Capitolo 4: Proprio come ballare

Il punto di vista di Evelyn

Annuii e assunsi la mia posizione di guardia. Meglio vedere prima cosa sapeva fare: rimasi sulla difensiva.

Nadia mi sferrò un pugno dritto al viso. Veloce, ma prevedibile. Schivai a sinistra, notando il suo solido gioco di gambe.

«Bei riflessi» disse, cambiando subito angolazione.

Per gli scambi successivi, mi limitai a difendermi. Nadia aveva delle buone basi: qualcuno l'aveva addestrata bene. Ma in confronto a quello che affrontavo ogni giorno, la situazione sembrava gestibile.

Acacia e la sua banda non ci andavano leggeri quando mi venivano a cercare.

«Mi stai mettendo alla prova?» Nadia si fermò a metà di un attacco, un lampo di irritazione negli occhi. «Non trattarmi come se fossi di cristallo. Fammi vedere di cosa sei capace!»

Esitai. Combattere sul serio significava attirare l'attenzione. E l'attenzione significava guai.

Ma guardando la sua espressione sincera, qualcosa dentro di me si incrinò. Ero stanca di nascondermi sempre, di trattenermi sempre.

Solo per una volta, decisi. Voglio combattere davvero.

Il punto di vista di Orion

Mi stavo allenando con Elliot, ma continuavo a distrarmi guardando la coppia accanto a noi.

Evelyn e la nuova ragazza stavano iniziando il loro incontro. A dire il vero, avevo a malapena notato la sorella di Elliot prima d'ora: era come un rumore di fondo, sempre presente ma mai veramente vista.

Oggi, però, sembrava diverso. Forse la presenza di Nadia la rendeva più... tangibile.

«Concentrati, Ori.» Il pugno di Elliot mi sfiorò la guancia. «Cosa ti distrae?»

Bloccai il suo colpo successivo, dando un'occhiata mentre Evelyn iniziava il suo contrattacco. Il suo movimento...

«Aspetta un attimo.» Mi fermai del tutto, voltandomi verso il loro scontro.

Elliot seguì il mio sguardo e aggrottò la fronte. «Che c'è?»

Non riuscii a rispondere. Ero troppo impegnato a guardare Evelyn muoversi.

Non stava solo combattendo: stava danzando. Ogni schivata era perfettamente a tempo, ogni colpo pulito e preciso. La velocità era incredibile, ma possedeva una strana eleganza.

«È sempre stata così brava?» domandai.

Elliot rimase in silenzio per un momento. «Io... onestamente non lo so.»

Intorno a noi, anche altre persone cominciarono a fermarsi. Tutti erano attratti da quell'incontro, compresi Lucian, Magnus e Milo.

«Accidenti» fischiò Milo. «Quella nuova ci sa fare. Guardate che riflessi.»

Il solito Milo, sempre concentrato sulle belle ragazze. Ma non aveva torto. Nadia stava tenendo testa a qualunque cosa Evelyn le stesse lanciando contro.

«Non è solo Nadia» disse Magnus, pensieroso. «Guardate la tecnica di Evelyn. Non è roba da normale campo di addestramento.»

Aveva ragione. Ogni mossa mostrava una vera esperienza di combattimento. Non erano tecniche da manuale, ma istinto di sopravvivenza, del tipo che sviluppi solo quando la posta in gioco è alta.

«Guardate la loro velocità» disse Lucian. «Sembra di assistere a una danza.»

Lo era davvero. Le due ragazze si muovevano all'unisono come se avessero preparato una coreografia, ma capivo che era pura improvvisazione. Stavano avendo una conversazione con i loro corpi.

«Elliot» dovetti chiedere, «che tipo di allenamento fa di solito tua sorella?»

Lui scosse la testa, a disagio. «Roba di base, e... papà non parla molto di lei con me.»

Strano. In quanto figlia del Beta, Evelyn avrebbe dovuto ricevere attenzioni. Ma dalla reazione di Elliot, la sua situazione familiare sembrava...

«La piccola Saetta ci ha tenuto nascoste le sue doti» disse Milo all'improvviso.

«Piccola Saetta?» Lo guardai.

«Mi è venuto in mente così» ghignò lui. «Guarda che velocità: è un fulmine.»

Alzai gli occhi al cielo, ma in effetti il soprannome le calzava a pennello.

A quel punto, Evelyn sferrò la sua mossa finale. Finse un colpo alla testa di Nadia, poi, non appena l'altra alzò la guardia, cambiò direzione e usò l'altra mano per farle perdere completamente l'equilibrio.

L'intera sequenza fu allo stesso tempo fluida e brutale.

«Mi arrendo» disse Nadia, respirando a fatica ma con un gran sorriso. «Mi hai fregata.»

Scoppiò un applauso, con Griffin che fu il primo a battere le mani. «Ecco cosa voglio vedere!»

Osservai la reazione di Evelyn. Nel momento in cui tutti gli sguardi si posarono su di lei, si chiuse in sé stessa: incurvò le spalle, abbassò gli occhi, come se volesse sparire.

Quel contrasto mi fece aggrottare la fronte. Perché una persona con quelle capacità si sforzava tanto di rimanere invisibile?

«Andiamo a vedere» disse Milo, dirigendosi già verso Nadia.

Lo seguimmo. Da vicino, potei osservare meglio Evelyn. Aveva una guancia gonfia, come se fosse stata colpita da qualcosa. E nonostante cercasse di nasconderlo, tendeva a caricare il peso su un fianco, come se provasse dolore.

«Sei stata una bomba, Piccola Saetta!» esclamò Milo con entusiasmo, anche se i suoi occhi continuavano a vagare verso Nadia. «Quell'ultima mossa è stata stupenda!»

Evelyn lo fissò, chiaramente sorpresa dal soprannome.

«Già» annuì Lucian. «La scelta di tempo per quella leva è stata perfetta.»

Continuai a studiare le sue reazioni. Sembrava più confusa dagli elogi che dagli attacchi subiti. Quella ragazza aveva troppi segreti.

«Nascondi sempre quello che sai fare?» le chiesi.

Mi guardò, e un lampo di panico le attraversò quegli occhi blu fumo. «Io…»

«Okay, smettetela di starle addosso» intervenne Elliot, anche se la sua espressione era complicata mentre guardava la sorella. «L'allenamento è finito. Andate tutti a cambiarvi.»

Mentre guardavo Evelyn allontanarsi in fretta, mi ritrovai a pensare. Quella ragazza che avevamo tutti ignorato per anni… che altro nascondeva?

«Ehi, Ori» mi diede di gomito Milo. «Che ne pensi di Nadia?»

«Cosa?» mi riscossi.

«Nadia» gli si illuminarono gli occhi. «È stupenda, sa combattere, ha carattere. Credo di essermi preso una cotta.»

Magnus sbuffò. «Tu ti innamori di una diversa ogni settimana.»

«Stavolta è diverso!» protestò Milo. «Le chiederò di uscire. E visto che è amica di Piccola Saetta, avremo un sacco di occasioni per frequentarle.»

Quindi Milo voleva avvicinarsi a Evelyn per poter corteggiare Nadia.

«Non usarla» dissi, sentendomi stranamente infastidito.

«Chi ha mai parlato di usarla?» Milo alzò le mani. «Dovremmo comunque conoscere meglio la sorella di Elliot, no? Non l'abbiamo ignorata abbastanza a lungo?»

Aveva ragione, ma c'era qualcosa che ancora non mi convinceva.

Guardando quella figura in lontananza, decisi che avrei prestato più attenzione a quella ragazza misteriosa.


Il punto di vista di Evelyn

Allontanandomi dal campo di allenamento, mi tremavano le gambe. Non per lo sforzo, ma per le bruciature d'argento che urlavano sulla mia schiena. Ogni passo era come essere data di nuovo alle fiamme.

«Sei incredibile» disse Nadia mentre camminavamo. «Devi insegnarmi quella tecnica per far perdere l'equilibrio!»

«Magari più tardi.» La mia risposta fu vaga. In quel momento volevo solo tornare a casa e medicare quelle ferite.

Arrivammo allo spogliatoio e mi guardai rapidamente intorno. Bene: Acacia e il suo gruppo non erano ancora arrivate. Forse per una volta avrei avuto un po' di tregua.

«Io uso quella cabina» dissi, afferrando i miei vestiti.

«Lo sai che non devi nasconderti ogni volta che ti cambi, vero?» Nadia mi trattenne.

«Ci sono abituata.» Evitai il suo sguardo. Se avesse visto le cicatrici che mi coprivano la schiena, le domande non sarebbero mai finite.

Lei sospirò. «Va bene, ma sbrigati. Ti aspetto fuori.»

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