltanto quel dipinto ferito davanti a lei.

L’espressione di John cominciò a mutare: prima la rabbia, poi lo stupore, poi l’incredulità.

«Questa tecnica è il massimo livello di precisione…» mormorò tra sé. «Com’è possibile… quanti anni avrà…»

Gli occhi di Hank si spalancarono sempre di più. Si avvicinò, quasi a premere contro il bordo del tavolo da lavoro, terrorizzato all’idea di perdersi anche solo un dettaglio.

«La tempistica del rinforzo a strati è così precisa…» si lasciò sfuggire, in un filo di voce, senza riuscire a trattenere l’elogio. «E anche il controllo della temperatura è perfetto…»

Le pupille di John si contrassero di colpo. «Possibile che lei sia davvero…»

Director Johnson annuì, sorridendo.

La voce di John era colma di incredulità. «Ma… ma Master Audrey dovrebbe…»

«Dovrebbe essere un vecchio?» concluse per lui Director Johnson, guardando Audrey con fierezza negli occhi. «L’ho pensato anch’io, la prima volta che l’ho incontrata. Ma bisogna ammettere che qualcuno nasce genio. Master Audrey è giovane, certo, ma è molto più brava di certi restauratori di settanta o ottant’anni!»

Hank annuì lentamente, e il suo sguardo su Audrey si fece sempre più ammirato.

Al tavolo da lavoro, Audrey aveva completato la prima fase del rinforzo critico. Si raddrizzò, si tolse i guanti e fissò con calma John, lì accanto, ancora impietrito.

«Allora? Come preferisci metterti in ginocchio?» La sua voce era fredda, attraversata da una punta di scherno.

Il viso di John diventò paonazzo; protese il collo in avanti, pronto a ribattere. «Non montarti la testa! Hai fatto solo il rinforzo iniziale! Il restauro di un dipinto ha un’infinità di passaggi. Chi lo sa se poi te la cavi con la pulitura e con la reintegrazione del colore? Magari la prima parte è stata solo fortuna!»

«Fortuna?» Audrey sollevò un sopracciglio, si scostò dal tavolo e fece un gesto con la mano. «Se credi che sia stata solo fortuna, allora perché non ci mostri tu come si restaura senza fortuna.»

John rimase senza parole, le labbra che gli tremavano, incapace di tirar fuori un suono. Eppure, sotto lo sguardo di tutti, per quella miserabile briciola di amor proprio non poté far altro che stringere i denti e farsi avanti.

Afferrò il pennello sottile da pulitura. Per il nervosismo o per chissà cosa, la mano non smetteva di tremargli. Era un tremore lieve, quasi impercettibile, ma per un restauro di dipinti antichi che richiede una precisione al millimetro era una catastrofe.

Audrey incrociò le braccia e osservò, gelida. «Non riesci nemmeno a tenere fermi gli strumenti, e ti definisci un restauratore? Siamo davvero finiti così in basso? Oggi basta uno qualunque a farsi chiamare maestro?»

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