Capitolo 8

Punto di vista di Lily

Sentii il respiro mozzarsi in gola. Di tutte le cose che mi aspettavo che dicesse, quella non era una di quelle.

«Ryan—»

«Ascoltami.» Mi prese di nuovo le mani, la presa ferma e sicura. «Lo so che il momento sembra strano. Lo so che abbiamo tante cose da sistemare. Ma ci ho pensato, Lily, ci ho pensato davvero. Se fossi incinta, se stessi portando in grembo l’erede dei Carter, mia nonna, il consiglio e tutti gli altri sarebbero costretti a riconoscerti. Non potrebbero continuare a trattarti come se non esistessi. Avresti una posizione nella famiglia che nessuno potrebbe portarti via.»

Lo fissai, cercando di elaborare ciò che stava dicendo, di capire la logica che c’era dietro. «Vuoi che rimanga incinta così la tua famiglia sarà costretta a rispettarmi?»

«Voglio che tu abbia la sicurezza e il riconoscimento che meriti.» Lo disse come se fosse la cosa più ragionevole del mondo. «Voglio che tu abbia un ruolo nella famiglia inattaccabile, che ti dia potere e protezione. Come madre della prossima generazione dei Carter, avresti leva, Lily. Contesteresti in un modo che va oltre il semplice essere mia moglie.»

C’era qualcosa, nelle sue parole, che mi metteva profondamente a disagio, anche se non riuscivo a spiegare bene il perché. In superficie sembrava che stesse cercando di proteggermi, di darmi un posto nel suo mondo che non potesse essermi tolto. Ma sotto, sentivo qualcos’altro: lo stesso modo di pensare, transazionale, che aveva governato il nostro matrimonio fin dall’inizio, solo rivestito di un linguaggio diverso.

«E noi?» chiesi piano. «E l’idea di avere un bambino perché ci amiamo e vogliamo costruire una famiglia insieme?»

«Certo che c’entra anche quello.» Lo disse in fretta, quasi troppo in fretta. «Voglio una famiglia con te, Lily. Voglio vederti incinta di nostro figlio, voglio tenere in braccio il nostro bambino, voglio costruire quella vita insieme. Ma voglio anche essere sicuro che tu sia protetta, che tu abbia una posizione nella famiglia che non possa essere messa in discussione né liquidata.»

Guardai le nostre mani intrecciate, la fede che portavo da due anni, e sentii qualcosa nel petto che poteva essere speranza o la sua fine. Perché anche adesso, anche dopo tutto quello che aveva detto sullo scegliere me e mettermi al primo posto, continuava a ragionare in termini di strategia e di posizionamento, continuava a cercare di risolvere i nostri problemi con gesti eclatanti invece di affrontare la questione fondamentale che c’era sotto.

Ma ero così stanca. Stanca di lottare, stanca di essere sola, stanca di chiedermi se contassi qualcosa. E la parte di me che per due anni era stata disperata per la sua attenzione, per il suo amore, per qualsiasi segno che fossi più di un segreto scomodo… quella parte voleva credere che fosse la risposta. Che un bambino avrebbe aggiustato tutto, mi avrebbe resa visibile, mi avrebbe finalmente dato il posto nella sua vita che avevo desiderato con tanta intensità.

«Pensi davvero che cambierà le cose?» chiesi, e nella mia voce sentii una speranza disperata che non riuscivo a soffocare del tutto.

«Lo so.» Mi tirò più vicino, gli occhi accesi di convinzione. «So di averti delusa in così tanti modi, Lily. Ma questo… questo sarebbe diverso. Saremmo noi a costruire qualcosa insieme, a creare un futuro che è nostro. E sì, ti darebbe anche la protezione e il riconoscimento che meriti. Renderebbe impossibile a chiunque ignorarti, liquidarti o trattarti come se non contassi.»

Si chinò in avanti, premendo la fronte contro la mia, e sentii la sua intensità irradiarsi a ondate. «Lo voglio con te. Voglio vederti incinta di nostro figlio. Voglio costruire una famiglia che sia nostra, vera, non nascosta né tenuta segreta. Voglio che il nostro bambino cresca vedendo dei genitori che si amano, che si sono scelti, che hanno costruito insieme qualcosa di bello.»

Quelle parole erano tutto ciò che avevo sempre desiderato sentire, racchiuse in una promessa che sembrava insieme troppo bella per essere vera ed esattamente ciò di cui avevo bisogno. E nonostante quella vocina in fondo alla mente cercasse di avvertirmi che era solo un altro modo, da parte sua, di aggiustare i nostri problemi senza affrontarli davvero, mi ritrovai a volerci credere. A voler sperare. A voler rischiare questa possibilità per noi, per lui, per l’eventualità che forse, stavolta, sarebbe stato diverso.

«Va bene», mi sentii sussurrare, e vidi il suo volto trasformarsi, invaso dal sollievo, dalla gioia e da qualcosa che somigliava all’amore. «Va bene, possiamo provarci. Possiamo avere un bambino.»

Allora mi baciò, profondo e disperato e colmo di promesse, e io gli restituii quel bacio lasciando che due anni di solitudine e desiderio mi attraversassero. Le sue mani furono delicate mentre mi incorniciavano il viso; il suo tocco, riverente, in un modo che non sentivo da così tanto tempo che avevo quasi dimenticato cosa volesse dire essere amata da lui.

«Grazie», mormorò sulle mie labbra. «Grazie per darmi un’altra possibilità. Te lo giuro, Lily, rimetterò tutto a posto. Sarò il marito che meriti. Te lo dimostrerò ogni singolo giorno: che conti, che sei la mia priorità.»

Si scostò appena, con le mani ancora a sorreggermi il viso, e qualcosa cambiò nella sua espressione: un guizzo d’esitazione mescolato alla determinazione. «C’è un’altra cosa. Lo so che non posso cancellare il fatto di aver saltato il nostro anniversario. Non posso ridarti quel giorno. Ma voglio provare a rimediare.»

Aspettai, troppo sfinita per fare altro che ascoltare.

«Ho fatto confezionare un vestito per te», disse piano. «Su misura. Ho contattato lo stilista tre ore fa, gli ho detto che era urgente. Dovrebbe essere pronto domani.» Cercò il mio sguardo, quasi vulnerabile. «Voglio portarti fuori domani sera. Una vera cena d’anniversario. Solo noi. Niente telefoni, niente interruzioni, niente scuse. Lasciami dimostrare che so davvero mantenere una promessa.»

La richiesta era così semplice, così normale rispetto a tutto il resto di cui avevamo parlato. Non un grande gesto su bambini o posizione della famiglia—solo una cena. Solo del tempo insieme. Solo lui che cercava di rimediare al giorno che aveva mancato.

«Va bene», mi sentii dire, e vidi il sollievo inondargli i lineamenti. «Va bene, possiamo farlo.»

«Grazie.» Premette la fronte contro la mia, e lo sentii tremare appena. «Lo so che non aggiusta tutto. Lo so che una cena non può compensare due anni. Ma è un inizio. Sono io che scelgo te, che mi presento per te, come avrei dovuto fare da sempre.»

Il bacio si fece più profondo prima ancora che registrassi davvero cosa stesse succedendo. Le mani di Ryan scivolarono dal mio viso alla mia vita, tirandomi su dal divano con un’urgenza che non sentivo da mesi. Le sue dita trovarono l’orlo della mia maglia da notte troppo grande e la sollevarono; io alzai le braccia per aiutarlo a sfilarmela.

L’aria fresca mi colpì la pelle, facendomi rabbrividire, ma le sue mani furono subito lì, calde e possessive mentre risalivano lungo la mia gabbia toracica.

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